Fallimento? NO! Ho solo trovato un sistema di allenamento mentale che non funziona
All’indomani delle mie dimissioni da mental coach della prima squadra del Pietrasanta Marina, ho ricevuto tantissime telefonate ed email. Molte di queste persone mi conoscono, o leggono i miei articoli su siti e blog vari, e sanno che sono uno che non molla mai. Che ho una tenacia fuori del comune, e proprio per questo il mio gesto le aveva meravigliate molto.
Sono rimasto sbalordito come alcune di loro, fuori del mondo del calcio, abbiano capito o siano andate molto vicine al vero motivo per il quale me ne sono andato. Ad ogni modo, telefonate ed email erano riconducibili, sostanzialmente, a queste due domande:
- perché ho dato le dimissioni da mental coach sportivo del Pietrasanta;
- se mi sento un perdente per aver fallito dopo neppure tre settimane.
Ho già risposto a tutte queste persone sul mio blog Sport&Mente, ma credo giusto farlo anche pubblicamente, attraverso le pagine di uno dei blog più autorevoli come quello di “Giacomo Bruno”.
Cominciamo con la prima domanda: perchè ho dato le dimissioni da mental coach del Pietrasanta Marina?
Evitate di pensare che sono improvvisamente impazzito. Che butto all’aria un sogno tanto cercato proprio nel momento in cui sono riuscito, faticosamente, a raggiungere. Come già detto, chi mi conosce bene sa che non mollo mai.
Ma credo che ogni persona di buon senso, debba riconoscere quando è opportuno andare avanti o fermarsi. Quando è bene e quando è male. In quel momento, ho pensato al bene della squadra ed ho preferito fare un passo indietro.
Del resto, per portare avanti un Progetto Sperimentale di Coaching Sportivo come il mio, le tre componenti principali devono essere in perfetta sintonia. Perfettamente allineate. Ovvero:
- la società, che deve appoggiare e difendere il Progetto al 100%;
- i giocatori, che devono crederci e impegnarsi, tutti e seriamente, a sperimentare cose nuove;
- il mental coach, che deve portare il suo entusiasmo, esperienza professionale e la voglia di innovare.
Diciamo, che al Pietrasanta esistevano solamente due di queste tre componenti. Quale mancava? E’ inutile fare polemiche adesso, non fanno parte del mio stile. Dalla mia bocca non uscirà mai nessun lamento, nessuna polemica. Io amo farle, le cose, non limitarmi a parlarne.
Mi sono assunto le mie responsabilità ed ho fatto un passo indietro. Ho pubblicamente ringraziato e lo faccio anche da questo blog, la Società Pietrasanta, l’allenatore Cristiano Ciardelli, tutto lo staff tecnico ed anche la squadra. Grazie per la bellissima opportunità che mi avete offerto.
La seconda domanda era: non ti senti un perdente per aver fallito dopo appena tre settimane?
No!!! E sapete perché? Perché Thomas Alva Edison ha fallito la bellezza di 10 mila volte prima di perfezionare la lampadina elettrica.
Non mi preoccupo per nulla di aver commesso degli errori. Soprattutto perché sono stati errori di valutazione e non di metodo. Per parafrasare lo stesso Edison, diciamo che ho solo trovato un sistema di “allenamento mentale per sportivi” che non funziona. O che comunque, non ha funzionato in quel contesto e con quei giocatori.
Ad ogni modo, l’importante è averne fatto tesoro e, possibilmente, evitare di incorrere negli stessi sbagli anche in futuro. Ma di questo sono abbastanza tranquillo. Ho commesso tanti errori nella mia vita, ma mai due volte di seguito lo stesso.
Sono sempre stato una persona che guarda al futuro e mai al passato. Ho sempre anticipato gli eventi. Pensate che già nel 1994 studiavo, seppur da autodidatta, la PNL. Nel 2003, ho cominciato a parlare di life e sport coaching quando in Italia, per molti, la parola “coaching“ era solo un termine inglese.
Oggi sono tutti “personal coach” ed esperti di Programmazione Neuro-Linguistica. Ma è la pratica e l’esperienza a fare la differenza, sempre. Sono pienamente consapevole che gli innovatori pagano dazio. Ma sono anche consapevole che con la tenacia e la perseveranza, ho raggiunto moltissimi obiettivi nella mia vita.
