Come Scrivere un Curriculum Accattivante!

Su come si scrive un curriculum efficace e i modi migliori per divulgarlo si è scritto tanto, si scrive tanto e si scriverà ancora di più in futuro.

Si scrive sempre di più perché le persone cambiano giorno dopo giorno, le idee per migliorare e accattivarsi la simpatia del selezionatore vengono in mente in momenti inaspettati.
Nel mio Book ho inserito le mie personali e considerazioni in merito, ho illustrato i paragrafi del Curriculum come lo intendo io.

Senza entrare nel merito dei contenuti, la mia idea è quella che un curriculum deve essere professionale, ma allo stesso “stuzzicante” per il selezionatore affinchè una vocina gli faccia dire:

Però!! Voglio conoscere personalmente questa persona”.

Far dire una frase del genere al selezionatore vuol dire ipotecare un buon risultato in sede di colloquio.
Ma come si può invogliare il futuro datore di lavoro a farci convocare per un colloquio?
Di modi ne ho sentito tanti, uno in particolare mi ha colpito.

Gira una leggenda dalle mie parti, come tutte le leggende metropolitane può essere vera come falsa.
Ma questa è talmente paradossale che potrebbe anche esserlo o quanto meno verosimile.
Tempo fa mi hanno raccontato di un ragazzo appassionato di motori che voleva a tutti i costi lavorare in una casa automobilistica, a me dissero trattarsi della FIAT.
La sua passione era talmente forte che il pensiero fisso lo consumava sia fisicamente sia mentalmente.
Ha inviato un curriculum, composto soltanto da una sola pagina con i seguenti dati:

  • Nome
  • Cognome
  • Indirizzo
  • Telefono
  • Segno Zodiacale

Niente di più niente di meno.

Sembrerebbe, dalla leggenda, che questo ragazzo sia stato convocato e che il selezionatore con segno zodiacale compatibile col suo lo abbia raccomandato per l’assunzione.
Ci si può credere o meno, io personalmente non ci credo, ma sono convinto (se fosse vera la storia) che il coraggio di aver inviato quel curriculum abbia premiato quella persona.

Oggi i modi per accattivarsi l’attenzione dei selezionatori o datori di lavoro devono per forza essere più incisivi.
A me ne è venuto in mente uno proprio in questi giorni.
Ho avuto il piacere di conoscere una persona non Italiana (ex URSS) che studia e parla l’Italiano e per curiosità ho letto il suo Curriculum.
La prima cosa che mi è saltata agli occhi è che ha indicato lo stato civile e lo stato di salute.

A me personalmente non è mai capitato di vedere indicato lo stato civile nei C.V. tanto meno lo stato di salute.
Mi è stato spiegato che lo stato civile lo indicano prevalentemente le Donne, in quanto può incidere sulla selezione, in sostanza una donna single ha più probabilità di essere assunta rispetto ad una sposata.

Lo stato di salute invece serve per far vedere al futuro datore di lavoro che il lavoratore gode di buona salute e che non si assenterà per malattia.
A me come a tutti voi verrà da pensare che anche se uno gode di ottima salute può assentarsi senza problemi, è sufficiente un certificato medico e il gioco è fatto.

Qui nasce la mia idea, come le altre mie idee indicate nel book può suonare strana e aspetto le vostre opinioni in merito.
Anziché indicare lo stato di salute, indicherei la percentuale di assenza per malattia nell’ultimo anno lavorativo.
Naturalmente lo indicherei solo perché ho una percentuale bassa, molto bassa.

Mi spiego meglio:
nel 2008 ho lavorato per 225 giorni, dal conteggio ho eliminato i giorni di ferie estivi e natalizi, e mi sono assentato per malattia solo 3 giorni e in tutto l’anno ho chiesto 5 gg di permesso.

3/225*100=1.33333%
Assenze per malattia 1,33% su 225 giorni lavorativi annui.
5/225*100=2.22222%
Assenze per permessi 2,22%. su 225 giorni lavorativi annui

I giorni di permesso li ho inseriti solo per confrontare i numeri, naturalmente in un curriculum non li inserirei mai.
Mentre inserirei la percentuale delle assenze per malattia in funzione dei giorni lavorati, specialmente se la % è bassa e non supera il 2%-3%, più o meno equivalgono a 6 gg lavorativi su 225 gg.

