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Come migliorare la gestione monetaria con il budget di cassa

Lunedì, Luglio 25th, 2011

La Pianificazione AziendaleUna piccola impresa metalmeccanica dall’inizio del 2010, per pagare le scadenze, si trova a farsi anticipare dalla banca tutto il fatturato del mese. In pratica si trova a rincorrere i fatturati.

Da un punto di vista di merito creditizio avendo sempre avuto un buon comportamento col sistema bancario , l’impresa ha rating (punteggi) abbastanza buoni.
Nel 2010 le insolvenze  sono aumentate  e ciò ha dato origine  a difficoltà per i pagamenti ai fornitori, inoltre  la mancanza di liquidità ha  creato nel titolare anche  dei dubbi circa la redditività dell’azienda.

In realtà fortunatamente l’azienda produceva mediamente utili per ogni commessa che eseguiva,  ma ogni riscossione  andava a coprire  uscite causate da costi per le quali l’azienda non aveva avuto tutte le  entrate.

Nel caso specifico l’azienda ha ricevuto un grosso insoluto per un  importante ordine di produzione  e per affrontare questo inconveniente l’impresa  ha applicato la pianificazione finanziaria con  budget di cassa e di tesoreria  che hanno contribuito a gestire la liquidità nel migliore dei modi per  raddrizzare la situazione.

Il budget di cassa che prevede di solito un periodo di programmazione annuale, insieme al budget di tesoreria che abbraccia invece un periodo intorno ai tre mesi,  hanno permesso alla piccola azienda di pianificare e  gestire adeguatamente le movimentazioni bancarie. Grazie anche a questo tipo di controllo, l’azienda ha ottenuto buoni affidamenti che hanno contribuito a salvarla in un periodo veramente nero.

Al di là di tali situazioni spiacevoli in cui si è trovata la piccola impresa è comunque buona metodologia mantenere  continuamente sotto esame i movimenti finanziari in entrata e in uscita per averne un adeguato equilibrio.
Per il budget di cassa, bisogna organizzare una previsione dei movimenti monetari generati dallo scorrere delle operazioni di gestione e quindi elaborare efficaci procedure di pianificazione e controllo dei flussi di cassa col fine di predefinire i tempi di scadenza e gli importi delle entrate e delle uscite .

Lo schema del budget di cassa con le date previste per la movimentazione dovrebbe contenere:
I crediti derivanti dai ricavi effettivi e quelli previsti in sede di budget economico in funzione delle scadenze concesse
Crediti scaduti e non ancora incassati (esclusi i crediti inesigibili)
debiti verso i fornitori per i pagamenti degli acquisti con le relative scadenze
Scadenze di rate di mutui, finanziamenti , leasing ,
Pagamento F24 per Inps, Inail, Iva e imposte

Io sono dunque convinto che la pianificazione finanziaria sia effettivamente basilare per tutte  le imprese oltre  che ad essere fondamentale per tante.
E tu cosa ne pensi?

A cura di Patrizio Gatti
Autore di La Pianificazione Aziendale, Amministrare l’Azienda

Il “linguaggio dei bancari” - Non sempre è facile capirlo

Mercoledì, Dicembre 10th, 2008

Prendo spunto da questo divertente Video di Enrico Brignano, Puntata Di Zelig del 24-11-2008,

per descrivere un episodio che mi è capitato che non è del tutto lontano da questa scena.

Nell’estate 2008 un mio Amico/cliente di nome Gianni mi chiede di accompagnarlo presso una Banca e di seguirlo per l’apertura di un nuovo conto corrente bancario con relativa pratica di richiesta di fido per la sua impresa.

In un primo colloquio con la funzionaria di riferimento, Gianni legge le condizioni che vengono applicate alla sua ditta dal nuovo Istituto di Credito, chiedendo che gli venissero applicati i tassi e le spese del precedente conto bancario.

Naturalmente in fase di apertura viene detto dall’Impiegata che sarà fatto il possibile per poter adeguarsi a tali condizioni.

In seguito all’apertura, subito dopo le prime operazioni, cominciarono ad arrivare le contabili nelle quali le spese non erano quanto avrebbero dovuto essere.

Gianni mi incarica di andare presso la “nuova banca” per ricontrattare le condizioni dicendo che se l’Istituto non si sarebbe adeguato a ciò che era stato richiesto la sua Ditta avrebbe chiuso immediatamente il rapporto di conto corrente, poiché veniva meno la convenienza per la sua azienda.

Dopo varie “peripezie” la funzionaria vuole chiamare al telefono il cliente per spiegargli cosa era successo.
Mentre i due parlavano a ma veniva da sorridere poiché la signora seppur indubbiamente preparata e tecnicamente molto brava, parlava in maniera troppo “Bancaria”.

