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Come superare i periodi di crisi economica: i due elementi fondamentali

Lunedì, Maggio 17th, 2010

A mio personale giudizio i due elementi fondamentali per superare momenti di crisi economica come quello che stiamo vivendo attualmente sono:

-il lavoro (commesse, ordini, clienti ecc.);
-la liquidità finanziaria.

Le aziende che dispongono di questi due elementi sono sicuramente avvantaggiate in un periodo di crisi e riescono anche a cogliere delle opportunità notevoliQuelle che invece ne sono sprovviste possono e devono lavorare per entrarne in possesso.

Per aumentare le possibilità di avere lavoro per le aziende, consiglio di adottare lo strumento “marketing”, poco utilizzato specialmente dai piccoli imprenditori: avvicinarsi ad esso e alle sue tecniche potrà essere sicuramente utile per definire le strategie commerciali dell’azienda.

Per quanto riguarda la liquidità dell’azienda, esistono vari strumenti e varie tecniche da applicare.

La cosa importante che l’imprenditore deve capire consiste nel focalizzare bene questi due elementi, iniziare con impegno ad analizzarli, a ragionarci sopra, facendosi aiutare ma riuscendo a capire per primo l’importanza che essi ricoprono per la vita dell’azienda.

Nel mio e-book Farsi finanziare dalle banche, pubblicato da Bruno Editore, troverai una guida e molte strategie, tutte da me sperimentate: ti garantisco che potranno aiutarti a ottenere importanti risultati per quanto riguarda le richieste di finanziamento presentate alle banche o ad altri istituti finanziari.

Non sono formule magiche ma consigli, segreti, tecniche, modalità operative che potrai seguire e imparare giorno dopo giorno, e che ti aiuteranno a preparare una richiesta di finanziamento in modo professionale e ottimale.

Quotidianamente entro in contatto con molte aziende, analizzo i loro bilanci e aiuto gli imprenditori nella ricerca delle soluzioni alle varie problematiche che si presentano nel corso della normale attività aziendale, siano esse gestionali o finanziarie.

Tra queste difficoltà, sicuramente una di notevole importanza è quella dell’accesso al credito, nelle varie forme tecniche che possono presentarsi.

-Come finanziare la mia azienda?
-Come finanziare l’acquisto dell’ufficio per lo svolgimento della mia professione?
-Come finanziare l’acquisto di un capannone industriale per sviluppare l’attività della mia azienda?

Sono tutte domande che giornalmente mi vengono rivolte da imprenditori, da professionisti e in alcuni casi da privati cittadini, e alle quali cerco di dare risposta analizzando caso per caso e predisponendo delle richieste di finanziamento alle banche.

Già da alcuni anni stiamo vivendo una crisi economica internazionale che ha portato a un notevole restringimento della concessione del credito da parte delle banche, sia nei confronti dei privati sia nei confronti delle aziende, per cui oggi, ancora più di qualche anno fa, è molto importate formulare la richiesta di finanziamento impegnandosi a curare tutti gli aspetti.

In conclusione, ottenere un finanziamento da una banca è sicuramente un obiettivo importante, ma non è affatto facile: si può riuscire solo se ci si mettono impegno e determinazione, e se si applicano un metodo professionale e alcune buone strategie.

A cura di Roberto Ciompi
Autore di Farsi finanziare dalle banche

Come osservare il risultato delle proprie azioni: Cosa funziona/ cosa non funziona. (Articolo 4)

Venerdì, Ottobre 30th, 2009

Eccoci arrivati al quarto articolo della guida “Creare oggetti di design” in cui prendo in considerazione il punto c) della “Buona formazione degli obiettivi”. L’argomento è l’osservazione del risultato delle proprie azioni nel conseguimento di un obiettivo, cercando di individuare cosa funziona e cosa non funziona.
Ricordiamone i quattro punti:

a) Conoscere il proprio obiettivo; (Articolo 2)

b) Avere un piano/strategia per raggiungerlo; (Articolo 3)

c) Osservare il risultato delle proprie azioni - cosa
funziona/cosa non funziona; (Articolo di oggi)

d) Essere flessibili con il proprio comportamento e
modificarlo fino al raggiungimento dell’obiettivo.

