impresa

Emissioni obbligazionarie e rating d’impresa. (parte prima)

Mercoledì, Novembre 26th, 2008

Nel mio ebook “Progetto Azienda”, mi occupo delle problematiche d’impresa sotto diversi profili.
Mi rivolgo a chi debba organizzare e gestire una realtà imprenditoriale con efficacia ed efficienza, come gli imprenditori ed il management, ma anche a chi nell’impresa veda una possibile occasione per realizzare un certo profitto finanziario, senza necessariamente assumere ruoli gestionali ed organizzativi, cioè all’investitore.

E l’argomento del presente articolo si rivolge, principalmente, proprio a quest’ultimo, ma senza tralasciare l’importanza che l’emissione obbligazionaria ha per l’impresa stessa.

L’emissione obbligazionaria costituisce, infatti, per imprese con determinate caratteristiche, previste dalla normativa in materia, in particolare il riferimento è alla società per azioni con un certo livello di consistenza patrimoniale, un’importante forma di finanziamento.

Le obbligazioni sono titoli, sottoscritti dagli investitori, che consentono a questi ultimi di percepire delle cedole, a scadenze programmate, e che rappresentano quindi un prestito fatto all’impresa.
Difficilmente, tuttavia, questi prestiti riescono ad essere piazzati sul mercato, in assenza del cosiddetto rating.

Di cosa si tratta?
Possiamo considerare il rating una sorta di voto che appositi istituti, le cosiddette agenzie di rating, assegnano ad una certa impresa, per indicarne la maggior o minor affidabilità finanziaria.

In teoria, quindi, esso dovrebbe essere sufficiente per indirizzare l’investitore nelle sue scelte, ma i recenti avvenimenti finanziari, in particolare quelli conseguenti alla cosiddetta crisi dei subprime, ed alla vicenda della Lehman Brothers, hanno fatto venir meno la sicurezza che quel voto sia poi così infallibile.
Vediamo perché.

Direi che i motivi sono principalmente due. Intanto, anche la recente crisi finanziaria ha evidenziato come persino società considerate molto solide, in base al rating, siano invece tutt’altro che scevre da rischi.
Alcune primarie banche d’investimento sono addirittura fallite.

La realtà delle analisi, su cui si fonda il rating, in effetti, è quella di considerare soprattutto il passato ed il presente di un’impresa, tramite un esame condotto soprattutto sui bilanci, e quindi può certamente succedere che società anche solide oggi, a fronte di decisioni azzardate o anche di particolare situazioni economiche, possano andare incontro a veloci cambiamenti della propria situazione economico-finanziaria e addirittura a condizioni di grave illiquidità, tali da portare al rischio fallimento.

In altri termini, il monitoraggio del rating spesso è decisamente tardivo, rispetto ai cambiamenti della situazione aziendale.
Come se questo non bastasse, si deve anche osservare che le agenzie di rating si basano peraltro, in gran parte, su valutazioni discrezionali, non facilmente controllabili, come quelle relative alla qualità del management aziendale o all’attendibilità dei piani di sviluppo aziendale.

C’è poi, secondo taluni, il rischio di un eccessivo condizionamento da parte della società cliente.
E’, infatti, la stessa società che emette il prestito obbligazionario a pagare l’agenzia di rating per farselo attribuire e di qui, ovviamente, un evidente potenziale conflitto d’interessi, che potrebbe indurre l’agenzia ad essere meno rigorosa, nelle proprie valutazioni, di quanto necessario.

Vedremo, la prossima volta, quali strumenti si possano considerare, in alternativa al rating, per stimare l’affidabilità di un’emissione obbligazionaria.

Intanto vi auguro buon lavoro, e vi comunico alcuni link, dai quali scaricare risorse gratuite:

  • il primo capitolo del mio ebook Progetto Azienda, dalla scheda-prodotto:
    Progetto azienda
  • due report sulla gestione ed organizzazione aziendale e su come affrontare alcune problematiche d’impresa:

http://www.autostima.net/autostima/free.php

  • mentre alcune video clip su vari temi, tra cui le problematiche d’impresa, anche queste completamente gratuite, si trovano sul sito
    http://www.clubautoritv.com/

A Cura di Gian Piero Turletti.
Autore di “Progetto Azienda”

L’impresa: è possibile crearla e gestirla con semplicità e successo? (quinta parte)

Lunedì, Agosto 4th, 2008

Come definire la mission e gli obiettivi aziendali. Nel progetto della vostra impresa, la definizione della cosiddetta mission aziendale è una delle prime scelte da compiere, funzione tutt’altro che teorica, e anzi uno dei fondamenti sul quale edificare l’intera struttura.

La potremmo definire l’obiettivo fondamentale dell’azienda, la sua stessa ragion d’essere.
Ecco alcuni esempi di mission, espresse in termini abbastanza generici:

  • Operare nel settore dei mobili per ufficio.
  • Operare nel settore alimentare, con un particolare riferimento agli alimenti per bambini.

E tanti altri sono gli esempi che si potrebbero fare.

