strategie d’impresa

Come creare collaboratori autonomi

Lunedì, Marzo 1st, 2010

Chiarissimo Colacci È l’obiettivo di ogni leader: avere collaboratori in grado di svolgere il loro ruolo in completa autonomia.
Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario:

1. che il leader sia disponibile ad assumere un ruolo di completa collaborazione con le persone che lo circondano;

2. che le persone cambino il loro atteggiamento, passando da una situazione di esecuzione ordini ad una gestione delle proprie azioni in piena responsabilità.

Ma per far assumere ai collaboratori un ruolo di maggior iniziativa è necessario pianificare e perseguire un processo di apprendimento continuo.

Ho avuto modo di verificare, in occasione di progetti di miglioramento dell’efficienza produttiva, che entrambe le azioni, cioè la disponibilità del leader ad abbandonare il ruolo di comando-controllo ed una formazione adeguata dei collaboratori, danno risultati eccellenti.

Chiarisco il concetto con un esempio, che per motivi di spazio sarà semplificato.
Una PMI decide di ridurre i costi di produzione applicando un metodo che prevede la gestione delle attività di manutenzione da parte degli operatori addetti alla conduzione degli impianti.

Come prima attività del progetto si rese necessaria la formazione delle persone operative e dei loro responsabili.
Una volta iniziata l’applicazione del metodo, si verificarono alcune situazioni molto interessanti. Le persone operative si sentirono maggiormente responsabili dell’efficienza dei loro impianti e iniziarono a pretendere dai loro manager una pianificazione migliore della produzione che permettesse loro di effettuare interventi tecnici mirati a prevenire i potenziali guasti.

Per poter soddisfare queste richieste i manager furono costretti a cambiare il loro atteggiamento. Si trovarono a passare da una situazione del tipo “comando-controllo” ad una di maggior collaborazione con i loro subordinati.
Risultato: l’efficienza produttiva migliorò e i costi di produzione furono ridotti sensibilmente.

Dopo sei mesi dall’inizio del progetto, la Direzione Aziendale fece il punto della situazione e giunse alla conclusione che il fattore di successo della riduzione dei costi era l’atteggiamento responsabile e propositivo del personale addetto alla gestione degli impianti.

Quindi, per avere collaboratori autonomi è necessario sviluppare in loro le competenze che favoriscono l’assunzione di responsabilità. Per sviluppo delle competenze non si intende soltanto quelle tecniche, ma anche quelle basate sulle convinzioni, sui bisogni e sul desiderio di sentirsi artefice del successo aziendale.

Ovviamente, i manager devono lasciar agire i collaboratori in completa autonomia nelle decisioni di ogni giorno, sostenerli con fiducia, fornire le risorse necessarie e stimolarli a dare il meglio di sè stessi.

Grazie per il commento che vorrai lasciarmi!

A cura di Chiarissimo Colacci
Autore di L’Impresa Efficiente, Il Team Vincente e Leader si Diventa

Come comprendere piani aziendali e strategie d’impresa

Sabato, Novembre 14th, 2009

I piani aziendali costituiscono importanti strumenti di gestione.
Si tratta di veri e propri programmi, espressione della politica e delle strategie d’impresa.

Si compongono, solitamente, di una parte più descrittiva e di un’altra, sostanzialmente numerica, che costituisce un budget aziendale, un bilancio anticipato, in cui si indicano le stime inerenti ai futuri conti aziendali, dopo aver delineato una politica che prevede obiettivi di breve, medio e lungo termine.

Talora, si basano su ipotesi conservative, e le conseguenti stime numeriche sono, più che altro, desunte da percentuali di crescita media di una determinata componente, come ricavata dai bilanci degli ultimi esercizi, ad esempio il fatturato, o da valori che indicano, in media, taluni valori di bilancio in rapporto percentuale con altri, ad esempio i costi operativi in rapporto al fatturato.
Ma spesso non si tratta di una semplice estrapolazione di valori medi o di crescita percentuale media, desumibili dall’analisi dei bilanci passati, ma di progetti di sviluppo.

Si può, ad esempio, decidere di estendere la propria penetrazione commerciale in segmenti di mercato nuovi, con un ampliamento della propria linea di prodotti o di servizi, o con riferimento ad un’estensione quantitativa dell’area commerciale raggiunta dall’impresa, come un’azienda che a un certo punto decida di commercializzare in regioni non ancora raggiunte dalla propria rete vendita.
A fronte, quindi, delle diverse politiche e strategie, emergeranno anche possibili piani alternativi.

Ma domandiamoci ora: qual’ è il miglior piano aziendale?
In realtà, è difficile che un business plan sia migliore o peggiore di un altro, sotto tutti i punti di vista, da cui può essere esaminato. Più spesso, la realtà dimostra che taluni aspetti saranno preferibili, rispetto ad un piano alternativo, talora no. Considereremo, la prossima volta, sotto questo profilo, anche per la rilevanza della questione sul piano nazionale, il caso Alitalia.

Esamineremo come diverse società possano seguire politiche diverse, e con effetti diversi non solo sulla gestione aziendale, ma anche sul sistema economico complessivo.

A cura di Gian Piero Turletti
Autore di “Progetto azienda”.