leadership

Come gestire la crisi della politica con tre trucchi di leadership

Lunedì, Novembre 7th, 2011

Gianluca PistoreFacendo attenzione a ciò che accade attorno a noi possiamo notare che la crisi non è solo finanziaria, e non riguarda semplicemente l’arrivare a fine mese o l’utile di una società. Oggi stiamo vivendo una vera e propria crisi di fiducia. Fiducia verso le persone, verso le istituzioni, addirittura c’è una crisi di fiducia verso noi stessi.

Oggi dire che si fa politica è quasi più rischioso di dire che si è dei truffatori. Molto spesso ascolto politici dire cose sensate e non essere ascoltati perché “sono tutti uguali”, “non cambierà mai nulla”, “promettono e poi guardano solo ai loro interessi”. Alcune volte Deputati, Senatori, o comunque Amministratori vengono duramente contestati dal popolo durante incontri pubblici.

Così come molti politici sono in difficoltà per queste situazioni che si stanno verificando sempre più spesso, allo stesso modo tanti altri politici stanno ricevendo sempre più consensi, stanno crescendo ad una velocità incredibile. Come è possibile?

La ricetta del successo di questi ultimi è nel seguire tre trucchi fondamentali per chi fa Comunicazione Politica. Non credere che io stia riducendo la crisi del consenso e della fiducia verso le istituzioni a tre semplici trucchi, né che io voglia affrontare l’argomento in maniera superficiale. Posso garantirti che i tre segreti che sto per svelarti sono alla base di ogni leader che riscuote consensi.

1) Abbi una squadra e condividi con essa gli obiettivi.
Questo segreto è fondamentale, ciò che personalmente applico è la strategia del “circondarmi delle migliori menti e seguire il mio istinto”. La squadra deve essere di qualità, di persone fantastiche che tu adori e che ti adorino, è fondamentale che ci sia enorme feeling ed armonia nella squadra, dovrete essere come un solo blocco compatto che si muove verso una direzione. Pensa alle macchine da corsa, ogni singolo pezzo ha un senso ed è in funzione di un obiettivo maggiore. Chiarisci alla tua squadra il vostro obiettivo maggiore.

2) Sii chiaro con le persone.
Quando comunichi con una platea evita di dire cose non vere. Nell’era di YouTube, Facebook, Twitter, in un secondo la tua battuta o semibugia può scatenare il caos. Dici la verità, anche nei momenti più difficili, sapendo che in una strategia a lungo termine ti porterà vantaggi. Mantieni il contatto con le persone e ricorda che dire la verità non significa peggiorarla. Dire la verità significa dire le cose come stanno ed invitare a guardare al futuro.

3) Abbi una visione d’insieme.
In un momento di confusione come quello che stiamo vivendo oggi, ti piacerebbe avere una persona con uno sguardo talmente ampio da poter abbracciare l’intera faccenda e sapertela analizzare? Si, questo è il fascino che hanno gli statisti ed i grandi Leader. Non pensare che il problema sia ciò che vedi, concentrati sulla visione d’insieme, comunicala ai tuoi collaboratori ed al tuo popolo, narrala e cerca di impostare il discorso su come è possibile uscire da quella determinata situazione.

A cura di Gianluca Pistore

Come gestire i gruppi all’interno dell’azienda

Lunedì, Marzo 14th, 2011

Se l’azienda in cui lavori è abbastanza strutturata ti troverai a far fronte a esigenze di diversi gruppi.

Ogni gruppo tenderà al dominio sugli altri creando così una competizione interna, e tale competizione si estenderà anche ai suoi membri. Questa lotta nasce dalla volontà di stabilire chi controlla il potere ed è inevitabile.

Tu puoi però essere diverso, puoi differenziarti. Appartenere a un gruppo è come appiccicarsi addosso un’etichetta: sarai protetto e riuscirai a svolgere bene il tuo lavoro, però sarai anche vittima di esso e non potrai crescere oltre il limite che il gruppo stesso si autoimpone.

Per riuscire in ciò sviluppa un senso di osservazione e non farti imbambolare da chi afferma di non essere interessato al controllo. Anzi, inizia subito a nutrire dei dubbi su queste persone e osservale da vicino.

I gruppi offrono protezione e vita tranquilla, ma allo stesso tempo limitano il tuo operato. Impara subito a controllare le relazioni tra i gruppi e a porti in maniera trasversale per sfruttare tutto il loro potenziale e spingerti verso un avanzamento di carriera.

Per controllare i gruppi e quindi emergere, differenziarti e attirare l’attenzione su di te, devi agire solo dopo aver studiato attentamente l’ambiente lavorativo.

Se l’ambiente di lavoro è altamente performante e il capo lascia spazio a persone che sanno prendersi la responsabilità delle loro azioni, allora devi agire velocemente, prendere in mano la guida del tuo gruppo e condurlo alla vittoria finale. Il tuo gruppo dovrà essere il primo riguardo ad aspetti come: performance, innovazione, gestione, controllo. Devi cioè “prendere il controllo in maniera aggressiva“.

