Come trattenere i collaboratori migliori in azienda
Anche se la maggior parte dei responsabili d’azienda vorrebbe avere collaboratori capaci, motivati e fedeli, sono pochi coloro che includono nella loro strategia l’obiettivo di trattenere i collaboratori di valore in azienda.
Ho visto alcune aziende dove non veniva fatto niente per convincere i propri talenti a rimanere all’interno dell’organizzazione, tantopiù in assenza di una politica di riconoscimento e gratificazione.
Tu che stai leggendo questo post hai mai riflettuto su questo aspetto? All’interno della tua azienda è presente una strategia per trattenere i collaboratori migliori oppure essi fuoriescono a vantaggio dei competitor?
Ricordo cosa mi rispose un imprenditore quando affrontammo questo argomento: “Per quale motivo devo attribuire tutta questa importanza alle persone quando già ricevono uno stipendio per quello che fanno? Chi non si sente a proprio agio all’interno della mia organizzazione è libero di andarsene.”
Sapete qual era il turnover al’interno di questa azienda? Elevato!
Come illustro nel mio ebook L’Impresa Efficiente, i fattori da includere in una strategia vincente per trattenere i collaboratori sono:
1. Dare opportunità di crescita. La maggioranza delle persone rimane all’interno della propria azienda se ha l’opportunità di crescere e avere una carriera.
2. Creare un ambiente dove lavorare è gratificante. Dare fiducia, trasmettere informazioni, creare una cultura di lavoro in team, sono tutti aspetti che contribuiscono a creare un clima eccellente.
3. Coinvolgere i collaboratori. Il coinvolgimento determina sempre una performance migliore e una maggiore fedeltà al manager e all’azienda.
Anche le tecniche che vengono utilizzate per riconoscere e ricompensare una buona performance influiscono sul coinvolgimento dei collaboratori. Apprezzare una persona, lodare un’azione ben fatta e riconoscere in modo tangibile il suo impegno sono sicuramente cose che aiutano a coinvolgere le persone.
4. Offrire il lavoro che meglio si adatta alle caratteristiche della persona. Ad esempio, non si può mettere una persona all’interno del settore ricerca e sviluppo se ha dimostrato di non avere creatività. Viceversa non si può assegnare a una persona creativa un compito noioso e ripetitivo.
5. Offrire una retribuzione adeguata alle responsabilità. Anche se tutte le ricerche effettuate sull’argomento mettono in evidenza che la retribuzione è l’ultimo dei fattori da utilizzare per trattenere i collaboratori in azienda, riconoscere i loro meriti con una gratificazione economica può contribuire a farli restare in azienda.
Personalmente, trovo dannoso dare importanza solo all’aspetto economico in quanto spinge le persone a cambiare lavoro ogni volta che gli viene offerto uno stipendio maggiore. Il riconoscimento economico ha una sua importanza solo se integrato con i fattori precedenti.
Le persone cambiano lavoro per motivi diversi:
- aprire un’attività propria
- avvicinarsi alla famiglia
- avere uno stipendio migliore
- eccetera eccetera.
Ma, se si parla con le persone, il più delle volte viene fuori che la causa scatenante che ha determinato la decisione di andarsene, è il fatto di non trovarsi bene all’interno dell’organizzazione.
Spesso, questo malessere è imputabile ai rapporti con il capo diretto, che non ha fatto mai niente per apprezzare e riconoscere il loro lavoro e i loro meriti. Generalmente le persone non lasciano le aziende, lasciano i capi.
Recentemente ho letto un’articolo su un giornale sportivo in cui un giocatore diceva: “Non lascio la società…, ma lascio il Sig. …. che con il suo comportamento arrogante mi ha costretto a cambiare maglia. Ringrazio i tifosi per l’affetto che mi hanno sempre dimostrato.”
L’argomento trattato è sicuramente degno di un’attenzione maggiore, ma lo spazio disponibile in un post non consente di svilupparlo ulteriormente…
Per concludere, vediamo quali sono i benefici di una strategia mirata a trattenere i collaboratori migliori in azienda:
- le persone diventano più collaborative e creative;
- si crea un legame forte tra i dipendenti e l’organizzazione;
- si offre un servizio migliore alla clientela;
- si determina una maggiore fedeltà nella strategia aziendale.
Grazie per il commento che vorrai lasciarmi!
A cura di Chiarissimo Colacci
Autore di L’Impresa Efficiente, Il Team Vincente e Leader si Diventa
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Marzo 20th alle 11:19 am
Sicuramente, non basta il fattore economico, per motivare i collaboratori.
