scelta

Come creare la casa perfetta? Devi vincere le tue paure

Lunedì, Novembre 8th, 2010

Quanti di noi non hanno delle paure che li frenano, costantemente, nella vita di tutti i giorni? Presumo pochi.

Ogni paura è un conflitto tra la parte conscia e quella inconscia del nostro cervello. Questo conflitto, non solo frena e/o blocca i nostri desideri ma, a volte ci fa prendere le decisioni sbagliate.

Faccio un esempio per essere più chiaro. Pensate ad un amore impossibile. Siamo, apparentemente, felicemente fidanzati ma un giorno sbuca una persona che ci fa letteralmente girare la testa. Quando pensiamo a lui o a lei ci batte il cuore, siamo inondati di felicità, ci sentiamo leggeri e spensierati… in pratica ci siamo innamorati.

Però la persona in questione non è perfetta, è misteriosa, magari inaffidabile o, peggio ancora, non ci da la stessa sicurezza finanziaria per il futuro che ci garantisce il nostro/a attuale fidanzato/a.

E allora che fare? Ci troviamo di fronte ad un bivio perché la parte inconscia ci dice di mollare tutto e di abbandonarci alla felicità, ma ecco che entra in gioco la parte conscia e razionale di noi che ci mette la paura per il futuro, per l’inaspettato, l’inesplorato, il non sicuro.

Vi è capitata di vivere questa situazione? Oppure averla osservata in qualche conoscente o in televisione? Penso proprio di si!

E cosa succede nel 90% dei casi? Si cede alla paura e si accantona il sentimento prendendo la via comoda e sicura. Peccato che poi non si riesce ad essere felici, viviamo tristi ogni giorno fino a portarci alla rottura del rapporto, al fallimento, alla disfatta.

Lo stesso atteggiamento lo noto molto spesso anche in chi si sta facendo casa. Chiaramente, come ovvio, il trasporto, l’innamoramento e l’intensità dei sentimenti non è paragonabile con quello che si prova in amore, ma la dinamica è la stessa.

Infatti, di fronte a scelte da prendere si presenta sempre il bivio tra una scelta che ci piace molto e una meno rischiosa e apparentemente più duratura nel tempo.

Immancabilmente il 95% delle persone si fa prendere dalla paura. Pensa che l’oggetto, il colore, il materiale in questione, che piace tantissimo ora, possa stancarli e che una scelta più conservativa li possa stufare meno nel tempo.

Sapete qual è la scelta che stancherà meno? Vi lascio rispondere da soli.

La realtà è questa: solo il vero amore non stanca mai.

Però per cercare, riconoscere e accettare pienamente i propri amori è necessario conoscersi, ascoltarsi e, soprattutto, avere coraggio.

A cura di Danilo Cesana
Autore di Creare la Casa Perfetta

Come pianificare il tuo downshifting?

Sabato, Ottobre 9th, 2010

Mi è capitato di andare in automobile a Milano un paio di volte nel corso delle ultime settimane. Mi sono trovato, mio malgrado, su una delle tangenziali nell’ora di punta, insieme a migliaia di altre auto, guidate da persone evidentemente “preparate” alla interminabile e congestionata coda.

Ho avuto tutto il tempo di osservare i miei compagni di sventura.

C’era chi chiacchierava al telefono, probabilmente con qualche altra persona ferma cento metri avanti, chi invece si agitava cercando forse di giustificare il ritardo sull’appuntamento fissato senza prevedere un “ragionevole” cuscinetto di sicurezza, chi leggeva tranquillamente il giornale, alternando due secondi per la lettura a due secondi per la guida.

Un quadro quotidiano per tutte le persone costrette a spostamenti per il lavoro, specie in grandi città.

La sostenibilità di una vita nel traffico (almeno due volte al giorno), frenetica e spesso dettata dai ritmi altrui, è messa sempre più a dura prova da reali e concrete possibilità di “Downshifting”, cioè da scelte per migliorare la propria qualità di vita.

Decidere però di fuggire dalla vita di città sulla base di un senso di sconforto, sul miraggio di una vita migliore in campagna, o semplicemente per il desiderio di “cambiare”, può rappresentare una soluzione fragile, se non preceduta da un’attenta pianificazione.

Occorre in particolare:

  • Esaminare la propria situazione patrimoniale e reddituale, attuale e prospettica;
  • Essere consapevoli dei sentimenti e delle possibili reazioni di tutti i familiari coinvolti dalla scelta;
  • Identificare un luogo idoneo per vivere in modo più equilibrato, ma anche per continuare a tenersi impegnati;
  • Prepararsi agli impatti psicologici potenzialmente derivanti dal cambio di lavoro, dei ritmi di vita, delle frequentazioni ed in generale delle sicurezze costruite nel tempo.

Nel manuale Ritirarsi a 40 anni, sono descritte in grande dettaglio tutte le fasi fondamentali per gli aspiranti “Downshifters”, cioè per coloro che desiderano pianificare un’uscita dalla frenesia quotidiana per ritagliarsi uno spazio e un tempo di vita più equilibrato.

