Come essere flessibili con il proprio comportamento e modificarlo fino al raggiungimento dell’obiettivo.
Oggi trattiamo il punto d) della “Buona formazione degli obiettivi” della guida “Creare oggetti di design” dove prendo in considerazione l’ “Essere flessibili con il proprio comportamento e modificarlo fino al raggiungimento dell’obiettivo”
Trattiamo i 6 punti che compongono questo tema:
1) Essere consapevoli dell’errore: Significa avere individuato che si è verificata una situazione critica che non ha funzionato; individuare le possibili cause, conoscere gli attori della “scena” e metterli a conoscenza dell’errore che si tenterà di correggere, condividendo i metodi che si adotteranno.
2) Decidere chi ha la responsabilità dell’errore: Comunicare in modo scorretto un errore, da chi non lo sa fare, lede l’autostima e attiva meccanismi vendicativi. Un individuo accusato ingiustamente come prima azione inizia a rubare risme di carta, poi cancelleria, soldi, rivela segreti aziendali, distrugge documenti.
Se stai lavorando in proprio con o senza soci sei sicuro che l’errore l’hai commesso tu. Se hai la sensazione che l’abbia commesso un altro valuta sempre se la responsabilità iniziale è comunque tua, anche se lontana nel tempo.
La cosa più difficile nell’individuare un errore, oltre a quella di stabilire connessioni di causa-effetto, è accettare che la causa possa essere molto antica.
“I ragazzi di oggi non hanno valori!” Difficile che abbiano valori se non glieli abbiamo trasmessi noi in una società piena di ingiustizie che loro, proprio perché senza esperienza, non sanno ancora gestire.
3) Individuare i fattori che hanno causato l’errore. Gli errori possono essere causati da:
mancanza di competenze specifiche rispetto al compito;
mancanza di comunicazione tra individui di un team;
anomalie comportamentali degli individui;
mancanza di obiettivi;
mancanza di risorse;
assenza di integrità di chi dirige e non che genera ingiustizie, azioni poco etiche, confusione, ansia, depressione.
4) Pianificazione della correzione dell’errore con strumenti adatti: Ogni errore commesso necessità di strumenti dedicati gestiti da professionisti. Una “bella sgridata” non risolve mai la situazione.
Possiamo distinguere gli errori di chi comanda e di chi esegue. Errori di competenze da entrambe le parti, andranno risolti con formazione così come gli errori relativi alla comunicazione. Errori relativi a obiettivi e risorse dovranno essere risolti a monte da chi dirige. Errori per mancanza d’integrità/etica riguarderanno il singolo individuo che, una volta che gli venga comunicato l’errore, potrà scegliere di prendersene la responsabilità e di correggerlo.
5) Definizione del nuovo obiettivo: per terminare il processo di eliminazione dell’errore e per dare nuova energia al team è necessario definire un obiettivo condiviso insieme alla programmazione delle risorse, sia umane che economiche, con un’attenta definizione dei compiti e delle responsabilità.
6) Accettare di pagare un prezzo adeguato sia economico che psicologico per l’errore commesso: ogni errore ha un prezzo che può essere di tipo: economico (una sanzione), lavorativo (retrocessi dalla posizione, licenziamento), interpersonale (venire abbandonati da un collega, da un amico, dal partner, dai figli, dalla società). Ogni errore però merita che qualcuno si occupi di aiutare chi l’ha commesso. L’isolamento è il peggiore dei rimedi: genera disadattati e ha conseguenze “boomerang” anche verso chi ha isolato l’individuo che sbaglia. Chi accetta di pagare il giusto prezzo per l’errore commesso si risolleva.
Lasciatemi infine raccontare una breve storia.
Camminando per la strada con un mio amico incontrammo un barbone ubriaco che faceva l’elemosina. Il mio amico gli diede dieci euro con un’affettuosa pacca sulla spalla e sorridendogli. Un po’ sorpresi ma contenti, sia io che il barbone. Gli domandai il motivo di quel gesto. Mi rispose: “Vedi io per ora non posso fare altro che dargli dei soldi, però so che quel barbone è una scheggia impazzita che noi, che crediamo di essere dalla parte giusta, abbiamo scagliato nell’universo a causa dei nostri errori e quindi ne siamo responsabili”.
Un errore ha tante facce e spesso, anche se ce l’abbiamo di fronte, non lo riconosciamo.
Buon lavoro a tutti!
A cura di Francesco Filippi
Autore di “Creare Oggetti di Design”
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Febbraio 1st alle 9:27 am
Ottimo articolo!
Un’analisi che sicuramente può essere
usata(magari modificandola) per analizzare
e cercare di risolvere degli errori in qualsiasi
ambito lavorativo o sociale!
Alessio
Febbraio 1st alle 14:04 pm
Grazie Alessio!
Proprio come dici tu a seconda dell’ambiente in cui può essere utile, ogni teoria può essere modificata per rispondere più puntualmente alle esigenze della situazione e delle persone.
La mia vuole essere solo un’analisi generale indicativa che segnali le possibili tematiche che possono essere affrontate in un campo così vasto com’è quello della responsabilità personale nel caso vengano commessi errori.
Buon lavoro!
Febbraio 1st alle 15:31 pm
Nell’ambito generale di una definizione degli obiettivi, in qualunque ambito, personale, professionale, finanziario, aziendale, non può esservi programmazione efficace, se non si tiene conto della gestione degli errori ed ancor prima della loro individuazione.
Naturalmente, l’errore appartiene a tipologie disparate, che possono coinvolgere una o più persone, una o più responsabilità, ma che spesso, sopratutto in ambito aziendale, denotano mancanza di onestà intellettuale.