Il principale strumento motivazionale è la comunicazione, sopratutto con due obiettivi.
Intanto, far sentire il collaboratore partecipe di un’organizzazione.
Questo significa che deve capire il senso del lavoro che svolge, non solo come attività fine a se stessa, ma in relazione agli obiettivi di settore e generali dell’mpresa.
Importante, quindi, svolgere un’attività volta a comunicare tali obiettivi, rispetto ai quali inquadrare l’attività del collaboratore come parte di una politica generale, finalizzata al loro conseguimento.
Proprio per tale motivo controproducente il fissare obiettivi eccessivi ed irrealistici.
Sorpatutto in caso di conflitti, rilevante la spiegazione delle proprie motivazioni, inerenti all’assunzione di determinate scelte.
Non dimentichiamoci che motivare significa sia spingere all’azione, sia, guarda caso, dimostrare le proprie ragioni, e praticamente spesso le due cose coincidono.
L’aspetto umano determina poi una sorta di dimensione antropologica delle imprese, nel senso che ogni impresa ha la sua personalità, come ogni individuo.
E’ il motivo principale, per cui taluni si trovano bene in certi contesti, e non in altri.
Per questo motivo, occorre evitare, per quanto possiibe, tutto ciò che nuoce ai rapporti intersoggettivi, e per far questo, laddove possibile, implementare una funzione di analisi e gestione organizzativa, che tenga conto delle possibili, reciproche, sinergie positive o negative tra le persone, e che cerchi, quindi, di collocare la persona giusta nela funzione giusta, tenendo conto anche di tali aspetti. Praticamente, controproducente inserire collaboratori al di sotto di un superiore gerarchico, quando gli opportuni approfondimenti denotino incomprensioni, reriproca itolleranza, e via dicendo.
Comunque, da non sottovalutare l’aspetto economico.
A tal riguardo, racconto una sorta di aneddoto.
Diverse volte, ho sentito delle persone fare un ragionamento di questo tipo:
d’accordo, mi dicono che qui lavorare è piacevole, c’è un ambiente gratificante, ma a me interessa, ok, ma fino ad un certo punto.
Mi dicono anche che non possono darmi di più, ma a me cos’importa…se quegli altri (altra impresa) mi offrono di più?
Infine, non sottovalutare la delega:
non delegare le funzioni autonome, che il collaboratore pensa debba gestire in autonomia, comporta due conseguenze: demotivazione e mancanza di crescita del collaboratore stesso.
Marzo 20th alle 16:28 pm
Bellissima analisi Chiarissimo!
Le persone quando se ne vanno lasciano il loro capo. L’ho visto succedere decine di volte.
In definitiva è la creazione di un network armonico il segreto per tener insieme collaboratori di valore che più di altri possono essere attratti da stipendi offerti dalle aziende concorrenti.
La persona che si sente in azienda a suo agio come se fosse a casa non se ne va perché la società in cui lavora diventa la sua seconda famiglia.
Marzo 20th alle 20:39 pm
sono perfettamente d’accordo …ma come e’possibile far capire questo a un capo?
Marzo 22nd alle 8:43 am
Ringrazio Gian Piero e Francesco per il loro commento.
A Laura posso solo dire che il problema nelle organizzazioni è proprio questo: i capi non capiscono che i collaboratori devono essere trattati come i clienti e come si fa del tutto per tenersi un cliente così bisogna fare del tutto per tenersi un collaboratore valido.
Il mio suggerimento?
Avere una comunicazione più franca e diretta con il capo e fare tutto quello che è possibile per automotivarsi al lavoro:
- concordare obiettivi
- impegnarsi per raggiungerli
- avere un comnportamento responsabile delle proprie azioni
- dimostrare di meritare una delega operativa
Sono alcune attività che spesso aiutano le persone ad avere una maggior fiducia nella propria organizzazione.
Giugno 1st alle 15:28 pm
Chiarissimo,
io non mi spiego ancora come mai invece nelle aziende di oggi questo non avviene è incredibilee….
Alla fine io penso se un collaboratore è bravo, e l’azienda per cui lavora gli permette di avere stimoli sia professionali che economici ha tutto l’interesse a rimanere…
Invece si pensa solo a trarre il maggior guadagno dal lavoro dei più bravi e poi ricontrobbatere solo economicamente in caso di offerta della concorrenza.
Questo non sempre basta.
A presto
Alberto Consoli