segreti

Come prepararsi per un colloquio di lavoro…

Giovedì, Settembre 24th, 2009

Questo articolo, tratto dal report che viene distribuito in omaggio a chi acquista il mio e-book “I segreti per parlare in pubblico”, vuole dare qualche piccolo consiglio a chi dovrà affrontare un colloquio di lavoro. Se infatti è vero che la crisi inizia a farsi sentire, è altresì vero che le aziende continuano a cercare nuovi collaboratori, puntando soprattutto sulla qualità. Ecco allora qualche consiglio su cosa fare i giorni precedenti all’appuntamento in azienda.

E’ bene sapere che quando si viene convocati per un colloquio, è perché c’è un datore di lavoro che non solo ha accettato la candidatura, ma ha bisogno di una figura come la nostra.
Solamente questo fatto ci deve far capire di come sia importante prepararsi al meglio per questo incontro e per questo “scambio di favori”:
IO ho bisogno di un lavoro, TU hai bisogno di un collaboratore.

Poniamo ora il caso che un amico ci inviti a cena a casa sua. La prima cosa che viene naturale pensare è: come dovrò presentarmi? Porto un dolce oppure una bottiglia di vino? Mi ricordo dove abita? In parole povere, quando riceviamo un invito da una persona che non fa parte della nostra ristretta cerchia di amici e conoscenti, non facciamo altro che pensare a cosa gradirà, facciamo del tutto per rispondere al meglio al suo invito, studiamo chi ci accoglierà!
Questo esempio serve per farci capire che quando dobbiamo andare ad affrontare un colloquio di lavoro, non dobbiamo assolutamente permetterci di arrivare all’appuntamento senza sapere che azienda ci accoglierà, che ambiente potrò trovare, che strategie di lavoro utilizza.

In parole povere dobbiamo prendere maggiori informazioni riguardo a tutto sulla nostra (forse) prossima azienda. Il primo passo deve essere quello di visitare attentamente il sito o le recensioni su internet per passare poi sui giornali o, meglio ancora , informarsi direttamente con chi ci lavora.
Pensateci un attimo, non è carino presentarsi ad un colloquio di lavoro senza sapere neanche di cosa mi andrò ad occupare!

Cosa molto importante è anche ripassare le materie principali con cui si ha conseguito un titolo, oppure prepararsi a spiegare le mansioni per cui si è specializzati.
Dobbiamo considerare i giorni precedenti ad un colloquio di lavoro come la preparazione di un campo di scacchi: chi riesce a preparare meglio il campo di gioco nelle prime mosse, ha in pugno la partita.


A Cura di
Massimo Pigliacampo,
Autore di “I Segreti per Parlare in Pubblico”

Il Database nel Telemarketing

Martedì, Agosto 4th, 2009

Dopo aver visto quanto sia importante uno strumento come lo script, oggi vediamo un altro aspetto molto importante dell’organizzazione del lavoro di un telemarketer/venditore che è quello della raccolta e gestione dei dati.
Non si può negare infatti che senza dati chiunque svolge questo lavoro, lavorerebbe con il nulla. Soprattutto se il tuo obiettivo è di trovare nuovi clienti per la tua azienda, avere dei dati su società nuove prima di cominciare, fa sì che parti con il piede giusto senza dover sprecare tempo per chiedere dei dati al tuo interlocutore visto che lei hai cercate (e trovate) prima.
Stesso discorso se si ricevono delle richieste per telefono da aziende che non hanno mai avuto rapporti commerciali con la tua azienda oppure se chiamano anche dei clienti già acquisiti. In pratica qualsiasi sia la causa di un contatto devi avere, raccogliere o aggiornare i dati dell’azienda con cui ti interfacci. Già, ma come fare tutto questo? Il miglior modo per avere sotto controllo, gestire e raccogliere i dati dei vari contatti che si vengono a creare nel tempo è quello di disporre di un database.
Il database è un elenco di tutti i contatti o per meglio dire un archivio ben strutturato di dati utili per far crescere il business aziendale, fatto e sviluppato dai tuoi contatti e quelli dei tuoi colleghi provenienti dalle
vostre telefonate. Per la sua costruzione e il suo sviluppo ti consiglio il formato elettronico per tantissimi motivi: versatilità, velocità di aggiornamento, reperimento quasi istantaneo dei dati, protezione dei dati,
accumulo di grandi quantità di dati utili ecc…

