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I bisogni e la piramide di Maslow

Giovedì, Luglio 23rd, 2009

Oggi vorrei fornire uno strumento che a me è stato utilissimo per capire alcune dinamiche importanti riguardo ai bisogni, i desideri e le pulsioni dell’uomo. Uno strumento importante per comprendere cosa c’è alla base delle scelte dell’uomo e all’individuazione di quelle che sono le spinte emozionali che ci portano ad agire prima ancora di portarci a fare delle scelte.

La classificazione più conosciuta dei bisogni umani è dovuta a Maslow (1954) che con la sua piramide ne è riuscito a dare una rappresentazione molto chiara.

Secondo la piramide di Maslow l’uomo tenta di soddisfare i suoi bisogni seguendo una gerarchia che vede al primo livello i bisogni fisiologici (cibo, tetto, sonno, sesso).

Al secondo livello troviamo i bisogni di sicurezza fisica: la necessità di preservare la propria salute, l’incolumità propria e delle persone care.

Al terzo ci sono i bisogni relazionali: appartenenza al gruppo, amore, amicizia.

Al quarto quelli legati alla stima e al prestigio.

Al quinto quelli di autorealizzazione, di successo personale.

Secondo Maslow l’uomo non penserà a soddisfare un certo tipo di bisogno se non sentirà di aver appagato quelli ai livelli sottostanti.

In una società evoluta come la nostra è facile che il nostro cliente si trovi ad affrontare la necessità di soddisfare bisogni sempre più evoluti. Per questo motivo anche nel momento in cui si troverà ad acquistare un pacco di pasta (bisogno fisiologico, cibo) sarà influenzato da modelli e stili di vita a lui trasferiti dalla pubblicità.

La pubblicità della Barilla ad esempio gli potrà ricordare lo slogan: “Dove c’è Barilla c’è casa”. In questo modo comprando quella marca di pasta cercherà contemporaneamente di soddisfare il suo bisogno (o meglio la sua proiezione) di vita relazionale (terzo livello della piramide).

Il seguito alla prossima puntata.
Ciao!
A Cura di Valter Romani,
Autore di “Scacco alle Bugie” e “Da Grande Sarò Ricco”

Ricchi fuori, ricchi dentro

Martedì, Novembre 25th, 2008

Spesso sentiamo dire che i soldi non fanno la felicità. Questa frase mi trova pienamente d’accordo. Infatti conosco tanti ricchi che non sanno godere del loro tempo. L’arte del saper vivere appartiene a quelle persone che nella vita si sono sapute arricchire di esperienza (loro e altrui – vedi rimodellamento) e di saggezza.

A questo voglio però aggiungere che se è vero che i soldi non fanno la felicità, la povertà tende ad abbrutire le persone. Nella nostra vita pratica di tutti i giorni è facile riscontrare che è molto più facile che riesca ad essere felice una persona che non ha problemi economici, rispetto magari ad una persona che è costretta allo stress dal DOVER FARE e dal NON POTERE.

Come eccezione che conferma la regola posso qui dire che conosco persone povere e felici (non sono molte), persone che hanno trovato il modo di riempire la loro vita di altro.

Una cosa è certa che ad una vita vuota è sempre associata la disperazione.

Il mio libro “Da Grande Sarò Ricco” vuole parlare della ricchezza in senso più ampio e spera di insegnarti a trasferire alla tua prole il concetto della ricchezza di fuori e di quella di dentro.

Questa è la ricchezza che sogno per mio figlio Pierluigi.

Un cordiale saluto!

A Cura di Valter Romani,
Autore di “Da Grande Sarò Ricco”

Il termostato della ricchezza

Venerdì, Novembre 14th, 2008

Negli anni mi è capitato di osservare un fatto strano. Ognuno di noi sembrerebbe avere come una sorta di set point economico nel cervello, una sorta di termostato, che lo porta ad attestarsi su un determinato tenore di vita.
Ci sono persone che per tutta una vita guadagnano 1.000 euro (inflazione a parte). Mi viene da pensare ad una macchina perfetta che quando occasionalmente si trova ad avere una maggiore entrata, trova subito da spendere l’esubero (cosa facile). Quando invece capita che l’entrata si riduce, egli automaticamente riduce le spese (cosa altrettanto facile).

Quando queste persone passano dal fare un lavoro da dipendente ad un lavoro di tipo imprenditoriale, il loro set point continua a limitare il loro comportamento. Per cui si osserva spesso che queste persone man mano che riescono ad aumentare i loro fatturati continuano ad avere guadagni allineati a quelli che avevano da dipendente.

Più aumentano le loro entrate e più di conseguenza le uscite, lasciando per differenza quello che serve loro per vivere.
Alcune di queste persone, pur essendo riuscite ad aumentare enormemente le loro entrate, presentano dei conti economici colabrodo. Le uscite sembrano ai loro occhi tutte praticamente necessarie e il margine di guadagno alla fine è sempre lo stesso.

Poche persone riescono ad aumentare i loro guadagni, ma spesso molte di queste sono state educate all’avarizia e non sono capaci quindi di godere al meglio di quanto producono.
Quello che è veramente raro vedere è quella saggia via di mezzo che permetta di far crescere il proprio business parallelamente al proprio tenore di vita.

Per diventare ricchi occorre essere in grado di sviluppare delle abitudini nuove. Per godere della propria ricchezza in maniera saggia occorre saper sviluppare delle abitudini nuove. Per modificare quel set point, quella sorta di termostato economico che abbiamo nel cervello, bisogna comprenderne il meccanismo e poi saper sviluppare delle abitudini nuove.

Per questo motivo ho inserito nel libro “Da grande sarò ricco” tutto un capitolo sul potere delle abitudini, in modo da poter insegnare a tuo figlio (e perché no, magari anche a te stesso), come sviluppare le abitudini necessarie per diventare ricco ma ben più importante, come imparare a godere di parte della ricchezza che sviluppiamo.
A presto.

A Cura di Valter Romani,
Autore di “Da Grande Sarò Ricco”