Donne in crisi? Ecco che cosa ho scoperto…
Il 1999 è stato un anno molto importante per me. Quello che io chiamo l’anno della svolta. Ho superato una grossa malattia, ho deciso di smettere di fare il marketer puro e mi sono sempre più occupato di Crescita Personale.
Da allora, ho aiutato tantissime persone a valorizzare le proprie risorse ed accrescere l’Autostima. Veder tornare a sorridere le persone e sapere di essere stato loro utile, è un’esperienza bellissima, che consiglio a tutti.
La cosa simpatica è che mi sono accorto, negli ultimi quattro, cinque anni, di aver lavorato con moltissime donne. Se non fosse stato per qualche raro maschietto, oserei affermare di aver fatto coaching esclusivamente con il gentil sesso.
Non mi è molto chiaro il motivo; forse perché l’uomo è di natura restio a chiedere aiuto, o forse, perché ho un feeling maggiore con le donne. Come mi hanno spesso detto le mie stesse Clienti: ho una particolare capacità di saperle ascoltare. E siccome per natura, l’uomo ascolta pochissimo la donna, forse il motivo è proprio questo.
Non che la cosa mi dispiaccia, anzi, è solo che mi ha incuriosito e mi sono messo a fare una breve ricerca ed ho scoperto moltissime cose interessanti sul conto delle donne.
Una delle prime cose che ho notato è che la maggior parte di loro apparteneva ad una fascia di età ben precisa, tra i trenta e i cinquant’anni. Di rado mi capitava di lavorare con ragazze molto giovani, mentre la massima concentrazione di donne in crisi che si rivolgeva a me, apparteneva proprio a quella fascia.
Anche le problematiche erano spesso comuni: quasi tutte erano in crisi d’Autostima, oppure coniugale ed ancora, con forti problemi d’identità. Mentre ho notato che - in base alle mie specifiche esperienze - il problema economico, di lavoro o la delusione legata alla carriera era molto più rara, quasi non rientrava nell’universo femminile. Problematica che, invece, ancora oggi tocca molto più da vicino noi maschietti.
Ma perché proprio la fascia di età tra i 30/50 anni?
Personalmente mi sono dato questa risposta. Prima dei trent’anni, le donne sono vitali, piene di energia e sono ancora nel pieno della ricerca della “felicità”. Inseguono i loro sogni e si battono con tutte le loro forze per realizzarli.
Sono ancora romantiche, sognatrici, forse troppo ingenue. Credono ancora nell’amore con la A maiuscola, e molte di loro, addirittura nel principe azzurro che verrà a prenderle sul cavallo bianco. Insomma, difficilmente prima dei trent’anni hanno vissuto molte delusioni. O comunque, le stesse non sono state ancora capaci di scalfire la loro Autostima.
Passati i cinquant’anni, invece, hanno già superato molti dei problemi della loro vita e sono nel pieno della loro consapevolezza. Sono diventate più mature, e non soltanto di età anagrafica. Si sono accettate per quello che sono, per quello che la vita può offrire loro.
Hanno già formato gli anticorpi di quelle che io considero le due delusioni in assoluto più forti femminili: l’amore e la famiglia. Paradossalmente, è come se fossero pronte per ricominciare una nuova vita e, infatti, non di rado la donna riscopre il piacere di amare in età non più giovanissima e spesso, l’amore che trovano è quello “vero”, quello in grado di “accendere” nuovamente i loro sensi, di regalare loro tutta una serie di emozioni. Quelle stesse emozioni che negli anni precedenti erano state avare.
Meno raramente di quanto si possa pensare, dopo i cinquant’anni, con l’avanzare dell’età e della consapevolezza di “se stesse”, le donne ritrovano anche la serenità e la capacità di apprezzare la vita, anche se questa è ben lontana dal prototipo che avevano costruito quando erano giovani. Anzi, spesso è completamente diversa.
Insomma, quello che io chiamo il “tunnel nero femminile” si forma solitamente tra i trenta e i cinquant’anni. In questa fascia di età, le donne sono stranamente più deboli e indifese.