Ed è proprio questo il messaggio che oggi, da questo blog, voglio far arrivare ai molti ragazzi, giovani e giovanissimi che ci leggono. Abbiate fiducia in quello che fate. Non permettere a nessuno di distruggere i Vostri sogni. Credeteci prima Voi e poi, il mondo intorno a Voi comincerà a crederci. Ricordate: non è importante quello che pensano e credono gli altri di Voi, bensì quello che Voi credete di Voi stessi.
Agli allenatori, ai direttori sportivi, ai presidenti, agli stessi genitori, agli addetti sportivi in genere. Dico semplicemente di alimentare i “sogni” di questi ragazzi. Trasferite loro la Vostra fiducia, aiutateli ad imparare a credere in se stessi. Evitate, invece, di trasferire loro la paura del fallimento. Sapete cosa diceva Henry Ford? “Chi ha paura di fallire limita le sue attività. Il fallimento non è che l’opportunità di riprovare più intelligentemente”.
Chiuso un capitolo. Si gira pagina ed eccomi di nuovo alla ricerca di una Società sportiva seria, che voglia sperimentare un programma di mental coaching sportivo altrettanto serio ed innovativo.
Esiste una Società tra Lucca e La Spezia che voglia fare qualche cosa di veramente innovativo? Che voglia sperimentare, anche nel gioco di squadra, delle metodiche che in altri contesti hanno funzionato e funzionano molto bene? Contattatemi.
E Tu? Che ne pensi del fallimento? Hai mai fallito nella Tua vita? Io molte volte. Aspetto il Tuo commento al post.
A Cura di Giancarlo Fornei,
Formatore Motivazionale & Mental Coach,
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”
Autore di“Penso Positivo”
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Ottobre 20th alle 15:29 pm
Ciao Giancarlo,
Messaggio 100% ricevuto e sono completamente d’accordo con te.
Ogni sbaglio è un ulteriore passo verso il successo. Chi fallisce veramente è colui che non prova mai solo per la paura di sbagliare…
Ho conosciuto (e continuo a conoscere ancora oggi) molte persone che a parole hanno conquistato il mondo, poi venendo ai fatti… lasciamo perdere. Chi non prova e si mette in discussione non dovrebbe neanche permettersi di parlare, ma questa è la mia personale opinione.
Ottobre 20th alle 15:45 pm
Ciao Giancarlo!
Ho avuto a che fare con il calcio come preparatore atletico e sono sicuro di aver capito quale elemento dei 3 ti ha portato a dare le dimissioni. Tra l’altro è scritto tra le righe del tuo articolo…;)
Ottobre 20th alle 15:53 pm
Ciao Giancarlo.
Che dire, in aggiunta al mio post al tuo precedente articolo?
Per rispondere alla tua domanda, su cosa si possa pensare del fallimento, direi che la mia impostazione rimane quella di sempre, sul raggiungimento degli obiettivi, in qualsiasi ambito d’applicazione.
Non da oggi (anzi….da parecchio tempo) mi occupo di tale problematica, e per la mia esperienza, sono convinto che due aspetti essenziali siano ancora oggi validi e strettamente connessi.
In primo luogo, è probabilmente sempre meglio definire una tempistica, anche perchè, diversamente, neppure si riesce a comprendere se siamo nella giusta direzione, per raggiungere quell’obiettivo.
Ma poi è fondamentale capire se ci sono sufficienti risorse, sotto tutti i punti di vista (occasioni, mezzi finanziari, disponibilità degli altri…) per raggiungere l’obiettivo.
Edison, indubbiamente, era un genio, ma….
Aveva dalla sua un fattore tutt’altro che secondario: raggiungere o meno il suo obiettivo dipendeva, appunto, sopratutto dal suo quoziente intellettivo applicato ai mezzi dell’epoca…..
Oserei dire, senza ovviamente nulla togliere ad Edison, che in questo caso gioca un rilievo fondamentale anche l’accoglimento del tuo progetto da parte di una squadra.
Entra cioè in gioco la disponibilità degli altri.
Ed io non posso che essere d’accordo con quanto Giacomo aveva già indicato nel commento al tuo precedente articolo.
Talora, anzi spesso, certi ambienti non brillano per apertura mentale, ecc…..
