Bruno Editore Ebook Ebook Audio-Ebook Video-Ebook Ebook gratis Top 100 Calendario ebook Blog | Ebook & News

Come funziona il linguaggio analogico (prima parte)

Che cosa rende comunicabile un messaggio, un’idea, un progetto? La voce, le parole, direte voi. Giusto, ma non solo.

Le parole
, strutturate logicamente in una frase, veicolano una notizia, un’informazione, una comunicazione verbale, ma non sono sufficienti, se con esse volete anche convincere il vostro interlocutore della bontà del vostro messaggio.

C’è la necessità di rendere congruente al vostro linguaggio articolato, i ritmi, i toni di voce per dare mordente, espressività a ciò che dite. È indispensabile, in altre parole, che impariate a modulare la vostra voce in modo da non essere monotoni e monocordi con il rischio, in questo caso, che la vostra voce diventi anestetizzante e conduca il vostro ascoltatore nel tritacarne della noia.

Prendete ad esempio una barzelletta come questa:

Un signore assiste ad una partita di calcio. È un vero sportivo. Assiste alle azioni che si svolgono ora nell’una ora nell’altra area senza lasciarsi coinvolgere dal tifo. Il tizio che gli sta accanto è l’opposto. È paonazzo, accaldato, sembra che gli prenda un infarto ad ogni azione della squadra avversaria.

Ad un tratto strilla indignato, quando l’arbitro assegna un rigore: “Arbitro, sei ciecato! Lu pallone ha preso, lu pallone!”

Piuttosto seccato l’uomo distinto lo corregge a mezza bocca: “Il pallone, si dice il pallone”.

Qualche minuto dopo, mentre l’azione si svolge nell’area avversaria, il tifoso reclama a sua volta la massima punizione: “Arbitro, rigore! Ha preso lu piede… lu piede!”

E il signore distinto mormora seccato, correggendolo: “Il piede, si dice il piede”.

Tra il primo e il secondo tempo gli animi si sono placati e il signore distinto ne approfitta per presentarsi: “Mi chiamo Giacomo e lei?”

“Il ciano” risponde l’altro in modo sibillino.

“Come… il ciano?”

“ Per la verità mi chiamerei Luciano, ma se lo dico lei s’incazza….!”

Se possedete un minimo di senso dell’umorismo, immaginandovi la scena, vi sarà scappato almeno un mezzo sorriso nel leggere questa barzelletta.

Bene, adesso vi domando: sareste in grado di ripeterla ad un gruppo di ascoltatori? Forse davanti ad un familiare o agli amici, non avreste alcun timore. Di fronte ad un pubblico d’estranei, soprattutto se non siete esibizionisti, avreste delle difficoltà.

Perché, secondo voi? Certamente a causa di un attacco d’ansia strettamente collegato al timore di mettervi in gioco davanti ad un pubblico. Lasciamo da parte l’ansia da prestazione, non è questo l’argomento dell’articolo.

Analizziamo, invece, la vera difficoltà di comunicazione cui andreste incontro senza alcuna preparazione in merito.

Se ci pensate bene, la barzelletta rappresenta un banco di prova non indifferente per una comunicazione efficace. Raccoglie in sé i tre livelli della comunicazione: verbale, paraverbale e non verbale e se non sei in grado di raccontarla in modo coordinato e congruente, dubito che raggiungeresti il risultato auspicato, vale a dire quello di far ridere.

Ammetterete che il contenuto della barzelletta appena letta è di per se stesso divertente, ma quanti sono coloro che, pur disponendo di una battuta esilarante, riescono a rovinarne l’effetto sbagliando tempi e ritmi?

Ecco che proprio nella barzelletta l’aspetto più importante, immediatamente recepito dall’ascoltatore, è quello paralinguistico, fatto di toni, pause, accelerazioni, decelerazioni, volumi, ritmo, colore. Non meno importante, nella comunicazione, è l’aspetto analogico, fatto di mimica, gestualità, postura.