In molti casi, infatti, si genera non tanto un errore in senso proprio, ma una serie di azioni, di politiche, di strategie, che indubbiamente si rivelano inadeguate rispetto alle mete prefissate, ma che più che essere determinate da errori, cioè valutazioni tecnicche o di altri tipo, non corrispondenti alla realtà della situazione, sono il frutto, purtroppo, di scelte consapevoli, in cui ha fatto gioco il rapporto di potere, piuttosto che l’interesse, insomma elementi esterni al raggiungimento dell’obiettivo, che già a priori condizionano scelte e comportamenti.
Capita spesso, non a caso, che il collaboratore non voglia dire espressamente al proprio capo che sta sbagliando, ad esempio, o che questo non se lo voglia sentir dire, ma anche che si intenda procedere senza nulla cambiare, per quieto vivere.
Poi, quando l’obiettivo non viene raggiunto, si grida all’errore e, con assenza di onestà intellettuale, si cercano anche eventuali responsabilità, ma sempre di un errore.
Talora , quindi, è giusto puntare l’indice contro la resistenza al cambiamento, e contro quella mancanza di onestà intellettuale che spesso condiziona pesantemente comportamenti e scelte, all’interno delle più diverse organizzazioni.
Febbraio 1st alle 17:24 pm
Durante il percorso di una persona o di un gruppo, per raggiungere i propri obiettivi, ci sono situazioni in cui è necessario modificare le proprie azioni per riallinearle allo scopo da raggiungere.
Di conseguenza, a volte cerchiamo una scorciatoia, aspettandoci risultati importanti, per risparmiare tempo e fatica. E cosa succede? La risposta è ovvia.
Non è possibile pensare di cambiare le proprie azioni, sperando di ottenere risultati migliori, senza valutare attentamente gli errori commessi in precedenza.
Uno dei momenti della vita aziendale, in cui l’analisi degli errori è un fattore importante, è la valutazione delle prestazioni.
E’ in questo momento che una persona deve dimostrare tutta la propria capacità di essere flessibile e di modificare il proprio comportamento in modo da raggiungere i propri obiettivi.
Ovviamente, nell’effettuare l’analisi delle cause che hanno determinato il mancato raggiungimento dello scopo sarà necessario prendere i considerazione tutti i fattori riportati da Francesco Filippi al punto 3.
Febbraio 1st alle 18:47 pm
L’articolo di Francesco mi porta a ricordare uno schema di approccio alle deviazioni, tipicamente americano ma, indubbiamente, utile perché pragmatico. Si deve procedere per step successivi.
La prima domanda che un capo deve farsi di fronte ad un errore di un suo dipendente sarà: sapeva cosa fare? Se la risposta è no deve addestrarlo. Se la risposta é si deve farsi una successiva domanda: sapeva come farlo? Nuovamente se la risposta é no deve addestrarlo.
Se la risposta é si dovrà pensare che l’errore sia dovuto a problemi di comportamento e tentare la correzione con un intervento così detto di Counselling, dunque, agendo per ricuperare il dipendente. Nell’ipotesi l’errore non si corregga ancora, il passo successivo é un intervento a Correzione, in cui si iniziano a prospettare interventi aziendali di tipo sanzionatorio. Se, purtroppo, anche dopo questo intervento l’errore persiste, si dovrà passare, necessariamente, all’adozione di un processo punente, gradatamente più pesante, a seconda dell’importanza della deviazione.
Qualcuno penserà che il processo é troppo lungo, ma é un modo corretto, per gestire gli errori dei dipendenti in maniera autorevole e non autoritaria e, per non intervenire in maniera impropria, come dice Gian Piero, solo ad obbiettivi non raggiunti.
Febbraio 1st alle 22:29 pm
Voglio ringraziarvi cari Gian Piero, Chiarissimo, Pier Paolo per i commenti fatti al mio articolo!
Ritengo siano sempre arricchenti dell’articolo individuale in quanto ciascuno riporta la propria professionalità ed esperienza.
Ritengo inoltre il blog un magnifico momento di integrazione e di confronto dei suoi partecipanti che spero un giorno di poter conoscere in qualche incontro collettivo.
Un saluto e un buon lavoro a tutti!
Febbraio 2nd alle 10:22 am
Ciao,
penso sia giusto imparare e identificare i propri errori ma non troppo nel senso di focalizzarci sopra.
Bisogna partire dal presupposto che non esistono fallimento o errori in senso assoluto ma feedback da poter utilizzare per aggiustare il tiro!
Quindi se i risultati che non otteniamo non sono quelli che abbiamo desiderato, bisogna trovare una soluzione a gli “errori” e procedere con fede verso la nostra meta.
A presto
Alberto Consoli
Febbraio 2nd alle 10:41 am
Ciao Francesco, bell’articolo.
Credo che una persona debba riflettere molto sui propri errori, farne tesoro e rimediare. Il problema vero è che a tanta gente manca l’umiltà per riconoscere gli errori, quindi la maturazione sarà molto difficile.
Febbraio 2nd alle 21:23 pm
Grazie Alberto per il tuo commento!
Condivido appieno la tua idea a tal punto che io stesso considero gli errori pura informazione che mi permette di superare l’ostacolo successivo.
Questo è uno dei temi della crescita personale, materia che trasmetto da anni, attraverso un corso specifico.
Qui però si parla di errori commessi all’interno di una comunità che riguardano un tema specifico che è l’ambiente di lavoro. In questo contesto il controllo sociale esige che ci sia correttezza di comportamenti individuali e collettivi in modo che non si creino ingiustizie che possano penalizzare alcuni facilitando altri.
Condivido inoltre il commento di Massimo riguardo la difficoltà di ammettere i propri errori senza che qualcuno ce li faccia notare.
Ma per il caso individuale singolo condivido appieno la tua idea.