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Ma quale Steve Jobs! E’ Fantozzi il vero mito degli italiani. Ahinoi, la vera “follia” e “fame” è quella di un posto sicuro

Lunedì, Ottobre 17th, 2011

Salvatore GazianoSi è molto scritto in questi giorni sulla morte di Steve Jobs e sullo spazio che i giornali e i siti di tutto il mondo hanno dato a questo avvenimento, contribuendo quasi a una “beatificazione” di questo geniale imprenditore che era ed è stato un grande imprenditore. E che ha avuto inevitabilmente come conseguenza la diffusione di una “setta” uguale e contraria che considera Steve Jobs un “prodotto” del nostro tempo, quasi una persona fortunata di essersi “solo” trovato al momento giusto al posto giusto, non avendo “rivoluzionato” alcunché e a ben guardare nemmeno inventato nulla che non fosse stato inventato da qualcun altro.
Non è questo certo il mio pensiero come ho precisato nel mio blog MoneyReport.it in un articolo intitolato “Onore a Steve Jobs. Il più grande imprenditore dopo il Big Bang”.

Peraltro al geniale fondatore della Apple ho dedicato una biografia insieme a quella di altri 10 “special one” per un ebook appena pubblicato dal titolo “SUPER MILIARDARI. Da Steve Jobs a Mark Zuckerberg. Vita, Morte, Miracoli, Storie e Segreti degli Uomini più Ricchi del Mondo”.

MEGLIO FONDARE UN’ IMPRESA IN GARAGE O UN POSTO SICURO ALLA REGIONE SICILIANA O ALLA PROVINCIA DI TRIESTE?

Comprendo però alcune delle critiche più intelligenti alla “santificazione” di Steve Jobs come quella formulata da Antonio Socci su Libero (dal titolo “Ora basta! Jobs non era il Messia!”) che giustamente fra le altre cose ha messo in evidenza come molti quotidiani italiani come il Corriere della Sera hanno dedicato 8 pagine (!) alla morte di Steve Jobs. Un furore mediatico quasi assurdo considerato che normalmente in Italia i quotidiani italiani non dedicano tutte queste pagine nemmeno in un anno a temi come l’imprenditorialità! E che in Italia oramai si fa di tutto (basta vedere quello che hanno fatto gli ultimi governi compreso l’ultimo condotto peraltro da un imprenditore al “servizio del Paese”) per far passare la voglia (a giovani e meno giovani) di mettersi in proprio tanto che secondo le ultime ricerche (si veda per esempio questo illuminante articolo in seguito a una ricerca condotta da Adecco, la più grande agenzia per il lavoro in Italia) il sogno reale delle generazioni non solo più giovani non è diventare come Steve Jobs ma avere un bel posto fisso e sicuro, contributi, ferie e malattie pagate.

Si celebra Steve Jobs ma poi il mito resta avere un impiego alla Fantozzi. Magari maltrattati, offesi, sottopagati, umiliati ma avversi al rischio. Questa è l’amara realtà.
Spesso ci si riempe la bocca di citazioni alla Jobs del tipo “Siate affamati, siate folli” ma fra una carriera incerta come imprenditore, commerciante, libero professionista o artigiano e un posto alla Regione Siciliana, un impiego come vigile urbano o un impiego da travet si preferiscono questi tipi di lavoro. “Tengo famiglia” aveva scritto tempo fa Ennio Flaiano. Doveva essere il motto da mettere magari all’interno del tricolore dal momento che la sua intuizione è sempre più drammaticamente vera.

UN LENTO MA INESORABILE DECLINO QUELLO ITALIANO. NON SIAMO AFFAMATI, NON SIAMO FOLLI!

