Come mettere fine ad un’amicizia in armonia
Ho sempre pensato che la fine di un’amicizia sia paragonabile alla fine di una storia d’amore: scelta da uno per lo più, subita dall’altro, è sempre un evento doloroso, che passa attraverso una serie di sentimenti diversi: collera, odio, depressione, risentimento. Chi viene deluso, ferito o tradito da un amico vive l’accaduto come una deriva personale, perché vede fallire un legame nel quale aveva investito emotivamente, in cui credeva e che magari durava da tempo.
Un elemento essenziale per non essere troppo vittime dell’evento è la comunicazione, che permette di dare un senso a quello che si sta vivendo. L’ideale, insomma, sarebbe parlare con l’amico che sta diventando sempre più ex. Ma se questi si chiude nel silenzio e rifiuta di incontrarci, non bisogna esitare a confidarsi: con altri amici, con i familiari, con qualcuno che ha già vissuto l’esperienza, per iniziare ad acquisire un certo distacco e darne una spiegazione logica.
Strano ma vero, riuscirà a vivere meglio questa rottura quella persona che nell’infanzia è riuscita a separarsi dal legame fusionale con la madre in modo fiducioso, imparando le strategie di separazione positive. Di conseguenza, quando si accorgerà che un’amicizia non funziona più, ne prenderà atto senza sminuirsi, poiché valuterà se stessa come persona indipendente e autosufficiente.
Le ostilità che continuano nel tempo, indicano invece la difficoltà a recidere del tutto il rapporto, e ciò rivela un legame di dipendenza. Prima o poi bisogna infatti perdonare, anche se è difficilissimo e ci vuole tempo, perché l’altro magari è stato una carogna nei nostri confronti. Si tratta però dell’unico modo per rendergli quello che gli appartiene, liberandosi dal rancore o dal desiderio di vendetta che trattengono il dolore e il legame.
Questo perché la reazione peggiore, dopo aver tagliato i ponti con un amico, è proprio quella di colpevolizzarsi, cadendo in una crisi di autosvalutazione.
Bisogna invece accettare l’idea del cambiamento come una prova del fuoco, che ci afferra e ci trasforma, mettendoci su un nuovo cammino, più conforme a quello che siamo in profondità.
Un’occasione per avviare un processo di maturazione personale, costruito sulla fiducia in sé, uscendo dall’idea della colpa e della colpevolezza, per entrare in quella di esperienza condivisa. Che si è conclusa per lasciare spazio ad altre nuove esperienze, invitandoci comunque a dimenticare la sconfitta.
Ma non la lezione che ci è stata impartita.
A cura di Marina Roveda
Autrice di “Le Regole dell’Amicizia”
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Ottobre 12th alle 10:58 am
Ciao Marina,
Anche questo è un bell’articolo che mi fa pensare…
Credo che odio ed amore siano sentimenti molto forti, mentre non c’è niente di peggio che l’indifferenza. Purtroppo mi è capitata la fine di un’amicizia con un amico proprio provando indifferenza…
E’ successo a causa di vari eventi, che con il passare del tempo hanno portato a non sentirsi più e perdere i contatti. Il brutto è che non mi manca.
Ottobre 12th alle 11:23 am
Ciao Marina,
ottimo articolo… è vero il grado in cui tolleriamo la separazione dipende molto da come abbiamo appreso a tollerarla durante l’infanzia…e Bowlby ce lo ha spiegato proprio bene
Sono d’accordo terminare un’amicizia è come terminare un amore…e credo che valagano all’incirca le stesse regole: troncare un’amicizia è una decisione dolorosa e spesso, anche più complessa di quella fra partner…dove basta (o basterebbe dire) “non voglio più stare con te”..
Ottobre 12th alle 13:20 pm
Secondo me è più complicato terminare un’amicizia “Solida” che terminare un’amore
Ottobre 12th alle 16:25 pm
Sono pienamente d’accordo con te Simone!
Vedere terminare l’amicizia con una persona che fino al giorno precedente era sempre presente per aiutarti, fà molto male, molto di più di una storia d’amore…
Ottobre 12th alle 18:02 pm
Ciao a tutti, e grazie per i vostri commenti al mio post. Sul fatto che possa fare più male la fine di una storia d’amore o d’amicizia, metterei le cose a pari merito, almeno per quanto mi riguarda. Purtroppo ho vissuto entrambe, e per entrambe ho sofferto più o meno in egual misura…
Ottobre 12th alle 18:41 pm
I molteplici casi della vita, dagli imprevedibili percorsi esistenziali, ci pongono spesso di fronte ad eventi non solo inattesi, ma anche dolorosi.
L’amiciza vera è quella realmente disinteressata, altrimenti è una pseudo-amicizia.
Proprio per questo motivo, in diversi casi, forse troppi, non si tratta di fine di un’amicizia, ma di un rapporto interessato, almeno personalmente lo definirei così…e quanto ne consegue, non subito, in genere, ma dopo un certo periodo di tempo, è un distacco accompagnato ad un’analisi oggettiva della situazione.
Dico non subito, ma dopo qualche tempo, perchè l’impatto emotivo iniziale spesso è come un velo che nasconde la realtà, che tutto copre, proprio per non farci ammettere che di vera amicizia non si trattava.
Poi, dopo un po’, quando si inizia a capire, si comprendono tante cose che non si volevano vedere…
Ma perchè capita tutto ciò?