Se invece il tuo capo è dispotico, sa tutto lui, vuole mettere il naso su ogni questione, non passa giorno che non valorizzi il suo operato e metta in discussione i suoi subalterni (insomma di quelli che quotidianamente urlano “Solo io posso prendere decisioni” o “Se non ci fossi io, dove andremmo a finire!”), allora dovrai agire con furbizia.

Il ruolo di despota lo lasci al tuo capo; tu però devi ricoprire il ruolo del conciliatore e mediatore. Il capo, a seconda delle problematiche quotidiane, tuonerà contro un gruppo anziché un altro. Tu dovrai restare sopra le parti, coordinare i reparti e accrescere così la tua personalità e leadership morale, indirizzando la loro energia nella direzione da te scelta. Questo si chiama controllo passivo e rappresenta la forma di dominio più elevata.

In entrambi i casi tu accresci il tuo carisma e le persone ti riconosceranno come leader e si creeranno aspettative nei tuoi confronti. Agendo in questo modo sarai tu a scegliere il giusto posizionamento in azienda e ad agire in maniera consapevole per raggiungerlo.

A cura di Angelo Emidio Lupo
Autore di Fare Carriera in 7 Giorni

Come diventare un Leader in azienda

Sabato, Febbraio 26th, 2011

Nel periodo in cui ho scritto il mio ultimo ebook “Leader si Diventa”, stavo collaborando con un’azienda con due stabilimenti sul territorio nazionale.

In questo contesto avevo conosciuto un leader il quale, preso atto che uno dei suoi collaboratori aveva svolto bene un compito, aveva raggiunto un obiettivo, esprimeva il suo pieno apprezzamento. In questo modo egli riusciva a mantenere la concentrazione della persona verso le cose positive.

Il leader che tiene questo atteggiamento non perde mai la fiducia nei confronti dei suoi collaboratori, anche se a volte compiono un errore. Di fronte a questi episodi, egli dimostra loro la sua stima e li sprona ad essere più attenti. In generale, quando egli parla dei suoi collaboratori, elogia sempre la loro motivazione e competenza. Esprime sempre attestati di fiducia nei confronti di tutte le persone che lo circondano.

Questo tipo di leader è una persona che conosce l’arte della motivazione. Il leader che ha questo atteggiamento nei confronti dei suoi collaboratori ottiene i seguenti vantaggi:

· collaboratori motivati;

· collaboratori con alto spirito di iniziativa;

· collaboratori che compiono pochissimi errori.

Quindi, è l’atteggiamento del leader che determina i risultati dei suoi collaboratori. Un leader soddisfatto delle persone che lavorano con lui sarà sempre l’artefice di un ambiente di lavoro positivo e gratificante. Il suo buonumore sarà un fattore di successo per la sua attività e per la sua organizzazione.

Questa è la leva che mi ha spinto nello scrivere il mio ebook “Leader si Diventa”: offrire esperienze dirette nella gestione della leadership e dare alcuni strumenti a tutti coloro che svolgono l’attività di Manager e vogliono migliorare la loro performance.

A volte non è sufficiente sapere cosa fare: occorre sapere “come fare”. Questo è il fine del mio libro e, sono convinto, chi lo leggerà svilupperà la capacità di motivare, costruire una squadra di persone che manterranno la giusta spinta verso il raggiungimento degli obiettivi.

A cura di Chiarissimo Colacci
Autore di Leader si Diventa, Il Team Vincente, L’Impresa Efficiente

Le competenze comportamentali

Venerdì, Gennaio 28th, 2011

La contestata riforma universitaria, conosciuta come riforma Gelmini, ha aperto il dibattito sull’apprezzamento che il mercato del lavoro riconosce ai nostri laureati. Sono molti gli articoli apparsi sull’argomento, ma mi sembra importante sottolineare che le aziende sembrano dare più importanza alle competenze comportamentali degli individui piuttosto che alle loro cultura e alle capacità acquisite.

E’ il risultato del sondaggio campus 360 compiuto in 20 paesi su circa 2500 direttori del personale, sondaggio che, purtroppo, non vede brillare i laureati nelle università italiane (solo al 16° posto su 20). Si definiscono competenze comportamentali quei comportamenti, espressione del carattere e della personalità degli individui il cui possesso é ritenuto fondamentale per un efficace inserimento nelle aziende, poiché permettono di gestire con successo qualunque ruolo aziendale.

Le tre competenze comportamentali, che vengono ritenute, dal gruppo degli intervistati, le prime in importanza, sono risultate essere:

  • abilità nel lavorare in gruppo
  • capacità di comunicazione
  • flessibilità ed adattabilità

Seguono molte altre, ma limitandoci a citare quelle che hanno ottenuto oltre il 30% dei consensi, troviamo:

  • ambizione
  • facilità di apprendere
  • capacità di avere ampie visioni
  • capacità di organizzazione
  • leadership
  • entusiasmo

Solo una citazione per quanto riguarda le conoscenze acquisite: la conoscenza della lingua inglese era e rimane un must. La riforma Gelmini si propone d’introdurre nell’università italiane poliche meritocratiche e ciò é indubbiamente positivo; bisognerebbe, anche, tenere maggiormente conto delle mutate e mutevoli esigenze delle aziende, inserendo programmi formativi tesi a sviluppare quelle competenze comportamentali, ritenute fondamentali  dal mercato del lavoro.

