marina roveda

Come eliminare le scorie che rovinano un’amicizia

Venerdì, Gennaio 21st, 2011

Noia, rancori sommersi, differenze caratteriali, talvolta, possono sedimentarsi nel tempo. Ecco allora che parlarsi come si faceva prima diventa faticoso: scivolare nell’equivoco diventa più facile, mentre l’intesa dell’inizio sembra perduta. Questo non significa che tu e il tuo amico non abbiate ancora voglia di frequentarvi, ma è come se nel vostro rapporto si fossero accumulati dei rifiuti che nessuno elimina.

Si tratta di un ostacolo insuperabile? Non proprio: basta solo fare una bella pulizia. Questo perché ogni legame di amicizia può essere paragonato a un ecosistema illuminato dai sentimenti, nutrito dai progetti, reso fertile dallo scambio di esperienze.

Per mantenerne l’equilibrio bisogna seguire delle linee guida, cercando di capire noi stessi e la persona che abbiamo accanto, insieme alla storia che ha spinto entrambi ad allacciare un’amicizia. Solo così è possibile scoprire le ragioni che alterano l’ecosistema, le dinamiche che hanno prodotto le scorie, e si hanno gli strumenti per eliminarle. Vediamo quali sono le principali.

  • La competitività - La rivalità inespressa, riconducibile magari al tipo di lavoro svolto, alle rispettive possibilità economiche o alla propria situazione sentimentale, può produrre molta sofferenza e sedimenti negativi. Viverla in modo esplicito può invece far crescere e maturare entrambi, dichiarando: “Io mi comporto così perché ti stimo, voglio essere il migliore, avere ancora più fortuna di te in amore o nel campo professionale”. Così la tensione si sdrammatizza, perdendo il suo contenuto di insicurezza.
  • La possessività - In genere si esprime attraverso una forte ansia di controllo (”Dove sei stato? Che cos’hai fatto? Con chi parlavi?”), per poi manifestare gelosie ingiustificate. Raggiungere l’intossicazione, in questi casi, è più facile di quanto non si pensi. Ma evitarla è possibile: basta che l’altro non accolga il bisogno di possessività e non lo alimenti, difendendo i propri spazi e la propria intimità. Un’alternativa possibile può anche essere quella di aprire una trattativa che soddisfi entrambi.
  • Rancori sepolti- Un sacrificio personale non riconosciuto. Un favore concesso che non viene mai restituito. Succede spessissimo che il rancore diventi un credito da riscuotere nei confronti dell’amico ingrato, un tema che rischia di emergere durante un litigio come una ferita dolorosa. Quando ciò accade, è meglio andare alla radice, capire com’è nata la situazione, discutere. E’ bene che l’altro riconosca il valore di ciò che abbiamo fatto per lui. E se una nuova occasione si presentasse, la decisione andrebbe presa insieme, senza rischio di reciproci rinfacciamenti.
  • Omissioni - Un rapporto di amicizia presuppone uno spazio non condiviso, la libertà di agire e di pensare senza necessariamente uniformarsi ai pensieri e ai desideri dell’altro, il rispetto di quei confini invisibili che segnano e difendono anche quando si è amici, perché la “fusione” rischia di far perdere elementi di individualità che, in caso di crisi, è difficile recuperare. Condividere tutto ed essere troppo trasparenti può far diventare, alla fine, un po’ troppo prevedibili. Cristallizzando le scorie.
  • Malintesi - Fra amici sono molto diffusi. Alla loro base c’è di solito la scarsa comunicazione. La somma dei problemi può portare a un conflitto, non necessariamente negativo, perché il vero equilibrio non è assenza di conflitti, ma la soluzione di essi. Riconoscerli significa affrontarli dialogando e confrontandosi (“Ma non volevi dire che…), ritrovando così l’intesa iniziale. L’importante è non sottovalutare il peso dei malintesi accumulati nel tempo, perché possono letteralmente schiacciare.
  • Aspettative deluse - Sembrava un amico speciale, diverso da tutti gli altri, dal momento che rispondeva alle nostre attese e necessità. Peccato che si sia rivelato diverso da come lo avevamo creduto. Quando accadono cose simili, bisogna sempre ribaltare il problema: non è stata un po’ colpa nostra? Non abbiamo preteso troppo, idealizzato troppo? Far pulizia, in questo caso, equivale a far evolvere il rapporto, passando dall’illusione alla concretezza di ciò che si è condiviso insieme.

