PNL

Come definire il ruolo dei metaprogrammi nel processo di calibrazione

Venerdì, Dicembre 23rd, 2011

Michel SainvilleL’appassionato di Programmazione neuro-linguistica incontra nelle prime fasi del suo studio tutta una serie di nozioni di base quali la calibrazione, l’uso dei sistemi rappresentazionali, il ricalco e la guida.

L’uso pratico di tali conoscenze permette di sviluppare tutte quelle capacità che, come sappiamo, iniziano a migliorare drasticamente i risultati di ogni scambio comunicativo.
Efficacia e semplicità hanno permesso a questi strumenti di divenire popolari, riservandone altri, tanto più complessi quanto più efficaci, solo a chi ha scelto di approfondire veramente la materia.

C’è chi si accontenta dei primi miglioramenti, ma c’è anche chi decide velocemente di passare ad un livello superiore di conoscenza per ottenere risultati ancora più incredibili, incontrando così tutta un’altra serie di strumenti come il milton model, i livelli di pensiero, la time-line, i metaprogrammi.

Proprio questi ultimi hanno conquistato il mio cuore e la mia mente e vorrei quindi introdurvi al vasto mondo che si cela dietro questa parola.
Letteralmente, meta-programma significa “oltre il programma”, significa cioè che la nostra mente possiede due livelli di pensiero: uno percepito a livello conscio e uno che opera a livello “meta”, esercitando funzioni superiori sul piano inconscio.
Un’altra definizione comunemente usata in letteratura è “filtri dell’attenzione” e fa luce sul fatto che la nostra mente esercita una selezione inconscia e abituale tra le informazioni che verranno trasformate in pensieri e quelle che invece verranno semplicemente scartate.

Questo evita il sovraccarico delle nostre abilità cognitive, ma va da sé che se un’informazione utile non viene processata, il ragionamento sarà incompleto, e va da sé anche che se offriamo un’argomentazione che verrà considerata solo in parte, la nostra opera comunicativa sarà sempre viziata.

Partendo dal presupposto che ogni persona possieda una propria configurazione di metaprogrammi che la contraddistingue e la influenza, che valore puo’ avere l’essere in grado di determinare esattamente quali informazioni la sua mente sarà in grado di processare con successo?
Essere capaci di controllare il linguaggio in modo consapevole per calibrare e guidare l’interlocutore anche sui suoi livelli di pensiero inconsci ha solitamente un effetto potente perché quasi nessuno si rende conto del motivo per cui certe argomentazioni risultino tanto più convincenti di altre quando ciò esula dalle proprie facoltà coscienti.

Mi propongo quindi di esporre al lettore che si interessi di vendite, marketing, gestione delle risorse umane o che semplicemente desideri imparare ad essere più influente nella vita di tutti i giorni un metodo per scoprire e usare contemporaneamente tutti i fondamentali metaprogrammi a selezione funzionale: una serie di strumenti linguistici di precisione, che garantiranno risultati straordinari a tutti quelli che decideranno di passare al livello superiore.

A cura di Michel Sainville

3 Trucchi per vincere i conflitti di coppia

Venerdì, Novembre 11th, 2011

Rolando TavolieriCiao a tutti, mi chiamo Rolando Tavolieri, e sono l’autore dell’ebook “PNL di Coppia” in cui parlo di 5 Tecniche di PNL (programmazione neuro linguistica) che puoi mettere in pratica sin da subito per migliorare il rapporto col tuo partner.