Se sei esperto del software Microsoft Access ti consiglio di utilizzare questo per il tuo database perchè
questo programma è stato concepito proprio per la costruzione di database. Se invece non hai molta dimestichezza, ti consiglio di sviluppare il tuo database con l’ausilio di un programma di fogli elettronici di lavoro come Microsoft Excel: anche se hanno meno funzioni, sono più facili da utilizzare ed hanno comunque le funzioni base necessarie per creare il database più adatto per te.
Sono vari i modi di gestire questo strumento: c’è chi ne costruisce uno apposta per ogni tipo di campagna telefonica (e quindi ogni tipo di azienda o classe merceologica) e c’è invece che preferisce averne uno solo
centralizzato per tutti i dati. La soluzione migliore è la seconda: questo perchè permette comunque,
come la prima soluzione, di poter selezionare per obiettivo le aziende da chiamare, ma allo stesso tempo riunisce tutta questa mole di dati in un unico documento, con il vantaggio di risparmiare molto tempo nel cercare i dati di aziende diverse (ad esempio aziende clienti e quelle che conosciamo, ma non sono nostre clienti).
Queste categorie da aziende da inserire nel tuo database sono le seguenti (tra parentesi sono inseriti i motivi delle campagne telefoniche a loro rivolte):
- Azienda ex-novo (Farsi conoscere, vendere, svolgere
indagini di mercato)
- Azienda conosciuta, ma non cliente (Vendere)
- Azienda cliente (Testare il grado di gradimento della
clientela)
- Azienda ex-cliente (Capire i motivi di disguido)
Per tutte e quattro le categorie di aziende, esistono sia dei dati diversi da avere necessariamente inseriti nel database per ognuna di loro e i dati invece che valgono per tutte e quattro e che hanno in comune. Grazie ai
dati che sto per elencarti riuscirai ad inserire ogni azienda nella categoria appropriata e, quando avrai bisogno di avere davanti solo l’elenco di aziende di una determinata categoria, ti basterà aprire il tuo database e grazie alla funzione di filtro, comune a tutti i fogli elettronici, selezionerai una delle quattro categorie esistenti.
Nella categoria ex-novo (cioè aziende mai conosciute e mai contattate) hai bisogno, solo dei dati di base e quelli anagrafici. Questo perchè, essendo aziende mai telefonate puoi avere di certo solo questi di dati che sono reperibili tramite molteplici fonti: dall’attività di vendita “porta a porta”, dalle pagine gialle, da internet o dalle società che vendono liste precompilate di aziende.
Nella categoria di aziende già conosciute, ma non clienti, hai bisogno di avere aggiornati i dati anagrafici delle stesse e soprattutto devi riportare i dati relativi alla tua attività telefonica: queste aziende non sono ancora clienti, ma al contrario delle prime sono già state contattate.