Fortunatamente. non tutte le donne lo debbono percorrere o ne sono vittime. Ma il fatto che sei/sette donne su dieci che hanno fatto coaching con me lo avevano imboccato, è un dato su cui riflettere.
Nel prossimo post Ti racconterò un po’ più dettagliatamente le mie esperienze di coach con le donne. Chissà che non possano essere utili ad alcune delle amiche del blog.
Un abbraccio e lasciami un commento al post.
A Cura di Giancarlo Fornei,
Formatore Motivazionale & Mental Coach,
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”
Autore dell’ebook motivazionale “Penso Positivo”
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Gennaio 31st alle 10:02 am
Leggendo il tuo interessante articolo, Giancarlo, mi sono venute spontanee un paio di considerazioni.
Per certi versi, hai quasi realizzato una sorta di segmentazione psicologica della donna, anzi un paio di segmentazioni.
La donna per fascia di età e la donna per tipo di problematica.
La suddivisione per età mi richiama alla mente una fondamentale concezione del filosofo tedesco Hegel, principale esponente dell’idealismo tedesco, basata su una visione della realtà suddivisa nele tre fondamentali fasi di tesi, antitesi e sintesi.
Molti, studiando Hegel e l’idealismo, sono portati a ritenere, a mio avviso erroneamente, che si tratti di astruse concettualizzazioni teoretiche, che nulla hanno a che vedere con la realtà pratica di tutti i giorni, ma….l’esperienza dimostra che non è così.
Nel corso degli anni, ho aiutato singoli ed enti nell’affrontare e spesso nel risolvere le loro problematiche, e devo dire che questa visione, sia pur nata per ben altri motivi ed in diverso contesto storico e culturale, rispecchia molto spesso quello che capita propria nanche nella quotidianità.
La donna vive questo in relazione alle proprie specifiche problematiche (VEDASI ANCHE JOHN GRAY), ma direi che tutti attraversano questo tipo di processo, nella loro esistenza.
Tesi: è la fase idealmente rappresentata dalla giovinezza. L’uomo, all’inizio, non può che sperare che tutto vada per il meglio.
Vive di speranze e di forti motivazioni, che lo spingono ad agire ed a credere di non trovare praticamente alcun ostacolo insuperabile, lungo la propria via.
Antitesi: è la dimensione della realtà.
L’uomo (e preciso che intendo non il genere maschile, ma la persona, uomo o donna che sia) si scontra, tuttavia, dopo un po’, con la realtà.
Per quanti sforzi abbia fatto per affrontare situazioni e raggiungere i propri obiettivi, qualcosa è andato storto.
Questo può valere per le gratificazioni personali ed affettive, piuttosto che professionali, a seconda che si tratti di uomo o donna (appunto, ognuno ha dei “temi”prevalenti….).
Può anche essere il caso di specifiche problematiche (in precedenti commenti avevo esemplificato il caso del furto…….).
Di antitesi appunto si tratta, ci direbbe anche Hegel.
Se tutto finisse con l’antitesi, certo, non sarebbe una gran bella visione del mondo e della realtà, quella che ne conseguirebbe.
Antitesi, insoddisfazione, fallimento e…via dicendo.
La tesi sarebbe l’ideale, ma visto che esseri umani siamo, e non divinità, commettiamo degli errori, o incontriamo degli ostacoli, che ci impediscono di ottenere ciò.
Per fortuna, come dicevo, non ci sono però solo tesi ed antitesi, ma anche la sintesi.
Sintesi: dopo la fase delle speranze e degli ideali, dopo la fase dello scontro con la “dura” realtà, ci rimane questo.
Possiamo far tesoro delle nostre esperienze, possiamo imparare dagli errori trascorsi e cercare di ottenere un certo equilibrio tra i nostri desideri iniziali e la realtà.
Qualcosa dei nostri obiettivi si sarà perso…per strada, qualcosa è rimasto, qualcosa abbiamo ottenuto.
Accontentiamoci di quello che non abbiamo perso, accontentiamoci di quello che abiamo ottenuto, poniamoci nuovi obiettivi e…ripartiamo.
