Dalle favole alla realta’



In un’intervista radiofonica il noto psichiatra Vittorino Andreoli ha commentato il moderno modo di relazionarsi o meglio di cercare un approccio con un partner,  tramite chat, annunci e agenzie matrimoniali e delle sempre crescenti difficoltà di costruire una relazione stabile e appagante, lungi dal giudicare questi metodi, ha però affermato che il problema della crisi dei rapporti di coppia nati  grazie a questi metodi sta a monte.

In pratica non è importante il mezzo che si utilizza per cercare un nuovo partner ma il fatto che l’individuo “deleghi” totalmente la riuscita o meno dell’incontro a qualcosa o qualcun altro senza assumersene in prima persona la responsabilità.

In agenzia matrimoniale se non si trova il partner affine la colpa è del consulente che non è riuscito a capire le vere esigenze personali (esempio tipico: a me piace il mare e a lui la montagna, se il matrimonio si rompe è perché “ da quando il computer è entrato in questa casa sono iniziati i nostri problemi, lei chattava sempre e ha trovato il bellimbusto”  per arrivare alle frasi paradossali del tipo “anche il matrimonio non è più quello di una volta!”)

Quindi si cerca un colpevole, un qualcosa  o qualcuno su cui scaricare il fallimento della propria relazione ma così facendo si sposta l’attenzione da sé stessi a qualcosa di esteriore e alla fine il prof. Andreoli  ha focalizzato il vero nocciolo della questione ossia: è l’individuo in  sé  ad avere dei problemi e non: la “coppia”, il partner, il matrimonio, la società, il governo etc etc…

Ha definito gli uomini affetti da sindrome di Peter Pan e le donne da quella della Bella Addormentata…due fiabe per l’appunto ma destinate ad avere, anziché il classico lieto fine  “e vissero felici e contenti”, un epilogo molto meno romantico.
I moderni  Peter Pan  sono:

  1. Il ragazzo dai 30 ai 35  che abita ancora con i genitori e non pensa minimamente a schiodarsi da questa comoda situazione a volte prendendo come alibi il fatto che con i 1000,00 euro al mese non  può sicuramente mantenersi e prolunga per un tempo oltre il dovuto la condizione di “figlio” che ovviamente non è mai pronto ad assumere il ruolo di marito, capo famiglia e genitore e quindi più che una compagna cerca una “mamma”  ma quale coetanea è disposta a prendersi in affido un bamboccione?
  1. L’uomo dai 40 ai 55 anni che dopo un lungo rapporto matrimoniale o convivenza, spesso con prole, si ri-trova single o perché ha casualmente  incontrato una ragazza che gli fa “battere il cuore” come a vent’anni, o perché la compagna l’ha lasciato (spesso di stucco) per un uomo più affascinante coinvolgente e meno noioso (che a sua volta ha lasciato la sua partner). Ma molto spesso (per non dire sempre) la relazione immediatamente successiva a quella storica non è destinata a durare a lungo, proprio perché nata sotto la spinta di un troppo facile entusiasmo o per riempire il vuoto di una solitudine difficile da sopportare.

Quindi questo Peter Pan di mezza età decide di “non soffrire più” volando da un flirt all’altro senza mai effettivamente impegnarsi totalmente, entrando nei rapporti con grandissime riserve mentali che minano già in partenza il coinvolgimento necessario alla riuscita di un rapporto soddisfacente.

Le Belle addormentate sono:

  1. Tutte le donne.

Dentro ogni donna c’è la speranza che con l’arrivo “dell’uomo giusto” la vita sarà  migliore, più colorata e appagante e fino a quel momento si rimane in uno stato di trepidante attesa, insomma si pensa che la vita vera si vivrà solo quando ci sarà il fatidico incontro.

Nel mio ebook “Piacersi per Piacere” ho scritto  dell’analogia con la Bella addormentata  molto tempo prima di ascoltare il prof. Andreoli e suggerisco appunto di non rimanere troppo a lungo addormentate perché il principe arriva quando siamo sveglie.
Come diceva Andreoli  il percorso da fare affinchè  le relazioni affettive e sentimentali possano funzionare è individuale e personale. Come?

Ognuno troverà i modi più adeguati. Può essere sufficiente leggere e mettere in pratica i suggerimenti di alcuni libri e ebook che trattano argomenti inerenti all’autostima, alla seduzione e alla comunicazione.

