Come imparare velocemente e bene la Difesa Personale

Oggigiorno il fattore tempo regola non solo i ritmi di vita ma anche e soprattutto le nostre scelte: in famiglia, nello studio, nel lavoro, nella vita sociale con parenti e amici.   Anche la pratica costante di una palestra, comporta un impegno e decisamente occupa del tempo che dobbiamo togliere ad altre attività.

La maggior parte delle persone che decidono, per piacere o per necessità, di imparare a difendersi vorrebbero saper fare tutto e diventare “dei maestri” in poche lezioni… cadendo poi nello sconforto perché, dopo un inizio anche entusiasmante, si rendono conto che c’è tanto da imparare e che il mondo della Difesa Personale è vasto, pieno di soddisfazioni ma anche di fatica e di insidie.  A conferma di ciò, i corsi di Autodifesa seri che si trovano sul mercato, approfondiscono alcune aree e si strutturano in piu’ livelli proprio perché differenziano le difficoltà delle tecniche insegnate al grado di abilità e capacità raggiunto dagli allievi.

Ai miei allievi, io suggerisco pero’ delle regole molto semplici che permettono loro di “massimizzare” i risultati e di imparare piu’ rapidamente rispetto alla media ottenendo il massimo rendimento con il minimo sforzo.

La prima regola è quella di iniziare sempre la lezione con entusiasmo e la mente libera da preoccupazioni, pensieri, problemi personali, lavorativi, relazionali…  Quando ci si allena, bisogna concentrarsi su quello che si fa, cercando di ascoltare al 100 % le spiegazioni dell’insegnante e di applicare quallo che dice nel modo piu’ giusto e corretto possibile.  Questo, tra l’altro, riduce notevolmente il rischio di farsi del male; la maggior parte degli incidenti in palestra durante le lezioni di arti marziali sono causati da disattenzione, stanchezza, poco controllo nell’esercizio, indisposizione fisica momentanea del praticante (mal di testa, articolare…ecc).

La seconda regola da applicare in palestra è quello di cercare di allenarsi con gli allievi piu’ bravi o che hanno piu’ esperienza. Molto si impara vedendo le tecniche fatte bene e “subendo” le stesse tecniche su sè stessi; allenandosi con un praticante avanzato si possono cogliere anche tanti piccoli suggerimenti o consigli che sono frutto della sua esperienza.  Nel dubbio comunque fare sempre riferimento al maestro.

Terza regola è quella di non temere di chiedere delle spiegazioni aggiuntive o dei chiarimenti al maestro. Se alla fine della spiegazione del maestro si fanno delle domande pertinenti, si dà la possibilità all’insegnate di essere piu’ preciso ed eventualmente di ribadire il concetto per tutta la classe.   Questo rende le lezioni piu’ vive ed interattive; certamente lasciano il segno perché sono piu’ aderenti alle necessità degli allievi.

Quarta regola è quella di immaginare di dover spiegare poi ad un amico quello che si è imparato nella lezione appena svolta. Non necessariamente lo si deve fare realmente; solo il fatto di immaginare di dover poi ripetere le stesse cose, gli stessi gesti, le stesse spiegazioni ad un’altra persona ci mette nello stato psicologico di “assorbire” il massimo delle spiegazioni, mantiene alta l’attenzione e ci suggerisce anche delle domande su eventuali punti o passaggi poco chiari.

Quinta ed ultima regola è quella di trascrivere poi appena possibile, su un quadernino di appunti quello che si è imparato in palestra. Si tratta di appunti personali che possiamo prendere come meglio vogliamo: descrivendo a parole, facendo degli schizzi o dei disegni (per chi è capace di farlo!) e cercando di ricordare e ripetere da soli, immaginando di avere di fronte il compagno di allenamento, i movimenti e le tecniche imparate.   Se esiste un libro o un manuale ufficiale che descrive le tecniche che il maestro insegna nelle sue lezioni, è certamente utile per ripassare (quando si hanno 10 minuti di tempo libero) le tecniche viste in palestra.

Proprio pensando anche a queste esigenze nell’e-book “Difesa Personale” edito da Bruno editore sono descritte non solo le tecniche di Difesa Personale ma anche tutta una serie di conoscenze teoriche che aiutano l’allievo a imparare l’Autodifesa velocemente e bene.

Alla fine della lezione poi, fatevi sempre due domande.

La prima: “Durante l’allenamento che ho appena concluso, mi sono divertito?
La seconda: “Cosa posso dire di aver imparato di nuovo, o imparato a fare meglio, grazie a questo allenamento?   Dalla risposta che vi date, capite se c’è qualcosa che non va e dove eventualmente state sbagliando; un bravo Maestro vi puo’ aiutare ulteriormente a trovare la giusta soluzione.

