Il sistema Gold Standard (parte 6/10)

Per eliminare il problema inflazione (e siamo già in pieno medioevo), le singole nazioni cominciarono a creare conio di piccola taglia solo se era presente nei forzieri dello stato dell’oro in garanzia. Questo sistema fu poi utilizzato come base da tutto il mondo creando il così detto sistema “Gold Standard”. Ovviamente per la perfetta riuscita del meccanismo, ogni stato doveva per forza creare moneta solo se aveva il sottostante (oro in cassa) e non doveva barare sulla composizione delle monete d’oro… cosa che non accadeva quasi mai (in modo da arricchirsi tramite il signoraggio) e, di fatto ogni stato subiva un inflazione (più o meno galoppante).

Dopo il medioevo nacquero le banconote. Visto che per loro natura sono formate da fogli di carta senza valore, è gioco forza il fatto che queste dovevano essere legate alle riserve aurifere dello stato (per avere un valore) altrimenti chiunque le avrebbe snobbate. Il sistema di tipo Gold Standard funziona in questo modo:
Ammettiamo che a posto dell’oro vi siano come sottostante dei terreni. Se un stato possiede 1 ettaro di terreno (cioè 10.000 metri quadri) e ad ogni banconota vuole legare un sottostante di un metro quadro, è evidente che potrà stampare soltanto 10.000 banconote (e con ognuna delle quali si può acquistare 1 metro quadro di terreno).

Se lo stato vuole stampare altre 10.000 banconote (senza fargli perdere valore) deve per forza procurarsi un altro ettaro di terreno. Se invece stampasse le nuove 10.000 banconote ma tenendo in “cassa” sempre il vecchio ettaro di terreno, è logico che ad ogni banconota non sarebbe più legato un metro quadro di terreno bensì mezzo metro causando di fatti un inflazione del 50%.

Nel Gold Standard vi è ovviamente un legame fra banconote create e once d’oro possedute nei forzieri dello stato. Se lo stato aumenta il numero di banconote in circolo senza aumentare l’oro in cassa, le banconote stesse verrebbero equiparate ad una quantità di oro inferiore a quella che normalmente avrebbe dovuto avere.

Purtroppo i regnanti di tutti gli stati hanno sempre problemi molto grossi da affrontare e la via più facile da intraprendere risulta, guarda caso, sempre quella di stampare banconote senza sottostante nella speranza che nessuno se ne accorga… cosa che però viene puntualmente a galla.

Le principali operazioni di produzione di banconote indiscriminato che mi vengono in mente sono le seguenti:

Nel 1775 il neo stato americano (USA) doveva trovare il modo di finanziare la guerra di indipendenza contro gli inglesi. Visto l’altissimo livello di tassazione già imposto dagli inglesi, aumentare la pressione fiscale (di nascosto) a tutti gli abitanti delle colonie (USA inglesi) era di fatto una via impraticabile. Si è quindi deciso di coniare una nuova banconota chiamata “Continental Dollar” per pagare le spese dell’esercito, dando garanzia che con questa moneta si sarebbe potuto pagare qualunque cosa in futuro, non appena scacciati via i britannici.

Quando la guerra finì (e anche nel frattempo se è per questo), i singoli stati dell’unione si rifiutarono di ritirare dal commercio quelle carte in quanto avrebbero dovuto tassare la gente per poterne dare ai detentori il valore nominale (d’altronde avevano fatto guerra per non pagare troppe tasse e quindi non aveva senso pagarle adesso) facendoli rimanere in circolazione. Ovviamente, visto che per finanziare la guerra ne venivano via via stampati sempre di nuovi, essi, per gli effetti che ho spiegato in precedenza, perdevano valore rispetto ai dollari a moneta (in metallo).

Il governo centrale prese vari provvedimenti come dichiarare nemico del paese coloro i quali si rifiutavano di accettarli in cambio di pagamento oppure applicassero sovrapprezzi in caso di utilizzo dei continental-dollar. Inoltre vennero istituiti dei calmieramenti dei prezzi ma tutto fu inutile.

Visto che non si potevano aumentare i prezzi (per via dell’inflazione) la gente pensò bene di non commercializzare più i beni che d’altra parte occorrevano per nutrire i soldati al fronte (pagati ovviamente in continental). Si istituì una legge che dava libertà ai soldati di requisire i beni di prima necessità alla popolazione lasciando in cambio questi pezzi di carta a garanzia.

L’inflazione provocata da questa continua emissioni di continental senza sottostante fece sì che, alla fine, essi non valevano praticamente nulla. Tutt’oggi, un modo di dire degli statunitensi per indicare un prodotto di scarso valore è  <<not worth a Continental>> (cioè non vale un continental).

A Cura di Patrizio Messina,
Autore di “Autoconsulenza Fnanziaria”

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4 Commenti a “Il sistema Gold Standard (parte 6/10)”

  1. Patrizio Messina

    Una cosa che mi sono dimenticato di dire è che, anche se un sistema tipo gold standard venne utilizzato dal medioevo, ufficialmente questo sistema fu utilizzato a partire dal XVIII secolo (con tutte le caratteristiche ufficiali).

  2. Gian Piero Turletti

    Sempre più interessante questo excursus storico-economico, che fa ben comprendere certi meccanismi economico-finanziari, molto di più di certi testi di macroeconomia.

    Colgo l’occasione, per sottolineare come spesso siano fenomeni di natura economica le principali cause di molti fatti storici.
    Già la guerra degli USA contro lo la Gran bretagna aveva certo anche una base storico-culturale, considerando le opere ed il pensiero del federalismo indipendentista americano, ma indubbiamente le ragioni che indussero sostanzialmente ad una guerra, furono i contrapposti interessi economici tra inglesi e territori ex coloniali.

    Non dimentichiamoci, peraltro, che alle celebrazioni per la festa dell’indipendent day americano partecipa sempre anche una rappresentanza francese, a ricordo della partecipazione della Francia alla guerra, quale alleato degli americani, ed ancora un volta, alle ragioni di strategia militare generale, per contenere il nemico britannico, se ne unirono altre, di ordine sostanzialmente economico, che determinarono la partecipazione francese al conflitto.

  3. Massimo D'Amico

    Ciao Patrizio,
    decisamente corposo il tuo articolo. Grazie… ;-)

    Con tutti gli strumenti di economia che ci sono, è davvero difficile capirci bene qualcosa (io in particolare). Personalmente si tratta di un mercato che seguo poco, ma il tuo articolo è interessante…

  4. Michele Russo

    Ciao Patrizio…

    complimenti per la preparazione e per la dovizia di particolari…
    il tuo è proprio un articolo che la dice lunga sul “valore reale” che adesso ha la cartamoneta…

    fai bene a far conoscere questi temi a quante più persone possibili…
    la gente deve incominciare a capire che il denaro va valorizzato…
    soprattutto investendo in beni che non perdono valore nel tempo ma si rivalutano…

    e quale miglior investimento quello di investire su se stessi…
    per esempio acquistando la tua opera “Autoconsulenza Finanziaria” che se tanto mi dà tanto deve essere molto utile!

    Con Affetto e stima
    Michele Russo

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