Oppure affidarsi  ad un esperto coach o counseller e nei casi più complessi ad uno psicologo o psicoterapeuta, oppure iscriversi a corsi e seminari di crescita personale.
Insomma la prima cosa da fare innanzi tutto è assumersi le proprie responsabilità e capire che per migliorare i rapporti di coppia, oggi diventati quasi impossibili da sostenere, non è assolutamente utile dare la colpa alle situazioni, alle cose, o agli altri.

Quindi se vi accorgete di pronunciare qualcuna delle seguenti frasi:
“Io non credo più nel matrimonio”, “…tanto l’amore non è eterno…”, “Tutti gli uomini sono uguali”, “tutte le donne prima o poi rompono…”, “La colpa è sua perché è cambiato/a”…

Attenzione, state cadendo nella trappola di attribuire a qualcosa al di fuori da voi la responsabilità della riuscita o meno di un progetto d’amore.
Altra cosa fondamentale è uscire il più velocemente possibile dal vicolo cieco dei sensi colpa spostando la propria attenzione alla ricerca della conoscenza di voi stessi.

A Cura di Stefania Carnevali,
Autrice di “Piacersi per Piacere”





Aggiungilo al carrello e scaricalo in 60 secondi!
Viaggio alla Riscoperta del Potere Femminile
Acquista




Lascia il tuo commento

commenti

21 Commenti

  • Ciao Stefania interessante l’articolo e amplio il discorso.

    Psicologia a parte è evidente che, all’atto pratico, nelle relazioni interpersonali è subentrato un eccesso di abbondanza. Fino a 50 anni fa circa, prima dell’avvento dell’automobile, le conoscenze erano circoscritte ai luoghi che si frequentavano a “portata di mano” o meglio “di piede”.

    Quando un uomo o una donna conoscevano una persona valutavano attentamente “i pro e i contro” perche erano coscienti che la scelta del partner fosse circoscritta a quei luoghi.

    L’automobile ha ampliato “ i territori di conquista” perché nel raggio di soli 30 km è possibile trovare locali nuovi, divertimenti nuovi e quindi gente nuova. Più mobilità e quindi più opportunità di nuove conoscenze.

    Internet è andato oltre perché ha globalizzato la mobilità. Ora è possibile conoscere persone nuove muovendosi virtualmente mentre prima esisteva il vincolo dei tempi “fisici” di spostamento. Adesso Internet consente di “muoversi” in tutta Italia. Ancora più mobilità e quindi ancora più opportunità di nuove conoscenze con un fattore in più : nessun testimone e privacy assoluta.

    Di fronte a tutta questa abbondanza è normale ragionare in questo modo “Perché devo continuare a tollerare questa insoddisfazione quando il mondo mi aspetta a braccia aperte?”. L’unico sistema per contrastare queste moderne “Sirene di Ulisse” e ricorrere ad un sistema razionale valutando serenamente e obiettivamente tutti i vantaggi e gli svantaggi dell’attuale relazione 😉

  • L’interessante articolo di Stefania CArnevali offre diversi spunti di riflessione, peraltro non necessariamente riconducibili alla problematica delle dinamiche al’interno della coppia.

    Personalmente, enucleo alcune possibili aree tematiche, che saranno oggetto del mio intervento:

    Vittorino Andreoli

    valenza condizionante del mezzo di comunicazione

    autoresponsabilizzazione

    archetipi psicologici.

    Vittorino Andreoli:
    si tratta di un noto psichiatra, ma devo dire che, avendo da tempo studiato numerse sue tesi, nonchè esternazioni, diverse volte non mi sono trovato d’accordo con lui, come non si sono trovati concordi diversi medici, e psichiatri in particolare.
    Tra l’altro, si è occupato anche di quel particolare aspetto della psichiatria, riconducibile all’antropologia criminale e mi ricordo, in più occasioni, come ebbe modo di sostenere la tesi di una sostanziale non oggettività delle perizie psichiatriche forensi.
    Il discorso sarebbe lungo, ma potrebbe essere sufficiente considerare che oggi la psichiatria forense ha tali basi, teoriche ed applicative, da considerarsi quale vera e propria disciplina scientifica.
    E’ indubbio che le perizie psichiatriche abbiano talora un’impronta sostanzialmente connotata dal conflitto d’interessi del committente, ma le perizie d’ufficio, allora, cioè quelle disposte dal magstrato?

    Quanto precede, per sottolineare che se una tesi, in materia così delicata, non è condivisibile, per problemti metodologici e di contenuto scientifico, anche una tesi meno impegnativa, come quella dell’eventuale valenza neutra del mezzo di comunicazione, si espone ad un siffatto rischio.

