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La nascita del baratto (Parte 2/10)

Il grande salto avanti si ebbe quando l’uomo è diventato stanziale. Infatti, man mano che la terra si popolava, il trasferirsi di continuo alla ricerca di risorse non era più sufficiente in quanto qualcuno era già passato prima di loro. Gioco forza l’uomo cambiò strategia per sopravvivere e, nella fattispecie, dovette trovare un modo per avere risorse senza doversi spostare di continuo.

Detto questo, nella fase iniziale delle nuove comunità stabili, si sarà creato sicuramente il bisogno di avere delle difese contro gli attacchi delle bestie feroci e di altri gruppi rivali. Se prima, abitando nelle caverne, bastava controllarne l’ingresso, in un campo stabile e aperto le cose cambiarono radicalmente.

Innanzitutto una comunità che vuole sfruttare le risorse in modo continuo non può pretendere di trovare il terreno fertile e soleggiato con annessa grotta per rifugiarsi ma, molto probabilmente, troverà le condizioni ideali in riva ad un fiume in  un zona pianeggiante (e senza grotte). Di conseguenza deve obbligatoriamente trovare altri stratagemmi difensivi. Il più naturale di questi è far crescere in numero la comunità.

Un accampamento di 100 persone è sicuramente più difficile da attaccare rispetto ad un gruppo di poche unità (nel caso di difesa da altri esseri umani) ed è statisticamente improbabile che un predatore si avventuri all’interno di un campo così popolato (tranne che sia tanto affamato da correrne il rischio).

A tal riprova, gli archeologi hanno trovato ai piedi delle Alpi trentine i resti di un villaggio del neolitico che secondo delle stime (in base alla grandezza) doveva contenere circa 400/450 persone. Considerate che è una comunità grande quasi come un odierno paesino di montagna.
Il formarsi di comunità così grandi (anche solo di un centinaio di elementi) ha provocato uno sconquasso nella gestione economica.

Mentre prima ci si doveva preoccupare solo di scambi di qualche manufatto o eventualmente di persone, adesso le cose si erano nettamente complicate. Un gruppo così esposto (e grande) necessitava sicuramente di guardie. Inoltre la sopravvivenza della specie passava obbligatoriamente dallo sfruttamento ideale delle risorse naturali.

E’ probabile che le prime comunità stanziali fossero simili alle nomadi dove tutti facevano di tutto ma abitando vicini l’un l’altro. A mano a mano che esse si ingrandivano è logico che non tutti potevano avere una casa con annesso terreno da coltivare e gregge da allevare in quanto le abitazioni si sarebbero diluite in molto spazio facendole diventare tutte vulnerabili. La soluzione è stata quella di abitare tutti in un nucleo centrale ed avere le risorse attorno.

Man mano che diventavano più grandi, occorreva che anche i terreni coltivati e le greggi fossero ad alto rendimento (in modo da non essere troppo dispersivi) e quindi si sono create le specializzazioni lavorative. Chi ha fatto il contadino e chi l’allevatore etc.
Inoltre, se guardiamo cosa accade ai giorni nostri, possiamo vedere che per fattori personali (più che altro per il loro vissuto) alcuni sono più bravi in materie scientifiche, altri in quelle umanistiche, altri ancora nelle lingue oppure in lavori artigianali.

Allo stesso modo in quelle comunità, quando si è necessitato di avere personale specializzato per sfruttare le risorse al meglio, alcuni erano sicuramente più portati per lo sfruttamento del terreno, altri ad allevare animali, altri ancora a costruire.
Ritornando a quello che dicevo prima, comunità così organizzate e quindi “ricche” facevano sicuramente gola necessitando di una difesa professionale (di un esercito insomma), di gente che sapesse costruire le armi, di gente che sapesse costruire i moduli abitativi etc.

Queste divisioni e specializzazioni del lavoro avvennero in modo naturale. Basta pensare a cosa accade quando degli amici vanno a giocare a calcio (o calcetto). In modo naturale, senza che nessuno dica niente (o quasi), ognuno si va a mettere nel ruolo che meglio sa portare avanti: io mi mettevo sempre come terzino destro ad esempio, altri tendevano a mettersi in attacco, qualcuno a centro campo ed uno in porta, in automatico senza che nessuno creasse una formazione stile allenatore di squadra professionale.

Non appena è cominciata a formarsi la specializzazione delle professioni si è creato automaticamente il problema del commercio all’interno della comunità. Infatti, un contadino che produce soltanto frutta e verdura non poteva mangiare carne o avere le capacità tecniche per costruirsi gli attrezzi o l’alloggio. Allo stesso modo un allevatore non poteva cibarsi di verdure ed un costruttore non avrebbe potuto nemmeno nutrirsi.

Occorreva quindi un mezzo per potersi scambiare i prodotti ed i servizi. Il sistema diventato poi una delle pietre miliari dell’economia si chiama “Baratto” ed in alcune nazioni è tutt’ora il mezzo più diffuso per commerciare.

A Cura di Patrizio Messina,
Autore di “Autoconsulenza Finanziaria”


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12 risposte a La nascita del baratto (Parte 2/10)

  • Come amano dire i giuristi, ubi jus, ibi societas, ubi societas, ibi jus.