Io ero sicuro che Gianni non avrebbe capito tutto ciò che Ella diceva, non perchè il mio amico non è preparato o colto, anzi, è un Ingegnere informatico ed è titolare di azienda con dipendenti e collaboratori, ma perchè lei parlava di rating, spread, indici di bilancio, centrale rischi, scoring e dava per scontato che lui sapesse tutti i significati dei termini tecnici.

Alla fine della telefonata Lei mi dice “OK è tutto chiarito”.
Io dico “ BENE”

Esco dall’ufficio non passano nemmeno 3 minuti che mi chiama Gianni e mi dice: “ma che diamine ha detto??? Ho capito qualcosa ma me lo puoi rispiegare?”

Dopo varie ricerche di ciò che era successo la spiegazione della responsabile dell’Istituto è stata che non hanno potuto mantenere le condizioni in quanto il RATING (valutazione del merito di credito) che gli assegnava la Banca sulla base dei redditi dell’anno precedente e del bilancio, era troppo basso per poter applicare le ottime condizioni che la sua banca storica già gli applicava.

Come pensi sia andata a finire??

A Cura di Patrizio Gatti
Consulente di direzione aziendale
Autore di “Amministrare l’Azienda”

Rating, downgrade & upgrade

Giovedì, Dicembre 4th, 2008

Salve cari lettori. In questo articolo voglio evidenziare quello che può essere definito un elemento in più per analizzare con successo un investimento. L’oggetto di studio è il rating di un investimento, ossia un indicatore che valuta sinteticamente la qualità di un titolo e che, allo stesso tempo, è in grado di influenzarne la futura quotazione.

A garantire la corretta trasparenza del mercato sono oggi delle società di revisione private. Ogni mercato possiede le proprie società di revisione, dove gli analisti più illustri valutano le aziende in base alla qualità dei bilanci pubblicati, e ciò avviene trimestre dopo trimestre. Ogni azienda quotata ha l’obbligo di sottoporsi alla valutazione delle società di revisione. L’operato delle società di revisione è controllato dalla Commissione per il controllo della Borsa e dei titoli. A tale scopo sono iscritte in un apposito albo detenuto dallo stesso organo di vigilanza della Borsa.

In passato le società di revisione sono state oggetto di corruzioni per falso bilancio, ma ciò oggi è irrisorio in quanto, quando una società certifica un falso bilancio, prima o poi il pubblico se ne accorge, ed è ovviamente costretta a chiudere i battenti a causa della perdita di fiducia di tutti gli investitori e a seguito dell’eliminazione dal mercato, tenendo presente pure le grosse sanzioni amministrative e talvolta penali in cui va incontro.

Comunque per garantire al massimo l’investimento di operatori e risparmiatori, per legge, un’azienda è soggetta a dei controlli rotativi da parte di più società di revisione, cioè non è sempre la stessa società a revisionare e certificare il bilancio di un’azienda quotata.

Al di là di ciò, le società di revisione esprimono la qualità e la rischiosità di un investimento tramite un indicatore comune detto rating. Il rating di un investimento qualifica un titolo sotto un aspetto chiave, ossia il grado di rischio in relazione alla durata dell’investimento.

Il rating perciò si divide in titoli adatti ad investimenti a lungo termine, e titoli adatti a investimenti a breve termine. I titoli consigliati a lungo termine, nell’S&P 500, hanno il rating che varia dal giudizio “AAA”, posto in alto alla tabella, ossia il grado di investimento più sicuro, al giudizio “D”, posto a fine tabella, e classifica un investimento totalmente inaffidabile.

Per i titoli a breve il giudizio varia dalla classe “A-1+”, la migliore, alla classe “D”, la peggiore. Fino ad ora queste sono informazioni utili solo relativamente per uno speculatore a breve come l’operatore in opzioni, però senza questa spiegazione non avrei potuto spiegarvi in parole semplici che cos’è un downgrade. Un downgrade è un declassamento del rating di un titolo, cioè può capitare che a seguito di più bilanci trimestrali negativi, la stabilità patrimoniale può risentirne anche in modo grave, e questo ovviamente può provocare la variazione del rating in negativo.

Questo processo è detto downgrade, e alla sua dichiarazione il titolo perde molta fiducia, soprattutto tra i risparmiatori. Su questa scia si viene a creare una forte ondata di vendite, di conseguenza un calo repentino del prezzo del titolo, accompagnato tecnicamente da candlestick fortemente negative e da gap down particolarmente violenti. Questo è il momento di acquistare opzioni di tipo put e vedere il proprio portafoglio gonfiarsi di liquidità! :-)

Tuttavia può capitare anche il contrario, e cioè che un titolo acquisti più stabilità e venga premiato con l’acquisizione di una classe superiore di rating, in questo caso è ovvio che il prezzo tende a salire, ma non con la stessa intensità con cui scende… In questi frangenti si parla di upgrade, ed è opportuno reagire con l’acquisto di opzioni di tipo call.
Queste sono informazioni d’oro per chi opera con le opzioni, anche perché il downgrade (o upgrade) può considerarsi un evento particolarmente sensibile alla pari di earnings, dividendi, splits e catalists.

