pubblico

Come decodificare il linguaggio non verbale

Giovedì, Marzo 10th, 2011

Spesso apro le mie lezioni di comunicazione con questa dichiarazione: “Se sbagli la prima volta, il paracadutismo non fa per te; sia pure in maniera meno drastica, con il public speaking avviene lo stesso: non c’è una seconda occasione per dare una prima buona impressione”.

Sembra una battuta, ma l’assunto è vero al cento per cento. Ormai lo sappiamo bene, uno studio di Albert Meharabian ce l’ha dimostrato mezzo secolo fa: nei primi cinque minuti d’impatto il pubblico resta influenzato non dall’aspetto conscio fatto di parole, informazioni, ma per ben il 93% dal nostro atteggiamento inconscio fatto di paralinguistica e dal linguaggio analogico espresso dal nostro corpo.

L’espressione inconscia è molto più veloce dell’aspetto cognitivo del nostro linguaggio. Non solo, derivando dal subconscio, questo linguaggio non verbale è impossibile da programmare preventivamente. Come dire, possiamo mentire con le parole, ma non con il nostro corpo.

Un esercizio divertente di percettività è quello di guardare la televisione senza l’audio. Specialmente quando è inquadrato un politico, la mimica spesso tradisce il suo tentativo di fingere, di nascondere la verità, e grazie ad una minima attenzione al linguaggio del suo corpo diventa facile coglierlo in fallo.

Tuttavia, non commettiamo l’errore di credere che l’analisi di un gesto, di un micro movimento del volto, degli occhi, possa condurre di botto a giudicare il nostro interlocutore. È un errore piuttosto comune.

Quando ci presentano qualcuno, non sono tanto le sue parole che ce lo rendono simpatico quanto il suo atteggiamento. Facciamoci caso: tutti noi usiamo le parole per scambiarci informazioni, ma utilizziamo il linguaggio non verbale nelle negoziazioni interpersonali, come dire: basta un’occhiata per incenerire il nostro interlocutore.

È necessario saper distinguere. Non è sempre detto che il gesto compiuto da chi parla con noi abbia il significato che gli ascrive un qualunque dizionario di linguaggio non verbale. Se la persona con la quale stai conversando tiene le braccia conserte e le gambe accavallate, ciò non vuol dire per forza che stia sulla difensiva o dimostri la sua indisponibilità. Probabilmente ha freddo o trova comoda la posizione assunta.

Lo stesso, se il tuo interlocutore si passa un dito sotto il naso, non vuol dire che stia inconsciamente comunicando il suo rifiuto per ciò che gli stiamo dicendo. È più probabile che il rifiuto sia per il pensiero che gli ha attraversato la mente in quel momento: “Accidenti, ho dimenticato di caricare il cellulare!”

Stiamo attenti a non esprimere giudizi affrettati. Un indizio non fa una prova, deve essere sempre confortato da altri indizi perché possiamo essere sicuri che il nostro interlocutore ci stia trasmettendo in via analogica proprio quello stato emozionale.

A cura di Alberto Lori
Autore di Parla come Mangi, Dalla PNL alla Quantistica, Voce da Speaker, L’Arte della Comunicazione, La Formula Vincente per Comunicare in Modo Eccellente, Riequilibra le tue Emozioni, L’Arte del Discorso

Come combattere l’ansia da prestazione

Venerdì, Febbraio 11th, 2011

Sai che cos’è l’ansia? È il meccanismo di partenza della paura. È paura di non farcela, di non essere all’altezza. Quindi, se ti chiedo di parlare in pubblico, cosa provi? Certamente ansia, paura del giudizio degli altri, ma anche del giudizio che dai a te stesso. Sei in grado di gestire l’ansia a livello cognitivo? No, perché fa parte del circuito emotivo. Ciò vuol dire, quindi, che hai poca possibilità d’intervenire con la forza di volontà.

