Come gestire risorse umane in una PMI

Molte PMI non hanno una strategia chiara per la gestione delle risorse umane. Ho conosciuto organizzazioni per le quali la gestione del personale significa solo applicare delle norme contrattuali. In queste aziende la gestione delle risorse umane è limitata all’indispensabile e non hanno chiaro che, oltre a focalizzarsi sulla riduzione dei costi dei loro processi, dovrebbero avere un metodo efficace per gestire il personale. In particolare dovrebbero preoccuparsi di mettere in atto azioni per motivare e mantenere i collaboratori nell’azienda.Oggi, molte persone cambiano il loro lavoro per vari motivi. Lasciano l’azienda per mettersi in proprio (maggiore motivazione) o per entrare in un’altra organizzazione che riconosce maggiormente l’impegno sul lavoro  (sistema premiante). A volte, parlando con le persone, ti accorgi che non sono soddisfatte del loro lavoro, non si trovano bene
nell’ambiente in cui operano. Se l’argomento cade sulla loro attività professionale e gli si chiede cosa fanno, sembra che non ascoltino, ma in realtà non sono interessate.

Ma se, ad esempio, la conversazione è relativa al mondo del calcio, esse  ti parlano con entusiasmo della loro squadra. Sanno tutto dei loro idoli. Conoscono a memoria tutto quello che riguarda la squadra, le vittorie, i campioni del passato, cosa ha fatto il campione tizio, cosa ha fatto il campione caio. Contrariamente a quanto accade loro nel lavoro, in questa parte  della loro vita si sentono gratificate tramite le vittorie della loro squadra. E’ come se loro facessero parte di quel gruppo. Per questo dedicano all’argomento molta parte del loro tempo. Si documentano. Il lunedì mattina esse comprano subito il giornale e lo leggono per essere informate, per dire all’amico: “abbiamo vinto!”

Altre volte parli con persone che ti dicono: “il lavoro è soltanto il mezzo per mantenere la mia famiglia. Non sono assolutamente soddisfatto del lavoro che eseguo, non sono interessato a fare carriera, non sono interessato al lavoro straordinario per guadagnare di più”. In realtà, anche a loro una gratificazione economica sullo stipendio farebbe
piacere, ma non fanno niente per ottenerlo.

Questo modo di parlare è tipico di una persona che non si riconosce più nella propria azienda. Infatti, se indaghi più a fondo sul suo comportamento, probabilmente emerge quanto segue:

  • Arriva tardi sul lavoro o esce presto frequentemente;
  • La sua performance è in peggioramento;
  • Si lamenta spesso.

In queste persone ci sono comunque momenti  in cui sprizzano allegria: quando hanno finito il loro orario di lavoro e stanno per dedicarsi ad un’attività che li gratifica.

Se tra i vostri collaboratori ci sono persone che hanno queste caratteristiche, dovete porvi questa domanda: Come posso incanalare questi bisogni in una corretta gestione delle risorse umane? Le principali attività che potete svolgere sono le seguenti:

  1. Selezionate, assumete, formate e addestrate le risorse. Una corretta strategia di gestione delle risorse umane inizia sin dal momento che selezionate i vostri collaboratori. E’ importante che offriate un lavoro interessante, con delle opportunità di carriera e di sviluppo legate ai risultati. Dovete fare tutti gli sforzi possibili per elezionare e risorse migliori e metterle nelle condizioni di rimanere nella vostra azienda.
  2. Definite una vision aziendale in cui aggregare i valori dei singoli. Si vede subito, quando si entra in un’azienda, se la maggior parte dei collaboratori ha chiaro e condivide la meta aziendale. Le persone sono attive. Le persone fanno bene il loro lavoro. Viceversa, quando in una organizzazione i collaboratori non hanno chiaro la meta, essi non si sentono di appartenere all’azienda. Alcuni tra voi potrebbero pensare: “non è così importante che le persone condividano la meta dell’azienda. L’importante è che facciano quanto viene loro richiesto e che lo facciano bene”. No! Il fatto di portare i vostri collaboratori a sposare gli obiettivi dell’azienda è fondamentale.
  3. Mettete le persone in condizione di operare nella maniera migliore. Affinché i collaboratori esprimano un livello di performance elevato è necessario avere regole chiare e obiettivi precisi. Senza regole e senza obiettivi non vi è una buona performance. Le regole sono necessarie per il buon funzionamento dell’organizzazione. Senza regole non si convive e non si raggiunge un obiettivo comune.
  4. Sviluppate il lavoro in Team. Un gruppo di persone ha una forza straordinaria. Se questa forza viene incanalata verso obiettivi condivisi, si libera un potenziale straordinario. Lavorare in team è oggi una necessità per la vostra azienda in quanto, se il team lavora bene, può prendere decisioni più di quanto possano farlo le singole persone.
  5. Sviluppate un programma permanente per il mantenimento delle competenze in azienda. I vostri collaboratori non sono legati all’azienda in modo definitivo. Preoccupatevi di proteggere l’azienda nell’eventualità che collaboratori capaci ed esperti diano le dimissioni. In caso di fuoriuscite è bene che la vostra azienda non perda le esperienze che hanno rappresentato un costo e nello stesso tempo una fonte di maggior competitività. Spesso, sento parlare imprenditori e manager dei loro collaboratori come se questi dovessero trascorrere tutta la loro vita nell’azienda. Pochi si preoccupano di proteggere l’azienda, nell’eventualità che collaboratori capaci ed esperti diano le dimissioni. Cosa fare?  Per evitare che la loro fuoriuscita procuri un danno significativo, dovete prevedere delle attività continue che permettano di raggiungere i seguenti obiettivi:
  • Aiutare le persone a trasmettere le proprie conoscenze.
  • Favorire e sostenere la collaborazione tra i colleghi.
  • Pianificare percorsi professionali che consentano la successione delle mansioni.
  • Organizzare, stilare ed applicare procedure operative scritte che prevedano in dettaglio le operazioni necessarie per svolgere una attività nel miglior modo.
  • Verificare nel tempo che la documentazione operativa sia sempre aggiornata; in particolare quando si introducono nuovi impianti, nuovi prodotti o modifiche di processo.

Ma la cosa più importante è gestire il cambiamento. Durante la vita di un’azienda, dover gestire un cambiamento non è  una probabilità bensì un evento certo. All’inizio  di un cambiamento, il personale si divide in due categorie:quelli che accettano di collaborare” e “quelli che non collaborano. Quelli che non collaborano, non si rendono conto che il tempo è cambiato e che loro stessi devono cambiare il modo di pensare. Si lamentano sempre, criticano tutto, dicono che una volta le cose erano diverse.

Ne ho continuamente un esempio quando si iniziano corsi di formazione in una azienda. Ci sono sempre alcune persone che si lamentano della gestione da parte della Direzione, ma non accettano cambiamenti, e perdono solo tempo. Non capiscono che o si allineano al cambiamento, ed agiscono di conseguenza, oppure verranno isolati dai colleghi stessi. Le “persone che collaborano”, invece, all’inizio del cambiamento anziché criticare cercano di capire, di partecipare, riconoscono che ci sono situazioni nuove a cui bisogna adattarsi.

Per concludere: alcune delle idee e casi pratici contenuti in questo articolo potranno offrire spunti validi per definire una strategia aziendale per la gestione delle risorse umane. Ma tutte queste idee sono state sviluppate da persone che avevano chiari due concetti:
1.La maggioranza delle persone non sono degli scansafatiche.
2.Le persone devono sentire la fiducia piuttosto che la sfiducia.

Ti ringrazio in anticipo per il tuo commento.

A cura di Chiarissimo Colacci
Autore di “L’Impresa Efficiente” e “Il Team Vincente”

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5 Commenti a “Come gestire risorse umane in una PMI”

  1. ALBERTO

    Verissimo, sono molto d’accordo con ciò che dici all’inizio dell’articolo.
    Molto spesso nelle piccole aziende il titolare è un’accentratore e “motiva” i suoi collaboratori solo mettendogli pressione sul fatto che sono costi per lui.

    che cavolata. I titolari dovrebbero motivare i collaboratori in altri modi, capire su che aspetto dell’azienda sono portati ed inserirli proprio li.

    Motivare i collaboratori è la cosa più importante che ci sia.

    a presto

    Alberto

  2. Massimo D'Amico

    Bell’articolo, illuminante…

    Credo che non ci sia niente di più bello, motivante e potente del fatto di “Lavorare in gruppo con armonia”. Del resto anche Giacomo e Viviana tramite la Bruno Editore ce lo stanno mostrando da tempo… no?

    Creare un gruppo di lavoro affiatato permette di ottenere grandi risultati. ;-)

  3. Alberto Barbieri

    Ho letto con attenzione questo articolo che rappresenta in modo chiaro e preciso la realtà delle piccole e medie aziende. Purtroppo spesso la mancanza di condivisione degli obiettivi porta le persone ad agire non come un unico vero Team ma come “concorrenti” all’interno della stessa azienda.