    In particolare, a mio avviso ancora una volta non sono condivisibili le eventuali tesi si siffatta neutralità.
    Il tema è già stato dibattuto da tempo, da discipline, come la sociologia della comunicazione (notissime le tesi di Mac Luhan a tale riguardo).
    Ebbene, si è già analizzata, da tempo, la valenza comunicativa dei cosiddetti media, giungendo alla considerazione della loro non neutralità.
    Se, ad esempio, voglio convincere stabilmente qualcuno di un qualcosa, è preferibile la forma scritta, poichè basata su ragionamenti, che possono anche stabilmente convincere l’interlocutore.
    Invece, con la comunicazione diretta e personale, anche solo tramite televisione, ad esempio, è più rilevante l’effetto delle componente emotiva.

    Cosa dire di tutto ciò con specifico riferimento al tema delle problematiche di “coppia”?
    Anche su questo tema qualche ricerca è stata svolta ed, indubbiamente, parte di un effetto deresponsabilizzante è riconducibile al mezzo di comunicazione e contatto adottato, da internet all’agenzia matrimoniale o d’incontri.
    Non di meno, qualche autonoma responsabilità il mezzo ce l’ha.
    Realtà, come quella del web o dell’agenzia, hanno un impatto non neutro sul proprio “interlocutore” e, anche se l’effetto non è voluto, indubbiamente esercitano un impatto emotivo, che fa sperare in qualcosa di più, rispetto al mettere in gioco le proprie risorse personali e soprattuto l’impegno dei singoli.
    Opportuno, quindi, che agenzie e siti sottolineino l’importanza del proprio impegno, per la riuscita di un raporto di coppia, se questo è l’obiettivo ricercato.

    Autoresponsabilizzazione: è un elemento indispensabile un po’ in tutti i settori, non solo nel cosiddetto rapporto di coppia e, certo, non sarà deresponsabilizzandosi, che si riuscirà a costruire una durevole e positiva relazione.

    Archetipi psicologici: oggi c’è un abuso di queste “Figure”, che spesso non tengono nella dovuta considerazione l’articolata realtà di varie fattispecie e situazioni.
    E’ cioè invalsa, da qualche tempo, l’abitudine di sociologi e psicologi nell’interpretare, tramite di esse, una pluralità di situazioni, che sono invece riconducibili a diverse concause.

    Prendiamo, ad esempio, il cosiddetto Peter Pan.
    Decine sarebbero le considerazioni, che si potrebbero formulare, e quindi mi limito a due aspetti principali.

    E’ sempre e solo una forma di autoderesponsabilizzazione?
    Non direi: chi sostiene questo, non considera certi aspetti socioeconomici della nostra realtà, ma tende piuttosto ad avere il salame sugli occhi, con specifico riferimento a tutte quelle situazioni di forzata, e non deliberata, convivenza, ad esempio tra genitori e figli.

    Ma sin qui, direi che si tratta, più che altro, di evidenziare il mancato approfondimento, anche sociologico, in cui indulgono certi “studiosi”, anche perchè è spesso più comodo e decisamente meno impegnativo analizzare solo taluni aspetti di una determinata fenomenologia.

    Un aspetto, invece, decisamente più gravido di conseguenze, che si disvela in modo sottilmente non manifesto, ma “tra le righe” di certe affermazioni, è riconducibile ad un fenomeno, che purtroppo spesso altera l’oggettività del pensiero scientifico.

    Psicologia, psichiatria e psicanalisi dovrebbero limitarsi ad analizzare, a formulare giudizi “di fatto”, e, per quanto possibile, ad intervenire per alleviare o risolvere situazioni di psicopatologia o “border line”.

    Spesso, putroppo, così non è.
    S’introduce surrettiziamente, talora, anche un pericoloso giudizio di valore.
    In altri termini, non si è più analisti, ma si diventa moralisti, per affermare che quel determinato comprtamento va giudicato in termini di valore o di disvalore.
    E questo non è assolutamente condivisibile.

    Quando, pertanto, ci si mette a parlare del cosiddetto Peter Pan, s’incentra il proprio focus sul comportamento di coloro che passano da un flirt all’altro.

    Ebbene, dico io, dove sta la patologia?
    Emerge solo un giudizio di disvalore, che denota il decadimento della funzione dell’analista.
    Le diverse morali considereranno in termini di valore o disvalore questo ed altri tipi di comportamento, ma non è nostro compito, quali analisti, decidere quali debbano essere valori e disvalori della persona.
    Se quella persona non inganna gli alri, e si trova bene a tenere quel comportamento, farà bene a continuare in tal senso, e nessuno può essere autorizzato, con classica dietrologia all’italiana, a pensare che necessariamente dietro esso ci celi qualche forma di autoderesponsabilizzazione.