Di conseguenza hai bisogno di sapere chi ha chiamato (tu o un tuo collega), la data dell’ultimo contatto, l’esito del contatto e ciò che devi fare dopo ed infine lo spazio per le note. Poi se sei un agente o i tuoi contatti vengono utilizzati da una rete di venditori dell’azienda, occorrono altre tre voci: una in cui segnare (con una “x”) se tu o uno dei venditori dell’azienda ha avuto almeno un appuntamento, una in cui segnare se è stato fatto per quel potenziale cliente almeno un preventivo ed infine un’altra se è stato
fatta almeno una vendita.
Nella categoria delle aziende clienti, devi, dato che hai già effettuato almeno una vendita, avere non solo i dati prima citati, ma quelli relativi al prodotto/servizio venduto e al rapporto con l’azienda cliente. I primi
sono i dati relativi alla consegna, alla persona che ha consegnato, alla data di consegna, modalità e dati per il pagamento.
I secondi sono i dati relativi al fatturato, allo storico degli acquisti e allo storico delle eventuali lamentele. Nella categoria finale, quella degli exclienti hai già tutti i dati dell’azienda quando era cliente e bisogno di aggiungere un solo dato: il motivo del disguido.
I dati che tutte e quattro le categorie hanno in comune sono il numero progressivo d’azienda, data inserimento contatto, tipo di categoria d’appartenenza (le quattro prima citate), settore lavorativo. Poi ci sono i dati anagrafici: nome, indirizzo, città, CAP, provincia, telefono, fax, e-mail aziendale, codice fiscale, partita IVA, referente aziendale, telefono del referente, e-mail referente.
Con il passare del tempo è facile che un’azienda venga spostata da una categoria all’altra. In questo passaggio però c’è una logica ed è legata alle macro aree di dati prima citate: dati di base, dati anagrafici, dati da attività telefonica, dati del prodotto/servizio e dati del rapporto con il cliente (da impostare con questa sequenza nel database).
Il passaggio è semplice: ti troverai inizialmente con tante aziende appartenenti alla categoria ex-novo che ha come macro aree le prime due. Quelle contattate devi passarle alla categoria di aziende conosciute, ma non
clienti, aggiungendo la macro area dei dati sull’attività telefonica appena effettuata.
Nel caso che un gruppo di queste (speriamo tante!) diventano clienti, le passi alla categoria clienti che hanno, a questo punto tutte le macro aree comprese le ultime due relative ai dati sul prodotto/servizio e i dati del rapporto con il cliente. Se purtroppo vi sono aziende che non vogliono acquistare più, le sposti nella categoria degli ex-clienti.

Il database può essere considerato sia il traguardo d’arrivo che il punto di partenza della tua attività telefonica: prima di cominciare a telefonare infatti, puoi avere sullo schermo l’archivio di dati a te necessari per telefonare alle categorie di aziende già clienti o aziende che già conosci, ma che non lo sono ancora ad esempio. In questo caso sarebbe il tuo punto di partenza perchè usi il database per telefonare.
Se invece, il tuo obiettivo è di fare nuovi contatti, l’inserimento di queste aziende “fresche” nel database è il tuo punto d’arrivo! Prima abbiamo visto che per inserire aziende ex-novo esistono fonti varie (pagine gialle, internet ecc…), ma ne esiste un altra che stranamente non viene considerata tra queste fonti, ma che, al contrario di quanto si possa pensare è una delle fonti principali. Di cosa sto parlando? Delle telefonate che riceviamo! Proprio quelle, chiamate anche telefonate “in entrata”.
Probabilmente, questa fonte se non viene annoverata tra quelle classiche per incrementare il database è perchè, al contrario di quelle che si usano solo se lo vuoi tu, è una fonte passiva e improvvisa, nonché inattesa. Nel caso ricevi telefonate da aziende sconosciute, anche interessate al tuo prodotto/servizio puoi, anzi devi utilizzare se non vuoi rimanere spiazzato, quello strumento chiamato scheda contatto.
La scheda contatto è in pratica una scheda su un foglio A4 sulla quale annotare tutto quello che ti viene detto e chiedi nelle tue telefonate.

Questa scheda ha il grande pregio di guidarti nelle domande da fare e i dati da chiedere perchè sono già riportate tutte le voci (per ogni macro area) da compilare, necessarie per il database. Infatti conclusa la telefonata, puoi subito copiare i dati annotati durante la conversazione per telefono e trasferirli nel tuo database. Ed ecco che, senza volere, nuovi potenziali clienti si sono aggiunti!!

Ti consiglio, nel redigere una scheda contatto, di non farla cartacea perchè dovresti scriverne davvero tante. Scrivila con programmi come Microsoft Word. Non fare delle stampe però, perchè occorrerebbe davvero grandi quantità di carta.
L’ideale è costruirla in formato digitale appunto, con tutte le voci del database, ma di tenere il file sul PC perchè in questo modo è più veloce sia l’inserimento dei dati che ti danno i potenziali clienti durante i dialoghi per telefono con loro (invece che scrivere a mano), sia il trasferimento dei dati dalla scheda contatto al database usando le funzioni copia/incolla al posto di lunghissime trascrizioni a mano.

