Quali fattori influiscono sulla possibilità di risolvere un conflitto?
I fattori che agiscono sulla capacità di risolvere i conflitti sono numerosi, ma essenzialmente due sono quelli che determinano la probabilità di successo: l’oggetto del contendere e il profilo psicologico dei contendenti.
I conflitti tra individui possono derivare da cause molto diverse tra di loro; probabilmente, alla radice non vi è che il risultato di differenti vedute ideologiche, filosofiche, politiche o di diverse esperienze di vita. Altre cause di conflitto risiedono nel diverso modo di percepire le situazioni; le persone vedono i problemi sotto angolazioni diverse e le loro reazioni sono condizionate, come detto prima, da esperienze precedenti.
Le differenze di status, specialmente in ambito lavorativo, sono all’origine di conflitti, nel caso in cui subordinati, ad esempio, non rispettino l’autorità dei capi. Non mancano motivi di conflitto tra colleghi, generati, di solito, dallo scatenarsi di invidie ed ambizioni di carriera.
L’oggetto di scontro più frequente, in ambito famigliare tra genitori e figli, sono le differenze generazionali, mentre, nei conflitti di coppia in enorme aumento, é stato scientificamente accertato che sono provocati da problemi di comunicazione. I conflitti condominiali sono quelli che dominano la scena del sociale e sono generati dalla strenua difesa di interessi individuali.
Voglio però richiamare l’attenzione sulla grande importanza che giocano, nel determinismo di un conflitto, i diversi profili psicologici dei contendenti; molte teorie psicologiche si sono occupate di questo problema ma la più semplice e d’immediata comprensione é quella sui “comportamenti dominanti”. Le esperienze, maturate con questa teoria, permettono di affermare che gli individui, di fronte alla scelta se dare maggiore attenzione al raggiungimento dei propri obiettivi o al mantenimento di buone relazioni sociali, si possono comportare in modi completamente diversi, che possono essere classificati e riconosciuti in quattro stili fondamentali: estroverso, dominante, analitico, socievole.
Vedremo, in un prossimo post, che, essere capaci di identificare il proprio profilo dominante e quello della persona con cui ci si sta confrontando, faciliterebbe moltissimo la risoluzione dei conflitti.
A cura di Pier Paolo Sposato
Autore di “Capi non si nasce” e “Come Gestire i Conflitti”





Novembre 23rd, 2009 at 12:26 pm
La psicologia in genere, ed in particolare quel ramo denominato psicologia sociale, ha delineato, nel tempo, quelli che potremmo definire archetipi, o tipizzazioni dei comportamenti, inereti all’interazione sociale, cioè al rapporto che si tende ad instaurare con gli altri.
Per la verità, sul tema già rifletterono filosofi anche del passato, che si sono mossi sopratutto tra due correnti antitetiche di pensiero.
Da un lato, una visione ottimistica dell’uomo, ha fatto leva sul concetto di animale sociale, cioè di essere socialmente atteggiato, che l’uomo avrebbe, per natura, mentre, per altro verso, si è diffusa una visione pessimistica dell’uomo, riconducibile al famosissimo “homo homini lupus”, che ben ricordiamo.
Da tali anititetiche visionisono conseguite anche opinioni molto diverse sul modo di risolvere la dialettica conflittuale non solo tra stati,ma anche intersociale, cioè all’interno della società medesima, da cui dicvrsissime concezioni anche di filosofia politica.
I più ottimisti hanno ritenuto l’uomo capace di sostanziale capacità di risolvere le conflittualità sociali, addirittura tramite una visione giusnaturalistica, cioè di un diritto, un corpo di regole sociali, che gli uomini sarebbero comunque in grado di creare autonomamente da qualunque legislatore esterno, per il governo dei rapporti sociali.
Ancora una vola, a tale cisione ottimistica è andata contrapponendosi una visione pessimista, che ha legittimato anche la necessità di uno stato assoluto, a partire sopratutto dal Leviatano di Thomas Hobbes.
Dalla sostanziale antinomia di paradigmi e di filosofie, scaturite da tali visioni, si è poi passati ad un sostanziale superamneto storico di tutto ciò, affermando, in chave decisamente meno dogmatica ed assolutista, la possibilità di visioni diverse.