Può sembrare scontato capire se un’azione ha funzionato o non: “Basta guardare il risultato!”, si potrebbe dire. Non è altrettanto facile capire quali, tra i parametri operativi scelti, hanno creato il risultato positivo e quali quello negativo o addirittura, capita ancora, che solo un certo mix di parametri da risultati mentre presi singolarmente non producono nessun risultato

Per chiarire questo argomento distinguiamo tra due grandi categorie di risultati:
1) risultati che dipendono dalle conoscenze tecniche/ operative;
2) risultati che dipendono dal comportamento dell’individuo.

Se parliamo di mettersi in proprio ci sarà l’imprenditore e gli eventuali soci che dovranno sorvegliare cosa funziona e cosa non.

E’ importante sottolineare che se sei in un’azienda, normalmente, è il responsabile del personale e, subito dopo, il responsabile della tua posizione che ti valuta suggerendoti cosa e come imparare, come gestire i nuovi incarichi e ti aiuta capire a che punto sei della tua preparazione, sia tecnica che comportamentale. Qui invece ci sei solo tu e la tua energia imprenditoriale. Le iniziative sono prese esclusivamente da te e dai soci, così come il giudizio che dai alle tue azioni.

a) Risultati che dipendono da conoscenze tecniche/ operative.
Se si è preparati tecnicamente lo si sa a priori con o senza laurea o esperienza sul campo. Per ovviare alla preparazione tecnica/ operativa bisogna ricorrere a un professionista, sia per il conto economico, che per il marketing, logistica, design, grafica e così via. Infine studiare accuratamente se si vogliono apprendere competenze diverse dalla propria.

b) Risultati che dipendono dal comportamento dell’individuo.
Questo punto è molto delicato da trattare perché riguarda la sfera personale e quello che ciascuno crede di sé stesso.
A questo proposito emergono subito due considerazioni importanti:

1) Decidere di essere responsabili al 100% per tutto ciò che accade.

2) Chiedersi cosa si può fare per correggere i propri errori.

Decidere di essere responsabili – A volte si crede che il fallimento sia responsabilità di altri; che in alcuni casi risieda nella sfortuna o nel caso ma sia sempre in minima parte propria.

E’ vero che le azioni degli altri possono modificare un risultato, noi non siamo certo onnipotenti, ma solo se si decide di prendersi la responsabilità del fallimento anche totale, pur virtualmente, allora si riesce a correggere un risultato verso il successo a patto che si decida di operare nel proprio dominio.

Osservate le trasmissioni in cui intervengono i politici: spesso gli atteggiamenti più utilizzati sono: screditare l’avversario, negargli i successi ottenuti, addebitargli i fallimenti dei governi passati, interpretazione discordante dei dati in loro possesso spesso opposti, offendere la persona.
Osserviamo in una sola trasmissione un campionario significativo dell’incapacità di essere responsabili e di non riuscire a capire cosa ha funzionato e cosa non, in modo da correggere i propri errori verso un interesse collettivo.
Chi osserva tali fenomeni a sua volta li critica disgustato, senza essere consapevole che anche lui ha avuto la responsabilità di delegare, a chi non conosceva, il compito di rappresentarlo, senza informarsi, senza partecipare, senza capire e di non averlo “delegittimato” al momento giusto.

La responsabilità personale e i domini in cui si opera, sono gli ingredienti forse più importanti della vita di una persona e nella società; fallimenti aziendali, fine di amicizie, separazioni tra partner, incomprensioni con i figli, litigiosità tra politici, tra Nazioni, fino alle guerre, dipendono sempre dalla mancata presa di responsabilità di entrambe le parti e dal dominio in cui ciascuno ha cercato di operare: definendo come dominio uno spazio personale sul cui confine, estendere la propria libertà verso l’esterno significa limitare la libertà dell’altro.