Ora, non vorrei dire un’eresia, ma non si sa mai.
Non sono un esperto di calcio, ma mi pare di aver capito (forse) una cosa …..Di qui anche una mia idea.
Vengo al “dunque”.
Ancora una volta, sensa nulla voler togliere a nessuno, mi pare, sopratutto a fronte di interviste ed altri interventi.., che nella classifica del campionato, più si sale e ripeto, forse, maggiore è la preparazione come dire…..anche scolastica degli atleti, da cui una possibile maggior apertura.
Ma allora, Giancarlo, perchè limitarsi a proporre il tuo progetto nei gironi inferiori, e non prospettarlo, invece, anche alle suadre dei gironi superiori?
In fondo, non costa nulla provare….a contattare anche un certo tipo di squadra.
Magari, questa non si fa viva autonomamente, ma perchè rinunciare a priori?
Ecco, questo per me sarebbe il vero fallimento: rinunciare a priori.
Del resto, l’ho detto e lo ribadisco: provare in qualcosa, non significa necessariamente riuscire (altrimenti avremmo scoperto la bacchetta magica), ma se non si prova, si rinuncia a priori…ed è questo il vero fallimento.
Ciao
Alla grande e…alla prossima!
Ottobre 20th alle 16:28 pm
Buongiorno ragazzi.
Caro Max,
ho sbagliato tante di quelle volte nel corso dei miei 46 anni che potrei scriverci un ebook. Fortunatamente, dal 1999 in poi, ho capito che ogni mio errore o fallimento come lo chiama qualcuno, rappresentava, come dici saggiamente anche Tu, un passo in avanti verso il Successo.
Chi non ha mai fallito, vuol dire che ha fatto poco, molto poco nel corso della sua vita. L’importante è APPRENDERE sempre qualcosa di nuovo da ogni errore.
Caro Massimo,
noto con piacere che hai ben capito di quale elemento parlo. Aggiungo che in quel terzo elemento vi era poca umiltà e disponibilità ad imparare (per non dire ottusità) e molta presunzione. Ahhh l’umiltà! Che gran bella parola.
Caro Gian Piero,
ci stavo pensando, ci stavo proprio pensando. E sai che Ti dico? Che prendo subito al volo la Tua idea e mi riprometto, entro i prossimi due mesi e mezzo che ci dividono a fine anno, di contattare tutta una serie di squadre superiori. Concordo con Te: mai rinunciare a priori. Credimi, non è nel mio DNA.
Un abbraccio a tutti e tre
Ottobre 20th alle 17:48 pm
Giancarlo sei sempre il mio Mito Personale!
Conosco una persona che è caduta mille volte, e sempre si è rialzata. Ha fallito in tante cose, sminuita, fatta a pezzettini e ridicolizzata, eppure, ogni volta - all’inizio con incertezza e timidezza, poi con sempre maggiore coraggio e consapevolezza - si è mostrata umile e onesta verso la Vita, Se Stesso e il Mondo.
Il Fallimento è come una pietra speciale che se la guardi in un modo appare Grezza e senza Vita; ma se la Fai Roteare, vedrai apparire, per incanto, un caleidoscopio di colori…
Il Fallimento è un modo di Vedere le cose, nient’altro che questo….quando giunge nella Nostra esistenza è come se l’Universo ti scrollasse per le spalle dicendoti:
“Figlio mio non accontentarti di questa apparenza, allarga il Tuo sguardo, perché se lo farai riuscirai a penetrare la Materia, la Sostanza apparente e riuscirai a comprendere il Tutto….”
Si! Mi piace vivere la Vita così….e…già…chi è questa persona di cui sopra?
Sono Io!
Vi voglio Bene
Fausto
Ottobre 20th alle 18:02 pm
Ciao Giancarlo,
mi dispiace che questa tua esperienza non sia andata a finire come tu volevi. Purtroppo combattere con persone con livelli culturali bassi ( ho giocato a pallone e ho smesso proprio per uno di questi motivi ) non è semplice. Purtroppo l’ignoranza la fa da padrone in quel “mondo”.
Ovviamente tu hai l’atteggiamento giusto per risalire, mi auguro che tu possa trovare la squadra che faccia la tuo caso e che ti permetta di realizzare il tuo sogno. E chissà che tu non l’abbia già trovata?