Anche da tale excursus nasce quindi una visione psicologica, che tende ad esprimere tipizzazioni diverse del soggetti umani, nel loro intergire sociale, e storicamente, ad esempio con riferimento alla tipizzazione introverso-estroverso, ricordiamo che il primo a parlarne espressamente in un proprio trattato fu Jung, in particolare in Psychologische Typen.
La moderna e contemporanea piscologia sociale, o sociopsicologia, come qualcuno preferisce denominarla, ha non a caso sottolineato tratti individuali diversi, nelle nostre reazioni “sociali”.
Questo, sotto il profilo pratico, induce a riflettere sulla spiegazione delle ragioni, che determinato effetti diversi, a fronte di situazioni invece del tutto simili.
Ecco, tra l’altro, perchè certi conflitti, a parità di tutte le altre condizioni, si risolvono talora facilmente e senza difficoltà,a differenza di altri casi, del tutto analoghi.
E questo lo si può certo verificare in ogni campo.
Basti considerare le liti tra parenti, piuttosto che tra colleghi di lavoro, o tra partners all’interno di una coppia.
La realtà è peraltro frequentemente più poliedrica, rispetto alle stesse tipizzazioni psicologiche, e sovente capita che oguno di noi possa rapresentare, sotto questo profilo, una sorta di ibrido, con talune componenti di taluni archetipi psicologici prevalenti, ma senza esclusione di altri.
Probabilmente, è anche per questo, ad esempio, che talora, proprio in un ambito tipicamente conflittuale, come quello legale, si arriva ad una transazione, rinunciando ad una parte consistente delle proprie pretese iniziali, mentre altre volte, come si usa dire, le parti “non intendono cedere di un millimetro”.
Novembre 23rd, 2009 at 14:15 pm
Caro Sposato,
un bell’intervento il tuo. Se di questi concetti facessero buon uso i nostri politici…. Le tue argomentazioni mi hanno fatto venire in mente l’episodio narrato in Atti degli Apostoli, dove Paolo - prima Saulo di Tarso- entra in un consesso di greci adoratori di divinità pagane, mentre lui è portatore del messaggio proveniente dall’unico vero Dio. E, a proposito di valutare sì il raggiungimento del proprio obiettivo ma tenendo ben conto delle posizioni del vasto uditorio, questo grande predicatore inizia esprimendo meraviglia per aver vistocentinaia di altari dedicati a varie divinità: ” Nonto, uomini di Atene, che rispetto ai molti popoli che ho visitato voi sembrate essere dediti alla adorazione più di molti altri. Ho visto, tra i vostri altari, anche quello dedicato “all’iddio sconosciuto”. Di questo Dio io sono venuto a parlarvi”.
Che tatto e che apertura! Poteva dire: ” Adoratori di false divinità, nel vostro timore di offenderne qualcuna dimenticandola, avete anche eretto un altare al dio sconosciuto! Invece, grande autocontrollo e rispetto per i suoi ascoltatori.
Volevo, salutando te e l’ottimo Gianpiero Turletti, fare questo riferimento alle scritture che, però, avrebbe grande valenza se applicato a ogni tipo di interrelazione. Un saluto affettuoso ad entrambi e a chi leggerà. Giancarlo
Novembre 23rd, 2009 at 18:06 pm
Ciao Pier Paolo, articolo come al solito interessante!
E’ proprio vero assistiamo spesso a discussioni, ad esempio tra politici ma in genere tra chiunque, durante le quali se le due parti non sono d’accordo su un tema, anzichè confrontarsi con idee innovative, la comunicazione passa a scontro tra identità.
Proprio come dici tu è importante che ciascuno riconosca il profilo comportamentale proprio e quello del suo interlocutore.
A questo proposito ritengo molto istruttive situazioni guidate di gruppo in cui un “pilota” gestisce la comunicazione riportando ogni volta i partecipanti a confrontarsi sul tema proposto anziché lasciare che la comunicazione scivoli tra scontro di identità portando tutti verso una maggiore consapevolezza.
Novembre 24th, 2009 at 11:11 am
Ciao! Concordo con Francesco, il 98% delle volte che guardo dibattiti in TV (politica compresa) finisce tutto in una mega confusione…
Secondo la mia opinione serve molta abilità per controllare il carattere dei partecipanti (ed il loro modo brusco di porsi sugli altri), molte volte diventa un’azione impossibile.