Credo che sia un indicatore più facile da comprendere in quanto rapportato ad un numero reale e oggettivo, a me può dire poco il fatto che uno stia bene e che goda di ottima salute.
Ma se mi indica quante volte si è assentato allora il discorso cambia.

La scelta di indicare questo dato è un fatto personale che deve essere valutato con attenzione, personalmente sono convinto che se un candidato dovesse decidere di scriverlo deve assumersene tutte le responsabilità del caso indicando opportunamente la liberatoria per la privacy.

Sono curioso di sapere cosa ne pensate, voi inserireste un dato simile nel vostro curriculum?

Ciao!!

A Cura di Claudio Casula,
Autore di “Trovare Lavoro in Azienda”

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10 Commenti a “Come Scrivere un Curriculum Accattivante!”

  1. Gian Piero Turletti

    Articolo decisamente interessante, e ricco di spunti pratici, Claudio. Complimenti.
    Lo condivido totalmente.

    Parto da una constatazione: quanti sono i c. vitae che arrivano sulla scrivania degli uffici del personale delle aziende, o su quelli di selezionatori esterni?
    Un’infinità.
    E’ quindi opportuno distinguersi, un po’ come avviene con la pubblicità.

    Anche a costo di apparire un po’ stravaganti.
    Ottima, quindi, l’idea di inserire dati sulle assenze dal lavoro.

    Quanto all’astrologia, il suo utilizzo in campo finanziario è ormai noto da tempo, e costituisce un ambito applicativo tutt’altro che stravagante, ma anche il suo utilizzo in azienda è assai più diffuso, di quanto potrebbe pensarsi.
    Molti imprenditori, tra l’altro, non decidono mai affari importanti, se prima non consultano il loro consulente astrologico, e, tra questi, c’era senz’altro Gianni Agnelli.

    Non entro nel merito della validità del’astrologia, ovviamente, ma è un fatto che conosco persone che, se comunque il loro astrologo ha detto una cosa, non prendono mai una decisione in senso contrario, nonostante possibili diverse opinioni dei migliori consulenti.

    Per tornare al curriculum, vorrei suggerire una piccola tecnica:
    in un cesto di frutta tutta della stesso colore, probabilmente la nostra attenzione sarà colpita dall’unico frutto di colore diverso….
    In un c. vitae, quindi, si può usare l’accorgimento di scriverlo tutto con un colore neutro e classico, come il nero, per poi usare un colore vivace (rosso ad esempio), per sottolineare quel particolare aspetto, che dovrebbe costituire un tratto distintivo rispetto ai concorrenti candidati alla stessa posizione.

    Ma questo può servire non solo per candidarsi ad un posto di lavoro, ma anche per promuoversi, ad esempio, come consulenti:
    credo, in tal senso, che uno dei migliori curriculum vitae di un consulente, sia quello che, a parte il solito bla bla…, indichi, magari in neretto, in corsivo, sottolineato e con colore rosso:
    non c’è mai stata problematica aziendale, che (io o il mio studio professionale) non sia riuscito a risolvere.
    In ogni caso, puntare a quelle che possono essere le utilità per l’impresa, non alle vuote competenze.

    Molte imprese, peraltro, oggi hanno dismesso il tradizionale rapporto studi-attività professionali, privilegiando le competenze effettive.

    E se, personalmente, devo ad esempio scegliere un restauratore di mobili, preferisco, ad uno che abbia fatto una scuola di restauro, qualcuno che mi faccia vedere che mobili ha restaurato.
    Del resto, anche personalmente non consiglio mai a nessuno di basarsi sul classico binomio studi-lavoro, ma consiglio di far efettuare prove pratiche (sono possibili a tutti i livelli, anche per managers e dirigenti…) e scegliere chi le abbia effettivamente superate, anche se in assenza dei tradizionali titoli di studio richiesti.
    Le statistiche indicano che le imprese che adottano tali tipologie innovative di selezione, ottengono molti più risultati, di quelle che usano approcci più tradizionali.

