Come scegliere i soci per creare una società

Francesco FilippiCome già accennato nella mia guida Creare Oggetti di Design, una delle chiavi fondamentali per il successo, quando si decide di mettersi in proprio, è quella di scegliere se agire in “solitaria” o mettersi in società con qualcuno.

Agire in “solitaria” avrà sia aspetti negativi che positivi ma si deciderà sempre da soli e la responsabilità sarà sempre propria.  Se invece si avranno uno o più soci, molte saranno le decisioni che si dovranno condividere e dalla bontà di queste dipenderanno sia il raggiungimento degli obiettivi che la durata della società.

Nella creazione di una società, spesso si trascura l’aspetto comportamentale delle persone coinvolte, sicuri che l’energia sviluppata in seguito all’innovatività del progetto trainerà tutti verso l’obiettivo comune.

Considerare “trainante” un progetto innovativo ha un grande valore quando una società è già attiva da tempo e se quasi tutte le sfere di attività interne all’organizzazione sono state messe a punto nel corso degli anni, come quella economica, produttiva, commerciale, di marketing, di progettazione, e soprattutto di relazioni interne tra dipendenti e dirigenti.

Una società appena creata inizia da zero e spesso gli aspetti di relazione tra le persone o soci coinvolti possono fare la differenza.

Esclusi gli aspetti professionali - per i quali solo il tempo può confermare o non il successo di un’attività - è possibile rendersi conto se le persone saranno adatte a lavorare insieme già dai primi mesi, sia nel caso in cui si verifica la preparazione di un nuovo socio sia nel caso di un’azienda con un nuovo assunto.

Ma come fare a capirlo? Quali sono le caratteristiche fondamentali di un individuo che vuole creare qualcosa di nuovo con qualcun altro ma diciamo anche, in generale, che vuole affrontare un lavoro?

Per maggiore chiarezza, suddividerò queste caratteristiche in quattro macro categorie, consapevole della trasversalità di alcune di queste con le altre.

Definisco quindi:

Capacità personali:
- Visione di lungo periodo
- Propensione al cambiamento
- Flessibilità di comportamento verso situazioni nuove
- Capacità di problem solving.

Capacità emotive:
- Resistenza allo stress e sua veloce integrazione
- Comprensione e rispetto delle esigenze altrui.

Capacità di relazione:
- Rispetto della gerarchia o, quanto meno all’inizio di una nuova attività, dell’anzianità del socio con più esperienza
- Capacità di interazione e integrazione con gli altri
- Propensione all’ascolto
- Condivisione delle scelte.

Capacità comportamentali:
- Prendersi la responsabilità delle proprie azioni
- Comportarsi in modo etico
- Dire la verità.

Come affermo spesso, è necessario che, ancor prima di creare un business, vengano definiti in modo univoco quelli che sono i comportamenti comuni che vedano il rispetto dell’altro e la sua diversità al primo posto. La formazione degli individui a molti dei valori elencati sopra sarebbe fondamentale e di grande importanza sociale, ancor prima di qualsiasi titolo o addirittura di sapere leggere e scrivere.

Grazie se vorrete fare commenti a questo post!

A cura di Francesco Filippi
Autore di Creare Oggetti di Design

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5 Commenti a “Come scegliere i soci per creare una società”

  1. Pier Paolo Sposato

    Mi fa piacere che Francesco abbia sollevato uno dei problemi che più mi stanno a cuore e cioé la metodologia con la quale si dovrebbe affrontare lo specifico capitolo della selezione delle persone; siano esse potenziali soci, come nell’esempio di Francesco, o manager o semplici dipendenti di un’azienda é possibile selezionare le persone con processi che non annullano ma riducono al minimo la possibilità di compiere degli errori.
    Francesco suggerisce di utilizzare, ed io sono completamente d’accordo, il così detto sistema delle competenze, cioé quel sistema che si basa sul seguente concetto:
    ” la persona da scegliere é quella che possiede un profilo, in termini di conoscenze, capacità e comportamenti, il più simile a quello richiesto dal ruolo da ricoprire”
    Questo processo, come dimostro nel mio Ebook sulla valutazione e selezione del personale, richiede però un ulteriore passaggio, quello di definire gli “indicatori di comportamento”. Mi spiego con un esempio, partendo da una delle caratteristiche che Francesco ritiene debba possedere un individuo che vuole creare qualche cosa di nuovo: la flessibilità.
    Si pone logicamente una domanda: come posso capire se una persona é dotata di una giusta flessibilità? Vengono in aiuto studi di psicologia che, valutando i comportamenti di migliaia di individui, hanno identificato alcuni comportamenti tipici delle persone flessibili. Ecco gli indicatori fondamentali:
    riconoscono la validità dei punti di vista degli altri;
    si adattano facilmente ai cambiamenti delle situazioni di lavoro;
    cambiano il proprio comportamento o modo di lavorare per adattarsi alla situazione;
    applicano in modo flessibile le regole e le procedure, per realizzare gli obiettivi aziendali.
    E’ ovvio che questo lavoro dovrebbe essere fatto per ogni capacità o caratteristica richiesta, ma oggi questo lavoro é enormemente facilitato, poiché esistono pubblicazioni che forniscono gli indicatori di comportamento per un grande numero di capacità e caratteristiche richieste dalle aziende.