E se si guardano le statistiche la situazione è desolante e tutti i dati confermano che nel nostro Belpaese nell’Unione europea siamo indicati fra le nazioni dove è più difficile intraprendere un’attività imprenditoriale e siamo anche in fondo alle classifiche dei Paesi che attraggono gli investimenti stranieri mentre il Pil pro-capite è tornato ai livelli del 1999. Un calo continuo e pericoloso. Se all’inizio degli anni ‘90 un italiano medio guadagnava un 6% in più rispetto alla media dei suoi “fratelli” europei oggi si trova nella situazione opposta e guadagna il 93% della media UE.
Qualche anno fa prendevamo in giro i polacchi e li raccontavamo come “lavavetri”: ebbene oggi a giudicare il prezzo dei credit default swap (l’assicurazione che copre il rischio emittente ovvero la possibilità che una società o uno Stato possa fallire) la Polonia viene giudicato nettamente più solida, affidabile e con prospettive più sicure dell’Italia.
E c’è da stupirsi se gli ultimi dati della Confindustria e dei centri studi dicono che l’Italia in termini di competitività ha perso 33 punti in 15 anni rispetto alla Germania e se la nostra produzione industriale in questi anni è calata rispetto ai massimi del 17 per cento, contro l’1 della Germania, il 9,8 della Francia, l’8,9 del Regno Unito?
“Siate affamati, siate folli”: ad applicare questo credo se si leggono le statistiche delle nuove imprese sono soprattutto gli extracomunitari: un imprenditore su 10 è nato all’estero. Loro sono sempre più i veri seguaci di Steve Jobs: hanno la “fame” di emergere e la “follia” dell’intraprendenza.
Sempre meno italiani “doc” invece si mettono in proprio per quanto questo dato è spesso falsato dalle finte “vocazioni” di chi nasconde dietro la partita iva un rapporto di lavoro spesso subordinato e precario frutto anche di una legislazione (e fiscalità) sul lavoro dipendente assurda e punitiva che scontenta tutte le parti.

MA NEMMENO “GRANDE STAMPA” E GHOTA DELL’IMPRENDITORIA ITALIANA SONO SPESSO DI GRANDE ESEMPIO, ANZI.

Ci sarebbe poi da tentare una sorta di analisi sulle ragioni profonde che hanno portato a questa celebrazione perfino esagerata (e lo dico da fan come imprenditore di Steve Jobs e non certo da critico distruggi-tutto) della figura del fondatore di Apple. Una sorta di rito liberatorio di buona parte dei giornalisti italiani liberi forse finalmente di scrivere senza gabbie di un vero grande imprenditore. E pazienza se in diversi casi si è perfino esagerato come sostengono i critici: se fra qualche settimana, mese, anno o decennio ci sarà qualcuno che deciderà di mettersi in proprio magari perché “ispirato” dalla storia di Steve Jobs ci sarà solo da rallegrarsene e gioirne (come spiegherò magari in un altro articolo).
Cosa leggiamo, alla fine dei conti, sui quotidiani italiani nelle pagine economiche-finanziarie?
Tranne rare eccezioni e poche penne di pregio in circolazione la “sbobba” che ci viene rifilata sono soprattutto notizie di agenzie che troverete poi quasi tutte uguali su tutti i quotidiani (e questo non vale solo per le pagine economiche, naturalmente), comunicati stampa “abbelliti” (dove le notizie vengono di fatto scritte dalle agenzie di pubbliche relazioni per incensare i loro clienti) e articoli di “riguardo” quando si parla dei propri grandi azionisti e inserzionisti e lenzuolate poi di listini di Borsa. Oggi sono un po‚ esagerato e cattivo lo ammetto ma spesso purtroppo è questa l’impressione che ho della stampa economico-finanziaria italiana e non solo come lettore, avendo in tasca dal 21 febbraio 1995 pure il tesserino da giornalista professionista. “Carta straccia” come bene ha scritto il grande e coraggioso Giampaolo Pansa nel suo amaro ma sincero penultimo libro.