    In altri termini, una società, una comunità di persone, non può far a meno di regole per disciplinare i reciproci rapporti, e di qu iecco il nascere di un ordinamento giuridico, su base consuetudinaria, di cui la fatispecie del baratto cositituisce sicuramente una delle più antiche epressioni.

    Questa regolazione di rapporti va di pari passo, già in quelle antiche comunità, con il feomeno della specializzazione e suddivisione del lavoro, senza la quale ben difficilmente la comunità avrebbe potuto sopravvivere.

  • Mark Cannelli scrive:

    Ciao Patrizio, ho comprato il tuo ebook “Autoconsulenza finanziaria” (davvero ottimo!) e non perdo mai i tuoi articoli sul blog di Bruno Editore.

    Vorrei contattarti ma non so come fare, potresti per cortesia mandarmi una tua e-mail a valetudo@freemail.it?

    Per il resto che dire, l’articolo è (come al solito) MOLTO interessante non solo dal punto di vista economico, ma anche antropologico. Complimenti! :-)

  • Gian Piero Turletti scrive:

    Il baratto ha costituito un’antica forma di contratto, necessaria per regolare i rapporti in società.

  • Gian Piero Turletti scrive:

    ………Infatti, come si usa dire, ubi societas, ibi jus, ed ubi jus, ibi societas.

  • Gerardo Capozzi scrive:

    Interessante articolo ……. secondo me in questo periodi di crisi una forma di nuovo interscambio sarà proprio il baratto on line….

    Caro Patrizio tu cosa ne pensi ?

  • Gian Piero Turletti scrive:

    Sia la regolazione dei rapporti che la specializzazione del lavoro costituirono necessarie forme di aggregazione e di formazione del consenso civile già nelle comunità preistoriche.

  • @Gerardo Capozzi

    L’idea è sicuramente interessante, purtroppo però in Italia è illegale creare uno scambio di beni e servizi tramite baratto inquanto consiste in un evasione fiscale.

    Giusto qualche giorno fa avevo visto un rticolo sul Tg Com che parlava del rischio baratto nel nostro paese e il ministro dell’economia nonchè il generale della Gdf parlavano dei rischi penali legati a tale pratica.

  • Mu scuso per i parziali post reiterati, ma si è trattato di un problema tecnico, legato alla difficoltà di postare.

    Quanto al baratto:
    in quanto tale, non parebbe essere vietato, nel nostro ordinamento, quale ipotesi di illecito penale.
    Il problema, come sempre legato alle disposizioni del nostro vorace fisco, è relativo al fatto che, almeno in ipotesi, se qualcuno scambia dei prodotti, quesa fatispecie non andrebbe esente da aspetti fiscali, la cui evasione, questo si, potrebbe dar luogo a conseguenze penali.

  • Gerardo Capozzi scrive:

    wooow …. grazie per la news Patrizio … quindi in italia c’ è già qualche sito illegale ….infatti basta digitare baratto su google…. Un ringraziamento anche per la tua pronta risposta Patrizio .

  • @ Gerardo

    allora, non è che sia illegale il baratto, ma bisogna vedere cosa baratti ed in che modalità.

    Se vai su ebay e dici: “vendesi scooter zip di 10 anni di vita o scambiasi con cellulare nokia xyz” e un paio di maniche, ma se scambi un bene con dei servizi o due servi è un altro paio di maniche.

    Nel primo caso stai cedendo un oggetto usato per un altro (sempre usato) quindi allo stato non arrechi nessun danno. Nel secondo caso si, infatti fai evasione fiscale. Faccio un esempio perchiarire meglio:

    Un azienda che costruisce mobili deve aggiornare la propria rete di computer e gli serve un sistemista di rete. Il sistemista di rete ha bisogno di una cucina componibile nuova. Teoricamente il sistemista dovrebbe fare il suo lavoro, fatturarlo, incassare il prezzo + l’iva.

    Così facendo una sua prestazione di 4.000 € + iva permetterebbe di far incassare 800 e di iva allo stato, nonchè almeno il 30% dei restanti 4.000 € in irpef più eventuali altri balzelli… In poche parole metà ed oltre del volume d’affari vanno intasse.

    La stessa cosa accade al produttore di mobili. Se si scambiano i beni allora nessuno dei due paghera un centesimo di tasse, quindi per loro conveniente, ma hanno entrambi fatto evasione fiscale.

    In passato, per la precisione nella seconda metà degli anni 90 ci sono stati in Italia un sacco di casi di pasticceri multati ad esempio per aver assaggiato un pasticcino da loro stesso prodotto (oppure che lo hanno regalato a qualcuno per farglielo assaggiare) inquanto così facendo non hanno emesso fattura e quindi di fatto evaso il fisco.

    La legge italiana non permette addirittura, neache di regalare denaro. Ad esempio se unop zio regala al proprio nipote 50 euro per il compleanno, sta difatto coprendo un reato inquanto il nipote non emette fattura (e quindi effettua evasione fiscale) e lo zio effettua favoreggiamento. Ovvio che la finanza non va appresso a queste cose, ma teoricamente la legge prevede questo… figuriamoci cosa accadrebbe se si questo “costume” diventasse popolare (quello del baratto intento).

  • Gerardo Capozzi scrive:

    Ottima spiegazione patrizio adesso mi è piu’ chiaro l’ argomento . – Grazie

  • Luigi Centenaro scrive:

    @Patrizio,
    grande spiegazione quella sullo scambio di servizi

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