Normative Google e Yahoo: devono pagare per indicizzarti?

COME I CAMBIAMENTI NORMATIVI E GIURISPURUDENZIALI STANNO INFLUENZANDO UNA VERA CHIAVE DI SUCCESSO, CHE HA CONSENTITO AI MOTORI DI RICERCA, COME GOOGLE E YAHOO!  DI REALIZZARE PROFITTI ASTRONOMICI.

Qual’è uno dei principali segreti che, per certi versi, ha consentito ai motori di ricerca un’affermazione ecomonica e di mercato a livello mondiale, planetario, con un giro d’affari astronomico? Per non parlare del consistente valore che le relative azioni hanno raggiunto in borsa?
Qualcuno penserà ai professionisti, agli esperti che lavorano per queste società, in qualità di ricercatori di notizie e di quant’altro possa essere reso disponibile, per i motori di ricerca.
Qualcuno penserà ai consistenti investimenti in tecnologie ed in piattaforme software….. Ebbene, NO!
O meglio, certo anche i dianzi indicati elementi costituiscono un mattone importante, di fondamentale importanza, per i cosiddetti giganti della ricerca online, appunto i motori di ricerca, ma non solo, anzi……
Ora vi faccio una domanda.

Ciò che compare sui motori di ricerca, per essere cliccato, è stato pagato?
Risposta: NO.

Era legittimo, da un punto di vista legale, che Google, piuttosto che altri motori non pagassero quanto poi dai medesimi messi a disposizione per le ricerche?

In genere le aziende pagano il materiale, che serve loro per realizzare un prodotto, piuttosto che un servizio, o per commercializzarlo.
Qual è questo materiale, per i motori di ricerca?
In sintesi, tutto quello che appare quando digitiamo una parola, per vedere “cosa salta fuori”. Ma dov’è reperito questo materiale?
In ogni caso, sinora ricercatori, tecnici dell’infoweb e professionisti l’hanno tratto da vari mass-media e mezzi informativi, agenzie di stampa, giornali, televisioni, radio.

A quale costo, per i motori di ricerca?
A costo  ZERO!

Come hanno potuto fare ciò?
Perché, in realtà, anche quando questo materiale è coperto da copyright, e vi dico che per legge lo è (qualche giornale riproduce anche la dicitura: riproduzione riservata, che comunque sarebbe superflua), i motori avrebbero agito in violazione dei diritti previsti da questa normativa, quanto meno in Italia ed in Europa.

Avete qualche dubbio?
Bene, allora sappiate che qualche tempo fa, ad esempio, in Belgio i giudici hanno pesantemente condannato Google, proprio per i dianzi indicati motivi, vietando, tra l’altro, la continuazione della pubblicazione di certo materiale.

E questo, che significato può avere per tutti voi, o per lo meno per chi pubblica contenuti…….., o scrive ……?
Semplice, si sta invertendo la logica….
Sinora sono i motori di ricerca che dovevano essere pagati per i loro servizi, esclusa, ovviamente, la ricerca sui medesimi.
Ora anche la legislazione si sta adeguando, a livello mondiale, ma anche in Italia la normativa prevede di considerare illegale, ad esempio, che un’agenzia di stampa riproduca una notizia, da un giornale, specie se questo riporta la dicitura “riproduzione riservata”.

Si sta, quindi, delineando una precisa tendenza, a fronte della quale non solo domani, ma già oggi i motori di ricerca debbono/dovranno essere innanzi tutto loro a “sborsare” per avere determinati contenuti.
E non mi sembra una novità di poco conto, visto che si delinea l’inversione del seguente rapporto:
motore di ricerca> acquisisce il materiale gratuitamente> si fa pagare per vari servizi connessi al medesimo.
Da così…a così:
Motore di ricerca> paga il tuo materiale….

Potrebbe, domandatevi ora, un motore di ricerca, continuare a lavorare, a svolgere la propria attività, se non continuasse a raccogliere questo materiale?
Evidentemente no, anche perché le sentenze, di cui dianzi, vietano, innanzi tutto, di proseguire tale utilizzo.
Quindi, se un motore di ricerca intende continuare nella propria attività, che comporta un continuo aggiornamento di contenuti, non potrà che pagare il materiale, pena quanto abbiamo già visto. Cosa vale tutto questo?
Avete capito bene: mi domando, e Vi domando cosa valga propiro in termini economici?