    Se anche volessimo dilingarci in considerazioni deontologihe e morali, potremmo dire che sbaglia?
    Forse, da certi pntidi vista di etiche “assolute”, fondate sul BENE e sul MALE assoluti, ma qui, anche se ognuno di noi può avere convincimenti diversi, si deve richamare quanto già ebbe a dichiarare uno dei fondatori del pensiero occidentale moderno, Kant, nella Critica della ragion pratica.

    Dov’è il limite all’umana libertà?
    Il limite è la libertà dell’altro che. tra l’altro. significa anche libertà di assumere scelte consapevoli, senza essere ingannati, ma se il cosiddetto Peter Pan esprime chiramente tale sua fattispecie comportamentale e non inganna gli altri, costoro non potranno poi lamentarsi di essere stati “truffati”.

  • Io mi riconosco nella sindrome di Peter Pan: sono “un Peter Pan di mezza età” (ho quasi 43 anni, ma vivo ancora con mia madre e sono un single alla ricerca dell'”anima gemella”).
    In particolare mi ritrovo in queste descrizioni:

    “prolunga per un tempo oltre il dovuto la condizione di “figlio” che ovviamente non è mai pronto ad assumere il ruolo di marito, capo famiglia e genitore e quindi più che una compagna cerca una “mamma” ma quale coetanea è disposta a prendersi in affido un bamboccione?”

    “questo Peter Pan di mezza età decide di “non soffrire più” volando da un flirt all’altro senza mai effettivamente impegnarsi totalmente, entrando nei rapporti con grandissime riserve mentali che minano già in partenza il coinvolgimento necessario alla riuscita di un rapporto soddisfacente.”

    Cerco una nuova fidanzata soprattutto tramite internet (Facebook, Xing, ecc.) e così ho centinaia di contatti “virtuali”, ma pochi contatti “reali”.
    Tuttavia negli ultimi tempi mi sto sforzando di assumermi in prima persona la responsabilità, uscendo dalla mia “zona di comfort” per fare nuove conoscenze anche “dal vivo”.

  • Cara Stefania, il tuo articolo mi apre un ” balcone..”
    Ritengo che i punti fondamentali sono : 1) mancanza di responsabilità, 2) mancanza di sacrifici, 3) scarsa conoscenza di se stessi , 4 ) mancanza di emozioni.
    E non trascurerei neanche l’importanza della propria famiglia : educazione, valori, principi.
    ” Mio padre, dopo 8 anni di fidanzamento, e più di 25 anni di matrimonio era ancora innamorato di mia madre ” : quando hai ricevuto un tale esempio di fedeltà è molto difficile a riscontrarsi con certe realtà.

  • La tua frase : ” Ma molto spesso (per non dire sempre) la relazione immediatamente successiva a quella storica non è destinata a durare a lungo, proprio perché nata sotto la spinta di un troppo facile entusiasmo o per riempire il vuoto di una solitudine difficile da sopportare. “‘
    E’ vero. E’ stata la causa dell’ultima relazione che ho avuto.
    Complimenti per l’articolo.
    Auguri per il tuo e-book

  • Ciao Stefania 🙂 bell’articolo, sia il tuo che quello di Andreoli.
    Visto che facciamo un mestiere diverso ma anche molto simile, spero di incontrarti prima o poi e chissà fare qualche collaborazione in futuro…
    Ciao un abbraccio, Simone 🙂

  • Per Raffaele: Beh…se proprio vuoi ampliare le tue possibilità…puoi provare a diventare mio cliente;-) (ho un’agenzia per single!!!)

    Per Gianpiero : L’intervista di Andreoli era solo uno spunto per parlare di un argomento che tratto ogni giorno e fotografare una realtà. Non voglio assolutamente giudicare i comportamenti nè classificarli come patologie, ma se è vero che i rapporti duraturi di un tempo erano spesso intrisi di ipocrisia e convenienza…non vedo purtroppo nei comportamenti attuali…la felicità.