A cura di Marina Roveda
Autrice di Le Regole dell’Amicizia

Come capire che amici si nasce e non si diventa

Venerdì, Novembre 5th, 2010

Capita sempre più spesso di leggere notizie curiose che riguardano i social network e gli amici. Una, in particolare, sostiene che certe aziende, al momento di assumere, attribuiscano una particolare importanza a quanti “amici” o follower il candidato ha su Facebook, Twitter o Linkedin.

Praticamente, più “amici” si vantano nel proprio carnet virtuale, maggiore sarebbe la probabilità di aggiudicarsi un eventuale posto di lavoro vacante.

Risale infatti allo scorso aprile l’iniziativa di Casa.it, portale immobiliare con più di due milioni di utenti al mese, che per scovare un social media specialist, stabilì che tra gli “skills” fondamentali ci fosse anche un network di almeno 150 “amici” su Facebook, 100 contatti su Linkedin e 50 follower su Twitter, oltre agli immancabili “problem solving” e al “decision making”. Candidature ricevute: 300.

C’è anche chi, come Adobe, utilizza i social media come veri e propri bacini per entrare in contatto con i candidati più adeguati, valutando i profili più interessanti contenuti sul web.

Ericsson invece ha aperto dei canali sui social network, come quello su Twitter (http://twitter.com/EricssonCareers) in cui cerca di scovare nuovi talenti.

Sorge a questo proposito una domanda: ma l’amicizia non è un bene sacro? E i beni sacri, è risaputo, non si commerciano, né dovrebbero rappresentare una corsia preferenziale per aggiudicarci qualcosa a cui teniamo.

Qualcuno obietta che lo scandalo non esiste: da ragazzini chi aveva il numero maggiore di invitati alle feste? Il più brillante, il più istruito e il più intelligente, o quello che comunque poteva garantire la casa più grande, i genitori più assenti, lo stereo a più alto volume e la cantina più fornita.

Di conseguenza, l’amicizia di massa è soggetta alle regole della convenienza, e i social network starebbero soltanto togliendo il velo dell’ipocrisia.

In realtà quello su cui bisognerebbe intendersi è il significato della parola amicizia, di cui questi ultimi stanno facendo un uso spregiudicato.  Gli “amici” della Rete assomigliano a quelli che si incontrano alle feste dei giovani e nei salotti degli adulti: conoscenze occasionali e relazioni utili.

Gli amici senza virgolette sono pochi ma buoni, così si dice. Bisognerebbe aggiungere che, per essere buoni, devono necessariamente essere pochi, perché un rapporto coltivato in profondità ha bisogno di tempo e impegno, come il lavoro e il matrimonio, il fidanzamento e il gioco in Borsa.

L’amicizia, insomma, va imparata.

E per impararla occorre pazienza, visto che gli amici stanno agli “amici” come l’amore di una vita a un flirt estivo. Ma ormai è tale l’abuso che forse dovremmo cominciare a chiamare gli amici con un altro nome, considerando che quelli veri non si trovano con una semplice cliccata

A cura di Marina Roveda
Autore di Le Regole dell’Amicizia

Come far durare un’amicizia per sempre

Mercoledì, Settembre 22nd, 2010

A dispetto delle esperienze personali e di ogni ragionevole considerazione, la maggior parte di noi vuole pensare che sia possibile: le amicizie eterne, quelle che durano tutta una vita, esistono. Mostrando così un desiderio profondo di stabilità, un bisogno di “per sempre” che può persino stupire.

In realtà, la lezione dei legami di amicizia che durano nel tempo si riassume in poche parole. Forse anche in una sola: comunicazione.