Riguardo poi la gestione del risparmio qui il conflitto d’interesse con gli inserzionisti raggiunge spesso vette supreme ed è sempre più frequente vedere l’intervista “marchetta” a un gestore con la pagina pubblicitaria a fianco. Ma questo è un altro discorso (che ho in parte affrontato in un mio libro precedente dal titolo “Bella la Borsa, peccato quando scende” in un capitolo intitolato “Una vocina mi ha detto. Come difendersi da insider, Internet e giornali”).
Accade così che i grandi imprenditori che i lettori italiani si vedono proporre da anni come “campioni” siano (o sono stati) personaggi dall’ascesa o dalle capacità gestionali spesso discutibili e costellate di “file” non sempre proprio edificanti. Dagli Agnelli (procuratevi su Amazon.it il libretto allegato qualche mese fa sull’eredità contesa degli Agnelli “L’importanza di chiamarsi Agnelli” pubblicato da Milano Finanza se avete ancora un culto per la figura dell’Avvocato e della sua famiglia) a Carlo De Benedetti, da Salvatore Ligresti a Marco Tronchetti Provera et similia.
E non a caso tutti questi personaggi oltre a un’importante frequentazione con le stanze del potere politico italiano hanno tutti uno zampino nella grande editoria italiana, sedendo nei consigli di amministrazione delle case editrici più importanti come azionisti “no profit” a vedere il ritorno economico (totalmente negativo) di queste “diversificazioni” che in realtà tali non sono perché completamente funzionali al capitalismo di relazioni, “consorterie” (come gridava un personaggio interpretato da Sergio Castellito in “Caterina va in città”) e salotti che caratterizza il gotha dell’imprenditoria italiana.
E avrà fatto sorridere o arrabbiare (ma ha dato la “cifra” del gotha del capitalismo italiano)  il ricordo che Carlo De Benedetti ha fatto di Steve Jobs qualche tempo fa in una lunga intervista televisiva e che qualcuno si sarà magari ricordato in questi giorni: «Avevamo un laboratorio a Cupertino come Olivetti. Sono andato una sera a visitarlo in un garage. Se avessi messo allora 100 mila dollari, cifra che lui stava cercando, oggi sarei famoso per essere uno degli uomini più ricchi del mondo».
Corsi e ricorsi storici (o “sfiga”?) sulla lungimiranza di imprenditori, manager e banchieri italiani quando si parla di nuove tecnologie e finanziare giovani e start up se si ricordano anche i tre manager ex Omnitel (Francesco Caio, attualmente ad di Avio dopo aver fatto in questi anni il giro delle sette chiese, Emanuele Angelidis, ex amministratore delegato di Fastweb e a Barbara Poggiali, numero uno di Dada) che circa 5 anni fa uscirono da Twitter pagato  qualche decina di migliaia di dollari perché lo consideravano un “cattivo affare”. Una società che oggi viene valutata quasi 10 miliardi di dollari mentre Apple è la società con la capitalizzazione di Borsa più elevata al mondo: 266 milioni di euro. Quasi quanto valgono tutte le società quotate italiane..

Aver scritto e riscritto in questi mesi l’ebook “SUPER MILIARDARI. Da Steve Jobs a Mark Zuckerberg. Vita, Morte, Miracoli, Storie e Segreti degli Uomini più Ricchi del Mondo” mi è sembrato quindi quasi una boccata di aria pura in confronto, ripercorrendo le storie, i segreti e le lezioni di imprenditori (talvolta anche più  ”figli di buona donna” di alcuni imprenditori italiani, certamente) del calibro di Steve Jobs o Mark Zuckerberg (Facebook), lo scomparso Nicholas Hayek (Swatch), il discusso Roman Abramovich, il figlio di “papà” e velista Ernesto Bertarelli, il leader degli U2, Paul David Hewson (in arte Bono Vox), il ribelle Richard Branson, i maestri mondiali del “marketing” Ingvar Kamprad (Ikea) e Philip Knight (Nike), il funambolico fondatore del Cirque du Soleil, Guy Lalibertè o lo scalatore di Gucci, il francese venuto dal nulla, Francois Pinault.
Ma ce ne sarà modo per parlarne come degli imprenditori italiani (e fortunatamente nonostante tutto ce ne sono ancora, piccoli, medi, grandi e grandissimi) che meritano il nostro onore e rispetto perché hanno operato e operano (soprattutto oggi) in condizioni di mercato sempre più difficili. Come correre col vento contro!