A Cura di Alberto Barbieri,
Autore di “Difesa Personale”

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5 Commenti a “Come imparare velocemente e bene la Difesa Personale”

  1. gian piero turletti

    Davvero ottimi consigli, ai quali ne premetterei un altro.

    Evitare, anche nel caso di lezione-seduta prefissata ad un certo orario, di parteciparvi, se non si è in buone condizioni fisiche, o se si è stanchi.
    La conseguenza, in questi casi, potrebbe essere quella di andarte incontro ad incidenti.
    Ovviamente, questo non vale solo per le arti marziali, e legate all’autodifesa, ma per qualisais tipo di attività sportiva ed agonistsica.

    Consideriamo, peraltro, che spesso i rischi, in taluni casi, possono essere addiritutra superiori a quelli delle arti marziali.
    Mi riferisco, ad esempio, al motociclismo ed automobilismo competitivo, ma anche all’utilizzo di armi bianche o da fuoco.

    Considerando un altri aspetto dell’articolo, mi pare inoltre importante non pretendere di ottenere troppo velocemente quello che indubbiamente richiede tempo, applicazione e dedizione.
    Neppure i Velentino Rossi o i Maradona sono divenuti campioni dei loro sport in un giorno.

    Ultima considerazione: mi pare che le attività di autodifesa assumano oggi un rilievo sempre più importante, anche solo per il senso di sicurezza personale, a fronte della criminalità diffusa sopratutto nei gradi centri urbani.

    Imprtante , comunque, anche le indicazioni sul comportamenteo da tenere, come si diceva in precedenti articoli, per evitare poi conseguenze legali negative, tuttora previste dal nostro ordinamento, sopratutto nella fattispecie di eccesso colposo per legittima difesa.

    Ancora buon anno a tutti ed auguri ad Alberto per l’ebook.

  2. Gianluca Pistore

    Ottimi consigli, ho praticato per 8 anni arti marziali (karate) e mi sono allenato frequentemente e con costanza, è l’unico modo per ottenere risultati, ovviamente è fondamentale essere ben disposti e quando ci si sente bene nell’eseguire un esercizio allora lo si memorizza e lo si fa con piacere, altrimenti si rischia di sbagliarlo e di farlo male.
    Ho letto l’ebook di Alberto e devo dire che è veramente eccezionale!!

  3. Patrizio Gatti

    Ciao Alberto , è stato un piacere leggere questo articolo. Hai dato semplici suggerimenti per esempio che io purtroppo non ho mai seguito quando praticavo Judo , infatti spesso se non pratichi subito quello che hai imparato fai presto a dimenticarlo .I suggerimenti semplici ma ritengo molto utili sono la quarta e la quinta regola del tuo articolo .
    Sono inoltre daccordo con te che quando fai sport in genere alla fine dell’allenamento ti devi chiedere “mi sono divertito?”

    ciao complimenti Patrizio

  4. Alberto Barbieri

    Grazie a tutti per i vostri commenti e suggerimenti.

    Mi riallaccio alla precisazione di Gian Piero dove ribadisce che è meglio evitare di allenarsi quando non si è in perfetta forma fisica. Non mi vergogno a dire che in quasi 30 anni di pratica di Arti marziali e sport da combattimento mi sono fratturato un dito del piede e due dita della mano destra (in tre incidenti di palestra diversi…) Sono anche finito al pronto soccorso per uno schiacciamento al ginocchio sinistro (in combattimento a terra con un avversario molto piu’ pesante di me!) Ogni volta, lo ammetto, mi è successo perché non ero in buona forma fisica e, quella sera, avrei fatto meglio a non allenarmi… quindi effettivamente, come dici tu, è importante essere “in buona forma fisica” prima di salire sul “tatami” e io l’ho imparato direttamente “a mie spese”.

    Ti ringrazio Gianluca per i complimenti e per l’entusiasmo che metti in tutto quello che fai e in quello che scrivi. Sono molto contento che il mio ebook ti sia piaciuto e ti sia servito per capire e approfondire meglio certi concetti e princìpi che sono complementari alla pratica del karate.

    Patrizio, hai toccato uno dei problemi che incontrano la maggior parte (se non la totalità) dei praticanti seri di arti marziali: ricordare le tecniche e quello che si è fatto in palestra. Tutti, io per primo, ho dovuto affrontare il problema di ricordare le tecniche, le forme (i kata), i nomi, le posizioni, le varianti ecc. ecc. ed è il primo passo per crescere e imparare. Ciascuno elabora un proprio sistema, un proprio metodo personale, anche aiutato dal proprio maestro. Ma purtroppo non finisce lì; se poi hai degli allievi devi riuscire a “trasferire” questo metodo a loro, aiutarli a crearsi un proprio modo di assimilare e ricordare le tecniche. E questa è alla fine la cosa ancora piu’ difficile…

  5. NELLY

    Salve,vorrei sapere se il karate può praticarlo una persona epilettica.
    Grazie!!!

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