E’ infatti perché sanno parlarsi regolarmente, tranquillamente e senza recriminazioni, che alcune coppie di amici sanno annodare uno dopo l’altro anni di intesa e di armonia.

Questo perché l’amicizia non è riconducibile solo alla fortuna dell’incontro, bensì alla scelta ostinata e volontaria di vivere insieme un’avventura. Di trionfare (a volte non senza dolore) sugli ostacoli, di considerarli come nodi da sciogliere e non come conflitti da combattere.

Della simpatia reciproca e dell’affinità dei primi momenti, quasi tutti vorrebbero conservare l’idea che la vita del proprio legame di amicizia è fuori discussione. Ma dal momento in cui ci si è conosciuti, i nostri inconsci sono già all’opera: non siamo in due, mentre impariamo a conoscerci, bensì in quattro: tu, io, l’immagine che ho di te, l’immagine che tu hai di me.

E’ solo quando il legame si è consolidato che diventiamo in tre: tu, io e la nostra coppia. Com’è ovvio, dopo uno, cinque, dieci anni, gli equilibri si modificano.

Un certo numero di avvenimenti, felici o meno, avranno scompigliato la tela accuratamente tessuta. Il fidanzamento o il matrimonio di uno dei due amici, ad esempio, costituisce una prova importante. Lo stesso accade quando interviene un lutto, un trasloco, un cambiamento professionale importante: se non affrontati e vissuti in maniera adeguata, possono far vacillare l’asse di costruzione dell’amicizia stessa.

Sentirsi liberi di chiedere, donare, ricevere e rifiutare è alla base di un rapporto d’amicizia riuscito. Chiudersi in se stessi, al contrario, genera la sensazione di non essere capiti, di non essere riconosciuti per quello che si è, di non ricevere gratificazioni e di non instaurare uno scambio emozionale autentico.

Alla base di un’amicizia ci dev’essere inoltre una condivisione di valori, gusti, tempi, spazi e pensieri che va tenuta nel giusto equilibrio per evitare di creare discussioni e tensioni: l’atteggiamento più o meno disponibile, sia ad affrontare la quotidianità sia ad ascoltare l’altro, contribuisce molto alla buona riuscita del rapporto.

Non solo, ma una coppia di amici è anche un microcosmo della società. E’ bene dunque chiedersi se è fondamentale avere un amico per non rimanere soli o se, invece, è importante rimanere con l’amico che si è scelto.

In una scala di valori, bisogna capire quale sia la priorità che si attribuisce al proprio legame di amicizia: per alcuni questa è, infatti, secondaria rispetto ad altri impegni o relazioni.
E’ necessario allora scoprire se si investe troppo o troppo poco nello stare insieme.

Essere amici, insomma, non è sempre facile.

Bisogna voler bene all’altro e riuscire a creare un rapporto esclusivo: essere soddisfatti, prendersi cura a vicenda, dedicarsi tempo, rimanendo però se stessi… e tu, quale spazio dedichi al tuo legame d’amicizia per farlo durare il più a lungo possibile?

Sapresti tracciare un bilancio dei suoi punti di forza e delle sue debolezze? Soprattutto, saresti in grado di prendere la distanza necessaria per decidere con lucidità se continuare (o no) a frequentare il tuo amico?

A cura di Marina Roveda
Autore di Le Regole dell’Amicizia

Come gestire le amicizie imparando dal poker (seconda parte)

Sabato, Agosto 7th, 2010

Come abbiamo visto nella Lezione 1 del precedente articolo, si può imparare dal poker a gestire le amicizie.

Lezione 2 – Accettare gli altri per quello che sono

I tavoli da poker sono punti di osservazione privilegiati dei nostri simili. Una delle componenti più importanti del gioco è il bluff, che consiste nel far credere all’avversario di avere carte migliori delle sue.