Pianificare con consapevolezza e realismo una scelta di “Downshifting”, contribuisce a rendere le decisioni più robuste e sostenibili per sé e per la propria famiglia.

Buona lettura!

A cura di Filippo Masi
Autore di Ritirarsi a 40 anni

Come usare un pilastro della comunicazione assertiva: saper ascoltare

Domenica, Ottobre 3rd, 2010

Bruna FerrareseUna mente aperta, non condizionata dai pregiudizi e un sincero interesse verso gli altri sono i presupposti per esercitare un ascolto corretto, base di una buona comunicazione assertiva ma, pensaci, “quando è iniziata la tua educazione all’ascolto?”.

La maggior parte di noi può agevolmente immaginare che la sua educazione al linguaggio sia iniziata molto presto, praticamente alla nascita, a cura di tutti gli esseri umani con i quali è venuto in contatto. Ma l’altra parte, quella in cui noi stiamo zitti ed è un altro ad esprimersi, in quale momento è stata oggetto di formazione?

Recupero dalla memoria alcune raccomandazioni al riguardo espresse dai miei genitori: “lasciami finire il discorso”, “stai attenta quando ti parlo”, “non mi stai mai ad ascoltare”, “guardami in faccia quando ti parlo”… Ok, ma perché nessuno mi ha spiegato come funziona il processo dell’ascolto, aldilà dell’apparente attenzione che devo mostrare? Semplice: perché non lo sapevano neppure loro!

La maggior parte delle persone confonde il “sentire” con l’ascoltare e, in questo modo, passa la vita a risolvere fraintendimenti di ogni genere. Per buona educazione guardiamo la persona che sta parlando e, nel migliore dei casi, aspettiamo pazientemente il nostro turno di parola con la testa impegnata a formulare il nostro giudizio, la nostra opinione o il nostro consiglio pronti ad emetterlo non appena toccherà a noi (per inciso nel peggiore dei casi pensiamo proprio a tutt’altro simulando spudoratamente un interesse inesistente).

Il focus della nostra attenzione non si rivolge al nostro interlocutore – come dovrebbe invece accadere per realizzare un ascolto partecipe – ma resta ben centrato su noi stessi. In questo modo la nostra relazione resta a un livello superficiale che impedisce di cogliere l’insieme dei messaggi utilizzati dall’altro: la mimica, la gestualità, le pause, i silenzi, le incertezze, l’utilizzo di certe parole in luogo di altre…

Certo ascoltare con partecipazione e raggiungere l’obiettivo di una reale comprensione è faticoso perché richiede di riuscire a cogliere il punto di vista dell’altro e i suoi stati d’animo. Si fonda sul desiderio di non manipolare attraverso la comunicazione il comportamento dell’altro per renderlo come piace a noi.

Si avvale pertanto di un feedback neutro che non genera disagio e mortificazioni per i nostri interlocutori e crea, in tal modo, un ambiente relazionale gradevole e di arricchimento reciproco. Una delle obiezioni più ricorrenti che mi vengono mosse su questo tema riguarda l’opportunità di astenersi dal dare consigli, persino quando è l’interlocutore a richiederlo esplicitamente.

La ragione alla base di questa regola è semplice. Chi deve risolvere un problema, prendere una decisione, risolvere una situazione non ha bisogno e/o voglia reale di sentirsi dire cosa fare. Il vero motivo per cui ce ne parla è la necessità di razionalizzare i termini delle sue difficoltà per sciogliere i dubbi e agire con determinazione verso una soluzione: la sua soluzione.

Se cederemo alla lusinga di impersonare il “buon saggio” che offre preziosi consigli, toglieremo al nostro interlocutore la possibilità di accrescere le sue forze attraverso la maturazione di una presa di decisione personale. Lo legheremo emotivamente a noi, facendolo sentire debole se lasciato da solo a risolvere.

L’aiuto vero ed importante che noi possiamo offrire è un supporto neutrale a tale processo di elaborazione decisionale. Così facendo, il nostro interlocutore rafforzerà la sua sicurezza in sé stesso e potrà agire con maggiore fiducia nelle proprie capacità e risorse.

Ascolteremo quindi con attenzione effettiva, forniremo una sintesi di quanto espresso dall’interessato, porremo domande aperte per aiutare l’elaborazione del pensiero, aiuteremo nella valutazione dei pro e dei contro ma, sempre, con la massima oggettività senza cedere alla tentazione di fornire soluzioni o, peggio ancora, giudizi di qualsiasi genere.

In questo modo il nostro interlocutore avvertirà il nostro sincero interesse e apprezzerà il nostro atteggiamento. Avendo scelto personalmente, anche in caso di insuccesso sarà in grado di reagire correttamente, ricavandone preziose esperienze che lo renderanno più forte per il futuro.