Ciao Giancarlo
Francesco
Ottobre 20th alle 18:04 pm
P.S. Io ho smesso perchè uno dei motivi era che mi sentivo fuori luogo ad avere a che fare con “certa gente”. Quando parlavo seriamente mi guardavano sbigottiti come se vedavano un alieno. Come dice un famoso detto:”Beata ignoranza, si sta bene de mente, de core e de panza”. Ma non fa al caso mio
Ottobre 20th alle 18:17 pm
Caro Fausto…
Ti voglio bene anch’io! Sei speciale. Anche se esageri un pochino quando dici che sono il Tuo mito personale. Ma poi, ripensandoci bene, sai che Ti dico… che mi piace essere il mito di qualcuno, almeno lo sarò di Fausto.
Una persona che apprezzo per la Sua sincerità e poi, la Tua vita sembra un pò la fotocopia della mia.
Ciao Francesco,
sai cosa si dice? Chiusa una porta si apre un portone. Stanne certo, io non mollo. Mai fatto in vita mia. Anzi, meglio dire, mai più fatto dal 1999 ad oggi.
Sai bene che in tema di “Allieni” io e Te siamo simili. Dai, chiudiamo un capitolo e guardiamo avanti.
Un abbraccio ragazzi
Ottobre 20th alle 18:52 pm
Carissimo Giancarlo, stimatissimo Omonimo,
c’è una varietà di Pino, chiamata ‘pino setoloso’ per via della sua chioma ad aghi ruvidi, fatto apposta per resistere alle condizioni più sfavorevoli. Più le condizioni climatiche, di terreno, di ambiente sono sfavorevoli, più questo albero si irrobustisce.
Tutti gli alberi, quando il loro seme cade su una scarpata o un pendio, tendono inizialmente a crescere orizzontali, ma poi uno speciale legno, detto “di accrescimento”, si sviluppa maggiormente da un lato costringendo la piantia a raddrizzarsi in verticale, finchè diventa un possente albero dritto e maestoso. L’inconveniente iniziale diventa uno spettacolo di forza e di progettazione insita neigeni della pianta.
Un vecchio giapponese che teneva un corso di forze di vendita di un grande Gruppo finanziario, parlando dei condizionamenti positivi (da usare per combattere ed annullare gli effetti di quelli negativi) disse a un certo punto:
” Se voi, dopo aver speso ogni energia e tutto il vostro genuino e onesto convincimento in merito alla bontà del vostro prodotto, dopo averlo presentato con capacità e professionalità, vi sentite sbattere in faccia dal cliente un “NO”, che farete? Potreste dire: “Non sono un buon venditore, per stasera basta, me ne torno a casa”.
Non lasciate che il condizionamento negativo abbia la meglio su di voi. Fermatevi e dite subito: “Cosa c’è di buono in quanto mi è appena accaduto?” E fate una attenta analisi costruttiva: “Forse ho parlato troppo io; forse avrei dovuto meglio sapere quale prodotto aveva già il cliente e lodarlo per la scelta; solo dopo avrei potuto far notare ciò che il mio offriva in aggiunta; ” Forse non ho fatto abbastanza domande”. Eccetera, eccetera, eccetera.
Scoprirete molto cose sulle quali lavorare, e vi vorrete più bene. Quindi, non dimenticatelo mai! Ogni volta che vi si presenta un problema, fermatevi e dite: “Che cosa c’è di buono in questo?” E lavorate positivamente”.
Carissimo Giancarlo, dal tuo articolo di oggi traspare una onestà, una intelligenza (di cuore, non solo di mente) e una umiltà impressionante. Ed è questa qualità a fare davvero GRANDE una persona. Da oggi, credimi davvero, io ti voglio ancora più bene di quanto te ne volessi prima di leggerti. Un forte, ma davvero forte abbraccio. Giancarlo
Ottobre 20th alle 22:24 pm
Caro Giancarlo,
grazie per quanto hai condiviso con noi. Non è facile ammettere una sconfitta, anzi no, una piccola “pausa” tra te e il sogno…..
Mi viene da pensare alla scuola, le maestre con la M maiuscola si riconoscono subito: quando sbagliano con gli alunni, sanno chiedere scusa e ammettono l’errore.