In questo articolo voglio spiegarti 3 trucchi pratici per Vincere i Conflitti di Coppia da mettere in pratica sin da subito:
1) - il Primo Metodo da applicare quando sei in conflitto col tuo partner, e quando vedi che la tensione si sta alzando e il volume della tua voce o di quello del tuo partner aumenta mentre il nervosismo sale, è quello di chiederti qual è l’obiettivo che vuoi realizzare con quel dialogo particolare, ad esempio se state discutendo riguardo ad un viaggio che volete fare assieme e non riuscite a mettervi d’accordo sul luogo e sul giorno, chiediti semplicemente : “Cosa voglio condividere con lui (o con lei) in questo momento? Voglio litigare e sfogarmi, o voglio ottenere qualcosa di positivo e costruttivo?” Sicuramente ti verranno in mente diversi obiettivi positivi come ad esempio quello di divertirvi assieme, di stare in intimità nel periodo di tempo che trascorrerete assieme in vacanza, di dimenticare lo stress, le difficoltà quotidiane per essere sereni assieme, ed altro ancora. Nel momento in cui stai pensando a questo, il tuo stato d’animo muterà, cambieranno le tue emozioni negative ed in questo modo cambierai anche il modo di relazionarti verso il tuo compagno o la tua compagna, che diventerà meno duro e scorbutico per trasformarsi in uno stato d’animo positivo e tranquillo.

2) - un Secondo Metodo per superare i conflitti col tuo partner è questo: ogni volta che sei in disaccordo e stai avendo una discussione con lui o con lei, chiediti subito qual è il tuo Bisogno Psicologico che viene frustrato, i bisogni psicologici sono degli aspetti importantissimi di ogni persona e possono essere tanti: bisogno di libertà, di crescere, di unione, di condivisione con gli altri, di amore, di accettazione, di comprensione, ecc. Chiediti dunque quale di questi o di altri tuoi bisogni psicologici viene colpito e limitato quando stai avendo una discussione accesa col tuo partner, facciamo anche in questo caso un esempio pratico: se durante una discussione che riguarda la scelta di una casa da acquistare o di una città dove trasferirsi, senti che il tuo partner vuole per forza decidere lui (o lei), e vuole a tutti i costi imporsi su questa scelta, il bisogno che andrà a colpire potrà essere quello di libertà, o di condivisione, perché potrai non sentirti più libero/a di scegliere, di decidere, di mettere in pratica le tue idee, accertati dunque quale tra i vari bisogni psicologici è quello che senti frustrato e subito dopo poni a te stesso/a alcune domande che in pnl vengono definite potenzianti, cioè quelle costruttive, pratiche, che ti aiuteranno a mettere a posto velocemente le cose, come ad esempio:

- come posso risolvere questa discussione senza generare rabbia e nervosismo e cercando assieme al mio partner di venirci incontro l’uno verso l’altro?

- cosa posso dire al mio partner per allentare la tensione?

- cosa posso fare per far capire al mio partner che sta limitando inconsapevolmente un mio bisogno profondo?

Per esempio, puoi semplicemente riferire al tuo partner la tua difficoltà o chiedergli di cedere un po’ dalla sua parte mentre tu cederai dalla tua.
Infine pensa ad altre alternative che puoi adottare per vincere quel conflitto che si sta creando e scegli quello migliore da mettere in pratica sin da subito.

3) ˆ Il Terzo Metodo che ti propongo è quello di spostare il tuo punto di vista ad un livello Superiore. In pratica si tratta di assumere un punto di vista diverso e più elevato rispetto a quello da cui stai osservando la situazione in quel momento.
Quindi cerca di vedere, di percepire quel dialogo in un modo nuovo, diverso, osserva quella situazione problematica da un punto di vista superiore, cerca di considerare qualcosa che non hai ancora considerato, cerca di aprire la tua mente iniziando a “Pensare” in modo diverso da come fai di solito, e subito dopo mettiti anche dalla parte del tuo partner, e prova ad immaginare ed a sentire come immagina e come sente lui (o lei) quella situazione in particolare di cui state parlando, sia per comprenderlo di più e venirgli incontro, sia per assumere un punto di vista più ampio, che abbraccia l’intero sistema relazionale, cioè: tu, il tuo partner e la vostra relazione. In questo modo avrai un riferimento Migliore, un punto di vista più Ampio, Superiore, da cui poter osservare e quindi Risolvere il vostro Temporaneo conflitto.

