Come diventare consapevoli per mettersi in proprio (parte seconda)
Nell’articolo scorso (parte prima) ho parlato dell’importanza di essere consapevoli, responsabili ed etici allo stesso tempo, perché un business creato per sé apporti un beneficio anche alla società, condizione necessaria perché il business sia florido e duraturo anche per sè stessi.
Di consapevolezza, responsabilità ed etica non si parla spesso; se ne parla solo in momenti di gravità particolare, additando gli altri come causa di ciò che non funziona, sollevando solennemente in quei momenti la questione morale. Sta accadendo in questi mesi in politica che rimane lo specchio impietoso di ciò che noi siamo purtroppo.
C’è molto rumore a riguardo ma nessun segnale di voler modificare veramente il proprio comportamento lasciando così che tutto rimanga inesorabilmente immutato. Se da un lato siamo giustificati, perché è veramente difficile cambiare e comunque non sapremmo come farlo, dall’altro siamo in presenza di un allarme pericoloso: “Non sappiamo in che direzione procedere e quindi qualsiasi evento è in grado di trascinarci in qualsiasi direzione”.
Utilizziamo consapevolezza, responsabilità ed etica, in modo inconsapevole, con l’unico scopo di convivere con gli altri, anche nel business.
Il senso di queste tre parole risiede invece, secondo me, nell’attenzione disinteressata che noi dovremmo avere per gli individui, per l’habitat e per il Mondo in generale, anche per gli altri attori del business se posso azzardare un’ipotesi neanche così pazzesca.
Proviamo a farci qualche domanda per iniziare:
Cosa significa essere consapevole?
Significa sapere che siamo responsabili di tutte le azioni che compiamo e che queste hanno una conseguenza nel mondo. Significa dare più valore alle emozioni e ai sentimenti piuttosto che alle cose materiali. Significa cogliere l’attimo e non rimandare sapendo che ciò che non compiamo oggi forse domani non potremo più farlo.
Cosa significa essere etici?
Significa la ricerca di uno o più criteri che ci consentano di gestire adeguatamente la nostra libertà nel rispetto degli altri.
Cosa significa responsabili?
Significa sapere di dovere rendere conto di azioni in cui si ha un ruolo determinante. È un impegno e obbligo che derivano dalla posizione che si occupa, dai compiti, dagli incarichi che si sono assunti sapendo che esistono delle conseguenze dovute ai propri comportamenti.
E le prossime domande potrebbero essere:
Come si fa a diventare consapevoli, responsabili ed etici? Perché diventarlo? Da chi imparare?
Ma questo lo vedremo nel prossimo articolo.
Buon lavoro a tutti!
A cura di Francesco Filippi
Autore di Creare Oggetti di Design
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Aprile 13th alle 9:24 am
Personalmente, ritengo che l’eticità sia connaturata al marketing.
Se marketing significa soddisfare le esigenze del cliente, dandogli ciò di cui ha realmente bisogno e nella forma da questi desiderata, allora ecco che l’eticità, come rispetto dell’altro, diventa fondamentale.
Ma non si pensi che la dimensione morale sia solo fine a se stessa.
Visto che, solitamente, non abbiamo a che fare con degli stolti, potremmo anche ingannare l’interlocutore, una prima volta, ma con la conseguenza di crearci un’immagine negativa e di vederci, quindi, chiudere le porte in faccia.
L’altro tema dell’articolo riconduce alla dimensione etica in politica, ma qui il discorso sarebbe lungo……
Aprile 13th alle 9:42 am
“Non sappiamo in che direzione procedere…” Il fatto di voler procedere è già un segno del ‘de-siderio’ e della ‘de-cisione’ (il ‘taglio’) di voler uscire dalla propria “comfort zone”. Analogo è il “non so cosa voglio, ma so che voglio qualcosa … non so dove sto andando, ma so che sto andando da qualche parte…” (parole della bionda arrivista di “Bionde a pezzi” di Candace Bushnell, l’autrice di Sex and the City). In questo caso, visto che il ‘non’ viene glissato dalla mente inconscia, il ‘volere’ e il ‘sapere’ (so che voglio qualcosa… so che sto andando da qualche parte) fungono da operatori modali ‘positivi’ che condizionano le submodalità emozionali, accelerando così i ‘passi’ verso il traguardo (che prima o poi si vedrà, sia pur sfocato).
In ogni caso, nella frase precedente (che è poi la molla che spinge molti di noi, specie se il metaprogramma è “via da”) c’è ‘con-sapevolezza’ (c’è il ’sapere’ con il ‘volere’: quindi, il senso di ‘mancanza’ ma anche il ‘de-siderio’ - la nostalgia delle stelle); c’è pure, in un certo senso, re-sponsabilità (un voler rispondere alla ‘chiamata’, anche se indistinta, un voler ’sposare’ comunque ‘qualcosa’), ma, effettivamente, manca l’etica. Ethos significa “luogo per vivere”: e vivere in un luogo, a meno che non sia isolato (ma anche lì ci vuole ‘etica’), significa dover convivere con gli altri e le loro esigenze.
Ok, basta con gli scherzi (mi piace giocare con le parole, ma dietro il gioco c’è il ‘fuoco’): tutto questo per dirti che, come sempre ti accade, l’articolo è ottimo. Aspetto con ‘desiderio’ il prossimo…
Nicola Perchiazzi
Aprile 13th alle 10:14 am
Ciao Gian Piero, hai sicuramente sollevato un tema importante che riguarda l’etica nel business. Anche qui si potrebbe aprire un capitolo infinito.