    Per Simone: Ho visitato il tuo blog…veramente interessante!!! Manteniamoci in contatto:

    Per Cesare: Hai centrato perfettamente i punti fondamentali.
    Mancanza di: responabilità, conoscenza di sè, emozioni, sacrifici.
    SEcondo me poi non si vuole accettare un’altra cosa che fa parte di tutti i rapporti e della vita stessa, ossia che ci sono momenti belli e altri brutti, che esiste la gioia e il dolore. Insomma si rifugge come la peste quello che può essere un momento di crisi, ma che magari è anche un momento di crescita interiore. Al minimo problema si preferisce dare forfait e passare ad un’altra storia…dove inevitabilmente si ripresenteranno gli stessi problemi…perchè finchè non se ne è compreso il motivo nel profondo,la vita (o attraverso una relazione o un’esperienza) ce li ripresenterà.
    Insomma la coazione a ripetere finirà solo quando impareremo a conoscere noi stessi e i nostri automatismi.

    Conosco delle persone che continuano a dichiararsi positive, felici, soddisfatte…ma allora perchè la loro presenza mi mette una tristezza infinita?
    Innanzi tutto credo che se uno è davvero soddisfatto e pieno gi gioia fa a meno di dirlo in continuazione …perchè lo trasmette e basta.
    Credo che queste persone siano dotate di un EGO smisurato e abbiano bisogno di dichiarare che la loro vita è perfetta, che il loro lavoro è perfetto, che le loro relazioni sono perfette etc etc, a me invece sembrano dei burattini senza anima…appunto senza emozioni.
    A volte è più importante per la nostra crescita una storia che potrebbe sembrare sbagliata ma che magari è piena di passione…che spazza via ogni certezza e soprattutto il personaggio che ci siamo costruiti.

  • …Sempre per Simone

    Ho organizzato alcuni anni fa presso la mia sede “costellazioni famigliari” con Elena Dragotto

  • Raffaele affidati a un libro sulla socializzazione o sulla seduzione. Stampa i primi capitoli di quelli che vengono proposti qui. Fai anche un giro in libreria e guarda cosa offre il mercato. Poi fai la tua scelta ma ricorda che i libri ti danno le informazioni ma poi devi metterle in pratica e modellarle sulla tua personalità 😉

  • Cara Stefania, sono assolutamente daccordo con la tua affermazione : ” Al minimo problema si preferisce dare forfait e passare ad un’altra storia…dove inevitabilmente si ripresenteranno gli stessi problemi…perchè finchè non se ne è compreso il motivo nel profondo,la vita (o attraverso una relazione o un’esperienza) ce li ripresenterà.” Sembra che parli con le mie parole !!
    Continuerei a parlarne all’infinito !!
    “…se uno è davvero soddisfatto e pieno gi gioia fa a meno di dirlo in continuazione …perchè lo trasmette e basta ” : lo penso anch’io.
    Insomma, se dovessi passare nelle tue zone ti verrò a trovare..
    Per quanto riguarda eventuali collaborazioni, se tu avessi bisogno nella pubblicità di cartoline, brochure..e altre idee innovative…forse, ti posso dare una mano.

  • Cara Stefania, mi è capitato di tenere corsi di comunicazione sedutttiva per single e di educazione sentimentale per non-single.

    Ritengo che forse per almeno il 70% il nostro comportamento sia influenzato dai modelli da cui siamo stati influenzati da piccoli. Tuttavia ho potuto constatare che un po’ di autoconsapevolezza migliora molto i propri risultati.

    La gente è in media poco consapevole delle proprie scarse capacità in ambito sentimentale. Sono convinto che l’educazione sentimentale dovrebbe essere materia di insegnamento nella scuola primaria.

    Viviamo invece in una società che si vergogna ad esprimere i propri sentimenti e finché sarà così anche la formazione in tale ambito sarà snobbata.

    Per quanto mi riguarda ce la metto tutta per influenzare positivamente il mio contesto da questo punto di vista.

  • Per Cesare: …potrei veramente avere bisogno di brochure, depliants etc….hai un sito?

    Per Valter : effettivamente a scuola non insegnano delle materie che dovrebbero essere fondamentali…per vivere meglio.
    La scuola più che altro tende ad omologare (come del resto i mass media) mentre l’appagamento avviene quando si impara a conoscersi, quando si vive la propria natura in maniera totale.
    Infatti non è detto che la fedeltà in un rapporto o lo stare insieme per tutta la vita siano ricette per la buona riuscita di un rapporto, ma il consumismo affettivo imperante mi sembra più frutto di una moda copiata dalle telenovelas che non dalla consapevolezza individuale ottenuta grazie ad una saggezza interiore grazie alla quale ogni individuo sceglie la propria strada che è UNICA.
    Anche il successo a tutti i costi può essere una scelta non in linea con il pr0prio progetto di vita…con la propria Natura.
    La difficoltà sta nel saper distinguere quelli che sono i nostri talenti da seguire ed onorare e quelli che invece sono desideri indotti da qualcun o qualcos’altro.

