Quello che serve per una carriera rapida in azienda

Tutti i giovani neoassunti si sentono ripetere continuamente che per fare carriera bisogna impegnarsi, raggiungere gli obiettivi fissati e saper prendere le giuste decisioni.
Tutte cose corrette, ma è  così o necessita qualcos’altro? La teoria in base alla quale la ricompensa è proporzionale allo sforzo prodotto, è valida o no?

Con questo post vorrei tentare di spiegare perchè alcune persone, a mio avviso, ragiungono il vertice di una organizzazione mentre altre no. Probabilmente qualche lettore troverà eccessive le mie affermazioni mentre altri potranno essere d’accordo. Tutto quello che leggerete nell’articolo è frutto delle mie esperienze personali all’interno di organizzazioni industriali complesse.

Ma prima di esprimere la mia opinione su cosa occorre per raggiungere il successo in un’azienda, vorrei un attimo descrivere sinteticamente come è organizzata una grande impresa. Il potere assoluto è concentrato nel vertice aziendale. Generalmente il presidente o amministratore delegato. Seguono i dirigenti responsabili di settore e i vari
responsabili di reparto o ufficio. Ci sono poi le persone operativi e le persone di staff.

Dal vertice viene definita la strategia aziendale, in base alla quale si fissano gli obiettivi per ciascun settore. Il responsabile di settore fissa gli obiettivi con i responsabili di reparto o ufficio che a loro  volta definiscono gli obiettivi con le persone operative. In questo sistema di relazioni, ogni livello si impegna con il livello superiore e ogni subalterno ha un obbligo di fedeltà innanzitutto verso il proprio capo.

Detto ciò, vediamo quali sono, a mio avviso, i fattori che determinano il successo di una persona all’interno di una organizzazione:

Aspetto e abigliamento
: nonostante alcune aziende industriali non diano importanza a questo fattore, la maggioranza di esse ritiene ancora importante la cura della persona e del modo di vestire. Quando si entra in queste organizzazioni si trovano uomini e donne “tirate a lucido“.

Essere abile nel gioco di squadra: per essere considerati efficienti sul lavoro bisogna essere capaci di lavorare in team e di dimostrare una elevata versatilità. Per spiegarmi meglio porto un esempio: Guardate cosa succede nelle squadre di calcio vincenti. Quando si attacca, le punte sono supportate dai centrocampisti e difensori, mentre quando la squadra si difende anche gli attaccanti aiutano i loro compagni nel contrastare l’avversario.  Questo è il gioco di squadra.

Uno sponsor”ai piani alti”, un mentore: senza una persona potente che appoggi un dipendente, nella maggior parte delle grandi organizzazioni le prospettive di carriera sono quasi nulle. Il mentore fornisce ad una persona opportunità per mettere in mostra le proprie capacità e gli crea l’opportunità di allacciare relazioni con altre persone
di livello elevato.

Uno stile: avere un comportamento civile, amichevole e premuroso. Essere ben organizzati e dare l’impressione di essere sempre ben informati, è un fattore molto importante.

Immaggino che qualche lettore a questo punto abbia delle perplessità e si stia domandando: ” Ma cosa dice Chiarissimo Colacci? Ci deve essere altro in una persona per fare carriera oltre allo stile, gioco di squadra e  buone conoscenze!”

E’ fuori di dubbio che nessuno può essere chiamato a ricoprire una carica importante se non ha ampiamente dimostrato di saper raggiungere gli obiettivi assegnati e di possedere doti di leadship. Sono cose scontate.
Ma è altrettanto certo che nessuno farà carriera, pur raggiungendo gli obiettivi,  se non possiede le caratteristiche che ho elencato in precedenza. Di contro, nella mia vita lavorativa ho anche conosciuto persone, fortunatamente poche, che hanno fatto carriera avendo solo tali caratteristiche e non avendo la minima capacità di definire e raggiungere obiettivi o posssedere doti di leadership.

E la fortuna conta?

Ho visto  in molte aziende quanto sia importante trovarsi al posto giusto nel momento giusto o viceversa quanto sia dannoso trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Sembrerebbe che la fortuna sia l’unica spiegazione valida quando, a parità di caratteristiche possedute, alcune persone fanno carriera mentre altre no. In realtà, se una persona è fortunata ben venga, ma non è solo con la fortuna che si può ottenere il successo in un’azienda organizzata.

Il successo non è frutto del caso.