Spero che questi 3 Metodi che ti ho proposto possano esserti Utili per Fermare una discussione in corso col tuo partner, per Prevenirla, e soprattutto per Risolverla il più velocemente possibile.

A cura di Rolando Tavolieri

Come fare per farsi capire dai bambini

Mercoledì, Giugno 1st, 2011

Diventare PapàLa precisione nel linguaggio è una cosa da tenere a mente sempre quando si parla con i bambini. I bambini amano elaborare concetti semplici e le frasi troppo lunghe o troppo piene di concetti li distraggono. Soprattutto quando abbiamo intenzione di ottenere da loro qualcosa in cambio, ad esempio che mettano a posto la loro cameretta oppure che stiano tranquilli mentre ci sono ospiti in casa, vogliamo che “capiscano” fino in fondo quello che stiamo dicendo, giusto?

La prima cosa da sapere è che è necessario eliminare le “negazioni” dal nostro linguaggio: frasi del tipo “non correre”, “non urlare” o “non saltare sul divano” ottengono quasi sempre l’esatto contrario. Ancora peggio, i comandi impossibili: il preferito delle mamme è “non sudare”. Come si farà a non sudare quando uno sta giocando e si diverte? Mah! Il cervello umano viene disorientato dalla negazione, anzi viene spinto nella direzione opposta: non pensate ad un elefante! A cosa avete pensato?

Oltretutto, negare qualcosa lascia un vuoto al suo posto: se io ti dico “non correre” tu cosa devi fare al posto di correre? Non l’ho detto quindi non posso aspettarmi qualcosa di preciso! Abituiamoci quindi ad esprimere “in positivo” i vari comandi, soprattutto i divieti che vogliamo imporre ai nostri bambini. Quindi “stai seduto e fermo sul divano” al posto di “non saltare sul divano” potrebbe avere maggiori probabilità di successo.

Seconda cosa da sapere, dite chiaramente “cosa” volete dal bambino, senza giri di parole e sottintesi. Non è detto che lui debba interpretare il vostro pensiero e comandi generici, anche se esposi in positivo, ottengono scarsi risultati: “stai buono” cosa vuol dire? Anche “stai fermo”, anche se detto all’interno di un contesto ben preciso, lascia troppo spazio all’interpretazione e non è detto che il bambino voglia sforzarsi di farlo. Invece dire “rimani qui seduto vicino a me e gioca un po’ con il tuo orsetto. Finisco subito quello che sto facendo e poi giochiamo insieme” potrebbe funzionare meglio.

Altra cosa importate è la precisione nel linguaggio. Vi sarà capitato che vostro figlio perda qualche cosa e che, magari quando siete in ritardo, la voglia avere a tutti i costi. Di solito in questi casi il genitore dice “avanti, cerca questo giocattolo così possiamo uscire!” e il bambino gira e rigira per la casa da tutte le parti, guarda dappertutto ma il giocattolo non è da nessuna parte. Di solito a questo punto il genitore si innervosisce e comincia a trattare male il bambino con il risultato di perdere ulteriore tempo inutilmente. Beh, siete liberi di non crederci ma se sostituite la parola “trova” alla parola “cerca” il bambino nove volte su dieci spalanca gli occhi e si ricorda immediatamente dove sta il giocattolo, va lì e lo prende! Dopotutto voi gli avete detto di “cercarlo”, mica di “trovarlo”, quindi vi sta dando retta!

Ma, come sa bene chi ha studiato PNL, la maggior parte della comunicazione risiede nel non verbale. Quindi la posizione del corpo e il tono della voce sono fondamentali. Tempo fa ho visto un padre che ai capricci di suo figlio (seconda o terza elementare) che non voleva andare a scuola, gli diceva cose del tipo: “Cosa c’è? Cosa vuoi? Perché piangi?”. Parole che lette possono dare l’idea di una risposta adeguata, ma pronunciate in piedi, curvo con atteggiamento di minaccia sul bambino e con un tono di furia repressa nel pronunciarle sicuramente ottiene l’effetto contrario.