A cura di Salvatore Gaziano

Accordo Apple-Bruno Editore: 100 Ebook su iBookStore

Venerdì, Gennaio 14th, 2011

Roma, 14 Gennaio 2011 – Colpo di inizio anno per Bruno Editore, casa editrice romana leader nell’editoria digitale, che precorre di diversi mesi il lancio ufficiale dello store italiano di Apple dedicato agli ebook.

Annuncia, infatti, l’approdo con 100 titoli in formato epub su iBookStore, piattaforma per la distribuzione di libri in formato digitale da leggere su iPad e iPhone, grazie ad un accordo siglato con Apple.

Bruno Editore su iBookStore

Bruno Editore su iBookStore

Finalmente gli ebook dedicati alla formazione nell’ambito della crescita personale, professionale e finanziaria, sbarcano nel famoso negozio online.

La possibilità di leggere libri e, soprattutto, di poterli acquistare direttamente dal tablet tramite iBookStore, è una rivoluzione che Giacomo Bruno, Presidente della Bruno Editore, ha voluto condurre, confermando il talento di innestare sempre, con determinante lungimiranza, i semi dell’innovazione.

“Questa vetrina di contenuti, rappresentata da Apple, significa una visibilità esponenziale per i nostri ebook - dichiara Giacomo Bruno - aprendoci scenari a livello internazionale e offrendo una reciproca e proficua possibilità: il nostro catalogo di testi digitali di nicchia amplia e diversifica anche l’offerta che Apple proporrà al mercato italiano”.

“Stiamo praticando strategie di marketing vincenti - aggiunge Viviana Grunert, direttore generale – in cui crediamo davvero. Investiamo molto e pratichiamo tutte le vie che l’editoria digitale e le sue innumerevoli potenzialità ci pone innanzi con enorme successo, raggiungendo dei livelli elevati che pongono la nostra casa editrice ai vertici del mercato digitale, soprattutto nel nostro appannaggio specifico, quello della formazione”.

Bruno Editore è da oggi presente in tutti i sei mercati dell’iBookStore: USA, Canada, UK, Australia, Francia e Germania. Pertanto, al momento del lancio dello store italiano di Apple, avrà già acquisito da tempo la collocazione del proprio catalogo.
(comunicato stampa: Accordo Apple - Bruno Editore: 100 ebook su iBookStore)

A cura di Giacomo Bruno & Viviana Grunert

Bruno Editore, gli ebook a +30% nel I semestre: opinioni

Giovedì, Luglio 8th, 2010

GIACOMO BRUNOCiao ragazzi, in questo periodo dell’anno siamo soliti raccogliere i dati sull’andamento di Bruno Editore. Questo ci aiuta a fare un quadro preciso della situazione aziendale e a individuare le possibilità di miglioramento.

C’è da dire che quest’anno richiamare alla mente tutti gli eventi e i risultati ottenuti è stato più impegnativo del solito! Dopo lo straordinario 2009 chiuso al +32%, i primi sei mesi del 2010 sono stati un vero e proprio turbine di novità e riconoscimenti, che hanno portato sempre più in alto la nostra popolarità su internet e nel mondo dell’editoria in generale.

I dati parlano chiaro:

Ebook acquistati nel 2010: +30% rispetto al 2009
* Visitatori Unici nel I semestre 2010: 7.051.867, pari a +23% rispetto al 2009 (5.710.038)
* Pagine Viste nel I semestre 2010: 42.251.643, pari a +46% rispetto al 2008 (28.918.740)

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+23% Visitatori Unici

L’anno è cominciato con una grande pubblicazione internazionale: il free ebook di Robert Dilts Strategie del genio, di cui abbiamo offerto il primo capitolo gratis. Un altro nome eccellente del mondo della formazione mondiale entrato a far parte del nostro catalogo dopo Louise L. Hay, Vianna Stibal, Brian Tracy, Jeffrey Gitomer e Anthony Robbins.