Vi rispondo con un’altra domanda: sapete cosa significa Google?
E’ un termine usato in matematica, per indicare un 1 (uno) seguito da non so più quanti 000000000….praticamente un numero immenso, quasi infinito.

A cura di Gianpiero Turletti
Autore di Progetto Azienda  

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14 Commenti a “Normative Google e Yahoo: devono pagare per indicizzarti?”

  1. ROLAND DEL VECCHIO

    Bell”articolo Gianpiero, interessante il modo in cui google e altri si sono strutturati per divenire ciò che sono, e come hanno fatto del ” gratuito ricevuto” un prodotto da vetrina per poi vendere i propri servizi.
    Grazie per avermi detto cosa significa Google…me lo sono più volte chiesto e non lo sapevo.

  2. Massimo DAmico

    Molto interessante Gianpiero, grazie! ;)

  3. Sante

    Mi sembra semplicistico nella impostazione e frettolosa nelle conclusioni e non prende in considerazione per nulla la rivoluzione che è in atto in ambito informativo.

    C’è stato un ampio dibattito sulla causa a cui ti riferisci e non è l’unico evento del genere ma non c’è stato un seguito sostenuto ed il motivo è semplice: le persone e le aziende vanno online per essere visibili e visti: se non vuoi essere visto te ne stai offline, oppure basta aggiungere una stringa semplicissima ad un piccolo file che si chiama robots.txt per evitare che tutti i motori di ricerca indicizzino i tuoi contenuti :)

  4. Roberto D'Aloisio

    Giampiero cosa significa tutto questo? Che un giorno saranno Google e Yahoo a pagare per indicizzare i nostri siti?

    Questo cambierebbe di molto le regole del gioco: posizionamento, annunci Adsense, magari anche Adwords…

    Qualcuno ne sa di più?

  5. Stefano Manzotti

    Grazie per questo articolo di sicuro interesse.

  6. gian piero turletti

    Una doverosa risposta per ciascuno.
    Grazie a tutti, innanzi tutto, per aver lasciato un commento.

    A Sante:
    non c’è nè frettolosità, nè semplicismo.
    Essendo il sottoscritto, peraltro, un giurista, ho effettuato una disamina
    professionale del problema.

    Le sue conclusioni, Sante, in realtà appaiono più commerciali, che giuridiche.
    Mi spiego.
    Un conto è dire: ok (sto semplificando, ora sì), i giudici ci dànno ragione, ma riteniamo di lasciar perdere, tutt’altro conto è che non vi sia un fondamento giuridico a quanto esposto nell’articolo.
    In altri termini: c’è sia chi ha ritenuto che a lui le cose stessero bene così, come onere per avere una visibilità on line, ok?
    E, probabilmente, quando lei parla di dibattito, si riferisce alle implicazioni commerciali della problematica.
    C’è invece, come ad esempio nei casi indicati, ha ritenuto di non lasciar perdere……ottenento una vittoria giudiziaria.

    E’ peraltro evidente, per chi è esperto di questioni legali, che vi sono spesso orientamenti giurisprudenziali nuovi, o innovativi, che lasciano aperte diverse soluzioni……
    Ma questo è, appunto, nella natura stessa dell’analisi giuridica.

    Per Roberto:
    caro Roberto, si tratta di un orientamento normativo e giurisprudenziale ancora non consolidato, e che solo in questi ultimi tempi sta “prendendo piede”, per usare una terminologia non tecnica.
    Ma le conseguenze future, non solo secondo la mia modesta (e magari irrilevante)opinione, ma anche secondo il giudizio di molti esperti, potrebbero essere proprio quelle delineate dall’articolo.
    Anzi, già le sentenze dei giudici esprimono, già per l’oggi, e non solo per il domani, una chiara tendenza.

    Aggiungo, per tutti coloro che non fosserp esperti di questioni legali, che comunque non c’è mai l’assoluta certezza di determinate soluzioni…..
    Si parla, a tale proposito, di evoluzione giurisprudenziale, nel senso che anche i giudici appartenenti ad un determinato organismo giurisdizionale (non, evidentemente, le stesse persone, ma magari giudici di un’altra sezione) possono interprertare le stesse norme in modo diverso.
    E questo è sotto gli occhi di tutti.
    Considerate anche solo il fatto di quando una sentenza viene ribaltata nei gradi di giudizio superiori al primo.