  2. Maria Enrica Raeli

    Non è mai un caso che le riflessioni giuste giungano quando ne hai bisogno.
    Leggo spesso anche se raramente intervengo. Ma proprio in questo periodo sto valutando la possibilità di svolgere un’attività di gruppo, come amo definirla.
    Per entrambi i possibili soci non ho molti dubbi. Tutte le risposte sono un Si deciso.
    Ma esistono altre domande. Abbiamo tutti le stesse esigenze? Abbiamo tutti la stessa “forza propulsiva”? Ammeno chè le domande che mi pongo non siano comprese in: “Condivisione delle scelte”.
    E su queste domande qualche dubbio onestamente mi assale.
    Altrimenti si corre il rischio che uno metta “anima e core” ed altri una dignitosa presenza. Ma non è la stessa cosa.

    Enrica

  3. Gian Piero Turletti

    Causa taluni problemi tecnici del mio pc, non posso, oggi, dedicare lo spazio che meriterebbe l’apporfondimento dell’interessante tematica.
    Mi limito a dire, quindi, che data la rilevanza strategica nella scelta dei soci, se non ci si sente sufficientemente preparati per realizzare le dovute scelte, meglio ricorrere all’aiuto di qualche esperto consulente.

  4. Francesco Filippi

    Grazie Pier Paolo per il tuo intervento sempre preciso e puntuale!
    Condivido appieno i tuoi commenti e le tue riflessioni.

    I temi da me descritti, purtroppo in modo riassunto aprono, come giustamente fai notare tu, un mondo di tematiche infinite che possono essere ulteriormente approfondite.

    Voglio lasciare ulteriori approfondimenti su questi argomenti nei prossimi articoli e sottolineare questa volta un aspetto molto interessante sullo scambio di informazioni e discussione su questo blog che molto ha a che fare sulla scelta dei soci.

    La cosa che ritengo appunto più particolare è che di fronte ad una tematica, come quella che descrivo oggi, ciascuno di noi interpreta i temi proposti secondo la propria lettura sia di vita che professionale.

    Ed è questa lettura il motivo per cui la scelta di un socio passa attraverso così tante sfaccettature che spesso è difficile prenderci.

    E’ anche vero che come dice Gian Piero si può ricorrere ad uno specialista; è questo il caso dell’assunzione di una persona che dovrà lavorare con colleghi del suo reparto sia esso un semplice impiegato che dirigente.

    Ma qui stiamo parlando di aprire un’attività da zero con uno o più soci e l’ultima parola l’avrà il “cuore”.

    Il “cuore” lo si scopre solo lavorando su di sé e scoprendo insieme agli altri se le esigenze e la forza propulsiva, come dice Maria Enrica, sono le stesse grazie a lavori molto specialistici dedicati a tale scopo.

    Esiste un metodo di lavoro di tipo convergente, che a differenza del Brainstorming - invece di tipo divergente - porta i partecipanti a trovare un allineamento rispetto a una o più scelte scoprendo così se queste sono condivise da tutti. Le scelte vengono definite collettive e applicabili “se e solo se” tutti sono d’accordo sia dal punto di vista razionale che emotivo.

    Questa tecnica dovrebbe essere applicata prima di qualsiasi scelta importante in qualsiasi ambito; i risultati sono decisamente eccellenti e portano spesso in evidenza che le scelte migliori non provengono dai più esperti o più anziani, lavorativamente parlando, ma dalle persone più semplici e consapevoli.

    E’ una tecnica molto potente!
    Ne trovate alcuni dettagli a pag. 186 della mia guida “Creare Oggetti di Design”.

    Grazie a tutti!

  5. Gian Piero Turletti

    I precedenti interventi riconducono, riprendendo il filo del discorso sulla scelta dei soci, sopratutto a quelle che possiamo definire valenze personali, cioè caratteriali e psicologiche del socio.
    Infatti, si è spesso soliti pensare al socio d’opera, come tipica fattispecie che riconduce ad una concreta operatività d’impresa, legata alla governance aziendale.

    Ma non dimenticherei un altro profilo, forse oggi ancora più rilevante, quello del socio di capitali.
    La composizione societaria assume spesso rilievo finanziario, prima ancora che operativo, sopratutto in periodi in cui altre forme di finanziamento aziendale, dalle banche alle emissioni obbligazionarie, ecc., assumono ruolo minore, per le note vicende ecomoniche.

    In tal senso, anche l’ulteriore ricorso a canali, come quelli bancari, potrebbe privilegiare quest’apetto, praticamente l’unico tenuto in considerazione in sede di istruttoria pratica, qualora si decidesse di ricorrere al credito bancario e parabancario.
    La cosa non è da sottovalutare: qualora sorga la necessità di ricorrere a tali fonti di finanziamento, allora risulta evidente che del socio saranno rilevanti trascorsi, come possibile soggetto a procedure esecutive e giudiziarie, ma anche come titolare di immobili soggetti ad ipoteche giudiziarie, o quale imprenditore in altre imprese, in cui si siano verificate tensioni a livello di centrale rischi.

    Un aneddoto: in un’impresa non si capiva il perchè, ad un certo punto, ci fosse stato un netto irrigidimento da parte bancaria.
    Esaminata approfonditamente la quetione, risultò che il nuovo socio aveva questo tipo di trascorsi.
    Un chiaro esempio di sinergia negativa, ovviamente, sotto il profio finanziario.

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