  • Per Stefania : scrivimi al mio indirizzo e-mail cesare.dambrosio@gmail.com

  • A parte Andreoli, condivido il tuo discorso, Stefania.
    In sintesi, ecco la mia opinione:
    un po’ ci si deresponsabilizza, e questo è male, ma un po’ è anche un certo tipo di contesto, che ci induce a farlo (valenza emotiva del web, ad esempio).
    Per il resto, si può essere felici com modelli comportamentali presenti o passati.
    Questo è, appunto, soggettivo, poichè l’importante è non costruirsi un personaggio, ma essere se stessi.
    Mi spiego: se uno è Peter Pan e lo esprime, va bene, mentre non va bene se uno lo è e ginge di non esserlo.
    Parimenti, va bene se uno vive una relazione stabile e la sente sua, mentre non va bene, ancora una volta, se è Peter Pan, fingendo di essere qualcun’altro.

    Un saluto ed un augurio per ebook ed iniziative varie.

  • Perfettamente d’accordo Gian Piero. Non è facile essere sè stessi ma è l’unica strada che porta alla serenità

    P.S.
    Mi daresti gentilmente il tuo indirizo email?

  • CIao Stefania 🙂
    Io in realtà un idea per una collaborazione futura ce l’avrei già…
    Come faccio a mettermi in contatto privatamente..?
    A me puoi scrivere un commento al blog, tanto prima di pubblicarli li devo autenticare… hai scaricato il mio omaggio..?
    Mi piacerebbe molto un tuo feedback… grazie 🙂
    Elena Dragotto, è stata la mia insegnante e amica.
    Purtroppo da un mese, si è trasferita a Roma e adesso sarà molto più difficile vedrela 🙁
    Dov’è la tua sede? Io vivo e lavoro a Modena.
    Ciao un abbraccio, e presto 🙂

  • clicca sul mio nome e vai al mio blog
    Io lavoro a Reggio Emilia. quindi siamo vicini di casa.
    Ciao…poi ti faccio sapere quando avrò letto

  • Ciao, Stefania.

    Ti lascerei volentieri di seguito l’indirizzo email, solo che mi è già capitato di già divulgarlo pubblicamente, e l’ho poi dovuto cambiare, essenso poi stato usato anche per corrisponedenza….non molto gradita…
    Possiamo fare così: mi puoi lasciare tu un recapito qui sul blog, oppure lo cerco io cliccando sul tuo link.

    Ciao
    G. Piero

  • Sempre per Stefania:
    ho provato a ricercare sul tuo blog un recapitp email, ma non l’ho trovato…..
    Potresti quindi indicarlo su questo blog?

  • Ciao Stefania, anchio ho lo stesso problema di gian piero, dove contattarti via email..??!! :-/
    Ciao un abbraccio 🙂

  • stefania@meetingreggio.com

Aggiungi un commento

Giacomo Bruno in TV

Giacomo Bruno all'Università

Giacomo Bruno su Il Sole 24 ORE

Giacomo Bruno intervistato al TG1

Giacomo Bruno in Camera dei Deputati

Giacomo Bruno all'Evento Numero1

Giacomo Bruno al Premio TwoCommaClub 1.000.000$

Giacomo Bruno sulla Classifica Amazon

Giacomo Bruno su Rai1

Giacomo Bruno al WakeUpCall

Giacomo Bruno sulla Filosofia Numero1

Giacomo Bruno su Radio Italia

Giacomo Bruno su Radio RAI1 per il Salone del Libro

Pubblica il tuo libro


AMI I LIBRI? Il "MONDO" di Bruno Editore è un ecosistema che ti accompagna nel tuo cammino, ovunque tu sia e ovunque tu voglia arrivare.

- Pubblicazione con Garanzia Bestseller
- Ghost Publishing: scriviamo il libro per te
- Business Building: rendite dal libro
- International Bestseller in tutto il mondo
https://www.brunoeditore.it

Libro GRATIS



Scopri come avere in omaggio una copia del nuovo libro Scrittura Veloce.

Scrivere un Libro?


Scopri Bruno Editore™, il primo Editore al mondo a pubblicare il tuo libro e trasformarlo in un Bestseller Amazon in tutto il mondo.

Archivio Articoli: