il check up aziendale

Come determinare il punto di pareggio economico

Domenica, Marzo 6th, 2011

Qualunque imprenditore dovrebbe chiedersi qual è il volume di ricavi della propria azienda che consente di coprire tutti i costi. In altri termini qual è il volume di ricavi in grado di annullare le perdite e da quel momento in poi iniziare a produrre utili.

Non solo: occorre avere ben presente a quanto ammontano le perdite o gli utili in corrispondenza dei volumi di ricavi conseguiti. Questa è la break even analysis.

Ogni azienda sostiene una serie di costi fissi: si tratta in sostanza di costi che non variano in funzione delle quantità di beni o servizi prodotti e venduti. Anche se le vendite sono nulle ed i ricavi di conseguenza sono pari a zero, l’impresa deve comunque sostenere questi costi fissi. La conseguenza è che in assenza di ricavi la perdita sarà uguale ai costi fissi.

Oltre ai costi fissi vi è anche una serie di altri costi detti variabili. Si tratta di costi che si sostengono solamente se l’impresa produce e vende i beni e i servizi. Ovvio che i prezzi di vendita unitari debbano quindi essere maggiori dei costi variabili unitari.

La differenza tra il prezzo di vendita unitario del bene o del servizio ed il relativo costo variabile unitario si chiama margine unitario di contribuzione. Il margine unitario di contribuzione viene destinato alla copertura dei costi fissi.

Quando tutti i costi fissi sono stati coperti si raggiunge il punto di pareggio, Break Even Point (B.E.P.) e da quel momento in avanti ogni margine unitario di contribuzione diventa utile.

La conseguenza di ciò è che l’azienda ha una perdita massima pari ai costi fissi. La perdita si riduce progressivamente fino ad annullarsi quando si raggiunge il BEP. Una volta raggiunto il punto di pareggio si inizia a conseguire un utile che raggiunge il suo massimo alla capacità produttiva massima dell’impresa.

Come affermavo all’inizio, ogni imprenditore dovrebbe conoscere il punto di pareggio e dovrebbe essere in grado altresì di stabilire il livello di utili o di perdite in relazione ai diversi livelli di ricavi.

La conoscenza di questi dati diventa particolarmente interessante quando ci si trova a prendere decisioni quali acquisizioni di nuovi ordini a prezzi determinati oppure quando ci si trova a valutare se svolgere internamente o affidare all’esterno la produzione connessa ai nuovi ordini.

A Cura di Antonio Schirripa
Autore di Il Check Up Aziendale

Come stabilire il giusto livello di indebitamento

Mercoledì, Aprile 7th, 2010

Antonio Schirripa Molti imprenditori credono che l’indebitamento aziendale debba essere considerato sempre in modo negativo. In realtà, prima di giungere a qualsiasi conclusione, occorre esaminare tre aspetti e precisamente:

- Il rendimento del capitale investito in azienda;

- Il costo dei nuovi capitali presi a prestito;

- Il livello di indebitamento complessivo.

Il rendimento del capitale investito è un dato che non è influenzato dal livello di indebitamento. In altri termini, gli interessi passivi pagati dall’azienda per ottenere capitali in prestito non incidono sul rendimento del capitale investito. Questo dato si ottiene, infatti, dal rapporto tra il reddito operativo (Ro) e il capitale investito (Ci) e gli oneri finanziari sono ininfluenti sul reddito operativo.

Il rendimento ottenuto dagli investimenti deve poi essere ripartito tra i finanziatori e l’imprenditore. Minore è la remunerazione dei capitali prestati dai finanziatori e maggiore è di conseguenza la remunerazione del capitale dell’imprenditore.

In altri termini, volendo semplificare il concetto, si può affermare che se il capitale investito in azienda rende in termini operativi supponiamo il 12% ed il capitale preso a prestito costa ad esempio il 7%, allora vi è convenienza a indebitarsi.

Nell’esempio sopra indicato, risulta evidente che per ogni 100 euro presi a prestito se ne pagano 7 di interessi e gli altri 5 (la differenza tra 12 di rendimento e 7 di costo) contribuiscono ad aumentare il rendimento del capitale investito in azienda dall’imprenditore. Questo effetto si chiama effetto leva finanziaria.

Occorre però evitare di giungere a conclusioni sbagliate. Se ci si limitasse a considerare solamente questo aspetto, allora ogni volta che il rendimento del capitale investito risultasse superiore al costo dei nuovi finanziamenti si giungerebbe alla conclusione che converrebbe indebitarsi, anzi più ci si indebita maggiore risulta essere il rendimento del proprio capitale investito.

Invece non è così in quanto occorre considerare anche un altro aspetto importate: il livello complessivo di indebitamento. Il grado di dipendenza finanziaria, o livello di indebitamento, non deve superare un certo limite altrimenti l’azienda dipenderebbe in modo eccessivo dai terzi e questa situazione sarebbe estremamente pericolosa.

Si tenga inoltre presente che i finanziatori tendenzialmente sono portati ad aumentare il costo dei capitali prestati all’aumentare del grado di indebitamento aziendale e il graduale aumento del costo dei finanziamenti potrebbe portare ad un effetto leva negativo modificando il giudizio iniziale.

Da non trascurare, inoltre, che i finanziatori, oltre un certo limite di indebitamento, non sono più disposti a finanziare l’azienda. In conclusione, occorre trovare il giusto equilibrio tra redditività ed indebitamento.

A cura di Antonio Schirripa
Autore di Il Check Up Aziendale