A Cura di Roberto D’Aloisio,
Autore di “I Segreti del Telemarketing”

La potenza dell’intuito

Lunedì, Luglio 27th, 2009

Quando iniziai ad informarmi sull’argomento “intuito”, ci fu un caso che rimase particolarmente impresso, ossia quello di Ray Kroc, ex proprietario della famosissima catena di Fast Food Mc Donald. Ray, molto prima di consocere i fratelli Mc Donald, era venditore di una macchina in grado di fare molti milkshake per volta. Un giorno ricevette un ordine per 8 di queste macchine. Un ristorante che arriva a fare diverse decine di milkshake per volta? Ray ne rimase incuriosito, così andò personalmente a vedere questo locale. E così conobbe i fratelli Mc Donald. Così Ray iniziò a collaborare con loro, aiutandoli ad espandersi.

Ray però, dopo diversi anni di collaborazione, decise di acquisire l’intera catena. I fratelli chiedevano 2,7 milioni di dollari (tieni presente che siamo nel 1961). Commercialisti, notai, avvocati… tutti dicevano a Ray che sarebbe stato un rischio troppo grosso acquistare la catena a quel prezzo. Racconta Ray che in quei giorni una voce, dentro di lui, lo martellava dicendogli di acquistare la catena. Lui però la ignorava e preferiva dar retta ai suoi consulenti. Eppure la voce continuava, fino al punto di farlo star male fisicamente. Alla fine Ray decise di dar retta alla voce che lo perseguitava e, oggi, il Mc Donald, è così famoso nel mondo grazie soprattutto a Ray.

Un caso? No! Di storie come questa ce ne sono tante e tutte sono accomunate dall’intuito. Questa foza misteriosa viene, molte volte, classificata come E.S.P. ( ossia come percezione extra sensoriale o 6° senso ).

E in effetti la cosa non è del tutto sbagliata. L’intuito infatti è:

  • misterioso: la scienza non è ancora riuscita a dare una spiegazione esauriente a riguardo;
  • ha sempre ragione: la cosa incredibile è che l’intuito non sbaglia mai. Il caso di Ray è uno dei tanti e forse, anche te (come me molte volte), hai avuto esperienze in cui la tua mente ti ha dato “l consiglio giusto al momento giusto”
  • è immediato: l’intuito, a differenza del pensiero tradizionale, è immediato. Non c’è dialogo interiore per sfruttare questa abilità. Fa tutto la tua mente;
  • è imprevedibile: non sai mai quando ti arriverà l’idea. Certo, ci sono modi per condizionare la tua mente al fine di avere le idee che ti servono (e li spiego nel 6° capitolo de “I Segreti della Creatività”), ma non saprai comunque quando arriveranno.

Come si può allenare l’intuito? Il primo passo è diventare consapevoli della sua esistenza e imparare a identificarlo. Non è una cosa semplice, soprattutto all’inizio (vale per l’intuito come per la maggior partedegli E.S.P.). Ma poco alla volta, quando imparerai ad identificarlo e a distinguerlo dai pensieri normali, ti sebrerà sempre più vivido (in realtà sarai solo meglio focalizzato).

Impara a rilassarti e a sfruttare qualche tecnica di meditazione molto semplice. L’intuito, e tutti gli E.S.P., funzionano particolarmente bene quando la tua mente è più tranquilla e silenziosa.

A Cura di Enrico Sigurtà,
Autore di “I Segreti della Visualizzazione” e “I Segreti della Creatività”

AdWords vs Telemarketing: il punto della situazione

Venerdì, Luglio 24th, 2009

Un saluto a tutti i lettori del blog della Bruno Editore!
Pubblico questo articolo per tenervi tutti aggiornati sull’andamento del singolo sperimento da me denominato AdWords VS Telemarketing atto a mettere a confronto AdWords di Google e il Telemarketing come mezzi di investimento pubblicitario.
L’esperimento continua ormai da vari mesi ed è stato ripreso a più tappe dovute alla
mia volontà di approfondire il più possibile questo esperimento. Ora, a Giugno 2009, posso dire di essere a buon punto perchè io e le persone coinvolte abbiamo raccolto già molti dati comparativi: per arrivare alla conclusione dell’esperimento occorre soltanto il tempo per completare tutti i settori che voglio mettere alla prova.