Nella scala evolutiva degli esseri viventi l’ansia, in quanto meccanismo deputato alla sopravvivenza, risale alla preistoria dato che appartiene al cervello arcaico. È una risposta all’ambiente in termini di sopravvivenza. L’amigdala è un organo successivo, appartenente all’animale uomo quando è entrato in evoluzione, nei suoi aspetti sociali. Tuttavia, la capacità di sopravvivere all’ambiente era in ogni caso preesistente. È un meccanismo molto antico. Ciò vuol dire che, se cento milioni di anni fa c’era un erbivoro che si trovava a dover fronteggiare un carnivoro, la sua reazione era la fuga.

Per sopravvivere c’è bisogno di qualcosa. Se io sto qui a scrivere, in questo momento il mio livello d’ansia è basso, ma se d’improvviso il palazzo dove abito cominciasse a tremare, che cosa dovrei fare? Avere paura è già qualcosa. Devo sbrigarmi ad adattarmi al nuovo ambiente, devo sopravvivere. La sopravvivenza è la capacità d’adattamento. Mi dico di rilassarmi e di prendere con calma il terremoto? Evidentemente no. Scatta il panico. A questo punto ciascuno di noi, trovandosi nella stessa situazione, deciderebbe di avere panico? Non decidiamo più. A questo punto, percepita la minaccia dell’ambiente, dobbiamo adattarci il più velocemente possibile per sopravvivere. Non c’è cognitivismo qui, è soltanto meccanismo automatico. Non decido. Devo solo reagire rapidamente ed affidarmi ad un meccanismo già cablato.

Imparare a parlare in pubblico è un discorso di nuovo cablaggio. All’inizio sarà molto lento, ma se il circuito è già cablato, sarà molto veloce perché lo so già fare. Quindi, non posso imparare a scappare quando c’è ansia, devo già saperlo fare. A quel punto è un circuito cablato e veloce e prende il sopravvento su quello da cablare che ha una risposta molto lenta. Arriva uno stimolo dall’ambiente. L’ansia è un meccanismo di risposta, non di causa. C’è un leone. Sto facendo formazione in aula e nella stanza irrompe un leone. Che facciamo tutti? Alla vista del felino, alla percezione di un pericolo, come reagiamo? Con calma?

Torniamo alla paura di parlare in pubblico. Devo salire sul palco per fare un discorso. Mentre sto salendo i gradini per raggiungere il palco, mi viene un attacco d’ansia. Sopraggiunge l’ansia, ma dov’è il leone? Cominciano i sintomi derivanti dalla paura. Devo lottare? Il microfono è il mio leone. Il pensiero cognitivo ha sostituito lo stimolo percettivo con uno cognitivo, per cui l’alternativa è diventata: azione o evitamento. Se emotivamente decido di evitare, è il momento in cui dimentico ciò che devo dire, la salivazione è azzerata, le gambe mi tremano. Voglio scappare.

La paura del giudizio è un’ansia molto sociale. Il giudizio non è una minaccia per la mia sopravvivenza biologica. È una minaccia per la mia sopravvivenza psico-emotiva. Se al mio collega non è piaciuto il mio intervento al consiglio d’amministrazione, è una minaccia per la mia sopravvivenza psico-emotiva. Se, invece, a lui è piaciuto ed io sono confermato, sono più tranquillo, meno ansioso. Quindi, il giudizio è legato al fattore ansia e in ogni caso mi fa entrare in due modalità d’azione. Se devo parlare in pubblico, o divento aggressivo oppure vado a parlare e mi dimentico le cose da dire perché anche questo è un sistema di fuga e non di crescita. Più vado verso il palco e più comincio a sudare. Perché? Dov’è il leone? Non siamo al Colosseo. Il problema è che il leone me lo costruisco da solo. Diventa uno stimolo cognitivo.

L’ansioso non dice che gli sta succedendo qualcosa, ma che certo gli succederà. Che cosa accade al nostro amico ansioso man mano che si avvicinerà il momento di salire sul palco? Dice che non ricorda nulla o che non ricorderà nulla di ciò che dovrà dire al microfono? Cosa succede se si proietta avanti la mente? La mente del nostro amico è qui o già sul palco davanti al pubblico? A livello psicologico, il fobico risponde come se fosse già sul palco. All’ansioso manca il “qui ed ora”. La paura si può risolvere. È necessario gestirla cognitivamente. Ma che significa il “qui ed ora”? Vivere il presente. Se vivo nel futuro, vivo sempre in uno stato d’ansia. Il futuro è pieno d’insidie e l’ansioso preferisce evitare le situazioni che nel “futuro” gli porteranno male.