Se guardiamo cosa hanno fatto personaggi famosi come Kennedy, Martin Luther King o  tanti altri, vediamo che avevano alcune cose in comune che permettevano loro di influenzare le situazioni. Avevano alcune caratteristiche che li aiutavano a raggiungere qualsiasi obiettivo. Durante la mia attività manageriale prima  e di consulente aziendale adesso, ho conosciuto persone che avevano raggiunto il successo perché avevano anche queste altre caratteristiche:
1. La passione. Quella cosa che li spingeva a fare sempre di più. E’ la passione che spinge una persona ad alzarsi la mattina e dedicarsi al suo lavoro sino a tardi.
2. Valori chiari. I valori sono fondamentali per le nostre azioni quotidiane. Sono i valori che ci fanno capire cosa è giusto fare quando dobbiamo prendere una decisione.
3. Capacità di relazionarsi.  Le persone di successo che ho conosciuto avevano tutte la capacità di sviluppare rapporti con altre persone. Sono le relazioni con gli altri che ci permettono di  raggiungere il successo. Anche la più intelligente e più brava persona del mondo ha bisogno di avere legami con gli altri. Senza questi legami e senza lo sviluppo di rapporti personali non potrà mai raggiungere un successo pieno.

Per concludere:
E’ chiaro che l’argomento successo è molto vasto e richiederebbe spazi maggiori per commentarlo. Il successo a cui mi sono riferito in questo articolo è semplicemente quello relativo ad una persona che si trova a svolgere il proprio lavoro in una  organizzazione industriale  e desidera fare carriera al suo interno. Le mie affermazioni hanno soltanto lo scopo di innescare riflessioni e commenti su quanto accade a chi lavora in grandi imprese  e portare il lettore a vedere sotto una nuova luce i problemi dello sviluppo dei responsabili aziendali.

A cura di Chiarissimo Colacci

Autore di “L’Impresa Efficiente” e “Il Team Vincente”

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7 Commenti a “Quello che serve per una carriera rapida in azienda”

  1. Gian Piero Turletti

    Assolutamente d’accordo con quanto indicato nell’articolo.
    Del resto, vi sono certe differenze tra la piccola/media impresa e la grande organizzazione industriale.

    Anche in quest’ultima, per il bene stesso dell’impresa, dovrebbero sempre prevalere competenza e professionalità, ma purtroppo spesso non è così, anzi.
    Almeno una certa fase della storia economica italiana è stata contrassegnata sopratutto dal terzo fattore, indicato nell’articolo, cioè avere le giuste conoscenze.
    Non a caso, ci sono state e ci sono imprese che, anche a discapito di competenza e professionalità, hanno fatto emergere taluni sopratutto sulla base di considerazioni “politiche”, di potere, e non è un caso che in situazioni di questo tipo non siano state queste risorse umane interne a risolvere determinate problematiche, ma l’intervento esterno di consulnti e di società di consulenza.

  2. Alberto Barbieri

    Condivido l’articolo e confermo che le capacità e le qualità sono importanti ma non sono tutto; bisogna anche “essere conosciuti” all’interno dell’Organizzazione aziendale e per esserlo, giustamente, deve esserci una persona (il Mentore) che oltre a conoscerci sappia apprezzare le capacità e qualità anzidette. Non si tratta di “raccomandazioni” come a prima vista potrebbe sembrare ma semplicemente di “essere conosciuti”: anche se sei la persona più abile e preparata che c’è in azienda ma nessuno, tra chi deve decidere lo sa, nessuno ti chiamerà mai…
    Riporto un aneddoto, realmente accaduto molti anni fa, che rende pienamente l’idea. (io ho conosciuto molto bene la persona)
    Un giovane italo tedesco (nato in Germania da madre tedesca e padre Italiano), dopo una infanzia in Germania, si era trasferito in Italia all’età di 12 anni. Dopo le scuole professionali, aveva lavorato un po’ come autista ma poi era riuscito ad essere assunto come magazziniere in una azienda che produceva bruciatori e caldaie. (oggi è diventata una multinazionale)
    Succede un giorno che arriva in Italia una delegazione Tedesca per incontrarsi con la Direzione Generale (e la Proprietà) dell’azienda per una importante trattativa ed una importante fornitura di bruciatori e caldaie; quel giorno l’interprete dell’azienda era a casa ammalato e c’era il problema di “capirsi” con questi importanti clienti.
    Cosa fare? Al Direttore della Produzione è venuto in mente che in magazzino c’era un giovane che era nato in Germania e lo mandano subito a chiamare. Questi, in tuta blu (gli altri erano tutti in giacca e cravatta!) ha fatto, in emergenza, l’interprete simultaneo per tutta la giornata in modo impeccabile, e molto meglio dell’interprete ufficiale, conoscendo anche tutti i prodotti, i ricambi, le componenti dal momento che era anche magazziniere con i complimenti anche da parte dei clienti tedeschi per la chiarezza espositiva e per l’organizzazione dell’azienda.
    Il giorno dopo sarebbe continuata la trattativa dalle 10.00 in poi e il Direttore Commerciale ha chiesto a quel magazziniere di presentarsi nel suo ufficio all 8.00 e di non andare in magazzino; puntualmente la mattina si presenta come ordinato, sempre in tuta da lavoro, negli uffici di Direzione.
    Il Direttore Generale e la proprietà, al vederlo cosi’, lo rimproverano per essere ancora in tuta blu; la risposta è stata molto semplice: “..ma io sono un magazziniere e qui i magazzinieri devono vestire cosi!”.
    Dopo averlo mandato a casa a cambiarsi e aver fatto l’interprete per tutta la giornata, dalla settimana successiva quel giovane è diventato impiegato nell’Ufficio Esteri e pochi anni dopo, Responsabile Commercio Estero Europa Nord Est.
    E’ stata piu’ fortuna o essere conosciuti per le proprie caratteristiche? E, comunque, quando le circostanze sono favorevoli, bisogna poi sempre dimostrare di essere realmente capaci e preparati…