A Cura di Giovanni Romano,
Autore de “Il Professionista delle Opzioni”

Emissioni obbligazionarie e rating d’impresa. (parte prima)

Mercoledì, Novembre 26th, 2008

Nel mio ebook “Progetto Azienda”, mi occupo delle problematiche d’impresa sotto diversi profili.
Mi rivolgo a chi debba organizzare e gestire una realtà imprenditoriale con efficacia ed efficienza, come gli imprenditori ed il management, ma anche a chi nell’impresa veda una possibile occasione per realizzare un certo profitto finanziario, senza necessariamente assumere ruoli gestionali ed organizzativi, cioè all’investitore.

E l’argomento del presente articolo si rivolge, principalmente, proprio a quest’ultimo, ma senza tralasciare l’importanza che l’emissione obbligazionaria ha per l’impresa stessa.

L’emissione obbligazionaria costituisce, infatti, per imprese con determinate caratteristiche, previste dalla normativa in materia, in particolare il riferimento è alla società per azioni con un certo livello di consistenza patrimoniale, un’importante forma di finanziamento.

Le obbligazioni sono titoli, sottoscritti dagli investitori, che consentono a questi ultimi di percepire delle cedole, a scadenze programmate, e che rappresentano quindi un prestito fatto all’impresa.
Difficilmente, tuttavia, questi prestiti riescono ad essere piazzati sul mercato, in assenza del cosiddetto rating.

Di cosa si tratta?
Possiamo considerare il rating una sorta di voto che appositi istituti, le cosiddette agenzie di rating, assegnano ad una certa impresa, per indicarne la maggior o minor affidabilità finanziaria.

In teoria, quindi, esso dovrebbe essere sufficiente per indirizzare l’investitore nelle sue scelte, ma i recenti avvenimenti finanziari, in particolare quelli conseguenti alla cosiddetta crisi dei subprime, ed alla vicenda della Lehman Brothers, hanno fatto venir meno la sicurezza che quel voto sia poi così infallibile.
Vediamo perché.

Direi che i motivi sono principalmente due. Intanto, anche la recente crisi finanziaria ha evidenziato come persino società considerate molto solide, in base al rating, siano invece tutt’altro che scevre da rischi.
Alcune primarie banche d’investimento sono addirittura fallite.

La realtà delle analisi, su cui si fonda il rating, in effetti, è quella di considerare soprattutto il passato ed il presente di un’impresa, tramite un esame condotto soprattutto sui bilanci, e quindi può certamente succedere che società anche solide oggi, a fronte di decisioni azzardate o anche di particolare situazioni economiche, possano andare incontro a veloci cambiamenti della propria situazione economico-finanziaria e addirittura a condizioni di grave illiquidità, tali da portare al rischio fallimento.

In altri termini, il monitoraggio del rating spesso è decisamente tardivo, rispetto ai cambiamenti della situazione aziendale.
Come se questo non bastasse, si deve anche osservare che le agenzie di rating si basano peraltro, in gran parte, su valutazioni discrezionali, non facilmente controllabili, come quelle relative alla qualità del management aziendale o all’attendibilità dei piani di sviluppo aziendale.

C’è poi, secondo taluni, il rischio di un eccessivo condizionamento da parte della società cliente.
E’, infatti, la stessa società che emette il prestito obbligazionario a pagare l’agenzia di rating per farselo attribuire e di qui, ovviamente, un evidente potenziale conflitto d’interessi, che potrebbe indurre l’agenzia ad essere meno rigorosa, nelle proprie valutazioni, di quanto necessario.

Vedremo, la prossima volta, quali strumenti si possano considerare, in alternativa al rating, per stimare l’affidabilità di un’emissione obbligazionaria.

Intanto vi auguro buon lavoro, e vi comunico alcuni link, dai quali scaricare risorse gratuite:

  • il primo capitolo del mio ebook Progetto Azienda, dalla scheda-prodotto:
    Progetto azienda
  • due report sulla gestione ed organizzazione aziendale e su come affrontare alcune problematiche d’impresa:

http://www.autostima.net/autostima/free.php

  • mentre alcune video clip su vari temi, tra cui le problematiche d’impresa, anche queste completamente gratuite, si trovano sul sito
    http://www.clubautoritv.com/

A Cura di Gian Piero Turletti.
Autore di “Progetto Azienda”