Quindi quando parlate ad un bambino cercate se possibile di mettervi al suo livello, sedetevi o piegatevi un po’ per portare il vostro sguardo all’altezza del suo, usate un tono di voce paziente ma soprattutto parlate con lui come fareste con un altro adulto. Sentendosi preso sul serio il piccolo sicuramente sarà portato a darvi retta un po’ di più.

A cura di Francesco De Menna
Autore di: Diventare papà

Come fare per essere coach di se stessi

Lunedì, Maggio 23rd, 2011

Coach di Te StessoEssere Coach di se stessi significa saper operare a tutti i livelli della propria individualità, in piena autonomianei diversi momenti della vita, soprattutto in circostanze strettamente personali nelle quali difficilmente si riesce a rendere partecipe qualcun altro.

L’apprendimento degli strumenti e delle tecniche di Coaching è un punto di arrivo indispensabile, ma non l’unico obiettivo. Ancor prima è necessario individuare e attivarel’interruttore che accende la luce sul proprio valore, sulla capacità di scoprire le qualità nascoste negli angoli più bui della propria personalità, sulla volontà di rendere missione il loro tradursi in azioni e risultati.

La conoscenza di se stessi, e la consapevolezza della propria dimensione, comincia dal saper costruire una cornice di riferimento entro la quale collocare l’analisi della propria immagine, dei valori, delle credenze, delle capacità e dei comportamenti che mettiamo in pratica nell’ambiente in cui operiamo.

Questa cornice, offerta dai sette Livelli Neurologici della PNL teorizzati da Robert Dilts, fa da riferimento alla analisi e alla comprensione di se stessi. L’ analisi presuppone la conoscenza di strumenti idonei a estrarre e valutare gli elementi della nostra personalità per ciascuno dei sette Livelli.

Ci troveremo, in questo modo, di fronte alle nostre valenze positive, quelle che ci aiutano a produrrerisultati positivi, così come alle limitazioni che ci auto-imponiamo per paura o per altri stati d’animo negativi.

E’ allora che la capacità di essere Coach di se stessi manifesta tutta la sua efficacia impiegando tecniche e strategie per superare i limiti , vincere le emozioni debilitanti e per potenziare ciò che di positivo già ci riconosciamo.

Tuttavia, benché ogni Livello Neurologico sia trattato in modo specifico, con nozioni teoriche e pratichespecifiche, il Coach è consapevole che l’individuo deve essere trattato nel suo complesso e nel rispetto dell’ambiente che lo accoglie. Quindi, essere Coach di se stessi, significa saper individuare e muoversi lungo cammini in coerenza con la propria natura e in modo ecologicamente conveniente.

A questo scopo, sarà utile disporre di strategie e tecniche per determinare e raggiungere obiettivi,compiere missioni apparentemente impossibili , sapendo che, ad ogni passo e lungo l’intero cammino, saremo sorretti dalla motivazione che può derivare solo da una meta in grado di soddisfare tutte le nostre passioni e assorbire tutte le nostre energie.

Nell’e_book “Coach di te stesso”, mi sono posto l’ obiettivo di raccogliere il meglio delle strategie e delle tecniche di Coaching, supportandole con un inquadramento teorico di base, affinché ciascuno potesse trovarvi la fonte ispiratrice per vincere le battaglie e conquistare le mete che la vita propone.

Essere Coach di se stesso significa conoscersi, sapersi comprendere, sapersi parlare, sapersi motivare, sapersi sostenere durante la prova.

A tutti i lettori e a tutti gli utenti del blog, un saluto e l’augurio di realizzare tutto ciò che è possibile sognare.