Responsabilità e domini sono temi trasversali alla vita dell’individuo e della società, molto vasti e complessi che cercherò di affrontare in un prossimo articolo insieme a quello di come correggere i propri errori attraverso strumenti specifici.

Attendo i vostri commenti, e buon lavoro a tutti!

A Cura di Francesco Filippi
Autore di Creare Oggetti di Design

Come effettuare una pianificazione strategica

Venerdì, Settembre 25th, 2009

Prima che il direttore della produzione, il direttore marketing o il direttore del personale sviluppino un piano specifico per la loro area funzionale, è opportuno che siano realizzati dei piani più ampi, degli schemi di riferimento per l’intera organizzazione. Senza tale pianificazione generale, infatti, le varie aree aziendali non saprebbero su cosa basare la loro pianificazione individuale.

In altre parole, per pianificare, bisogna sempre cominciare da un contesto più ampio per poi via via effettuare uno zoom fino a giungere al particolare.

Prendiamo, per esempio, una grande impresa costituita da varie divisioni cui, a loro volta, fanno capo varie linee di produzione (come Fiat, Benetton ecc..).

Prima che possa essere effettuata una pianificazione marketing per le singole divisioni o i singoli dipartimenti, è necessario che sia elaborata una pianificazione per l’intera organizzazione. Ciò significa che gli alti dirigenti dovranno considerare attentamente le prospettive future delle varie attività e valutare, in relazione a queste, le proprie capacità di definire il destino dell’organizzazione per gli anni a venire.

Il risultato finale di questo processo sarà la definizione di obiettivi e l’elaborazione di strategie destinate ad assicurare all’intera organizzazione la capacità di competere efficacemente nel futuro. Le strategie e gli obiettivi stabiliti dai vertici aziendali definiscono il contesto generale su cui si costruirà la pianificazione particolare di ogni divisione e area funzionale, alla quale i rispettivi dirigenti dovranno attenersi.

A Cura di Egidio Sidoti,
Autore di “Imprenditori di Successo”

Incrementare le vostre vendite in internet? I Test!

Lunedì, Ottobre 6th, 2008

Volete trovare una formula efficace per attirare il cliente? Allora vi presento la mia ultima novità su internet.

E’ una pubblicità che coinvolge, incuriosisce ed è gradita agli utenti. Si presta non solo per i prodotti ma anche per numerose attività professionali come quella dell’avvocato, del medico o del consulente aziendale. Ecco di cosa si tratta…

Uno degli elementi che risulta di maggior impatto nel marketing è la novità. Ma attenzione la novità non deve essere totalmente nuova altrimenti non funziona.

Infatti un prodotto ha difficoltà ad essere venduto se non rientra tra quelli già conosciuti dal pubblico. La novità in genere è rappresentata dal modo in cui un prodotto o un servizio viene offerto.

La confezione, il colore o le funzioni sono caratteristiche sulle quali si punta per trasformare un prodotto vecchio in uno nuovo.

Ma c’è anche la novità, come il concorso, la raccolta punti o lo sconto dove il nuovo, che in alcuni casi funziona meglio, è rappresentato dalle formule di marketing.

Se anche voi, come molte aziende e professionisti, siete alla ricerca di modalità innovative per l’acquisizione di clienti allora vi presento qualcosa di veramente efficace: il test.

Sappiamo tutti che il test ha un forte richiamo ludico perché rappresenta un mezzo semplice ed immediato per approfondire la conoscenza di se stessi o per farsi quattro risate.

Probabilmente vi starete facendo questa domanda: che diavolo centra il test con la mia attività?

Ve lo spiego con qualche esempio…

Immaginate di essere uno stilista che fa abiti da sposa. Ebbene quale donna non farebbe un test per conoscere in base alle sue caratteristiche qual è l’abito giusto per lei?