Novembre 24th, 2009 at 12:39 pm
I vostri commenti sono tutti stimolanti e ci vorrebbe un grande spazio per approfondire i temi che avete sollevato. La mia esperienza di lavoro con aziende multinazionali mi ha, però, insegnato a concentrarmi sugli aspetti pragmatici dei problemi e, da questo punto di vista, vi posso assicurare che, applicando una delle diverse teorie sui profili dominanti degli individui, non sarebbe poi così difficile gestire i conflitti. Il fatto è che, oggi, abbiamo imparato ad usare sofisticati sistemi che esaltano la comunicazione a distanza, ma abbiamo perso la capacità di comunicare in modo corretto, quando ci si deve confrontare direttamente tra persone.
Novembre 24th, 2009 at 14:30 pm
Concordo sulla soluzione!
Ci vuole comunque sempre qualcuno competente che lo faccia.
Ho visto spesso in azienda questa figura mancante e molta improvvisazione.
I risultati/danni sono facilmente immaginabili.
A presto!
Novembre 24th, 2009 at 17:22 pm
ciao pier paolo ho letto con molto interesse il tuo post,
ho fatto delle riflessioni e secondo me se tutti studiassero pnl non dico che non ci sarebbero piùn guerre fra stati ma quasi.
Ci sono alcune volte che ci facciamo prendere dalla rabbia e ci dimentichiamo di tutto,ed è proprio per questo che dobbiamo migliorare sempre di più i nostri comportamenti.
Per esempio quando ci troviamo di fronte ad una persona completamente diversa da noi,applichiamo la tecnica del ricalco con guida,sforziamoci di capire almeno in parte la persona che ci è davanti,e cercare di capire una persona non significa mettere da parte la propria personalità,anzi deve essere un momento di crescita,dicendo a se stessi che stai valutando un’altro punto di vista nient’altro.
Forse è utile leggere leggere l’ultimo tuo lavoro “COME GESTIRE I CONFLITTI”
ciao a presto!!
Novembre 25th, 2009 at 1:07 am
Ciao Nicola,
quello che tu sostieni é alla base dei così detti comportamenti assertivi. Ci sono tre modi, in un confronto tra individui, di considerare la controparte: vedere il tuo interlocutore come un nemico, vederlo come amico e, infine, considerarlo come un partner. Questo, quando ci si riesce, é l’unico modo per trasformare un conflitto in um momento di crescita, come tu auspichi.
Novembre 25th, 2009 at 9:57 am
Cogliendo l’invito a guardare all’aspetto pragmatico del conflitto, devo dire che, in effetti, si dovrebbe sempre conisiderare, come opportunamente indicato nell’articolo, il contesto di riferimento.
Un motivo fondamentale è costituito dal fatto che, mentre in enti ed organizzazioni esiste o può esistere una formalizzazione del medesimo, che ne evidenzia il carattere di momento di crescita, e quindi il lato positivo, certo questo non può dirsi per conflitti di altro tipo, ad esempio per quelli che nascono tra amici, conoscenti, e via dicendo.
Ovviamente, su tali temi ci sarebbe tantissimo da dire, e non a caso Pier Paolo Sposato ha scritto uno specifico ebook sull’argomento, ma qualche osservazione si può svolgere anche qui, pur nei limiti di un blog.
In particolare, diverse imprese, sopratutto quelle di medie e grandi dimensioni, hanno giustamente compreso che il conflitto può costituire un momento di crescita, come confronto tra tesi diverse.
Di qui l’importanza di una formalizzazione del medesimo, che fa leva, tra l’altro, sulla figura del mediatore, cioè colui che, alla fine, ha l’autorità di decidere.
Certo, non tutti i conflitti hanno questa caratteristica, pensiamo alle tante discussioni tra colleghi, che nulla o ben poco hanno a che fare con questioni aziendali.
E qui, ovviamente, pssono essere utili diversi strumenti, non esclusi quelli riconducibili a regolamenti di disciplina.
Un tratto che, comunque, tende a forti analogie tra conflitti non formalizzati interni all’impresa e conflitti che sorgono in altri contesti, è il cosiddetto conflitto spontaneo, come quelllo che insorge tra conoscenti.
A tale proposito, ovviamente, si deve distinguere ancora una volta il contesto.