A cura di Romolo Tansini
Autore di:
Coach di te stesso

Come passare dalla tristezza alla serenità

Domenica, Marzo 13th, 2011

Sapete come entrare in uno stato di serenità quando vi sentite tristi? No? E invece lo sapete! Ve lo dimostro con quest’aneddoto tratto dalla mia esperienza.

Il mio studio è proprio sopra l’abitazione di mia madre; anche se capita di rado che io faccia coaching con lei, talvolta succede. Come tutti sanno, nessuno è profeta in patria e per questo a tutti si sconsiglia di fare coaching con i propri parenti.

Infatti, con lei avevo già fallito molte volte, nel tentativo di applicare le tecniche di PNL che conosco per farla passare da una visione negativa della vita (sua consuetudine) a una positiva. E non ci sono riuscito finché non mi è venuto in mente di usare la tecnica che permette di entrare nel modello del mondo di qualcuno e modificarlo.

Quel giorno ho chiesto a mia madre: “Se tu dovessi insegnarmi a essere sereno, come tu ricordi di essere stata almeno una volta, che cosa dovrei fare?” Dopo le prevedibili difficoltà di avvio, ecco che mi dà tutte le istruzioni sulla postura, il viso, le mani il respiro e mi dice anche che cosa devo pensare.

A questo punto le chiedo come potrei, invece, adottare una postura che equivalga al suo stato di tristezza. Superato il rifiuto iniziale, giustificato dal volermi tutelare dal vivere una brutta esperienza, comincia a passarmi le istruzioni per il corpo, per la respirazione e soprattutto per i pensieri. A questo punto avevo già abbastanza informazioni da poter applicare almeno un paio di tecniche che so funzionare bene per la transizione da uno stato all’altro, ma avrei di nuovo commesso l’errore di sempre: volerle insegnare qualcosa.

Così le chiesi semplicemente: “E se adesso volessi passare da un momento di tristezza a uno di serenità che cosa dovrei fare?”. A questo punto, ormai non aveva dubbi, sapeva cosa avrei dovuto cambiare nella postura nella respirazione e anche nei pensieri.

La sorpresa fu proprio qui. Sapeva anche come cambiare i pensieri: “Allontana i pensieri brutti e pensa a cose più colorate”, mi disse. Chi conosce le sub-modalità della PNL sa bene di cosa parlo.

In sintesi, mi son fatto dire da lei le caratteristiche di uno stato, le caratteristiche dell’altro stato e poi come passare da uno stato all’altro. Io per lo più ascoltavo pazientemente per favorire la ricerca delle cose che doveva dirmi… E capire lei stessa.

Con questo ho ottenuto ciò che volevo: che lei prendesse coscienza di cosa può fare per passare da uno stato all’altro, quando ne ha bisogno.

Ciò dimostra che lei sapeva già tutto su ciò che serviva per ottenere quel cambiamento. Le mancava solo di aver coscienza dei passaggi, che solo rallentando il processo - motivata dal dovermelo insegnare - cominciò a capire. Più tardi incontrandola mi disse: “Quando sei triste fai come ti ho detto… Perché funziona!”

A cura di Roland Del Vecchio
Autore di Lo Stato SDV: il Senso della Vita, La Bussola di Roly, La Libertà di Raimondo

Come applicare la PNL al colloquio di selezione per animatore turistico

Lunedì, Febbraio 28th, 2011

Come tutti i mestieri, anche quello dell’animatore turistico è una vera e propria professione. Come tale, richiede un’adeguata formazione sia per ciò che riguarda il lavoro all’atto pratico, sia per affrontare il momento della selezione.

Le abilità fondamentali per un animatore girano tutte attorno alla comunicazione e all’empatia: l’acquisizione e la padronanza di queste assicura quindi il successo sia al candidato animatore, sia a colui che svolge la professione da tempo e intende migliorarsi.