    Ma un punto fermo è il seguente. Molti giuristi, sia in dottrina, che in giurisprudenza, concordano con le conseguenze, non da me, appunto, ma da loro stessi delineate, e, per la verità, non solo giuristi, ma anche analisti finanziari e….dintorni…

    Grazie ancora a tutti per l’attenzione.

  7. gian piero turletti

    Ancora per sante:
    mi scusi, una dimenticanza.
    Come ho spiegato, indipendemente dall’utilizzo di stringhe, o altri strumenti, la questione è un’altra.
    Secondo l’orientamento delineatosi, non occorrono nè stringhe, nè, appunto, altri elementi.
    Per l’orientamento giurisprudenziale delineatosi, indipendentemente da tali elementi, Gogle, ad esempio, non aveva il diritto, di cui sìè parlato.
    E , in tal senso, è stato condannato a…….

  8. Roberto D'Aloisio

    Grazie Giampiero per tua risposta.

    Ciao!

  9. Josè

    Mah, a me sembrano troppo affrettate le conclusioni.

    Seppure dal punto di vista giuridico fosse confermata questa sentenza (non l’ho letta ma mi sembra surreale) dubito fortemente che Google finirebbe per pagarmi per avere il mio sito nelle sue ricerche.

    Visto che il maggiore interessato al servizio rimane l’utente, l’unica cosa che può cambiare è che google ci costringerà a compilare un palloso form in cui daremo il nostro consenso al trattamento dei dati, cosa che è già avvenuta offline.

    Non avranno bisogno di grandissimi avvocati per arrivare a questa soluzione.

    Comunque complimenti per la ricerca, è davvero una notizia stupefacente (come quelli che devono aver assunto i giudici in Belgio :-) )!

  10. Fabio Galetto

    Concordo con Josè. I motori di ricerca non hanno utilità per le grosse aziende ( chi ignora il sito di Nike ci arriva ugualmente o per ragionamento oppure vedendolo sulla scatola o in TV ). I motori servono , ad esempio, ad Autostima. La sua esorbitante crescita è conseguenza di una efficace pubblicità su google e affini…

    Nonostante questo, Giampiero l’articolo è molto interessante e mi ha fatto nuovamente pensare alla estrema inportanza che hanno le informazioni gratuite che vengono poi rivendute a peso d’oro ;-) (ad esempio mai rispondere ai sondaggi telefonici)

  11. gian piero turletti

    Ringrazio nuovamente tutti gli intervenuti ed aggiungo le risposte per
    Josè e per Fabio.

    per Josè:
    Se lei clicca all’interno dell’articolo sulle parole”in Belgio i giudici….”tramite link potrà leggere un articolo che parla diffusamente la sentenza.
    Consideri, peraltro, che spesso chi fa il giurista di professione è abituato a sentenze, che possono sembrare surreali, ma quel conta, appunto, è quanto in esse stabilito, e che Google sia stato condannato a certe cifre non lo dico io…….
    Quanto agli aspetti commerciali:
    é sempre la stessa questione della Domanda e dell’Offerta.
    Immaginiamo che ci sia una particolare diffusione dell’orientamento legale analizzato.
    Se, non dico tutti, ma un consitente numero di operatori, come in un consorzio, o sulla base di altri accordi, convenisse di non sottoscrivere quuel’eventuale form?
    Non solo: consideriamo anche solo cosa è successo in italia, ed in altri paesi.
    Diversi ordinamenti hanno stabilito, ad esempio, l’illegalità di certe norme, cosiddette clausole vessatorie, che una volta venivano inserite nei contratti.
    E molti giuristi prospettqno proprio questo, cioè che vi sia una sostanziale diffusione di normative, che considerino del tutto irrilevanti, ed anzi palesemente illegali, certe sottscrizioni di clausole.
    Comunque il mio era un articolo di…prospettiva.
    in tal senso, immagini cosa sifnificherebbe sottoscrivre, un domani, quel “palloso “form”.
    Se esso viene considerato illegale, è, come usiamo dire noi giuristi “tamquam non esset”. cioè come se fosse del tutto inesistenteo, comunque, non avrebbe alcun effetto legale, e tale dovrebbe essere considerato dal gai giudici.
    Spero di essermi spiegato…….

    Risposta per Fabio:
    se non ho male interpretato il tuo pensiero, coincide, in gran parte, con quello di Josè, alla cui risposta rinvio…..
    Quanto all’utilità dei motori di ricerca, non condivido che i motori non servano alle grosse aziende, tanto che molte di esse ghanno specifici responsabili di on line marketing……
    Sulle eventuali altre considerazioni commerciali, rinvio ancora alla risposta per Josè, che non tiene in alcun conto delle normative, con le quali si considerino illegali alcune clausole contrattuali…….