Quando questo esperimento arriverà a compimento (sicuramente fra alcuni mesi) verrà pubblicato un articolo qui sul blog la notizia dei risultati finali e poi un’altra sorpresa a cui sto pensando…
Nel frattempo volevo mostrarvi altri risultati relativi ad un settore specifico: attrezzi per la pulizia della casa, più specificamente, l’aspirapolvere. Questi i risultati (prima AdWords poi Telemarketing), ovviamente con parametri uguali in merito alla durata dell’esperimento e al budget utilizzato:

FATTURATO CON VENDITE CON CAMPAGNA ADWORDS:
(Per questa campagna sono state utilizzate delle parole chiave ad hoc in modo
targhetizzare al massimo la campagna promozionale).
BUDGET PUBBLICITA’: 1.000 euro
COSTO MEDIO DI 1 CLICK: 0,29 euro
CLICK RICEVUTI: 3881
VENDITE: 32 aspirapolveri
CONVERSIONE: 32/3881 = 0,82%
RICAVO: 32*762,30 = 24.393 EURO
RITORNO (ROI): (24.393,60-1.000)/1.000 = 2.339,36%
GUADAGNO PER CLICK: 0,62 euro

FATTURATO CON VENDITE CON CAMPAGNA TELEMARKETING:
(Per questa campagna sono state utilizzate dei database risultanti da una campagna di
ricerca di potenziali clienti targhetizzati, quindi già molto predisposti a comprare).
BUDGET PUBBLICITA’: 1.000 euro
CONTATTI RAGGIUNTI (telefonate effettuate): 4210
VENDITE EFFETUATE: 42 aspirapolveri
CONVERSIONE: 42/4210 = 0,99%
RICAVO: 42* 762,30 = 30.420 EURO
RITORNO (ROI): (30.420,6-1.000)/1.000 = 2.942,06%
GUADAGNO PER CONTATTO RAGGIUNTO: 0,70 euro
Che ne pensate?

A Cura di Roberto D’Aloisio,
Autore di “I Segreti del Telemarketing”

L’efficacia della tua voce

Venerdì, Maggio 8th, 2009

L’ultimo aspetto da analizzare della comunicazione paraverbale è l’efficacia della tua voce. La dinamicità e l’adattamento ti servono per mantenere alta la concentrazione del tuo interlocutore e per entrare in sintonia con lui, ma non rendono la tua voce efficace. Per migliorare l’efficacia della tua voce occorre sviluppare e potenziare l’uso dei quattro elementi cardini della voce: la velocità, il volume, l’inflessione e gli intercalari. Vediamo uno per uno questi aspetti per i quali basta solo un po’ più attenzione del solito, perchè come l’adattamento, anch’essi sono caratteristiche vocali che quotidianamente caratterizzano le nostre conversazioni e quindi usiamo naturalmente!

La velocità della voce è un elemento che difficilmente rimane inosservato. Chiunque ascoltando un amico, ad esempio, non può che notare la velocità con cui parla. Può sembrare strano per chi la prima volta sente parlare della velocità come di un elemento determinante della voce, ma è proprio così.

Pensaci bene, quante volte infatti hai giudicato una persona anche per il modo di parlare veloce? O, al contrario, per il modo di parlare troppo lento? Una persona che parla veloce viene quasi sempre considerata frettolosa o impaziente di dire qualcosa, oppure ancora peggio, agitata e nervosa.

Persone che parlano lentamente invece, tendiamo a considerarle o tarde nel pensare e nell’agire oppure troppo meticolose e noiose. Se ti è capitato di guardare canali stranieri o comunque sentire persone parlare lingue di origine anglosassone come l’inglese, sicuramente ti sarai reso conto della loro velocità.

Quando ero ragazzino e studiavo le mie prime nozioni di inglese alle scuole medie rimasi subito impressionato dal fatto che questa lingua avesse questa caratteristica: sarà anche perchè generalmente i termini inglesi sono più brevi di quelli italiani, ma la velocità con cui parlano le popolazioni che parlano inglese è impressionante.