Sono rimasta colpita per i contenuti di certi commenti e ammiro la sensibilità delle persone che ti esprimono solidarietà.
Se vogliamo fondare un club di quelli che hanno avuto difficoltà nella vita,
le iscrizione sono aperte per tutti….
Sono la prima a candidarmi per la riscrittura del libro “Cuore”….
Non posso che rinnovarti un augurio per la realizzazione del tuo sogno:
Hai pensato a candidarti per la “Roma”? Ne abbiamo proprio bisogno.
PS:
ti ricordi il mio traguardo? dare nove esami per dicembre?
Sono stata bocciata due volte di seguito allo stesso esame!!!
Sicuramente difficilissimo, il professore mi ha cambiato tutte le domande, mentre altri sono stati più fortunati di me…(gente che prega per prendere 18)
Pensi che io mi senta sconfitta? Lui, il mio professore, (che è anche il rettore della mia Università) non sa ancora con chi ha a che fare, il 5 dicembre sarò li a prendere il mio bel 30 e lode!!!!!
Ciao,
un caro saluto
Ottobre 20th alle 23:19 pm
ciao giancarlo capisco tantissimo quello che stai dicendo. Io sono un osteopata e coach sportivo e capisco la tua posizione. Con le squadre non è facile e si gioca molte volte al ribasso. Bello il nome del blog sport e mente pensa che io ne sto costruendo uno che si intitola innovazione nello sport I.S.
Ti tengo come punto di riferimento ciaoe grazie
Ottobre 20th alle 23:31 pm
Ciao Giancarlo!
Sconfitta, fallimenti…ma di che stiamo parlando ?
Sabbiamo fin troppo bene che non esistono fallimenti ma solo opportunità;e dici bene quando dici che con quell’esperienza hai capito un modo in cui le cose non funzionano. E altri dovranno ancora passarci a meno che non vengano da te a chiederti come pensi sia meglio agire per evitare di ripetere quell’esperienza. Ecco dunque qual’è il valore di ciò che tu oggi sai.
sono daccordissimo con Gian Piero:” punta in alto! La dove c’è più di tutto, e meno della cosa più importante: la concorrenza.
Se hai letto il libro di Timothy Ferriss ” 4 ore la settimana ” sai che puntare in alto non è convinzione comune e questo crea scarsità di concorrenti.
Come ti ho già detto io ho avuto un colloquio con un dirigente e un medico della nazionale calcio under 21, e anche se non sono riuscito ad andare oltre - per ora - sono contento di aver cercato questo tipo di opportunità.
Dai, Insistiamo! Perchè là fuori c’è un sacco di gente che ha bisogno di noi…solo che ancora non lo sà; e stà a noi farglielo sapere.
Ottobre 20th alle 23:37 pm
Ma che è successo al mio commento?
Sabbiamo!!??
Sarà forse ora che vado a dormire? si si.
Ottobre 21st alle 9:41 am
Buongiorno a tutti, ho un pò di commenti arretrati cui rispondere.
Cominciamo con Giancarlo, il mio grande omonimo.
Grazie per aver usato la metafora del ‘pino setoloso’, mi calza molto.
Splendida anche l’analisi di vendita del vecchio giapponese, a quanto pare molto saggio. E, naturalmente, grazie per le Tue bellissime parole nei miei confronti.
Ho deciso di prendermi una bella “sbronza” di complimenti tra tutti i Vostri commenti e quindi… me li tengo di cuore.
Buongiorno Floriana,
ho deciso di rendere pubblico quella che molti potrebbero chiamare sconfitta ed io, chiamo solo “incidente di percorso”, perché è giusto conoscere delle persone pubbliche (ed un autore lo è), vittorie ed anche sconfitte. Troppo spesso, invece, si enfatizzano solo le vittorie e si nascondono i vari fallimenti.
Il mio ebook PENSO POSITIVO, è pieno di storie di “vita vissuta”. Le mie, naturalmente.
Grazie anche a Te per le belle parole e per lo splendido accostamento alle
maestre con la M maiuscola.
Sai che Ti dico? Fondiamolo questo Club. Ma chiamiamolo “Il Club delle Persone che hanno sconfitto le avversità e Vinto la Battaglia della Vita”.
Dici che alla magica Roma potrei servire? Bene, avanzo la candidatura. Signora Sensi, se legge gli articoli di questo blog, mi candido come mental coach della Roma!