Ma quali sono questi attrezzi che devi sempre avere a portata di mano nella tua cassetta di lavoro? Sicuramente tra i più importanti che devi imparare a padroneggiare in questo settore ci sono:

• le tecniche di comunicazione;
• la capacita di gestire le proprie emozioni;
• le strategie di modellamento.

Saper gestire le emozioni nel corso della stagione è essenziale; se poi riesci anche a modellare chi già ottiene risultati straordinari in questo settore, riuscirai sicuramente a crescere e a fare carriera in questo speciale lavoro.

Come avrete potuto notare, ho introdotto termini come “modellamento”, che sono tipici del linguaggio della PNL: questo perché la Programmazione Neuro-Linguistica è fondamentale per coloro che si approcciano al mestiere dell’animatore, dal momento che grazie ad essa è possibile acquisire tecniche efficaci per relazionarsi con gli individui in qualunque situazione.

Sicuramente la tecnica più efficace di comunicazione che puoi usare fin da subito per iniziare a creare buone relazioni è il ricalco del corpo, della voce, e delle parole più significative del tuo interlocutore: questo ti premetterà di fare dei passi da gigante e di comunicare magnificamente con chiunque desideri, sia prima che durante la stagione, per non parlare poi nel corso della vita.

Lo so, a questo punto viene spontaneo chiedersi: “In che modo posso applicare concretamente questa tecnica straordinaria nell’Animazione Turistica?”. Per esempio puoi iniziare ad usarla già al colloquio o alle selezioni per diventare animatore.

Chi ti seleziona, si aspetta di notare sin dal primo momento le tue doti empatiche e comunicative: è qui che interviene la PNL.

Quando ti trovi davanti al tuo selezionatore, guarda la sua postura, ascolta la sua voce, presta attenzione alle parole più incisive e poi con naturalezza mettiti nella sua stessa postura, usa il suo stesso tono di voce, e ripeti le parole che lui sottolinea più spesso, prestando attenzione di fare tutto ciò nella maniera più naturale e spontanea possibile.

Questa è la strategia che io stesso ho usato nelle selezioni che ho superato. Ancora oggi riesco a ricordare chiaramente che il mio selezionatore usava spesso parole come: “La nostra azienda punta all’innovazione e alla fidelizzazione”, che come puoi intuire, ho iniziato a usare anche io nella nostra conversazione.

Durante il colloquio, mentre parlava, mi dava spesso una pacca informale sulla spalla: chi conosce bene le strategie della comunicazione, sa benissimo che un gesto del genere significa che chi ti sta parlando è sintonizzato sulle proprie sensazioni. In gergo si usa dire che si è sintonizzati sul canale sensoriale cinestesico, ovvero legato alle sensazioni.

Ovviamente anch’io ho ripetuto il gesto nella sua stessa identica maniera, e se ti stai chiedendo come faccio a sapere che tutto ciò ha funzionato, ti basti sapere che dopo pochissimo il mio selezionatore ha concluso: “Ti dico subito che a pelle mi piaci molto e stiamo proprio cercando responsabili come te”.

In pratica mi stava anticipando che era pronto a farmi firmare il contratto, ma soprattutto mi stava confermando che il ricalco funziona, e che, se vuoi comunicare straordinariamente, devi appunto fare tue strategie straordinarie.

Oggi ti ho proposto un esempio di come puoi usare le strategie della comunicazione già dal colloquio per diventare animatore; è anche vero che puoi usare queste stesse tecniche in moltissime altre occasioni, anche quando sarai in villaggio, con chiunque desideri comunicare meglio.

In sintesi, consiglio vivamente a tutti coloro che vogliono davvero tuffarsi nell’Animazione Turistica di mettere nella propria cassetta degli attrezzi gli strumenti della comunicazione efficace offerti dalla PNL: per continuare e crescere in questo meraviglioso mestiere non resta che imparare a comunicare meravigliosamente.

A cura di Ivo Mikic
Autore di Il Mestiere dell’Animatore