Te ne puoi rendere conto ascoltando le interviste di alcune star della musica su MTV, ad esempio. Mi ricordo che quando chiesi alla mia professoressa d’inglese del perchè di questo mi disse: “non c’è un motivo esatto, ma ti basta sapere che noi italiani, per gli inglesi, siamo talmente lenti nel parlare che sembra che cantiamo tutto il giorno”!

Questo ti fa capire che ruolo ha la velocità della tua voce nei tuoi dialoghi. Il modo migliore per calibrare la propria voce al telefono è composta da due fasi: nella prima (che coincide con i primi momenti in cui senti il tuo interlocutore) assumi l’ atteggiamento dell’adattamento come detto in precedenza per creare sintonia e cioè moduli la tua velocità come quella del tuo interlocutore. Solo dopo entri nella seconda fase cioè quando riporti man mano la velocità ad uno stato funzionale per i tuoi scopi.

Ovviamente nella scelta della velocità ottimale ci vuole un po’ di “tatto” e anche di buon senso: è ovvio infatti che parlare troppo velocemente potrebbe portare a non scandire bene le parole con la conseguenza di non farsi capire. Parlare troppo lentamente al contrario può deconcentrare ed annoiare chi ti ascolta.

Il mio consiglio è questo: cerca di trovare un equilibrio che vada bene per tutte le persone che conosci per telefono, poi è ovvio che a forza di ascoltare persone e parlare la tua velocità sarà sempre più affinata.

Tra i due poli però (velocità o lentezza) opta sempre di orientarti verso la lentezza, ma in modo misurato, quindi di parlare adagio. Parlando in questo modo sarai sia sufficientemente veloce da non annoiare e anche chiaro nel scandire i termini durante i tuoi discorsi.

Un altro elemento che concorre nell’efficacia della tua voce è il volume. Prima, quando abbiamo visto la dinamicità della voce abbiamo detto che le tonalità del suono della voce sono tutte composte da tre fasce di tono. Ciò che determina se un tono è basso, medio o alto è il volume della voce.

Anche in questo caso, come nella velocità, occorre un po’ di buon senso. Partendo dal fatto che i toni della voce devono essere imprevedibili per tenere alta la concentrazione di chi ti ascolta, è ovvio che l’aumento o la diminuzione del volume non va fatto a caso.

Se abbassi il volume della tua voce non devi farlo perchè magari hai timore di rilevare il prezzo del prodotto che stai pubblicizzando. Semmai, come faccio anch’io, abbassa il volume solo quando vuoi far capire che una determinata offerta è da prendere al volo!

Credimi che ogni volta che abbasso il volume durante una frase nella quale voglio far intendere che la promozione in corso è un occasione di cui approfittare, non fallisco quasi MAI. Questo perchè il volume basso dà, alle parole dette, un senso di privilegio riservato a solo chi lo ascolta. Stesso discorso per quanto riguarda l’aumento di volume: non va fatto in modo sconsiderato perchè potresti risultare una persona esaltata o aggressiva. Sai qual’è l’unico momento che conviene alzare un po’ il volume? Quando nei tuoi discorsi, sei arrivato nel momento fondamentale, topico, chiave: in questo modo dai la percezione della tua fermezza nell’affermare le tue tesi!

Come, ed anche di più del volume, anche le inflessioni sono utili per dare valore a ciò che si dice. Le inflessioni sono quel particolare modo di enfatizzare un concetto espresso in modo diretto o subdolo all’interno di una frase, marcando pesantemente un vocabolo preciso.

Analizziamo una frase nella quale marchiamo ogni termine di essa, così ti accorgerai come le inflessioni siano capaci di alterare a tuo piacimento e scopo il significato di una frase. Prendiamo questa frase: “Adesso posso sicuramente farti uno sconto!”. Adesso pensa se tu stesso sei a telefono e la pronunci per telefono marcando le parole in grassetto:“ADESSO posso sicuramente farti uno sconto!”. Marcando questa parola sicuramente poni l’attenzione sul fatto che in questo momento puoi fare uno sconto. Guarda adesso come cambia il messaggio della frase: “adesso POSSO SICURAMENTE farti uno sconto!”. Ora l’accento è stato posto sul fatto che puoi dare la certezza dello sconto. Se invece cambiamo di nuovo diventa: “adesso posso sicuramente FARTI uno sconto!”.

