Come stai? Impara a gestire il dolore a partire dal presente
La canzone di Silvestri e Fabi intitolata “Sornione” dice: “A domandarti come stai/si corre sempre un certo rischio./ Il rischio che risponderai/ e questo normalmente sai/ non è previsto!”.
Appunto: come stai? Adesso, proprio mentre leggi queste parole, la tua vita contiene una miscela di ingredienti non facilmente distinguibili nel sapore complessivo che assumono tutti insieme. Non tutto dolce, né tutto amaro. Di cosa sa ora la tua vita? Se provi a rileggere queste stesse righe più tardi, quasi certamente definirai il tuo stato in maniera differente. Il nostro modo di sentire muta non solo e non tanto in relazione agli eventi reali, ma soprattutto in base a come li cuciniamo nella nostra mente.
Quello del dolore è un tema che a prima vista a chiunque sembra “pesante”. Eppure ci riguarda tutti, perchè tutti ci confrontiamo (quotidianamente) con l’esperienza del (piccolo o grande) dolore. E cosa facciamo? Lo cataloghiamo come esperienza sgradevole e quindi da bravi ipocriti facciamo finta che non ci sia, oppure ci lasciamo avvolgere dalle sue spire letali e trascinare verso il basso.
Imparare a gestire il dolore significa innanzitutto non negarlo e saperne riconoscere i confini. Dove comincia? Dove termina? Per cosa soffro realmente? E poi cosa vuol dire “soffro”, per me, in questo preciso istante? Siamo abituati ad applicare giudizi ed etichette a ogni cosa: nella nostra testa ci diciamo di continuo che questo è bello, questo è brutto, questo è giusto, questo è sbagliato, blablabla. L’atteggiamento più utile per disinnescare il dolore alla radice è invece una sorta di “attenzione non giudicante al momento presente”, cioè un modo di applicare la nostra attenzione che rinuncia volontariamente a etichettare subito le cose che ci capitano.
Naturalmente è una questione di allenamento, come quando ci si accosta per la prima volta a uno sport. Ed è anche una questione di pratica: sapere come funziona non basta, occorre “fare”. Pochi minuti al giorni investiti in esercizi di attenzione al respiro e al momento presente – una pratica tecnicamente definita mindfulness – servono a imparare ad accogliere la realtà senza filtri, così come è nel momento in cui è.
Gli effetti sono di varia natura:
1) Impariamo a riconoscere il funzionamento e il contenuto della nostra mente per ciò che è, attribuendo alle emozioni il ruolo di emozioni, così come ai pensieri quello di pensieri e alle sensazioni provenienti dal corpo quello appunto di sensazioni fisiche. Senza confondere gli ambiti e i livelli.
2) Scopriamo come aprirci al mondo dell’esperienza del dolore individuando con precisione l’origine della sofferenza e minimizzando le sovrastrutture che ne ingigantiscono la percezione.
3) Poiché quando pensiamo lacrimosi al nostro passato stiamo usando la mente nel presente, e quando siamo ansiosi per il futuro è sempre nel presente che ci struggiamo, ricominciando a occuparci del presente ci riavviciniamo alla possibilità di agire in modo efficace nell’unico momento che realmente ci appartiene: ora.
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A cura di Alessandro Calderoni
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Ciao Alessandro,
Alla domanda “Come stai? Adesso, proprio mentre leggi queste parole” ti rispondo semplicemente:
Sto bene, vivo secondo i miei desideri e godo della vita presente. Grazie.
Grazie dottor Calderoni! Alla voce della radio ora si aggiunge un viso. E con questo contributo, una conferma della profondità del suo animo e della sua persona.
Bruno Editore attrae personalità di valore.
Diventa difficile, per chi non ha molto tempo per leggere, scegliere tra tanti e-book di contenuto. Un plauso alla bruno Editore.
Ciao Alessandro e complimenti per il tuo articolo!
Non ti nascondo che appena lessi il titolo del tuo ebook rimasi molto perplesso ma ora me lo spiego rispondendo che la società non ci propone mai una riflessione sul dolore ma piuttosto sulla felicità forzata, quasi come se ciascun individuo dovesse rifiutare il dolore. Probabilmente il dolore e le esperienze meno piacevoli della nostra vita ci hanno dato molto di più di quelle piacevoli nel senso che ci hanno dato la possibilità di crescere e di fare una scelta determinante per il nostro percorso. La tua opera mi ha fatto riflettere sul mio passato e sugli errori commessi e credo di dover molto a tutti quei momenti no. Oggi il mio carattere non sarebbe altrettanto forte.
Grazie per il tuo contributo!
Tra tanta superficialità ed ipocrisia, il dolore tante volte è necessario a noi stessi, per ricordarci che la vita non è ciò che si ha, ..ma è come la si vive! Ogni giorno!
Grazie ALESSANDRO per la qualità del tuo intervento.
Gianpaolo PAVONE
@ Massimo: wow…
@ Giancarlo: la ringrazio per la fiducia e per la valutazione, mi auguro che la lettura soddisfi le sue aspettative.
@ Massimiliano: grazie a te per aver voluto andare al di là della superficie e del titolo. Qui alla Bruno Editore hanno definito il mio ebook “atipico”: in effetti per me è stata una sfida interessante riuscire a inserirmi in un contesto di manualistica pratica spesso “positiva” e action-oriented con un testo che, pur essendo pieno di esercizi, mantiene una solida base scientifica e un’attenzione speciale all’accettazione, a cavallo tra Oriente e Occidente. Sensibile e aperto l’editore, sensibile e aperto il tuo commento.
@ Gianpaolo: sono d’accordo con te sul fatto che statisticamente la superficialità sia piuttosto diffusa, per dirla eufemisticamente, e sono davvero lieto che tu abbia trovato nelle mie parole uno spunto utile.
Grazie a tutti.
Alessandro