Gennaio 31st alle 11:25 am
Caro Gian Piero,
come al solito i Tuoi commenti sono sempre molto esaustivi…
Grazie
Gennaio 31st alle 11:29 am
bravo Gian Piero, sono d’accordo,
è importante trovare dentro se stessi la voglia di rialzarsi, di credere che c’è sempre una nuova possibilità di essere felici e soddisfatti. se prima non l’abbiamo trovata o l’abbiamo persa, vuol dire che dobbiamo cercare meglio e impegnarci un pò di più…
grazie Giancarlo per far parte delle persone che stimolano il miglioramento personale, perchè quando una persona si abbatte ha bisogno di referenze forti, se non vediamo nessuno che da il buon esempio è molto difficile credere di poter cambiare le cose…
un abbraccio energetico a tutti…
Gennaio 31st alle 11:49 am
Anche a Te, Ale, un abbraccio anche a Te
Gennaio 31st alle 16:49 pm
Ciao Giancarlo…
leggendo il tuo post mi ci sono rispecchiato parecchio,
Chiaramente scherzo…
infatti anche io ho praticamente tutte “clienti” donne…
forse perchè siamo bellissimi
Complimenti per il tuo lavoro che porti avanti sempre
con grande professionalità…ti seguo…in silenzio…ma
ti seguo
Gennaio 31st alle 18:03 pm
Caro Gennaro, hai ragione…
non me ne vogliano gli altri autori ma io e Te siamo… bellissimi!!!
A parte le battute, grazie per i complimenti.
Gennaio 31st alle 21:54 pm
Condivido a pieno le tue osservazioni.
Qualche anno fa feci l’esperimento di tenere dei corsi di comunicazione seduttiva (per single) ed educazione sentimentale (per coppie e per single.
Risultato: in entrambi i casi gli uomini, pur mostrando interesse, hanno aderito in pochi, come per dimostrare che non hanno bisogno di imparare in questo ambito. Sono un po’ schiavi del fatto di dover mostrare un’immagine di virilità. Eppure… c’è veramente tanto da imparare riguardo all’educazione sentimentale, soprattutto gli uomini.
Le donne invece non hanno paura di mostrarsi per quello che sono. E’ molto divertente lavorare con le donne in questo ambito.
La fascia d’età delle partecipanti andava maggiormente dai 27 ai 38 anni che corrispondeva per molte di esse al periodo successivo alla fine di storia molto importante nella loro vita.
Tuttavia, nonostante le delusioni vissute nella vita amorosa, erano praticamente tutte inconsapevoli delle loro coazioni a ripetere nelle loro strategie di ricerca del partner.
Interessanti gli sviluppi nel momento in cui si arriva alla consapevolezza di certi meccanismi comportamentali in campo amoroso.
Ancora Complimenti Giancarlo per i tuoi spunti.
Un caloroso abbraccio a tutti.
Valter Romani
Febbraio 1st alle 12:22 pm
Grazie per il Tuo contributo Valter, che testimonia come noi maschietti siamo sempre più restii a chiedere aiuto.
Un abbraccio
Febbraio 2nd alle 0:47 am
Ottime osservazioni. Mi chiedo però, hai detto che le donne “Prima dei trent’anni, le donne sono vitali, piene di energia e sono ancora nel pieno della ricerca della “felicità”. Inseguono i loro sogni e si battono con tutte le loro forze per realizzarli.”
Non è più o meno lo stesso per gli uomini, e nel caso che differenze ci dovrebbe essere, caro Giancarlo.
A presto,
Lorenzo
Febbraio 2nd alle 0:58 am
Prendetela come un opinione personale, ma da quello che vedo io, la donna a trentanni a già che bello che smesso si sognare, purtroppo, così come gli uomini. La vera crisi di oggi è il fatto che gli essere umani hanno smesso di sognare, di raggiungere i propri obiettivi. Questo periodo ci dovrebbe far riflettere.
Febbraio 2nd alle 0:59 am
Prendetela come un opinione personale, ma da quello che vedo io, la donna a trentanni a già bello che smesso di sognare, purtroppo, così come gli uomini. La vera crisi di oggi è il fatto che gli essere umani hanno smesso di sognare, di raggiungere i propri obiettivi. Questo periodo ci dovrebbe far riflettere.