A cura di Pier Paolo Sposato
Autore di Capi non si NasceCome Gestire i ConflittiValutazione e Selezione del Personale

Come migliorare i rapporti con le persone tramite la capacità di ascolto

Martedì, Settembre 7th, 2010

Chiarissimo ColacciTi è mai capitato di dire ad una persona che conosci di aver comprato una casa nuova? E lui che ti dice? Forse ti chiede com’è? Forse si informa sulla tua soddisfazione?

NO! Egli ti interrompe subito e ti dice:“Guarda, anch’io ho comprato una casa per le vacanze in un posto bellissimo. E’ circondata da un parco meraviglioso in cui la mattina vado a correre. Mia moglie è entusiasta di questa nuova casa e frequentemente invita gli amici per passare bellissime serate insieme al fresco.”

Questo è il classico esempio di mancanza di rispetto e assenza assoluta di capacità di ascolto. La persona non è interessata a quello che gli stai dicendo e cattura la tua attenzione sulle sue questioni personali. Ora, se una simile situazione ti capita con un tuo amico, allora potrai provare un sentimento di sconforto, di antipatia verso la persona. Ma se la cosa capita nell’ambiente di lavoro, allora gli effetti possono essere deleteri per i rapporti tra le persone.

Fortunatamente, sono pochi i leader che dimostrano di non possedere un atteggiamento di rispetto verso i loro collaboratori. Oggi, la maggioranza di essi ha capito che per motivare al massimo le persone devono avere nei loro confronti fiducia, interesse verso la loro situazione personale e capire quali sono le loro aspettative. E sopra ogni altra cosa devono avere la capacità di ascolto.

I principali comportamenti per un ascolto efficace, sono:

Guardare la persona che parla: non rivolgere il tuo sguardo altrove mentre ti sta parlando.

Manifestare interesse: dimostrerai di essere un buon ascoltatore solo se sarai veramente interessato a quello che la persona ti sta dicendo.

Fare domande: solo attraverso le tue domande, il tuo collaboratore capisce che lo stai ascoltando.

Non interrompere: lascia finire la frase alla persona prima di intervenire. Non parlare anche tu mentre parla lui. Rifletti: perché abbiamo due orecchie e una sola bocca?

Questo è quello che deve fare un buon Leader: avere rispetto e interesse verso i suoi collaboratori. Solo attraverso la conoscenza profonda di una persona, potrai essere i grado di motivarla realmente.

Adesso, fatti queste domande:
Conosci veramente le persone che ti circondano?
Conosci le loro aspettative?
Dimostri rispetto e interesse quando parli con loro?

A cura di Chiarissimo Colacci
Autore di Leader si Diventa, L’Impresa Efficiente, Il Team Vincente

Come migliorare la soddisfazione dei propri collaboratori

Mercoledì, Aprile 28th, 2010

Spesso, durante i colloqui con le persone in occasione delle verifiche sul raggiungimento degli obiettivi, viene fuori che esse provano un sentimento negativo nei confronti del proprio lavoro.

Analizzando queste situazioni, il più delle volte emerge che la causa è imputabile alla mancanza di capacità del collaboratore di mettere a fuoco i problemi inerenti il proprio lavoro e di avanzare proposte migliorative.

Cosa fare?

Allenare i collaboratori a capire che la semplice affermazione “sono insoddisfatto” non comporterà nessun miglioramento se a essa non seguono una o più proposte per risolvere i problemi.

Quando arriva un momento di demoralizzazione, la cosa giusta da fare è lodare i collaboratori per le cose fatte bene.

Sviluppare i punti di forza del collaboratore anziché tentare di migliorare le sue debolezze. Solo se poniamo l’accento sui suoi meriti un collaboratore potrà esprimere tutto il suo talento. Per essere un bravo collaboratore, non è necessario che la persona sia ferrata in ogni campo. Collateralmente bisogna aiutare il collaboratore a contrastare i suoi punti deboli.

Stabilire un clima di fiducia e rispetto reciproci. Aiutare i collaboratori a far crescere la propria capacità di auto-correggersi.

Calibrare la leadership caso per caso. Non si può trattare tutti nello stesso modo. Ogni collaboratore ha fattori di motivazione differenti dal proprio collega e non sempre questi fattori sono immediatamente evidenti. Utilizzare una leadership adeguata alla persona può aiutare a scavare sotto la superficie per scoprire i fattori di motivazione più efficaci.

Se le persone si sentono apprezzate e rispettate, allora la loro soddisfazione migliorerà e vi ricompenseranno con fedeltà e maggior impegno sul lavoro. Quello che non dovete assolutamente fare è mettere le persone nella condizione del tipo “nuotare o affogare“.

Ti ringrazio in anticipo del commento che vorrai lasciare!

A cura di Chiarissimo Colacci
Autore di
Il Team Vincente, L’impresa Efficiente e Leader si Diventa