Spesso il linguaggio del corpo, anche senza il condimento delle parole, basta a rendere chiaro un messaggio. Nel prossimo articolo vedremo qualche esempio e parleremo più approfonditamente di questo aspetto.

A cura di Alberto Lori
Autore di
Parla Come Mangi, Dalla PNL alla Quantistica, Voce da Speaker e altri ebook


Acquista
Tutto questo e' in Parla Come Mangi: il Corso di Formazione in formato Ebook ricco di Informazioni, Strumenti Pratici ed Esercizi di Immediata Applicabilita' per la Tua Crescita...

Parla Come Mangi
Mappa Avanzata per non Perdersi nel Linguaggio Verbale e non Verbale
Aggiungilo al carrello e scaricalo in 60 secondi!


Leggi anche questi

4 risposte a Come funziona il linguaggio analogico (prima parte)

  • Alcuni studiosi della comunicazione, proprio in considerazione della specificità di quella verbale, la distinguono sopratutto da quella scritta.
    Mentre la prima non è solo tale, coinvolgendo anche aspetti para e meta verbali, la seconda invece lo è.
    La differenza principale, quindi, per taluni, è che la comunicazione scritta sarebbe più democratica, nel senso che, essendo solo di tipo verbale, deve convincere, ad esempio, in base alla fondatezza delle proprie tesi, ed indipendentemente da qualsiasi altro aspetto.

    Viceversa, nella comunicazione verbale, sono importanti anche le modalità specifiche con cui si parla, cioè l’aspetto paravarbale, mentre a livello metaverbale è rilevante il modo di porsi, di vestirsi, e via dicendo, tutti aspetti che rimandano non alla validità della tesi sostenuta in quanto tale, ma ad una comunicazione di tipo emotivo, che integra quanto sostenuto a livello verbale.

  • Alberto Lori scrive:

    Dici democratica? Non credo che sia il caso delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche proprio perché ci si dimentica dell’aspetto paraverbale che può dirci se quella trascritta era solo una battuta o una considerazione oggettiva. Attraverso lo scritto sei in grado di mentire mentre non può dirsi altrettanto se accanto alla comunicazione verbale metti l’elemento paraverbale, fatto di toni, ritmi, colore accanto a quello non verbale (mimica, gestualità, postura) che derivando dall’inconscio non è possibile gestirlo a priori. Proprio per questo suggerisco di seguire i discorsi dei nostri politici, togliendo l’audio dal televisore. La verità non sta nelle loro parole, ma nei loro gesti che troppo spesso contraddicono la loro comunicazione verbale. La comunicazione verbale, infine, è sempre soggettiva, perché se è vero che l’elemento oggettivo è determinato dall’altezza o dal peso del parlante, la parte soggettiva è se è simpatico o antipatico, mi coinvolge empaticamente o no e via dicendo. Senza dubbio, hai ragione, almeno nelle prime battute, la comunicazione verbale ha sempre e solo una valenza emotiva, ma poi la sostanza deve finire col prevalere.

  • Certo, Alberto, ma non pensavo a qualunque tipo di comunicazione scritta, cioè non, quindi, una comunicazione relativa ad una trascrizione (quella nei verbali è in partenza una comunicazione orale, poi trascritta) ma proprio quella destinata alla forma scritta, per convincere gli altri di una tesi, ad esempio una memoria difensiva in un processo.

    In questi casi, sarà la fondatezza o meno della tesi a farla ritenere accoglibile, menre la stessa tesi, sotenuta verbalmente, oralmente, per meglio dire, influneza anche per come viene detta, per l’atteggiamento di chi parla, e via dicendo.
    Molto più facile, quindi, che abbia un certo peso anche tutto ciò che è meta e paraverbale, in questo caso, anche prescindendo dalla fondatezza della tesi sostenuta ed, anzi, talora a discapito di questa.

  • Alberto Lori scrive:

    Ottimo, sono pienamente d’accordo con te. Il tuo scritto conferma l’assunto di base.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Categorie

Archivio articoli