Per bluffare bene, bisogna trarre profitto dalla personalità di chi si siede davanti a noi, e imparare apremere il giusto tasto emotivo per portarlo ad agire come vorremmo. Nel corso delle partite – a eccezione del gioco on line – si raffina dunque la conoscenza dei nostri avversari, cogliendo e analizzando il tono della loro voce, il loro modo di vestirsi e di atteggiarsi.

Ne consegue che il poker obbliga a coltivare l’empatia, una dote che torna sempre utilissima quando bisogna relazionarsi, perché aiuta a capire, sentire e condividere i pensieri e le emozioni di chi ci sta accanto.

Lo scopo, a dire il vero, non è molto generoso, perché vuole farci entrare nella mente dell’altro per batterlo meglio.

Ma in realtà il tavolo da gioco è una vera e propria scuola di accettazione. Si prendono le persone per quello che sono e non per quello che vorremmo fossero…proprio come dovremmo fare con i nostri amici.

Lezione 3 – Fallire e riprovarci

La possibilità di una sconfitta è il pepe del poker, così come l’eventualità di una delusione è insita in ogni nuovo rapporto di amicizia che andiamo ad allacciare.

Se è vero che bisogna essere coraggiosi per riprendere la partita dopo una batosta che, tra l’altro, ci ha fatto perdere del denaro,  è altrettanto vero che bisogna aver voglia di correre l’ennesimo pericolo quando concediamo la nostra fiducia a un nuovo amico, dopo che il precedente ci ha magari tradito nelle nostre aspettative, lasciandoci in preda allo sconforto e all’amarezza.

Sia le sconfitte che le delusioni sono però quelle che aiutano a forgiare il carattere, perché insegnano a leccarsi le ferite andando avanti nonostante tutto.

Basta solo ricordarsi che nella vita ci sono quelli che si lamentano di essere stati sfortunati nelle amicizie, e chi invece cerca di migliorare e allargare quelle che ha. Troppo spesso, infatti, la sfortuna è invocata per evitare di mettersi in discussione.

Siete o non siete d’accordo?

A cura di Marina Roveda
Autore di Le regole dell’Amicizia

Come gestire le amicizie imparando dal poker (prima parte)

Lunedì, Luglio 26th, 2010

Si tratta del gioco per antonomasia, perché riesce a coniugare strategia, astuzia e rischio trasformandosi in un ottimo “brain trainer”, capace di sviluppare l’intelligenza e insegnando a guardare le cose da altri punti di vista.

Stiamo parlando del poker, la cui reputazione resta ancora ambigua ma, se giocato senza eccessi, può diventare una disciplina appassionante, ricca di insegnamenti che possono tornare molto utili nei rapporti di amicizia, talvolta complicati e difficili da gestire.

Un’autentica goduria per lo spirito, dunque, ma non solo, perché il tavolo da gioco si configura come una “scena terapeutica” dove ci si mette in discussione e ci si confronta anche con il fallimento. Questo non impedisce però di continuare a rischiare, visto che le gioie dell’amicizia valgono comunque la possibilità di essere fraintesi o feriti.

Ecco perché il poker viene considerato da alcuni psicologi sia come una metafora del mondo contemporaneo, sia come uno strumento di sviluppo personale, che permette di coltivare abilità intellettuali ma anche di gestire le proprie risorse.

Guardiamolo dunque da vicino, per carpirne gli insegnamenti e cercare di applicarli con chi ci sta intorno.

Lezione 1 – Non si finisce mai di imparare

Una delle prime cose che si scoprono quando si comincia a praticarlo, è la necessità di essere pazienti e riflessivi per gestire un flusso di informazioni complesse che vanno dal calcolo statistico all’interpretazione della mimica e della gestualità dell’avversario per anticiparne le mosse.

E tutto questo per giungere a una decisione che ha tre possibilità: starci, rilanciare o andarsene.

