Come dire “no” in modo assertivo
Per ogni essere umano la qualità delle relazioni che intrattiene con gli altri – familiari, amici, colleghi e conoscenti – è certamente la fonte principale dei suoi appagamenti ma anche delle sue frustrazioni.
Ad esempio, ti è successo di essere rimproverato dal tuo capo davanti ai colleghi per non aver condotto efficacemente la trattativa con un cliente?
Oppure, in fila in un ufficio pubblico, hai mai avuto occasione di veder passare davanti a te l’onnipresente arrogante che ti guarda con aria di sfida? Infine, ti è capitato di non riuscire a dire di no al collega che – per l’ennesima volta – ti chiede di fare al suo posto un certo lavoro noioso “perché tu sei così preciso”?
Come hai reagito? Hai accettato passivamente le ingiustizie? Oppure hai controbattuto con aggressività alle accuse che ti sono state mosse? O, ad esempio, allo “scavalcatore di code” hai lasciato il posto per evitare la lite? E, al collega furbetto, quante volte avresti voluto dire chiaramente cosa pensi delle sue richieste ma finora hai sempre taciuto?
Se hai risposto “sì” almeno una volta, significa che le tue reazioni sono state caratterizzate, a seconda dei casi, da aggressività o da passività. E probabilmente la conseguenza di queste relazioni “cruente” è stata senso di frustrazione, irritazione e malumore… se non peggio.
Le modalità proposte dalla comunicazione assertiva avrebbero potuto aiutarti ad affrontare queste situazioni riportandole sul piano di un confronto costruttivo con evidenti benefici per la tua salute e per la tua autostima. Come?
Vediamo nello specifico una difficoltà che riguarda la maggior parte delle persone: non riuscire a dire “no” nemmeno quando dire “sì” significa mettere in secondo piano i propri desideri e obiettivi.
Il motivo per cui facciamo fatica a sottrarci a una richiesta di aiuto è legato al fatto che abbiamo il timore di essere giudicati egoisti dalle persone intorno a noi e, pur di non macchiarci di questo peccato, ci rendiamo disponibili.
Naturalmente il nostro stato d’animo – a quel punto – non è certo sereno e dentro di noi cova il malumore alimentato dalla prevaricazione subita e la rabbia di aver sacrificato tempo ed energie per qualcosa che non ci interessa.
Tre sono le riflessioni che ci possono ispirare per cambiare lo stato delle cose:
1 – per realizzare i nostri sogni, i nostri progetti e fare le cose che più amiamo è necessario gestire il nostro tempo con oculatezza;
2 – le persone sono molto più soddisfatte della nostra collaborazione se, quando la offriamo, è completa, senza remore e segno di autentica generosità;
3 – gli altri riescono ad accettare i nostri “no” se rappresentano reazioni fondate sulla nostra reale ed esplicita impossibilità/volontà ad aderire alla richiesta.
Quindi, la prossima volta che vi chiedono qualcosa e non potete/volete dire di “sì”, prendetevi il tempo di riflettere e poi dite esplicitamente (senza scusarvi) “non mi è possibile aiutarti, perché nelle prossime due ore devo portare a termine questo lavoro che è importante per me”, oppure “questa sera non vengo al cinema con voi perché preferisco frequentare il corso di yoga al quale mi sono iscritto”.
Se in un dato momento non potete/volete aderire alla richiesta ma ne avete la possibilità successivamente, potete dire “in questo momento non posso rileggere con te quella relazione ma se vuoi tra un’ora sarò libero”.
La comunicazione assertiva si fonda sulla capacità di non avere timore di esprimere in modo chiaro il proprio pensiero per salvaguardare, in modo rispettoso ma fermo, i propri desideri, obiettivi e progetti e mantenere sincere e positive relazioni con gli altri: non è facile ma – passo dopo passo – i risultati sono straordinari!
A cura di Bruna Ferrarese
Autore di Comunicazione Assertiva
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Il tema presuppone, a mio avviso, la necessità di una qualche contestualizzazione.
Dire di no in modo assertivo è indubbiamente non solo possibile, ma anche utile, se si tratta di un rapporto interpersonale sullo stesso piano, ma il tema presenta un diverso profilo nell’ambito dei cosiddetti rapporti gerarchici.
Non è la stessa cosa dire di no assertivamente ad un collega, ad esempio, con posizione paritetica alla propria, invece che al capufficio.
Quest’ultimo potrebbe chiedere una qualche forma di piacere (ad es., visto che non è magari pratico di internet, se possiamo svolgere per lui una ricerca, che non riguarda il posto di lavoro, ma una sua passione, un suo interesse personale).
Anche a lui possiamo dire di no, ma il problema non è questo, ma le conseguenze di quel no.
Il superiore potrebbe essere colui che mette la necessaria parola, per una promozione “ai piani alti”, e, quindi, un no, pur motivato, potrebbe avere per conseguenza che quella parola non ci sarà.
Il problema, quindi, in tal caso non è la possibilità di dire un no assertivo, che sussiste anche in tale ipotesi, ma le conseguenze dei nostri si e dei nostri no.
Ciao Bruna,
Benvenuta nel mitico Club Autori. Ottimo articolo!
Sono totalmente d’accordo con le tue parole…
Gentile Gian Piero,
l’obiezione che muovi è sicuramente fondata. Però una persona che si impegna sulla strada dell’assertività è prima di tutto consapevole della necessità di valutare le conseguenze delle sue decisioni e assumersene la responsabilità, anche nell’ambito professionale.
In un capitolo del mio libro viene trattato proprio questo aspetto e il suggerimento è quello di intraprendere un cambiamento nel proprio stile di relazione solo quando ci si sente sicuri di poter gestire emotivamente e sul piano pratico le eventuali – qualche volta sgradevoli – ripercussioni.
Non è consigliabile “lanciarsi nel vuoto senza paracadute”, sarebbe vanificato l’obiettivo prioritario dell’assertività che è quello di costruire un armonioso equilibrio fra le proprie esigenze e quelle delle persone intorno a noi, con estrema chiarezza e … realismo.
Quindi, se la mia priorità in una determinata situazione è quella di salvaguardare un rapporto, ne sarò consapevole e agirò di conseguenza ma senza nascondere a me stessa che sto agendo per “opportunità”.
Grazie del commento!
La comunicazione assertiva è alla base dei comunicatori di successo.
E’abbastanza rara, perchè propria delle persone che sanno soprattutto ascoltare, che sanno coniugare la capacità di esprimersi con la capacità di saper ascoltare, di dare spazio all’interlocutore, di sapersi “misurare” con il proprio ego.
Oggi c’è proprio bisogno di persone che attuino questo tipo di comunicazione, non sono in azienda (con sottoposti e\o colleghi) ma nella vita di tutti i giorni (in famiglia, tra gli amici ecc.) e soprattutto nei politici che mai come in questo momento hanno GROSSE RESPONSABILITA’ nei confronti dei loro elettori ..e della propria coscienza!
Complimenti a te Bruna per il tuo post e AUGURISSIMI per il tuo nuovo ed interessantissimo Ebook e naturalmente:
BUONA COMUNICAZIONE ASSERTIVA a tutti.
Gianpaolo
Imparare a dire di no è il consiglio migliore che si può dare a una persona che cerca di affermare se stessa, ma trova difficoltà perchè non riesce a stabilire “dove io inizio e tu finisci” (quello fra virgolette dovrebbe essere il titolo di un libro molto interessante che ho letto tempo fà).
Complimenti per l’articolo! Molto utile.