Ti faccio un esempio: mi trovo in campagna davanti  ad una staccionata. Voglio saltarla, ma lancio la mente in avanti e prevedo che incespicherò e mi farò male. Che cosa sto facendo? Sto creandomi ansia. L’inconscio vuole proteggermi e mi fa irrigidire i muscoli. Pensando che mi farò male, in questo modo non farò altro che creare la fisiologia del “mi faccio male”. Se invece mi convinco che “ce la posso fare”, carico i muscoli per il salto, non per farmi male. La tendenza primaria è: mi sto preparando a riparare il danno, non per giungere al successo. Devo creare la fisiologia per arrivare al mio traguardo, ma per farlo devo lanciare avanti la mente e come la lancerò sarà fondamentale. Dove poggerò la mente sarà il mio focus e quella diventerà la mia realtà.

A cura di Alberto Lori
Autore di L’Arte del Discorso, Voce da Speaker, L’Arte della Comunicazione, Parla come Mangi, La Formula Vincente per Comunicare in Modo Eccellente, Riequilibra le tue Emozioni, Dalla PNL alla Quantistica.

Come avere successo su internet nel raggiungere i tuoi obiettivi

Martedì, Luglio 13th, 2010

Massimo D'AmicoPer avere successo su internet e raggiungere tutti i tuoi obiettivi dovresti conoscere le risposte alle seguenti domande:

Quale tipo di pubblico arriva al tuo business? Le persone leggono oppure escono veloci?
Prima di procedere con ulteriori sviluppi e/o altre azioni dovresti conoscere perfettamente il tuo pubblico. Se vuoi arrivare a guadagnare profitti su Internet devi miscelare una buona dose di web marketing con il tuo sito web/ blog.

Guarda questi punti e falli tuoi:

-  Presenta contenuti di alto valore
-  Parla a una persona alla volta
-  Mettiti sullo stesso piano del tuo visitatore
-  Esponi con chiarezza
Evita termini complicati
-  Esponi diverse domande per far riflettere
-  Crea immagini mentali.

Più entrerai in comunicazione con il tuo pubblico e più otterrai riscontri, prestigio e successo. Cerca di far sorgere esigenze nei tuoi lettori e offri i tuoi prodotti/servizi quale mezzo per soddisfare le loro esigenze.

Altro aspetto importante: ti chiedi mai se i tuoi contenuti sono di vera qualità? Offrire contenuti importanti è fondamentale per sviluppare la tua credibilità, ma anche per questi motivi:

- Aumenti la stima che la gente ha di te
- Fai conoscere la tua professionalità
- Sviluppi la conoscenza delle persone
- Elimini possibili dubbi sulla tua persona
- Ottieni nuovi contatti per fare business
- Ottieni nuovi potenziali clienti.

ESEMPIO 1 (da evitare)
Nell’ultimo periodo ho ricevuto delle newsletter inviate da marketer (presunti esperti americani). Una delusione totale, pensa che i messaggi inviati erano privi di veri contenuti e pubblicizzavano unicamente prodotti di altre persone. Questo è il modo esatto per NON vendere MAI. Non fare allo stesso modo!

ESEMPIO 2 (da copiare)
Dai contenuti di qualità ai tuoi lettori e aiutali ad avere successo. Questo è il VERO Segreto per aumentare le tue vendite.

A cura di Massimo D’Amico
Autore di Memo Commerce e Free Per Click

Quei 15-20 minuti che precedono una conferenza.

Sabato, Settembre 20th, 2008

Ore 15.00 del 20.09.2008. In questo istante sta iniziando la Conferenza di Giacomo Bruno durante l’attesissimo Evento del Club Autori Italiani.