A cura di Bruna Ferrarese
Autrice di Comunicazione assertiva

Come assumersi responsabilità e affrontare i rischi in modo assertivo

Martedì, Giugno 8th, 2010

Bruna FerrareseSbagliare non è altro che ottenere risultati insoddisfacenti. Perciò non esistono sbagli, soltanto risultati”. Lo dice John Evans Jones nel suo libro “Powerfax Personal Development System”.

A mio parere, questo sintetizza in modo molto efficace il principio che ispira una persona che utilizza lo stile assertivo quando si trova di fronte alla necessità di scegliere ed è consapevole dell’implicita assunzione di una conseguenza negativa.

Scegliere, infatti, rappresenta un rischio ma assumersi la responsabilità delle proprie scelte significa prendere in mano le proprie sorti evitando di attribuire continuamente a eventi esterni – la fortuna, gli amici influenti, le coincidenze – l’esito della propria vita.

Solo prendendo iniziative le persone possono risolvere i loro problemi, dare risposta alle loro aspettative, costruirsi uno stile di vita più soddisfacente.

Al contrario, l’eccessiva cautela diventa l’alibi della persona insicura che ragiona da “io non sono Ok-tu sei Ok” e che, in questo modo, non procede e preferisce permanere anche in una condizione spiacevole pur di non affrontare niente di nuovo e ignoto. “Le promozioni vanno solo ai miei colleghi, nessuno vede le mie qualità”, afferma il collega scontento… ma ha mai chiesto un colloquio al suo capo per parlare della situazione ed avanzare le sue richieste?

Elaborare un piano, prendere una decisione, richiamare all’ordine, affermare le proprie opinioni e diritti, assegnare incarichi: tutte queste situazioni contengono il rischio di non ottenere l’esito positivo sperato, ovvero di generare “risultati insoddisfacenti” ma pur sempre risultati. Ad esempio, avanzare richieste è una delle situazioni più ricorrenti nella quale occorre assumersi la responsabilità di agire e di gestire il possibile rifiuto dell’interlocutore.

In questi casi, la persona assertiva sa chiedere in modo diretto e non “per allusioni”, esplicitando in modo chiaro le sue aspettative e desideri circostanziando in termini esatti la richiesta. Il linguaggio utilizzato sarà molto concreto, conterrà numeri (quantità, frequenze, date, orari, tempi, metri …) e il tono sarà tranquillo ma fermo.

Una voce incerta, una postura contratta, lo sguardo basso dimostreranno al vostro interlocutore che non siete sicuri di “meritare” quanto state chiedendo (io non sono Ok, tu sei Ok). Al contrario un atteggiamento aggressivo espresso con tono di voce imperativo ed una postura minacciante (io sono Ok, tu non sei Ok) porterà inevitabilmente il colloquio sul piano del conflitto io vinco-tu perdi innescando una reazione di rigida difesa da parte dell’interlocutore.

Preparate i termini della vostra richiesta, immaginate cosa fare nel caso vi venga opposto un primo rifiuto, elaborate una richiesta alternativa che vi permetta di negoziare. Naturalmente non sarà sempre possibile ottenere ciò che si desidera ma l’importante è affrontare la situazione in modo corretto, convinti di aver fatto tutto il possibile.

La persona assertiva sa che l’aspetto più frustrante è assistere impotenti all’evolversi delle situazioni senza esserne protagonisti ed è cosciente che, in ogni caso, far conoscere le proprie necessità contribuisce a ridurre insoddisfazione e stress.

A cura di Bruna Ferrarese
Autrice di Comunicazione Assertiva

Come fare la scelta migliore del mutuo

Giovedì, Aprile 1st, 2010

Dopo la crisi finanziaria cui abbiamo assistito le banche hanno reagito alzando il loro “spreads”, ossia i loro guadagni.

Sono state molte le insolvenze, ossia i casi in cui tanta gente non ha ottemperato al puntuale pagamento delle rate.

Oggi come oggi, chi si appresta ad acquistare un immobile ed ha bisogno di ricorrere al credito bancario trova molte più difficoltà che in passato.

I criteri per poter essere ritenuto un pagatore affidabile sono divenuti più rigidi e severi.

Nel frattempo, i prezzi delle case sono scesi meno di quello che si dica.

Diventa dunque fondamentale effettuare una scelta intelligente del mutuo, che tenga conto oltre che dello spread applicato, di tutti gli altri oneri che il mutuo comporta, con un occhio particolarmente rivolto ai costi delle polizze assicurative che sempre più spesso stanno diventando obbligatorie.

Non lasciamoci ingannare da bassi spreads ed alte polizze!

Molti lettori mi scrivono chiedendomi un consiglio sulla scelta tra variabile e fisso. Non esiste una ricetta magica per tutti, bisogna tener conto delle singole esigenze e dei futuri progetti di spesa.

Di certo, per chi come me ha visto in passato ben altri tassi, quelli di oggi sembrano particolarmente bassi. Con uno spread accettabile non sarebbe male “bloccare” il tasso, tenuto conto che oggi è possibile sempre fare la surroga del mutuo.

A cura di Guido Di Domenico
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