  3. Enrico Maggiolo

    E’ molto triste sentirsi dire da un esperto che per fare carriera bisogna avere conoscenze…

  4. MariaEnrica Raeli

    Mi permetto di aggiungere un’altra caratteristica. La capacità di far comprendere, a chi poi dovrà eventualmente scegliere fra 2-3 soggetti, quanto ci teniamo a quel posto o quel riconoscimento :-).
    A “non parità” di merito, di impegno, di cultura e di capacità a me è capitato che il riconoscimento sia stato confermato ad un collega perchè non avevo mai fatto emergere quanto quel riconoscimento mi interessava. Il timore di chi ha fatto la scelta è che potessi “trasferirmi” sul più bello, perchè pur “attendibilissima e preziosa” davo sempre l’impressione di “essere alla finestra”.
    So che chi me lo ha detto era sincero e che in parte aveva ragione (la paura di mostrarmi interessata mi faceva assumere un atteggiamento rigido e fraintendibile).
    Spero che questa considerazione possa essere utile a qualcuno e a non fargli rifare lo stesso mio errore.
    Enrica

  5. Chiarissimo Colacci

    Vi ringrazio per i vostri comenti. Colgo l’occasione per augurare a tutto lo staff della Bruno Editore, a tutti gli autori e a tutti i lettori in generale, un felice periodo di vacanze. E’ veramente giunto il momento per tutti di “staccare la spina”. Buon riposo!

  6. Filippo Fantolini

    Salve, ho una domanda importante da rivolgere all’assistenza clienti… ho acquistato prodotti per diverse centinaia di euro presso di voi e vi consoco da quando avevate un sito quasi amatoriale con una ventina di ebook…
    La domanda è relativa ad google adwords, tramite il vostro ebook “guadagnare con google” ho imparato abbastanza bene ad utilizzarlo, non ho mai avuto problemi, negli ultimi due mesi impazzisco su una cosa: ho diverse campagne attive, e riuscivo a investire 30-50 euro al giorno in complesso… un giorno, il 16 giugno ho fermato tutte le campagne per apportar delle modifiche agli url di destinazione… quando sono andato a riattivare le campagne non riuscivo più a superare i 5-6 euro di investimento giornaliero!!!… stesso sito, stessi annunci, stesse parole chiave, tutto uguale!… un sito sugli sfondi riuscivo a pubblicizzarlo per oltre 3000 visite al giorno e ora se faccio 50 visite è già tanto!…vi prego datemi qualche consiglio…

  7. Fabio

    Io ritengo, per quella che è la mia esperienza che tutto quanto sopra riportato sia sicuramente importante.

    Ma il mondo dell’impresa in quanto tale è assolutamente particolareggiato a seconda dell’azienda. Generalmente vedo che esiste una forte componente di “privilegio” nei confronti di persone amiche di altri e così via…(figli di altri manager che si scambiano favori etc.) Esiste una grande ingiustizia in molte realtà in merito alle capacità espresse dai singoli e di base anche una discreta ignoranza. La vecchia classe manageriale deve finalmente uscire di scena e lasciare decolllare la nuova. Detto questo il sistema meritocratico in italia esiste solo in una modestissima percentuale di aziende. Il resto, anche se è brutto dirlo è molto bieco.
    Saluti

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