    Una conferma dell’importanza, per il candidato, a sottolineare quel che si sa fare, più che gli studi e le competenze teoriche.

  2. Claudio Casula

    Grazie Gian Piero per il tuo sostegno, mi fa piacere che l’argomento sia condiviso.
    Ignoravo, peraltro, che l’arogmento zodiaco e astrologia fosse così presente nelle aziende.
    Sicuramente dipende molto dal vertice, dal carattere e dalle convinzioni della Direzione o di chi amministra l’azienda.
    Personalmente non ho mai incontrato nessuno che avesse convinzioni così forti da “influenzare”, passami il termine, le decisioni aziendali.
    Convengo con te che le aziende che basano le selezioni su dati oggettivi ottengono migliori risultati.

    Grazie a presto
    Claudio

  3. Ernesto Caresia

    Molto Molto interessante!!!

    Penso che l’approccio indicato possa realmente funzionare…
    In passato ho fatto il selezionatore e devo dire che era difficile trovare qualcosa di “sorprendente” all’interno dei curriculum vitae dei candidati.
    Personalmente cercavo qualcosa di diverso dagli schemi tradizionali, diverso dal solito titolo, scuola, votazione, eccetera.
    Alla fine, diventava più interessante valutare le esperienze professionali svolte in passato e le caratteristiche personali e motivazionali che, solo pochissimi, inserivano all’interno del loro curriculum.

    Non saprei dire se il segno zodiacale possa suscitare interesse in molti ma personalmente trovo sia comunque un qualcosa che consenta di “rompere gli schemi tradizionali” e quindi che colpisca.

    Lo stato di salute e l’indicatore sui giorni di “produzione” mediamente svolti… trovo siano altri fattori decisamente curiosi… Per quanto mi riguarda, mi porterebbero a considerare un approfondimento dell’argomento col candidato…

    Ciao a tutti.
    Ernesto

  4. Gerardo Capozzi

    Il tuo post è molto interessante Claudio e credo che il tuo ebook possa essere dia aiuto per molte persone soprattutto in questo momento .

  5. Claudio Casula

    Grazie Gerardo per il tuo parere.

    Un ringraziamento anche ad Ernesto per il suo contributo sulla valutazione dei giorni di produzione.

    ciao a presto.
    vi lascio il link del mio blog
    http://cometrovarelavoroinazienda.blogspot.com
    Claudio

  6. Gian Piero Turletti

    Si Claudio, si tratta proprio di decisioni prese sulla base di certi convincimenti…..

    Razionalmente, questi elementi dovrebbero esulare dalle decisioni aziendali, ma la realtà dei casi aziendali è poliedrica, e ci si imbatte anche in questi tipi di convincimento.

    Ben venga, quindi, un’opera come la tua, che serve anche un po’ a psezzare schemi troppo precostituiti.

  7. Gian Piero Turletti

    In effetti, si tratta proprio di decisioni prese sulla base di certi convincimenti…..

    Razionalmente, questi elementi dovrebbero esulare dalle decisioni aziendali, ma la realtà dei casi aziendali è poliedrica, e ci si imbatte anche in questi tipi di convincimento.

    Ben venga, quindi, un’opera come la tua, che serve anche un po’ a psezzare schemi troppo precostituiti.

  8. Vincenzo Iavazzo

    A me converrebbe tantissimo inserire questo parametro nel mio curriculum! Personalmente in 10 anni di lavoro dipendente ho preso pochissimi giorni di malattia! Quasi non ricordo l’ultima volta che ho preso l’influenza!! Grazie per il consiglio Claudio.

  9. Claudio Casula

    Vi ringrazio per le parole di sostegno.
    E’ da tanto tempo che non trovavo persone che la pensassero come me!
    Quando propongo delle migliorie, almeno io le reputo tali, alcuni mi guardano perplessi.

    vi lascio il link del mio blog
    http://cometrovarelavoroinazienda.blogspot.com

  10. Massimo D'Amico

    Ciao Claudio,
    Grazie per l’articolo.

    Personalmente è da un pezzo che non uso curriculum, però penso che tante persone troveranno un valido aiuto in ciò che hai scritto. ;-)

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