Si può giungere alla definizione della mission in molti modi. Talora la scelta dipende da circostanze occasionali, come il fatto di ereditare un’impresa di famiglia che già opera in un certo settore, con una mission, quindi, già predefinita.
Spesso può dipendere da scelte personali dell’imprenditore, legate alle sue preferenze.

Qualcuno potrà forse pensare che la definizione di una mission sia superflua, tanto quel che conta è l’operatività, e via dicendo…
Sarebbe un grave errore. Un antico proverbio afferma che l’uomo non può andare, se non sa dove andare, e la stessa cosa avviene per le aziende.

Spesso capita di avere a che fare con imprese che non solo non hanno definito gli obiettivi dei singoli settori, ma neppure la loro mission più generale. E questo può provocare taluni problemi.

Vediamo i principali:

  • Assunzione di decisioni non conformi alla mission.

E’ evidente che, anche se una mission non è stata formalizzata, l’impresa la possiede ugualmente. Però, non essendo stata chiaramente espressa, alcune scelte possono fare a pugni con questa e creare disarmonie.
Ricordiamoci che l’impresa è un sistema, e quindi, date le interrelazioni tra le sue componenti, è bene che ogni componente crei una sinergia positiva con le altre.

Un esempio. Qualche tempo fa un’azienda non aveva espressamente definito la propria mission, ma questa risultava evidente dalla stessa realtà aziendale: occuparsi di nuovi prodotti alimentari dolciari, destinati a un pubblico raffinato di ceto economico medio-alto, a parziale sostituzione dell’originaria produzione di livello decisamente inferiore.
Successe però che l’impresa andò, nei primi tempi, incontro a un calo del fatturato con i nuovi prodotti.

Cosa aveva causato questa situazione?
Molto semplicemente la mission della nuova impresa era conflittuale con le impostazioni sino ad allora seguite, che continuavano ad essere più idonee alla precedente produzione, in relazione, ad esempio, all’immagine del prodotto e ai suoi canali distributivi.
Fu quindi ritenuto opportuno definire meglio la propria mission, formalizzandola espressamente, e si comprese che si dovevano ricercare strategie commerciali più consone alla nuova linea di prodotti.

Consideriamo, infatti, che non è la stessa cosa avere un’azienda che ha deciso di rivolgersi a un pubblico non particolarmente raffinato e di condizioni economiche più modeste, rispetto all’azienda che invece preferisca rivolgersi a un mercato di nicchia, con gusti più raffinati e dalle maggiori disponibilità economiche.
Diverse sono le catene distributive dei prodotti, diversa l’immagine dei prodotti stessi, e via dicendo.

Ma quali caratteristiche deve avere una mission?

Una mission, come abbiamo visto, può nascere in diversi modi, l’importante è che essa osservi un principio fondamentale: l’impresa deve perseguire finalità economiche, e una mission, quindi, non può essere in contrasto con esse.

Così, riprendendo un esempio già fatto, non serve a niente, o anzi, può essere rischioso definire una mission solo in base a gusti e preferenze personali.
Sarà quindi inutile che io voglia creare un’azienda che, ad esempio, si occupi di un certo tipo di strumento musicale solo perché mi piace quello strumento, se un’analisi indica che già quel mercato è saturo perché, magari, ci sono troppi concorrenti o perché è in declino il prodotto.

Non è tuttavia sufficiente definire la mission aziendale.
Questo serve a poco, senza considerare un altro importante mattone nella costruzione del vostro progetto d’impresa.
Immaginate di voler fare un viaggio per raggiungere una meta, più o meno lontana.
Di solito non la raggiungerete in una sola tappa, quella finale, ma fisserete tappe intermedie da cui ripartire.

Questo è anche quanto di solito si fa nella vita per raggiungere un determinato obiettivo; una volta definito quest’ultimo, si fissano obiettivi intermedi, per cercare, tramite passaggi successivi, di pervenire a quello finale.

Ecco perché molte imprese utilizzano un potente strumento di programmazione, che possiamo chiamare gestione per obiettivi, che si articola in più fasi:

  • definizione degli obiettivi di lungo termine
  • definizione di obiettivi intermedi
  • scelta delle alternative strategiche e operative, ritenute più idonee al raggiungimento degli obiettivi
  • controllo/verifica, in termini sia di efficienza che di efficacia, delle scelte attuate
  • eventuali modifiche alle scelte precedentemente adottate
  • eventuale attuazione delle nuove scelte
  • eventuale ridefinizione di obiettivi.

Nel mio ebook Progetto azienda spiego, passo dopo passo, come realizzare le diverse fasi appena indicate.

Nel salutarvi, spero di farvi cosa gradita nel comunicarvi, sulle problematiche d’impresa, le seguenti risorse gratuite:

  • Un mio report su come stimare il giusto valore di un’impresa, dal link:

http://www.autostima.net/raccomanda/progetto-azienda/#bonus

  • Alcune mie videoclip al sito:

www.clubautoritv.com

(una volta entrati nel sito, digitare il mio nominativo: Gian Piero Turletti).

A Cura di Gian Piero Turletti,
Autore di “Progetto Azienda”