piani aziendali

Come comprendere piani aziendali e strategie d’impresa. Seconda parte. Il caso Alitalia.

Giovedì, Novembre 26th, 2009

Abbiamo introdotto, la volta precedente, il tema dei piani e delle strategie aziendali.
Passiamo ora a considerare l’esempio rappresentato dall’Alitalia.
Per la verità, i due piani alternativi, presentati prima da Air France e poi da Cai, per la ristrutturazione della società in crisi, avrebbero dovuto rappresentare documenti riservati, almeno durante la fase di preparazione dei medesimi, ma almeno le linee essenziali sono poi state diffuse.
Possiamo quindi considerare taluni aspetti, che hanno un impatto anche per l’Italia come paese e sistema economico.

Quale sarebbe stata la politica di Air France?
Già in un esemplare editoriale di qualche tempo fa, il direttore del settimanale MF Milano Finanza, Paolo Panerai, raccontava, con qualche dovizia di particolari, le peripezie incontrate da alcuni suoi conoscenti, nel ritornare in Italia utilizzando la linea dell’Air France. Questa fece scalo prima a Parigi, ed i malcapitati dovettero affrontare diverse corse ad ostacoli, per poi riuscire a prendere in tempo il successivo aereo per l’Italia.

La politica di Air France, in effetti, sarebbe stata quella di “regionalizzare” l’Alitalia. Sarebbe rimasto il marchio, ma la società avrebbe cessato di esistere come compagnia di bandiera. Molti voli da e per l’Italia, nel piano aziendale della compagnia transalpina, non sarebbero stati diretti, ma avrebbero fatto tappe intermedie sul suolo francese.

Per altro verso, tuttavia, a differenza del piano Cai, con Air France non si pensava alla costituzione di una bad company, ma i debiti sarebbero stati assorbiti…
Invece, appunto, la regionalizzazione certo non entrava, per ovvi motivi, nel piano CAI, ma a fronte di un sostegno come quello costituito dalla bad company.

A prima vista, o meglio, ad una disamina non sufficientemente accorta della questione, poteva parere migliore l’ipotesi Air France:
- nessun onere per il cittadino
- compagnia comunque già esperta del settore….

Ma…vediamo anche quali sarebbero state alcune possibili conseguenze negative di una tale politica. Il fatto di regionalizzare la compagnia italiana, in realtà, non sarebbe stato senza conseguenze per uno dei settori trainanti del nostro sistema economico, il turismo. Questo, per l’evidente motivo che, certo, una componente del turismo proveniente dall’estero avrebbe preferito mete alternative, a fronte dei disagi conseguenti alla regionalizzazione. Di conseguenza, ne sarebbe derivato un danno al nostro sistema economico, ma anche alle entrate dello stato, a fronte del relativo minor gettito fiscale del settore turistico e del relativo indotto. In tal senso, si calcola che le minori entrate fiscali avrebbero raggiunto dimensioni decisamente superiori agli oneri per la collettività, invece conseguenti al piano Cai.
§
Riassumendo, quindi, nell’ipotesi di Air France vi sarebbe comunque stato un danno per il bilancio dello stato, ma anche un danno al sistema economico.

Concludo, osservando come quindi anche l’esempio considerato dimostra che piani diversi e strategie diverse possono differentemente impattare la realtà aziendale, ma anche quella del sistema economico di riferimento.

A cura di Gian Piero Turletti
Autore di “Progetto azienda”

Come comprendere piani aziendali e strategie d’impresa

Sabato, Novembre 14th, 2009

I piani aziendali costituiscono importanti strumenti di gestione.
Si tratta di veri e propri programmi, espressione della politica e delle strategie d’impresa.

Si compongono, solitamente, di una parte più descrittiva e di un’altra, sostanzialmente numerica, che costituisce un budget aziendale, un bilancio anticipato, in cui si indicano le stime inerenti ai futuri conti aziendali, dopo aver delineato una politica che prevede obiettivi di breve, medio e lungo termine.

Talora, si basano su ipotesi conservative, e le conseguenti stime numeriche sono, più che altro, desunte da percentuali di crescita media di una determinata componente, come ricavata dai bilanci degli ultimi esercizi, ad esempio il fatturato, o da valori che indicano, in media, taluni valori di bilancio in rapporto percentuale con altri, ad esempio i costi operativi in rapporto al fatturato.
Ma spesso non si tratta di una semplice estrapolazione di valori medi o di crescita percentuale media, desumibili dall’analisi dei bilanci passati, ma di progetti di sviluppo.

Si può, ad esempio, decidere di estendere la propria penetrazione commerciale in segmenti di mercato nuovi, con un ampliamento della propria linea di prodotti o di servizi, o con riferimento ad un’estensione quantitativa dell’area commerciale raggiunta dall’impresa, come un’azienda che a un certo punto decida di commercializzare in regioni non ancora raggiunte dalla propria rete vendita.
A fronte, quindi, delle diverse politiche e strategie, emergeranno anche possibili piani alternativi.

Ma domandiamoci ora: qual’ è il miglior piano aziendale?
In realtà, è difficile che un business plan sia migliore o peggiore di un altro, sotto tutti i punti di vista, da cui può essere esaminato. Più spesso, la realtà dimostra che taluni aspetti saranno preferibili, rispetto ad un piano alternativo, talora no. Considereremo, la prossima volta, sotto questo profilo, anche per la rilevanza della questione sul piano nazionale, il caso Alitalia.

Esamineremo come diverse società possano seguire politiche diverse, e con effetti diversi non solo sulla gestione aziendale, ma anche sul sistema economico complessivo.

A cura di Gian Piero Turletti
Autore di “Progetto azienda”.