Febbraio 2nd alle 14:54 pm
Ciao Lorenzo,
quasi sempre i sogni dei maschietti è riconducibile al successo: personale, finanziario, economico, di visibilità, di lavoro, di leadership, ecc.
In questo, gli uomi persistono anche oltre quella soglia di età.
Le donne sono + romantiche, sognatrici. Gli uomi più pragmatici, focalizzati sul lavoro.
Febbraio 2nd alle 14:58 pm
Ciao Francesco,
in quel caso abbiamo a che fare con persone senza stimoli, senza obiettivi.
Diciamo che in base alle mie specifiche esperienze, sino ai trent’anni la donna è ancora sognatrice, romantica, visionaria… poi entra in sorta di tunnel dove tutte le esperienze negative vengono amplificate. Ed emergono, innevitabilmente, le delusioni…
Febbraio 2nd alle 17:36 pm
In quanto donna che ha superato i trent’anni, posso dire di essere rimasta ancora una gran sognatrice, nonostante le esperienze negative e le delusioni non mi siano mancate. Da qualche tempo ho anche iniziato a coltivare un sano ottimismo, dopo aver capito che veder tutto nero non porta da nessuna parte. Se poi mi sento un pò triste vado a rileggermi “L’Alchimista” di Paulo Coelho, “Il Gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach, e “Il delfino” di Sergio Bambaren. Secondo me sono libri stupendi, e dovrebbe esserne consigliata la lettura a chiunque pensi che inseguire un sogno sia una perdita di tempo.
Febbraio 2nd alle 17:42 pm
Ciao Marina,
è chiaro che non è possibile generalizzare e esono pertanto lieto che Tu continui a sognare…
Naturalmente mi riferisco alla mia personale esperienza come coach, fatta con moltissime clienti donne.
Lieto di sapere che hai cominciato ad alimentare un sano ottimismo. Le Tue letture sono molto belle e le sponsorizzo anch’io, soprattutto le prime due.
Un abbraccio
Febbraio 2nd alle 18:10 pm
Hai ragione, generalizzare è impossibile…ed è ovvio che tu abbia parlato in base alla tua personale esperienza, che è un pò anche la mia…nel senso che, parlando con altre coetanee, molte volte ho notato la loro incapacità di coltivare progetti, sogni, desideri, che a mio giudizio sono il sale della vita. Si capisce che non sono felici, ma non vogliono neanche sapere di non esserlo. Sopravvivono, pensando che intanto è tutto inutile, loro non otterranno mai niente, le cose saranno sempre così. Che brutto modo di andare avanti! Sarà perchè a me piacciono moltissimo le persone che, nonostante i problemi e le delusioni, vanno sempre alla ricerca della felicità, come recitava il titolo di quel famoso film d Muccino.
Febbraio 3rd alle 9:02 am
In effetti non è il massimo della vita. Faccio il possibile per aiutare queste persone a capire che sono loro il fulcro su cui girà tutto il loro mondo…
Tu continua a ricercare la felicità, anzi, Ti auguro di trovarla quanto prima
Febbraio 17th alle 16:48 pm
ciao giancarlo ,che dire , quando ho fatto con te alcuni corsi non credevo di essere vivisezionata…in quanto persona che rientra ampliamente nella categoria di eta’ che tu analizzi !purtroppo cio’ che affermi e’anche vero e frequente…il pessimismo strisciante ,il non accettarsi ,le delusioni…e il pensare positivo che stenta a trovare una ragione…
vorrei che le mie coetanee non fossero cosi’, sicuramente confrontarsi con qualcuno ti aiuta a vedere le cose da un’altro punto di vista risulta stimolante e sono convinta che ti da’ una scossa…continua cosi’…comprero’il tuo libro sicuramente ,un saluto dalia gori
Gennaio 20th alle 11:33 am
mi sembra che i suoi articoli vengano letti prevalentemente da uomini che poi commentano positivamente, quindi mi dà l’idea che come al solito voi uomini ve la fate e ve la commentate da soli senza considerarci……un’altra autocelebrazione del maschio intellettuale! direi che date un pò fastidio!!!!!! non capite proprio nulla delle donne COME AL SOLITO.