A gennaio ha avuto inizio anche l’importante partnership con l’associazione Fidare, che riunisce gli editori indipendenti e con Simplicissimus Book Farm, che si occupa di conversione, produzione e distribuzione di ebook.

Abbiamo dato il via alla conversione del nostro catalogo in formato ePUB, considerato il formato internazionale standard e quindi il più usato nel mondo. Il nostro obiettivo era essere i primi editori di ebook a essere presenti sul nuovo gioiello Apple: iPad e nel catalogo della grande libreria online IBS, che di lì a pochi mesi avrebbe inaugurato una sezione ebook nel suo portale.

Infatti, come avrete certamente notato, è ormai scoppiata la febbre degli ebook. Un entusiasmo sempre più contagioso che promette di allineare finalmente il mercato italiano a quello straniero, coinvolgendo i grandi editori, così come abbiamo prontamente raccontato in uno dei nostri ultimi articoli.

Aprile è stato il mese degli investimenti, con l’acquisizione del 32% di OneMinuteClub, che produce e distribuisce gli “OneMinuteBook”, le guide alla lettura dei più importanti testi di business e formazione del mondo. Un altro modo per affermare la nostra presenza nel mondo della crescita professionale, ampliando le nostre specializzazioni.

A maggio, l’invito a partecipare alla conferenza sugli ebook al Salone del Libro di Torino, insieme ad Antonio Tombolini, è un’altra prova di come l’esperienza di Bruno Editore sia considerata significativa ed esemplare quando si parla di editoria digitale.

Nello stesso mese, raggiungiamo i due traguardi che ci eravamo prefissati a gennaio: siamo il primo editore su IBS, con 172 titoli in catalogo al primo giorno di apertura delle vendite e siamo l’unico editore già pronto per iPad nei giorni del lancio in Italia.

La conversione del nostro catalogo in ePUB ci permette di cogliere a nostro favore anche la recente occasione dell’aggiornamento di iBooks e ottenere così l’accesso completo a tutti i nostri 200 ebook anche da iPhone.

Ma ancora di più parla la nostra soddisfazione e il nostro impegno a fare sempre meglio nel futuro, forti della nostra identità e del successo delle nostre pubblicazioni.
(Comunicato Stampa: In Italia gli Ebook a +30% nel I Semestre 2010)

A cura di Giacomo Bruno & Viviana Grunert

Ebook: solo il brand promette qualità

Mercoledì, Aprile 21st, 2010

GIACOMO BRUNOBuongiorno a tutti, dopo i primi entusiasmi ecco che sul web cominciano ad apparire le prime riflessioni sulle nuove prospettive dell’editoria digitale.

La questione si pone quasi da sè: se l’ebook comincia a diventare un prodotto di consumo di massa (cosa che ci auguriamo di cuore), se le tecnologie e i dispositivi disponibili renderanno possibile autoprodurre e diffondere ebook sempre più facilmente, come si potrà tutelare la qualità dell’ebook?

Come sarà possibile per il lettore riconoscere tra tanta offerta i testi meritevoli di attenzione?

Il problema coinvolge anche i grandi nomi come Apple e Amazon, i quali, impegnati a riempire di contenuti gli scaffali delle loro librerie digitali, avranno certamente bisogno di punti di riferimento affidabili per effettuare le loro scelte, per evitare di inciampare in titoli spazzatura (e perdere così la fiducia dei loro utenti e il prestigio del loro marchio). Il pericolo di inflazionare il prodotto, finendo per offrire ebook mediocri, è dietro l’angolo e certo Kindle Store e iBooks Store non possono permettersi sviste simili.

«Solo il branding può salvare l’industria dell’ebook» è l’opinione del giornalista esperto di editoria Jay Garmon - con il quale concordo pienamente - che vede nella brand identity l’unica soluzione al rischio di scadimento degli ebook e alla necessità di selezione per pubblico ed editori.