In questo caso l’attenzione è spostata sul fatto che lo sconto lo fai in modo pressochè esclusivo per lui! Infine se cambiamo di nuovo: “adesso posso sicuramente farti UNO SCONTO!”. Adesso l’attenzione è concentrata sul fatto che ciò che gli offri non è una fregatura o un aumento, ma un gradito sconto!

Hai sicuramente capito che le inflessioni sono estremamente delicate da usare perchè il minimo errore può stravolgere il senso delle loro frasi, ma d’altra parte sono un potente aiuto per l’efficacia della tua voce nei tuoi dialoghi. Se per la velocità la parola d’ordine è equilibrio per le inflessioni la parola d’ordine è quindi attenzione nell’uso.

Prima ti avevo accennato il fatto che gli elementi che rendono efficace la tua voce non hanno bisogno di particolari applicazioni perchè per usarli a proprio favore non devi fare altro che potenziare e sviluppare ciò che già, con nostra inconsapevolezza, usiamo tutti i giorni. La naturalezza infatti è importante sia per te (perchè altrimenti ti disorienti), che per il tuo cliente in modo da risultare più familiare, più umano.

Ciò che ci rende più naturali sono i suoni intercalari, cioè quei suoni che tendono o a spezzare momentaneamente la tensione di un discorso o danno aiuto psicologico o grazie a termini precisi, al contrario, mantengono stabile la percezione di chi ti ascolta del tuo coinvolgimento in quello che dici (degli intercalari, intesi come parole, ne parleremo nel prossimo capitolo).

Nel loro uso non c’è niente di male dunque, ma non bisogna esagerare. Infatti troppi “mmm…”, “ehm…”, “aah” invece che un salutare allentamento della tensione finiscono per insospettire il tuo interlocutore sulla tua credibilità perchè sminuisci addirittura la sua percezione del tuo grado di coinvolgimento nel discorso e della tua affidabilità!

Stesso discorso vale per quegli intercalari come “diciamo”, “no?”, “chiaramente”, “cioè”: se è vero che il loro uso da un supporto psicologico alla nostra convinzione in quello che diciamo (io, tendo ad usare spesso il “no?”), l’utilizzo continuo tende a complicare i tuoi discorsi rendendoli difficili da “digerire” sia per quanto riguarda l’attenzione che la comprensione. Quindi, in sintesi, va bene usare i suoni intercalari, ma con moderazione.

Se poi noti che utilizzi abitudinalmente troppo uno dei suoni prima citati, esercitati (anche dal vivo) a rimpiazzarlo facendo delle pause al suo posto: infatti le pause, non solo danno il tempo di memorizzare ciò che dici al tuo interlocutore, ma ti aiutano a trovare quello spazio necessario durante il quale trovare la giusta convinzione in ciò che dici.

A Cura di Roberto D’Aloisio,
Autore di “I Segreti del Telemarketing”

Il paraverbale: l’uso corretto della voce

Giovedì, Aprile 9th, 2009

Lo sapevi che la mente delle persone che ti ascoltano per telefono traduce ciò che sente? E capisce il tuo stato d’animo fino addirittura la tua postura? Avviene con tutti e anche la tua mente lo fa se ricevi una telefonata, quindi c’è poco da fare: devi abituarti a convivere con questa situazione.

Sembra uno svantaggio da subire vero? Qui arriva il bello: se fai telemarketing tutto questo lo puoi sfruttare a tuo vantaggio! Infatti un potenziale cliente deve percepire la tua autostima raggiunta. Nel precedente articolo parlando del sorriso come “arma”, abbiamo visto solo un elemento di quello che puoi trasmettere per telefono: la positività. Da adesso devi imparare a usare la madre di tutte le armi per trasmettere tutto ciò che vuoi, che è la tua VOCE. Grazie ad essa infatti puoi trasmettere non solo positività, ma tante altre cose, come appunto (ed è la cosa principale da far percepire) la tua autostima.