Per quanto riguarda il Tuo traguardo, sono certo che come nel mio caso, si tratti solo di uno stop temporaneo e credo anch’io che quel Rettore non conosca per nulla la tenacia di Floriana. Facci un favore: stendilo con un trenta e lode.
A Giovanni, che ospito per la prima volta nei miei post, dico per prima cosa Benvenuto, è un piacere avere i Tuoi commenti.
Ci ho messo un pò, prima di decidere il nome del blog e poi ho pensato di fondere le due parole. Grazie per i complimenti. Appena hai messo online il Tuo, fammelo sapere.
Chiudo con il mitico Roland.
Ma certo che non esistono fallimenti ma solo opportunità. Io ci credo al 100%. E stai tranquillo: sono più determinato di prima.
Non ho letto il libro di Ferriss, e penso che dovrò rimediare velocemente. Grazie del consiglio. Credo che sia Tu sia Gian Piero abbiate ragione.
ps
sii onesto: ieri sera avevi bevuto troppi succhi di frutta tropicale… ecco perché avevi la sabbia in testa.
Un grande abbraccio a tutti Voi
Ottobre 21st alle 22:38 pm
Caro Giancarlo, ho sempre avuto grande ammirazioni per le persone trasparenti. Spesso vengo rimproverato dalle persone che mi vogliono bene di essere troppo trasparente e per questo secondo loro diventerei vulnerabile.
Invece io mi sento forte della mia trasparenza. Proprio come te spesso, quando le cose non vanno bene (capita a tutti coloro che vivono la vita) trovo sempre amici veri che mi sanno dare il loro sostegno.
C’è un motivo per cui non ritengo il tuo un fallimento.
Possiamo ritenere un fallimento quello di una persona che tentando di scalare il K2 non riesce a fare l’ultimo tratto?
Può essere chiamato fallimento arrivare quarto alle olimpiadi?
Io che sono come te un formatore e un coach so che una delle cose più complicate che possa capitare di fare è proprio quello del coach sportivo, peggio se di squadre rispetto agli sport individuali, peggio nel calcio che negli altri sport di squadra.
Questo perché come dice un vecchio detto arabo caro agli amici della PNL: “Si può portare un cammello alla fonte, ma non si può costringerlo a bere”.
Vi assicuro che nel calcio i cammelli non li porti neanche alla fonte.
Io non mi reputo uno snob intellettuale, anche se imparare per me è la cosa più importante nella vita, tuttavia da tempo ho smesso di aiutare chi non vuole essere aiutato. E’ troppo frustrante e si toglie energie a chi invece ne meriterebbe.
Vi ricordate Livio Sgarbi quando cercava di aiutare i giocatori del Cervia come veniva preso in giro dalla Gialappa’s. Io pensavo: “Ma chi glielo fa fare?”
Molto meglio fare il personal coach di sportivi di sport individuali. I gruppi sono difficili sia nello sport come nel lavoro. Troppi meccanismi infantili.
In ogni caso io il problema l’ho risolto così.
Quando mi approccio a prendere in consegna un gruppo di lavoro (di solito l’incarico mi viene dall’alto, dai responsabili) io non accetto l’incarico se prima non ho l’OK da parte di tutto il gruppo che devo aiutare a migliorare.
Dopodiché metto bene in chiaro che l’obiettivo da raggiungere è innanzitutto della squadra, poi è anche il mio. Dico loro che ho degli strumenti per aiutarli a condizione che questi vengano usati nel modo opportuno. Non garantisco il risultato proprio perché si può portare un cammello alla fonte, ma non si può costringerlo a bere.
Quello che dovesse quindi essere un mio fallimento se la mia ricetta non funzionasse sarà innanzitutto e prima di tutto quello della squadra.
In ogni caso ci sono squadre e squadre e il livello culturale delle persone conta tantissimo.
Con i calciatori si potrebbero avere grandi risultati se il fattore tempo non fosse così tiranno.
Come dice Robbins: il cambiamento è automatico, il miglioramento no.
Il miglioramento richiede consapevolezza, strategia, tanti tentativi e quindi tempo… e nel calcio c’è troppa ansia da prestazione, poco favorevole ad un percorso di miglioramento.