Per questo vi parlo dei 15-20 minuti che precedono una conferenza. Senza soffermarmi sul discorso dell’importanza della regia, della bravura degli attori e della fortuna di ogni spettacolo, forse non tutti sanno che il segreto perchè esso sia tecnicamente perfetto, sta tutto nella mezz’ora che precede l’ingresso in scena degli attori.

In quegli istanti così intimi, ogni artista si prepara sia fisicamente che psicologicamente alla “entrata in scena”. Sono minuti in cui bisogna rilassarsi, scaldare la voce attraverso opportuni esercizi,e concentrare la mente non sulle parole del copione, ma sull’atmosfera e sulla magia che da lì in pochi minuti ognuno andrà a creare.

Proprio come per gli attori, anche a chi deve parlare ad una assemblea, consiglio sempre di dedicare 15-20 minuti prima dell’inizio del proprio intervento alla concentrazione e al rilassamento.
Cercate uno spazio o una stanza che sia isolata, priva di rumori che provengano dall’esterno. Passeggiate con molta calma, fate una respirazione diaframmatica senza avere fretta di espellere l’aria dai polmoni. Lasciate libera la vostra mente per un attimo, non pensate nè alle parole, nè agli argomenti che da lì a poco dovrete affrontare.

Sempre rimanendo in piedi e respirando, pensate a paesaggi o a bei ricordi…. rilassatevi!

Un bravo oratore, ha già fatto molte prove davanti allo specchio parlando a voce alta  alcuni giorni prima del suo intervento; proprio per questo motivo, nei minuti che precedono una conferenza, un oratore lascia che la propria mente si ricarichi e si prepari a dare il massimo con il minimo sforzo; lascia che le proprie corde vocali si rilassino e si riscaldino prima di dover affrontare la platea. (avete mai visto un finalista di 100 metri che non si riscalda prima della gara?)
I minuti che precedono una conferenza, proprio come quelli che precedono l’ingresso in scena degli attori sono FONDAMENTALI per la buona riuscita di un intervento che sia Interessante, esplicativo e sopratutto non noioso.
Cordiali saluti…
A Cura di Massimo Pigliacampo,
Autore de “I Segreti per Parlare in Pubblico”

Gestire il respiro per gestire la mente

Lunedì, Settembre 1st, 2008

Per essere in grado di gestire al meglio le emozioni, e quindi essere in grado di comunicare efficacemente, bisogna avere controllo del proprio corpo. Proprio per questo per prima cosa bisogna imparare a respirare!

Uno potrebbe chiedersi, ma se sono arrivato alla mia “veneranda età” sicuramente è perchè SO GIA’ RESPIRARE….e anche questo è vero! però bisogna sapere che ci sono due tipi di respirazione, quella diaframmatica (bassa) e quella costale (alta).
Per ricercare la massima concentrazione, calma, percezione di sè e di conseguenza avere una corretta gestione delle emozioni, bisogna allenarsi e rilassarsi attraverso appropriati esercizi eseguiti attraverso la respirazione ottimale, ovvero “diaframmatici”..Il momento ideale per fare questi esercizi è quando si ha la possibilità di restare soli e magari avere il sottofondo di una musica rilassante.
Prima di affrontare esami, colloqui di lavoro, conferenze in pubblico, bisogna ricercare la carica e la concentrazione dentro di noi, proprio per questo bisogna gestire al meglio le proprie emozioni. Dobbiamo racchiuderle in un “contenitore emozionale” ed essere pronti a liberarle al momento giusto: All’inizio di un colloquio importante.

I PRO DELLA RESPIRAZIONE DIAFRAMMATICA

  • Maggiore ossigenazione di tutti i tessuti corporei (specialmente quelli addominali)
  • Diminuzione della Frequenza cardiaca
  • Più lento e controllato è il respiro, maggiore è il controllo della mente
  • Dilatazione di tutti i vasi con conseguente efficace smaltimento delle tossine
  • Migliore apporto energetico alle cellule

I CONTRO DELLA RESPIRAZIONE DIAFRAMMATICA

Si può raggiungere un totale senso di tranquillità e benessere che ci si può addirittura addormentare

A Cura di Massimo Pigliacampo,
Autore de “I Segreti per Parlare in Pubblico”