Posso però dire che il marketing di per sé, e come nasce e sviluppa negli anni, ha poche relazioni con l’etica se non quella di essersi modificato proprio per non rischiare che le forme di vendita di prodotti venissero rifiutate dall’utilizzatore. Forme di vendita che sono dei veri e proprio indottrinamenti. Basti pensare che esiste uno studio che afferma che dopo quaranta secondi che si guarda la televisione scatta un “fenomeno di ipnosi” che ci rende molto difficile spegnerla per fare altro. Tutto quello che avviene dopo i quaranta secondi appartiene più all’indottrinamento che ad una forma consapevole di decisione, dall’acquisto del prodotto alla scelta del leader politico.
Il Marketing studia, analizza e viviseziona i comportamenti di acquisto degli individui e delle masse e proprio quello del rifiuto di un prodotto imposto con l’indottrinamento da parte di una società che promuove i suoi prodotti, occupa una parte molto densa della teoria del Marketing.
Il mercato viene così suddiviso in fasce di acquisto che vanno dai pionieri, passando alla fascia media fino alla massa. Nessuna delle tre fasce può essere definita composta da “stolti”, in quanto proprio come dici tu hanno esigenze che vengono soddisfatte dalle aziende e se queste ingannano il loro mercato di acquisto, si trovano presto in “braghe di tela”.
Dal punto di vista dell’etica questa intenzione di non ingannare, pena il rifiuto del consumatore, viene chiamata, così come molti altri comportamenti, “intenzione nascosta” e non ha altri fini se non il proprio interesse. Il fatto è che noi ci siamo così abituati a questo meccanismo, che abbiamo deciso che è un comportamento etico da parte delle aziende, che ora cavalcano questa parola senza però attingere al suo vero significato.
Ma il mercato è solo un piccolo tassello delle forme di indottrinamento da parte di individui su altri individui.
Pensiamo solo per un attimo che per molti esiste solo quello che appare in televisione.
Molte persone poi fanno dell’apparire un “modus vivendi” utilizzando le moderne tecniche di comportamento, come insegna anche la PNL, per fare in modo che le proprie idee vengano accettate, adottando un’espressione sorridente e positiva e modificando il loro modo di parlare.
Hai proprio ragione, questo tema sarebbe lunghissimo e lo affronteremo ancora. Ma vorrei sottolineare un ultimo concetto: quello della “persuasione” che fa parte degli indottrinamenti puri. La persuasione in molti contesti non è etica perché fa leva su capacità di convincimento di un individuo su debolezze del suo intelrocutore.
Una modalità etica, secondo me, è quella dell’”ispirazione” ossia la capacità che possiedono i leader di proporre un ‘idea che sia di vantaggio per tutti, in cui tutti abbiano un ruolo, condiviso con gli altri esseri.
Grazie del tuo commento!
Aprile 13th alle 10:55 am
Dimenticavo un punto importantissimo.
L’ispirazione fa leva sulla libera scelta da parte dell’individuo che è portato a decidere in modo “deliberato”, tema sul quale parlerò in modo più approfondito.
Grazie!
Aprile 13th alle 11:15 am
Grazie Nicola del tuo “colto commento” e dei complimenti!
Spero che l’interesse verso responsabilità, etica e consapevolezza raggiungano presto una massa critica che li porti in superficie perché, come per tutti i fenomeni, quando questo accade, è possibile apportare un cambiamento nel Mondo.
Aprile 13th alle 14:09 pm
Ottimo articolo, come anche i commenti.
Sono pienamente d’accordo sul fatto che bisogna ispirare l’individuo piuttosto che “giocare” sui suoi difetti. c’è molto da dire al riguardo! Soprattutto sulle conseguenze positive che questo “meccanismo” o modo di porsi verso il prossimo comporta. Sicuramente è questo modo più armonioso, empatico, veramente etico e consapevole di porsi che può generare la reazione a catena necessaria al raggiungimento della massa critica e quindi al cambiamento coscienzioso di cui si ha bisogno in questo mondo “sfrenato”. sono ansioso di leggere i prossimi articoli. un saluto
Aprile 13th alle 15:38 pm
Ciao Francesco, ottimo articolo.
Se non ho capito male scinderei l’elemento “Etica” dal marketing, in quanto la prima andrebbe applicata ovunque ed in modo indipendente (l’etica serve sia in campo personale che lavorativo).
La regola primaria del Marketing è spesso dimenticata solo per fare spazio ai profitti finali. Se penso ad alcuni prodotti reclamizzati e la loro rispettiva analisi sulla rivista Altroconsumo mi viene da piangere, altro che etica.
Avete ragione, c’è molto da discuterne…
Aprile 13th alle 18:34 pm
Hai proprio ragione Ivan!!!
Ispirazione e massa critica hanno una concatenazione di primo livello.
Uno dei motivi interiori che animano l’ispirazione è il concetto Win-Win: comportamento di gruppo in cui tutti vincono.
Anche se può sembrare paradossale un grande numero di individui, a causa dell’avidità, rinuncia al Win-Win per avere un vantaggio personale immediato, non sapendo che se applicasse l’altro comportamento avrebbe vantaggi cento volte superiori a cascata in tutti i settori a 360° per sé e per i propri cari.
Grazie anche a te Massimo!
Sì, scinderei l’etica dal Marketing, che nasce per altri motivi. E’ solo l’individuo che rende etico ciò che tocca se, e solo se, mantiene comportamenti etici.
Senza timore di buonismo gratuito, ricordo una frase che recita: “Ciò che dai è tuo per sempre, ciò che tieni è perduto per sempre”. Ognuno di noi dia a questa frase il significato che gli sembra più giusto.
Un saluto a tutti!