Del resto chi più noi che studiamo da anni PNL e strategie di miglioramento
possiamo capire quanto certi miglioramenti millimetrici sono a volte ottenuti dopo tanto tempo e tanti tentativi?
Per me, caro Giancarlo, sei solo uno che è arrivato quarto alle olimpiadi, un campione tra un’infinità di mediocri che hanno il solo vantaggio di non lasciarsi mai misurare.
Altro che fallimento! Continua così. Pochi hanno le palle di accettare certe sfide.
Ciao. Un saluto a tutti
Valter Romani
Ottobre 21st alle 23:02 pm
ciao Giancarlo ,
Io ,ho sempre preferito ammettere sbagli, ammettere sconfitte e ho imparato anch’io a imparare dagli errori .
Preferisco avere a che fare con chi sbaglia e ammette di aver sbagliato che non con chi è sempre perfetto .
Poichè questo è il mio modo di essere non posso che ammirare il tuo modo di fare , al di là del risultato che hai ottenuto.
Sicuramente anche il comunicato stampa che ho letto nel tuo blog Sport e mente ti dà un grande merito ed è sinonimo di serietà.
Probabilmente chi non ha voluto imparare si è perso anni ed anni di esperienza positiva che tu potevi trasmettere.
Se vinco all’enalotto la compro io una squadra e ti ingaggio
ahahah ….sognare ogni tanto fa bene
Ciao Patrizio
Ottobre 21st alle 23:41 pm
Ciao Giancarlo, sono sorpreso e dispiaciuto per quello che è successo. Per la verità, mi aspettavo qualche resistenza nell’accettare una professione nuova (e poco conosciuta) in Italia, ma non dopo così poco tempo.
Dopo aver letto gli altri commenti mi sembra evidente che le cause principali siano queste: scarsa umiltà e poca disponibilità ad imparare (oltre ad un livello culturale non elevato) da parte della “componente mancante”, scelta di una serie inferiore (probabilmente in una serie superiore ci sarebbe una risposta migliore), i tempi non sono ancora maturi (ma lo saranno presto!).
Per fortuna tu hai un atteggiamento mentale positivo e certamente farai tesoro di questa utile esperienza per i tuoi futuri successi. “Se vuoi avere più successo, raddoppia la tua percentuale di fallimenti!”. (non ricordo l’autore)
Ottobre 22nd alle 9:34 am
Caro Valter,
cosa rispondere alle Tue parole? Solo grazie.
In effetti, il mio errore è stato principalmente di valutazione. Ero troppo impegnato a “sognare” che non mi sono accorto che il basso (i giocatori), non avevano accettato, se non in minima parte (i più giovani), la mia figura.
Ho imparato tantissimo da questa avventura e credimi, sono + forte di prima.
Grazie per le Tue belle parole.
Ottobre 22nd alle 9:42 am
Ciao Pa,
guarda che Ti prendo in parola…
appena riscuoti la vincita chiamami, che scegliamo la squadra da comprare e cominciamo ad allenarla come dico io.
Un pò d’ironia fa bene. Ho imparato che l’ironia e soprattutto l’autoironia aiutano moltissimo le persone. Quindi… scherziamoci sopra.
Grazie per le parole di apprezzamento.
Ciao Raffa,
probabilmente ci ho messo del mio. Anzi, sicuramente ho contribuito inconsciamente con quell’errore di valutazione iniziale. Ha ragione Valter, se avessi messo i puntini sulle I subito, forse sarebbe andata diversamente.
Ma con i Sè e con i Ma…
Farò sicuramente tesoro di questa utile, anzi utilissima, esperienza.
E’ possibile che quella frase l’abbia detta Brian Tracy?!
Ottobre 22nd alle 10:05 am
Ciao Giancarlo.
Ho letto anche gli altri commenti, successivi al mio, tra cui quello di Valter, e direi che sono d’accordissimo.
Proprio il fallimento è un tema che, tra l’altro, è nato tecnicamente in ambito aziendale.
Ebbene, ci sono coloro che cercano di salvare diverse aziende, in situazione negativa, in cattive acque, da un fallimento.
Talora ci si riesce, talora no.
Questo cosa significa?
Che quando non si riesce, c’è un falimento?