    La causa principale pero’ non è la “cattiva volontà” dei dipendenti ma dei piani di vendita e obiettivi personali che non sono allineati ed armonizzati con quelli degli altri colleghi.
    Se io faccio parte del reparto di manutenzione e ho l’obiettivo di massimizzare il fatturato sulle manutenzioni, certamente sarò in concorrenza con il mio collega che invece va dagli stessi clienti a proporre la sostituzione delle vecchie macchine con altre nuove (in garanzia e con costi di manutenzione successivi molto piu’ bassi!).

    Per quanto riguarda il trasferimento delle conoscenze, competenze e skill, giustamente l’azienda deve fare di tutto per poter condividere e trasferire la conoscenza in modo che ciascuno possa essere rimpiazzato qualora decidesse di licenziarsi. Ma come la mettiamo in un periodo di crisi e difficoltà come quello attuale dove sono le aziende a decidere di licenziare le persone per ridurre i costi? Se io ho degli skill e delle conoscenze particolari che altri in azienza non hanno, mi guardero’ bene nel trasferirle ai colleghi perché finché saro’ necessario, sarà piu’ difficile finire nella lista dei cassaintegrati o dei licenziabili… Se per esempio sono l’unico che conosce come è stata programmata la linea di produzione in PLC o i programmi li ho in buona parte fatti io, finché io saro’ il depositario della conoscenza, sarà difficile che mi lascino a casa… (poi potrà succedere ugualmente ma la probabilità sarà ovviamente inferiore)

    Certamente bisogna essere sempre pronti al cambiamento e soprattutto ad evolversi in base alle tendenze e agli indirizzi del mercato; questa è la vera sfida per tutte le aziende e soprattutto per i loro dipendenti. E’ soprattutto compito della Direzione Generale e dei manager trasferire a tutti i livelli e in tutti i comparti dell’azienda questo spirito di adattamento e questa flessibilità.

    Complimenti per gli ebook scritti e in bocca al lupo per una loro ampia diffusione.

  4. raffaella fenoglio

    Tutto ciò che è scritto in questo Blog è socrosatamente vero!!!
    Ci sono delle persone in azienda che sono delle vere “zavorre” e che vedono ogni cambiamento come un attentato a loro stesse.
    Ma non si rendono conto che TUTTO cambia, anche nella ditta meno tecnologica.
    Ritrovarsi un collega così è una sventura. Se sei il capo, qualcosa puoi fare, ma se è un collega… devi sopportare lui, la mancata voglia di adeguarsi e le lamentele.

    Raffaella

  5. Gian Piero Turletti

    Le interessanti indicazioni dell’articolo si riferiscono ad una problematica di non poco conto per molte aziende, quella di avere personale motivato e che si senta parte di un team.
    A volte può dpendere dall’azienda non riuscire nell’intento, a volte ci sono circostanze diverse….

    Sopratutto le pmi hanno una struttura organizzativa che contempla, spesso, più posizioni esecutive, certo non dotate di molta autonomia.
    C’è il titolare, che decide, e poi vari collaboratori, più con mansioni operative che altro, talune operaie o tecniche, altre impiegatizie.
    Spesso, però, se noi ci chiediamo chi rivesta qusti ruoli, ci rendiano conto che si tratta di persone che magari ambivano ad altro.

    Può trattarsi del laureato, che non ha trovato altro lavoro, può trattarsi di colui che ha molte capacità, ma che, magari per problemi familiari, non ha potuto conseguire un più elevato titolo di studio.
    Questo fenomeno implica che talora ci si trovi con personale, che in cuor suo ambirebbe proprio ad altri ruoli e mansioni, ma che accetta quel lavoro per necessità, ed è difficile da motivare, sopratutto perchè l’azienda, invece, ha bisogno non di quei ruoli, di quelle mansioni, che si ambirebbe di ricoprire, ma proprio di quei ruoli che sono stati assegnati.

    Un piccolo aneddoto personale.
    Conoscevo una persona davvero in gamba, ma decisamente demotivata sul lavoro.
    Era addetto ad un ufficio aziendale, che si occupava della gestioe degli ordinativi.
    Ebbene, solo quando riuscì a cambiare lavoro, ricoprendo mansioni effettivamente ricercate, si sentì realmente motivato e soddisfatto del lavoro quotidiano.

    Il guaio, appunto, come diceva un consulente che ebbi modo di conoscere tempo fa, è che l’azienda, sopratutto piccola e media, ha al limite bisogno di un numero ristretto di persone con particolari ruoli, necessitando invece di personale esecutivo, ed in genere di quei ruoli che pochi amano ricoprire.

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