Sappi che è il modo con cui usi la voce che determina l’immagine dell’azienda per cui lavori. Sì proprio così! Infatti una voce squillante, gradevole, aggraziata e reattiva dà l’impressione di un’azienda attenta ai propri clienti, snella, efficiente e veloce!

Sono queste, ad esempio, tante altre cose che puoi trasmettere tramite la voce. Pensaci un attimo: quante sono state le volte che non hai formulato il giudizio su un’azienda dopo che hai sentito la centralinista o il responsabile di turno? Impossibile che tu ne abbia soltanto una!

A questo punto, ti sarai reso conto che per te (e la tua azienda), è fondamentale sapere come si usa la tua voce. Ora è venuto il momento che tu sappia quali sono le sue caratteristiche e quali sono quelle da usare a tuo vantaggio, in più tutte le strategie segrete correlate al loro uso. Prima però precisiamo una cosa.

Sicuramente ti avrà colpito il fatto che è il modo con cui si usa la propria voce ad influenzare i potenziali clienti. E il contenuto? Si può dire ciò che si vuole a telefono tanto basta sapere “come” dirlo per fare clienti? Non proprio. E’ ovvio che, ad esempio, non puoi parlare di sport se al telefono devi fissare un appuntamento o vendere un aspirapolvere…

La verità è che sono importanti sia i contenuti di ciò che dici e sia le modalità con cui trasmetti la tua voce. Vediamo meglio: esistono tre forme della comunicazione umana che tutti gli uomini usano in modo differente. Eccole:

La comunicazione verbale (i contenuti)

La comunicazione paraverbale (la voce, espressione del viso, ecc..)

La comunicazione non verbale (linguaggio visivo-corporeo)

Sicuramente ti stai già chiedendo quale delle tre è la più importante, nonostante servono tutte e tre. Le percentuali con cui tutte e tre influenzano l’incisività della comunicazione sono il 7% la comunicazione verbale, il 40% la comunicazione paraverbale e ben il 53% la comunicazione non verbale. E’ davvero sorprendente come i contenuti incidono così poco in questo lavoro! Prima di imparare e capire questo, infatti mi chiedevo sempre come mai in tutti i lavori di vendita che ho fatto nella mia vita, persone che conoscevano ben poco il prodotto che vendevano, avevano un grande successo. Ecco spiegato il perchè!

Ovviamente però, è importante comunque studiare le caratteristiche del prodotto/servizio che si vende anche perchè col passare del tempo è ragionevole che tu arrivi a possedere una comunicazione completa: cioè l’uso corretto della tua voce e ricchezza di contenuti. In una situazione di assenza di stimoli visivi come è questo lavoro (cioè la mancanza della comunicazione non verbale) è necessario che sfrutti a tuo vantaggio le altre due forme.

Tolto il linguaggio del corpo, l’incidenza dei contenuti e quindi della comunicazione verbale sale un po’, fino ad assestarsi su una percentuale che varia dal 15% al 18%. Ma è la comunicazione paraverbale ad avere un deciso rialzo: se dal vivo si assestava intorno al 40% ora è aumentata moltissimo fino ad una percentuale che oscilla tra un 82% e un 85%!!!

Ecco perchè, è veramente importante per te conoscere le caratteristiche di questa comunicazione e tutti i suoi segreti, fondamentale per far percepire la tua autostima. Solo così, grazie alla tua voce, puoi avere una comunicazione efficace.

L’altro aspetto, necessario per arrivare a possedere una comunicazione completa, è cioè i contenuti (comunicazione verbale) li vedremo in futuro, nel quale studieremo esaurientemente questo aspetto.

Per saper utilizzare la voce in modo corretto e a proprio vantaggio devi sapere che esistono tre aspetti sui quali devi lavorare: il primo è la dinamicità della voce cioè la capacità di modulare il tono in modo da non essere statici e variare la tonalità vocale, il secondo aspetto è l’adattamento vocale necessario per fare centro nelle tue conversazioni ed infine il terzo aspetto è l’efficacia della tua voce che si raggiunge utilizzando a tempo dovuto tutti i quattro elementi della voce.

Nei prossimi articoli, esamineremo nel profondo questi tre aspetti….

A Cura di Roberto D’Aloisio,
Autore di “I Segreti del Telemarketing”