    Mi rendo conto di aver trattato un tema un po’ complesso, e che richiede, forse, qualche conoscenza di diritto, per essere valutato nelle sue diverse implicazioni….
    Spero, comunque, di aver soddisfatto tutti i dubbi e le richieste……

  12. Josè

    Egregio collega, mi scusi se mi sono permesso di darle del tu, ma mi viene spontaneo darlo agli amici qui sul blog.

    Conosco bene il significato di clausola vessatoria e non mi risulta che ci sia nulla di attinente tra questa ed un form al quale ci si dovrebbe iscrivere.

    Ad ogni modo, proprio perchè so che per discuterne ci sarebbe voluta un’approfondita disamina della fattispecie (che non avevo il tempo di fare), mi ero volutamente sottratto ad ogni analisi di tipo giuridico.

    La mia osservazione era meramente di tipo commerciale e credo più verosimile che Google rimanga leader tra i motori di ricerca piuttosto che un consorzio si riunisca per non sottoscrivere i form di Google.

    Comunque, vista la sua risposta, non mi permetterò mai più di esporre il mio pensiero se contrastante col suo, onde non provocare sterili discussioni.

    Cordiali saluti

  13. gian piero turletti

    Altra risposta per Josè:
    bene, allora diamoci del Tu, credo ci siano state alcune incomprensioni, che spero di charire ora.
    Ti ho prima dato del lei, perchè abituato a dare del Tu agli autori di Autostima, non per altro……..e per rispetto di tutti gli altri utenti del blog….
    Ed io non sapevo a che titolo tu scrivessi, magari sei anche tu un giurista……
    Il mio non voleva essere che un tentativo di rispondere alle tue osservazioni, per cercare di darti una risposta in più.
    Spiego i passaggi del mio articolo:
    1) c’è un certo orientamento dei giudici ( a prescindere dal fatto che lo condividiamo o meno….);
    2) questo ha posto più di un interrogativo;
    3) secondo una certa corrente di pensiero, non solo nel caso di mancata autorizzazione dell’autore, ma anche in altri casi la prospettiva è quella da me indicata;
    4) in particolare, si ritiene che, a prescindere da consorzi o altre analoghe situazioni, vi sia una tendenza evolutiva, da un punto di vista legale, verso restrizioni nell’utilizzo del materiale di altro autore, anche da parte dei motori di ricerca.

    In sintesi, non ho voluto compiere una disamina giuridica, anche perchè non mi pare questa la sede, ma indicare solo un tema d’attualità e sottolineare alcune tendenze che, lo ripeto, a prescindere dalla mia opinione (sostanzialmente irrilevante), sembrano delinearsi a livello giuridico.
    Mi spiace che tu abbia frainteso le mie affermazioni:non c’era, da parte mia, alcun intento polemico, anzi. Per me la discussione tra opinioni diverse ben venga……..
    Il confronto con le clausole vessatorie era solo per dire che, come le prime possono essere considerate nulle, così non si può escludere che l’utilizzo di materiale di altri, in taluni casi, tenda ad essere interpretato come vietato, da cui la conseguente irrilevanza, secondo taluni, della sottoscrizione di form…….
    Tutto qui. Lo so, questa opinione può essere considerata anche stupefacente ma, a parte il rispetto che, comunque, a mio avviso si deve sempre avere per la magistratura, l’ho indicata quale dato di fatto.
    Per il resto, sottolineo ancora una volta che l’articolo esprime una tendenza, comunque relativa a un argomento che, ovviamente, on line è di attualità.
    Con tutto ciò, ripeto, non dico che abbiano ragione i sostenitori di questa tesi, nè quelli di tesi avverse, ma solo che potrebbe confernarsi una certa tendenza.
    Poi, in sostanza, certi giudici possono aver ragione o torto, ed io, in questa sede, mi limito a prenderne atto ed a cogliere quelle che potrebbero essere, a detta di taluni, alcune conseguenze della medesima.

    Sperando di aver meglio chiarito taluni punti,
    un cordiale saluto.

  14. Josè

    Ok, Gianpiero!
    :-)
    Tranquillo, capita di fraintendersi sui blog… scrivendo soltanto, è impossibile comunicare al 100%.

    Buon lavoro
    Josè

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