Garmon parte da una semplice domanda: «Che tipo di contenuto promette il tuo marchio di ebook?» Può essere «un editing e un’impaginazione impeccabili» o «interessanti materiali bonus» o più semplicemente un’accurata funzione di filtro dei contenuti (l’editore come guardiano della soglia).

Così come già accade per l’editoria tradizionale e per tutti gli altri tipi di prodotti, sarà proprio la promessa del marchio la garanzia che farà la differenza e ciò che convincerà il lettore all’acquisto.

Questo scenario non solo non ci spaventa ma ci galvanizza! L’identità di editore, infatti, è sempre stata il nostro forte, come dimostra il fatto che noi di Bruno Editore siamo conosciuti nel settore come quelli degli ebook”…

Più il mercato cresce, più persone conosceranno e compreranno ebook, più il nostro brand acquisirà forza e riconoscibilità e di conseguenza nuovi lettori.

Da leader della nicchia degli “ebook per la formazione“, specializzati e curiosi come siamo di natura, ci sentiamo strutturati e pronti ad affrontare le novità, fiduciosi in un futuro ancora più brillante.

A cura di Giacomo Bruno
Direttore dell’Osservatorio Ebook

Apple iPad: il nuovo amico degli Ebook!

Giovedì, Gennaio 28th, 2010

Giacomo BrunoCiao ragazzi, ieri l’ho vista in diretta. Dopo tanta attesa, non potevo certo perdere la presentazione ufficiale dell’ultimo nato in casa Apple! Dal palco dello Yerba Buena di San Francisco, Steve Jobs (Ceo e cofondatore di Apple) ha mostrato al mondo, e a un gruppo selezionato di 600 analisti e giornalisti, il nuovo iPad.

Schermo di 9,7 pollici, 680 grammi di peso, 1,27 centimetri di spessore, multifunzionalità e completa compatibilità con iPhone. Con il “cugino” minore, infatti, non condivide solo la tecnologia touch screen, ma anche le migliaia di applicazioni disponibili in AppStore.

È questo dato che ha fatto dichiarare a Jobs che “già 72 milioni di persone sanno usare iPad, poiché sanno usare iPhone e iPod touch”.

iPad ci farà navigare, spedire mail, vedere video e foto, ascoltare musica e, naturalmente, leggere ebook. Sarà disponibile in due versioni: una con connettività WiFi (disponibile fra 60 giorni) e una con connettività 3G (acquistabile fra 90 giorni). I costi negli USA si aggirano intorno ai 500 dollari per la versione base, fino ad arrivare agli 830 dollari per la versione più avanzata, per sei fasce di prezzo. In Italia, ancora non sappiamo.

Quello che sappiamo, però, è che l’applicazione iBooks darà sicuramente filo da torcere all’ebook reader più famoso del mondo, il Kindle di Amazon, insidiando la sua leadership sul mercato dei tablet.

Ma la cosa che ho maggiormente apprezzato, e che certamente darà grande slancio all’editoria digitale, è la creazione di iBooks Store: una libreria virtuale da cui acquistare ebook, come si fa con la musica su iTunes Store, posizionandoli poi su una sorta di “scaffale digitale”.

Apple iPad

Tra i grandi partner editoriali coinvolti, troviamo Penguin, Macmillion, Hachette e Simon & Shuster e, in modo indiretto, Bruno Editore! Proprio così… essendo noi già presenti su iPhone con alcuni dei nostri ebook (Seduzione Ipnotica), infatti, è come se fossimo già anche su iPad!

A facilitare la nostra presenza su iPad c’è anche la condivisione del medesimo formato di codifica degli ebook, EPub, scelto anche da Google e considerato lo standard internazionale di lettura. Il nostro catalogo sarà presto completamente convertito in questo formato, grazie all’accordo con Simplicissimus (vedi articolo) e quindi pronto per essere caricato su iBooks Store. E scusate se è poco!