Evidentemente, per talune persone un’amicizia non è solo questo, ma anche una ragione d’esistere, di essere, sopratutto se non si hanno altri interessi, ed anche quando, in fondo, si sapeva che di vera amicia non si trattava.
In effetti, l’interessante articolo richiama, non a caso, il concetto di indipendenza e di autosufficienza e, a ben vedere, anche statisticamente si nota come quanto più una persona è, sotto il profilo intellettivo_intelletuale, psicologico,emotivo, esistenziale, autosufficiente, tanti minori sono i rapporti di amicizia che crea, prorio in quanto non percepisce una tale esigenza di relazione, come vitale per la propria condizione esistenziale, essendo questa sostituita con un’evidente autoreferenzialità.
Possono peraltro esprimersi, nelle dinamiche tra amici, anche tra veri amici, problematiche riconducibili, in termini psicologici, al rapporto con la madre e, più in generale, con i genitori, e certo una condizione di mancato raggiungimento di una certa indipendenza, può dar luogo a quei fenomeni , che spesso fanno delle rotture vere e proprie situazioni dirompenti.
Solo il raggiungimento di una serena armonia, di una sostanziale razionalizzazione dei vari eventi esistenziali, consequenziale al raggiungimento di una certa maturità, consente all’umana esistenza quel necessario distacco, che riconduce alle orme dei saggi………al ritrovare in se stessi anche l’altro.
Del resto, come diceva Hegel, non c’è solo tesi, ma anche antitesi, il tutto sta nel sublime superamento, rappresentato dalla sintesi, sintesi che, in certe condizioni esistenziali, può essere rappresentata da distacco, da superamento, da comprensione degli eventi.
Il perdono può giungere o meno, ma non è così rilevante, a mio parere.
Talora non cè nula da perdonare, a fronte delle varie vicissitudini, come un allontanamento per mille circostanze fortuite, dal lavoro, al cambio di residenza, e via dicendo.
Talora, se l’altro ha torto, si può anche non perdonare.
Quel che conta, è la comprensione dell’evento, ed il raggiugimento di un sereno distacco rispetto al medesimo.
Ottobre 12th alle 21:24 pm
Col tempo ho imparato a porre fine alle amicizie in armonia. Con le storie d’amore è un po’ più difficile e più doloroso, probabilmente perchè i sentimenti sono più intensi e il coinvolgimento emotivo è maggiore.
“Ogni persona che passa dalla tua vita è unica. Sempre lascia un po’ di sé e si porta un po’ di noi. Ci sarà chi si è portato via molto, ma non ci sarà mai chi non avrà lasciato nulla.” Jorge Luis Borges
“Nessuno merita le tue lacrime, e chi le merita non ti farà mai piangere.” Gabriel García Marquez
Ottobre 12th alle 22:03 pm
Bellissime citazioni, Raffaele.
Ottobre 12th alle 22:27 pm
Ciao Marina,
sono proprio d’accordo con te nel dire che per superare la fine di un’amicizia o di un rapporto sia “accettare il cambiamento sia personale che dell’altro”.
Credo che i rapporti tra individui funzionino se ciascuno accetta di indossare il costume o ruolo che l’altro gli chiede di indossare; chi vuole comandare chiede all’altro di obbedire e così via.
Quando tra due persone uno dei due si evolve e non accetta più di essere come l’altro lo ha voluto sino a quel momento avviene la separazione e ciascuno va a cercare qualcuno a cui piacerà la sua nuova “pelle”.
Lasciare che ognuno indossi il costume che vuole, senza giudizio è un processo che richiede un percorso evolutivo di crescita personale e secondo me è uno dei segreti per rimanere insieme.
Quando si accetta, le cose fluiscono quando non si accettano persistono e una delle forme di accettazione più evolute è il perdono.
Articolo veramente azzeccato e pieno di spunti interessanti!
Ottobre 13th alle 14:11 pm
Grazie Francesco, sono contenta che tu abbia apprezzato il mio post.
Ottobre 13th alle 20:29 pm
Anche io ho avuto una amicizia veramente bella con una amico.
Purtroppo e non riuscirò mai a capire il perchè tutto è finito.
Ogni tanto provo a contattarlo con un sms(dato che al telefono non vuole più rispondere)ma non ricevo mai risposta.
L’amicizia per me è una cosa bellissima,e credo che valga veramente un tesoro
Luglio 20th alle 9:06 am
Sono capitato qui per caso e ho trovato sia il post che gli interventi molto veritieri , non ho capito una cosa pero dell’intervento di Gian Piero Turletti, ovvero “piu amici si anno e meno autosufficenti siamo?” mi riferisco a questo trafiletto:
In effetti, l’interessante articolo richiama, non a caso, il concetto di indipendenza e di autosufficienza e, a ben vedere, anche statisticamente si nota come quanto più una persona è, sotto il profilo intellettivo_intelletuale, psicologico,emotivo, esistenziale, autosufficiente, tanti minori sono i rapporti di amicizia che crea, prorio in quanto non percepisce una tale esigenza di relazione, come vitale per la propria condizione esistenziale, essendo questa sostituita con un’evidente autoreferenzialità.
Luglio 20th alle 13:22 pm
Risposta per Davide:
mi riferivo a delle ricerche che evidenziano come le persone con poche amicizie, solitamente denotino una propria autoreferenzialità, nel senso di una vita piena di interessi, per cui avvertono molto meno la rilevanza dell’amicizia, che spesso, invece, per molti, più che essere tale, è una sorta di dipendenza psicologica dagli altri.