Lo stesso accade quando conosciamo una nuova persona, e la studiamo per capire se potrà o meno diventare nostra amica. Nel caso le impressioni che ricaviamo sul suo conto siano positive, le concediamo la nostra fiducia, altrimenti rivolgiamo la nostra attenzione altrove – ma possiamo anche scegliere di tenerla in standby prima di introdurla nella cerchia di coloro che frequentiamo abitualmente.
Continua…

A cura di Marina Roveda
Autrice di Le Regole dell’Amicizia


Come capire che l’amico perfetto non esiste

Domenica, Maggio 30th, 2010

Marina RovedaSarà l’amico “giusto”? E’ questa la domanda che assilla chi si cimenta in un nuovo rapporto di amicizia e che, molto spesso, non risparmia nemmeno chi un’amicizia la sta già vivendo.

Alcuni possono sperimentare un’impressione, molto transitoria, di aver trovato, finalmente, l’amico perfetto, salvo poi ricredersi davanti ai primi disaccordi.
Altri rischiano di passare l’intera vita in un’affannosa ricerca senza mai riuscire a coronarla con il successo. Ma c’è anche chi sperimenta il piacere di avere un nuovo amico solo dopo l’ennesima delusione da parte di quello precedente.

Ma l’amico perfetto esiste davvero? E, soprattutto, cosa nasconde questa ossessione per quello “giusto”, colui o colei che, una volta per tutte, avrà il potere di farci sentire finalmente appagati?
Diciamo subito che, negli ultimi anni, la sfera delle amicizie è sempre più una faccenda privata. Ora abbiamo la possibilità di scegliere potenzialmente all’infinito i nostri amici, complici le numerose opportunità offerte da Internet.

Questa libertà di scelta senza precedenti è un grande passo avanti, ma il prezzo da pagare è un’angoscia crescente. Molti, infatti, si dedicano a una ricerca compulsiva che di rado porta i suoi frutti, e si sentono colpevoli se non hanno successo.

Ecco perché, soprattutto per chi, come i più giovani, ha meno esperienza della vita, questo modello di amicizia penetra in profondità facendo credere che, da qualche parte, esista davvero quell’amico eccezionale, e solo quello, capace di colmare il proprio vuoto esistenziale. Ma l’amico “giusto”, quello perfetto che possiede tutte le virtù e non delude mai, nella realtà non esiste.

Questo perché sarebbe impossibile per un essere umano sopportare il peso delle enormi aspettative di cui è investito dal cercatore di amici ideali, fermo restando che la perfezione non è propria di noi uomini. Molti fanno fallire rapporti d’amicizia appena nati perché inseguono una chimera. Peccato che vivere in un mondo di fiabe rischi di farci perdere il senso della realtà, bruciando tante buone occasioni.

Per funzionare un’amicizia ha bisogno di impegno, di volontà, di desiderio di confronto e di conoscenza e, soprattutto, della capacità di sapersi trasformare senza pretendere di cambiare l’altro.

Il mito dell’amico perfetto può essere comodo perché mette molti al riparo da questo sforzo: pensano di conoscersi, di mettersi d’accordo e di essere sempre in perfetta sintonia. Con il rischio, però, che mentre la vita vera gli scorre accanto, essi perdano uno dopo l’altro gli amici possibili che ogni giorno trovano sulla loro strada.

Purtroppo ciò accade perché non ci si rende conto che l’amico è uno specchio, dunque qualcuno che, per le sue caratteristiche, ci aiuta a mettere in luce e a valorizzare ciò che è dentro di noi. E dato che il nostro inconscio straripa di cose che desiderano emergere, chiunque può essere un potenziale amico in grado di darci le cose di cui abbiamo bisogno.

Molto spesso, infatti, scopriamo di trovarci bene con qualcuno che “non avremmo mai pensato…”. Per cui, se smettiamo di cercare la perfezione, magari si apre un piccolo spazio perché un individuo molto diverso da noi, ma sinceramente disponibile, faccia capolino nella nostra vita.
Basta solo liberarsi dalle illusioni, facendo in modo che il nostro inconscio scelga per noi. L’inconscio, infatti, va dritto al sodo perché sa che cosa desidera. E, cosa importante, non mente a se stesso.

A cura di Marina Roveda
Autore di Le Regole dell’Amicizia