D’accordo, l’azienda fallisce, ma sopratutto quando è l’azienda a non voler seguire quanto indicato dal consulente, direi che è lei che fallisce, e non che è il consulente che ha fallito.
Anzi, il consulente non ha fallito, proprio prechè ha trovato aziende, che si è riusciti a non far fallire, e che hanno seguito le sue indicazioni.
Ancora un saluto e mille auguri.
Ottobre 22nd alle 10:48 am
caro Giancarlo,
mi complimento per il tuo impegno, è già difficile migliorare le prestazioni di una singola persona, ma nel tuo progetto di lavorare alla crescita comune di una intera squadra di ragazzi scalmanati si annidano molteplici difficoltà che si combinano tra di loro come le possibilità di vincere al superenalotto.
solo se tutti collaborano al max è possibile un buon risultato! senza collaborazione anche un ben più semplice rapporto a due diventa impossibile…
ma per quel poco che ti conosco sono certo che troverai la squadra giusta che ti permetterà di tirar fuori quello ch ehai nel cuore…
ti abbraccio…
Ottobre 22nd alle 17:31 pm
Concordo, caro Gian Piero, concordo.
Caro Alessandro,
grazie per i complimenti e per l’augurio, che sono certo, si tradurrà in realtà quanto prima.
Un abbraccio ad entrambi
Ottobre 24th alle 11:39 am
Ciao Giancarlo! Io sono uno di quelli che ha sempre fallito nella vita. La differenza è che prima per me il fallimento era la cosa peggiore che potesse esistere, ora invece credo che da un fallimento possano nascere altre opportunità! Grande articolo! complimenti
P.S. : sono sicuro che troverai una squadra che farà al caso tuo!
Ottobre 24th alle 12:41 pm
Ma certo, caro Rocco, che dai fallimenti possono nascere grandi opportunità.
Tutti i più grandi uomini e donne di questa terra hanno fallito almeno una volta nel corso della loro vita. Anzi, diciamo pure + di una volta.
Grazie per i complimenti all’articolo e un grande abbraccio.
Gennaio 7th alle 15:55 pm
Nell’articolo, la frase:” ho solo trovato un sistema di allenamento mentale che non funziona” non fà altro che confermare che nel gioco del calcio, l’allenamento mentale deve essere funzionale all’insegnamento corretto della tecnica e della tattica strettamente collegate tra loro, non bastano i modelli tradizionali di allenamento: ogni allenatore ha il suo e onestamente spesso si fà fatica a capire….. se ci sono i risultati si dice che il mister è stato bravo, che il suo sistema ha funzionato, se perde, l’esatto contrario, e si spara addosso al mister e questi a sua volta se la prende con qualche giocatore o con la Società ecc. ecc. ecc.
Oggi si pretendono subito i risultati, non si ha più tempo, si è scritto che, da una quindicina di stagioni quasi tutti gli allenatori dei settori giovanili hanno sposato le nuove idee abbandonando l’insegnamento della tecnica…..si fà confusione tra schemi e moduli, non si conoscono e non si insegnano i movimenti fondamentali del gioco del calcio individuali e di collaborazione, non c’è confronto sul campo e c’è pochissimo dialogo, impera molta confusione , tutti parlano e tutti hanno ragione.
Bisogna mettere un pò di ordine, il miglior investimento nei Settori Giovanili è l’insegnamento corretto della tecnica di base e applicata, ma non si insegna …i bambini devono giocare……bisogna indurli a trovare da soli le soluzioni…. la devono imparare da soli …..questa è la mentalità che vige attualmente.
Però bisogna innovare, la nostra Federazione sembra si stia muovendo in questa direzione, non si deve perdere più tempo.
Riguardo all’articolo sembrerebbe giusto affermare che: ” per raggiungere i successi bisogna aumentare la percentuale di fallimenti”,
fallire significa aver sbagliato, significa che le premesse non erano giuste,
bisogna avere il senso della realtà, e la realtà nel gioco del calcio è lo sviluppo corretto della geometria nello spazio e del tempo necessario a realizzarla con i movimenti e le coordinazioni specifiche.
Se questa geometria è esatta, se c’è una modellizzazione geometrica precisa del gioco del calcio, si potrà anche sbagliare, ma anche correggere per farlo sempre di meno e poter verificare oggettivamente il lavoro svolto.
Cordiali saluti
Roberto Scandroglio