Ancora più interessante può essere un test per chi fa formazione. Chi non sarebbe curioso di conoscere se un master o un corso di specializzazione può essere adatto alle sue attitudini o aspettative?

Non parlo poi di chi vende prodotti che fanno tendenza come viaggi, arredamento, gioielli ecc. Il test potrebbe suggerire il migliore acquisto in base ai gusti e alla personalità del potenziale cliente.

Funzionerebbe con la stessa logica ed egregiamente anche in attività professionali come quella del medico, dell’avvocato o del consulente aziendale.

Il vantaggio di pubblicare un test interattivo sulla vostra attività:

Quando non c’era internet i test venivano proposti sui giornali e si facevano con la matita. Oggi con la rete è diventato molto più semplice e veloce.

Al posto della matita si usa il mouse e senza fare alcun calcolo si ottiene immediatamente la risposta cliccando su invia.

Per avere un’idea della potenzialità di questo mezzo provate a fare qualche test  sul successo, sull’infedeltà o il test sugli animali per capire chi siete.

Ora provate a pensare in quale modo coinvolgere il vostro target con questo tipo di approccio.

In linea di principio ognuno di noi ha un interesse elevato a rispondere a delle domande quando è interessato all’argomento e gli si promette una risposta immediata.

Soprattutto quando questa risposta si può ottenere  on line senza alcun intermediario. E’ chiaro che un test su internet per risultare credibile e attraente deve rispondere a certi criteri.

Le domande non debbono superare le 20/30 ma neanche essere troppo poche. Inoltre le domande non debbono essere banali o far già intuire quale potrebbe essere la risposta.

Poi il test deve avere un certo equilibrio sia nei testi che nella grafica e le risposte non debbono deludere, soprattutto se lo volete utilizzare come strumento per farvi contattare da chi lo ha compilato.

A cura di Egidio Sidoti,
Autore di “Imprenditori di Successo”

I finanziamenti bancari per l’energia

Domenica, Ottobre 5th, 2008

Il sistema bancario italiano, nell’ultimo anno e mezzo, ha lanciato sul mercato del credito alcuni nuovi prodotti formulati sulle necessità e sulle peculiarità di chi intende investire nel settore energetico.

La riscoperta delle energie rinnovabili, legata all’avvento del protocollo di  Kyoto e alla crescita esponenziale del prezzo del petrolio, ha generato un nuovo business a doppio binario su cui si sono buttati in molti.

Da un lato le imprese, che intendono riconvertire parzialmente o totalmente il proprio business, inserendo la produzione di energia pulita come componente attiva del fatturato.

Sull’altro binario le imprese che intendono vendere, alle prime, la tecnologia necessaria affinché possano essere in grado di produrre energia rinnovabile. Il potenziale di crescita da ambo i lati è enorme e le banche se ne sono rese conto, immediatamente.

Gli imprenditori intravedono la possibilità di aggiungere un tassello al loro business, inserendosi in un settore ad alta crescita, proprio in un momento in cui i settori maturi sono segnati da una congiuntura asfittica.

Che si tratti di installare le nuove tecnologie, di inserirsi nella filiera come produttori di componenti o di coprire il tetto del proprio capannone con un impianto fotovoltaico, di aumentarne il grado di autonomia energetica o di produrre per il resto della comunità poco importa.

L’aspetto che ha stuzzicato la fantasia del sistema imprenditoriale è la possibilità, almeno teorica, stante gli incentivi pubblici che rappresentano una condizione necessaria al decollo del mercato energetico, che dopo anni di magra sia venuta alla luce una vena aurifera, di quelle che spingono verso l’alto conti e fatturato.

Il nostro paese, rispetto alla Germania, utilizza le fonti rinnovabili in maniera assolutamente marginale e quindi ha davanti a sé la necessità di far decollare il mercato energetico, per allinearsi al protocollo di Kyoto e per ridurre la propria dipendenza dal petrolio e dal gas.

A cura di  Egidio Sidoti,
Autore di “Imprenditori di Successo”