Se il conflitto sorge all’interno di una struttura sociale, eventualmente anche legalmente riconosciuta, come la famiglia, e via dicendo, oltre a strumenti presenti negli altri casi, c’è comunque una serie di risorse, che vanno dal principio d’autorità alla presenza di regole codificate, che ulteriormente possono agevolare la risoluzione del conflitto medesimo.
Proprio per questo, è talora più difficile la gestione del conflitto, al di fuori di strutture formalizzate, e qui premiano l’arte, la psicologia ed altre analoghe discipline.
Certo, non deve prevalere la tentazione, spesso caratterialmente influenzata, del volere avere ragione a tutti i costi.
Proprio per questo, possono essere utili tecniche come le seguenti.
Autoanalisi: domandarsi, innanzi tutto, se la nostra posizione sia effettivamente fondata, prima di voler avere a tutti i costi ragione.
Spesso molti partono dalla convinzione che siano gli altri ad avere torto, senza aver sufficientemente approfondito la propria posizione.
Autocritica sulle proprie conoscenze: talora l’aver torto o ragione dipende da conoscenze spcifiche in taluni settori, e quindi sarebbe opportuno, prima di convincersi delle proprie ragioni, magari consultare qualche esperto.
Spesso capita che si ritenga di aver ragione su quanto fondato solo su presunzioni personali, e non sulla base di situazioni reali.
Invito al ragionamento: in tal senso, è ottima la tecnica delle domande, per indurre l’intelocutore a ragionare sulle proprie posizioni.
Quindi, quest’ultimo non va considerato come un nemico da abbattere, ma come una persona, in cui si deve stimorale la capacità di ragionamento sulle proprie posizioni.
Evitare la dialettica conflittuale: evitare, cioè, di partire dal comunicare alla contropare, chiamiamola così, che ha torto.
Ne conseguirebbe solo una contrapposizione di posizioni predefinite, di dogmi non dimostrati.
Tutto deve passare dal ragionamento, e quindi, semmai, è utile, ancora una volta, la tecnica interrogativa.
Ad esempio, si potrebbe anche partire da una concessione alla controparte, dicendo: ” bene, diciamo pure che tu ( o lei) abbia ragione.
Vorrei quindi meglio capire il tuo ( o suo) punto di vista e le ragioni che lo motivano.
Non è, questo, un approccio, decisamente migliore, che non il seguente?
“Guarda (o guardi…) lei ha torto, ecc…….”.
Poi, certo, molto dipende dal contesto, e dalla eventuale presenza di regole precostituite per regolare in una direzione, piuttoto che nell’altra, il conflitto.
Ad esempio, certo che se il conflitto riguarda una materia legale, ad esempio in ambito processualcivilistico, si parte subito con atti giudiziari, in cui sia chi promuove la causa, cioè la parte attrice, sia la parte chiamata in causa, cioè il convenuto, devono obbligatoriamente sostenere, evidentemente, l’infondatezza delle posizioni della cotroparte e la fondatezza delle proprie.
Quindi, è chiaro che le tecniche, di cui dinazi, sono applicabili in molti contesti, ma non in tutti.
E qui mi fermo, essendo appunto consapevole che la vastità e l’articolazione del tema, richiederebbe appunto ben più di un intervento su un blog, per una trattazione effettivamente esaustiva.
Con l’occasione, un saluto a Pier Paolo Sposato e mille auguri per il suo ebook.
Novembre 25th, 2009 at 11:33 am
Pier Paolo, sono informazioni molto interessanti.
Il mondo della comunicazione è vastissimo, secondo una mia modesta opinione basterebbe “ascoltare” bene quello che viene detto nella conversazione senza limitarci a “sentire”…
Novembre 25th, 2009 at 18:45 pm
Sono corrette le osservazioni sia di Gian Piero che di Massimo; da una parte la gestione dei conflitti é funzione degli ambienti in cui si gioca e ,dall’altra, la capacità di ascolto é una delle competenze base richieste per negoziare con successo. Certo in un blog non si può affrontare un argomento così vasto, ma le vostre osservazioni mi hanno fatto cambiare idea. Avevo deciso di pubblicare un post sul ruolo dei profili psicologici nella gestione dei conflitti; lo sostituirò con un post sulle regole basilari per la loro gestione in qualunque tipo di situazione. Ancora grazie per la vostra partecipazione e a risentirci a presto.