Ormai ci conoscete, non ci piace perdere tempo… e soprattutto ci piace seguire da vicino i progressi della tecnologia, soprattutto quando possono aiutarci a render sempre più popolare e apprezzato il mondo degli ebook. E allora, ben arrivato iPad, i nostri ebook non vedono l’ora di conoscerti.

A Cura di Giacomo Bruno
Direttore dell’Osservatorio Ebook

Apple iTablet/iSlate/iGuide/iPad: l’annuncio il 27 gennaio

Mercoledì, Dicembre 30th, 2009

Ciao ragazzi, ormai siamo tutti allertati. Sono mesi che si vocifera della prossima uscita di un ebook reader firmato Apple e dagli ultimi rumors raccolti in rete il lancio dovrebbe avvenire entro il primo trimestre del 2010.

L’azienda di Cupertino ha prenotato il 27 gennaio una sala presso Yerba Buena Center For The Arts appositamente per il grande annuncio. In questo caso, il piccolo prodigio della tecnica potrebbe trovarsi negli Apple Store già dalla prossima primavera.

Il tanto atteso tablet dovrebbe ricalcare parzialmente nell’aspetto il fortunato iPhone, già oggetto di culto per moltissimi fan della mela. Il nome presunto? ITablet, o secondo gli ultimi rumors anche iSlate o iGuide o iPad, una definizione che riporta, così come nella tradizione Apple, immediatamente alla funzione dell’oggetto.

iTablet o iSlate

iTablet o iSlate

Una “tavoletta” multifunzione e touch-screen da 7/10”, con cui navigare, ascoltare musica, guardare la tv e soprattutto - funzione a noi particolarmente cara - leggere ebook, in pratica una versione contemporanea della tabula latina utilizzata dagli antichi Romani.

Il dispositivo si annuncia, dunque, come una vera e propria summa delle tecnologie più innovative disponibili sul mercato. Il tablet integrerà le funzioni di diversi dispositivi in un unico rivoluzionario prodotto e consentirà di accedere in modo pratico al mondo degli ebook. Dall’ampio pannello touch screen sarà possibile sfogliare un ebook in qualsiasi luogo e fruire in modo del tutto intuitivo dei libri digitali, tutto nell’inconfondibile stile Apple.

Oltre all’indiscutibile valore tecnologico dei suoi prodotti, infatti, ciò che contribuisce a rendere appetibile ogni articolo Apple è il design esclusivo che i creativi del marchio riescono a imprimere a ogni singolo elemento, trasformando macchinari elettronici in oggetti pieni di personalità (ricordate i coloratissimi IMac G3?).

È proprio questo accento sulla personalizzazione e l’informalità che ha sedotto milioni di persone nel mondo, imponendo sul mercato il paradigma Windows- lavoro, Apple- tempo libero. Una contrapposizione che, negli ultimi anni, Windows sta cercando di colmare attraverso un’impostazione più rivolta all’intrattenimento e allo svago nei suoi prodotti.

Impostazione che per Apple rappresenta, invece, un valore aziendale assoluto e che in iTablet troverà la sua massima espressione, soprattutto grazie alla funzione di ebook reader.

Gli addetti ai lavori come noi considerano iTablet un potente stimolo allo sviluppo dell’editoria digitale. Significherà poter contare su un alleato dalla grandissima forza commerciale, che fungerà certamente da sprone alla diffusione dell’ebook.

Chi lo acquisterà ne vorrà provare tutte le funzioni e avrà così modo di avvicinarsi agli ebook, che magari prima non conosceva. ITablet fa prevedere nuovi orizzonti di gloria per gli ebook.

Sempre allineata con gli sviluppi del settore, Bruno Editore è pronta per cogliere al volo tutti i vantaggi di iTablet. I nostri ebook sono già presenti su iPhone e alcuni dei nostri titoli, tra cui “Seduzione” e “La Nuova Legge di Attrazione“, hanno già raggiunto i vertici della classifica. Chi più di noi aspetta con ansia il grande annuncio?

Restiamo aggiornati, allora, in attesa che la mela sia matura…

A Cura di Giacomo Bruno
Direttore dell’Osservatorio Ebook