fatturato

Come capire l’importanza del Bilancio nelle aziende

Lunedì, Settembre 27th, 2010

Roberto CiompiPer capire come sta andando la tua Azienda, non bastano le sensazioni occorre che tu faccia uno sforzo ed analizzi il tuo Bilancio, magari l’ultimo chiuso che, se coincide con l’anno solare, sarà quello relativo all’anno 2009. Leggendolo ed analizzandolo potrai iniziare ad avere una serie di informazioni che saranno di fondamentale importanza per la tua attività.

Ti dico questo perché mi capita molto spesso, attraverso il lavoro che svolgo, di parlare con imprenditori che non sanno niente o molto poco del bilancio della loro azienda e di fronte a domande banali, come ad esempio quale è stato il fatturato della sua azienda nell’anno 2008, rispondono che per avere certi dati occorre rivolgersi al loro professionista.

Praticamente è come se a uno che sta guidando una macchina, gli chiedi a che velocità sta andando e lui ti risponde che per saperlo devi rivolgerti al passeggero seduto sul sedile posteriore!

Per capire e migliorare la tua azienda, a mio giudizio è importante imparare a capire un bilancio e come è strutturato.

I principali documenti di cui si compone il bilancio sono:
Lo Stato Patrimoniale
Il Conto Economico
Il rendiconto finanziario (ad oggi si ritrova solo in poche aziende sotto forma di società di capitali quali S.r.l., S.p.A.)

Nel caso di società di capitali, gli allegati che si trovano ai documenti sopra esposti sono:
La nota integrativa
La relazione degli amministratori sulla gestione
La relazione del collegio dei Sindaci revisori (se sono presenti in azienda).

Ognuno di questi documenti ha un significato ben preciso, per capire il bilancio nel suo insieme occorre conoscere sia il significato dei documenti sopra citati sia l’aiuto che la lettura e studio di tali documenti può darti per capire meglio la tua azienda.

Conoscere il significato di questi documenti ti consentirà di capire dove ogni fatto aziendale che si verifica nella normale attività giornaliera, andrà a incidere, se riguarderà voci dello stato patrimoniale oppure se andrà ad interessare voci del conto economico.

Ti garantisco che pochi imprenditori conoscono bene questi documenti e l’importanza che essi hanno nella loro attività imprenditoriale, certo non serve che diventi un Commercialista, ma devi sforzarti di conoscere alcune informazioni di base che sono utilissime per gestire un’azienda.

A cura di Roberto Ciompi
Autore di Farsi finanziare dalle banche

Come sviluppare fatturato ed entrate (parte 8)

Mercoledì, Settembre 9th, 2009

Mi preme far rilevare che il titolo di questo articolo, ormai giunto alla sua ottava puntata, non è solo relativo allo sviluppo del fatturato, in quanto parlo anche di entrate.

Le entrate di un’impresa, infatti, possono essere di vario tipo, ed intendo analizzare, in questa ottava parte, come sviluppare queste ultime, in forma appunto diversa dal fatturato, sempre tramite la strategia di sviluppo orizzontale.

Molto semplicemente, possiamo dire che esistono diverse tipologie di sfruttamento di questa strategia, di cui vi parlo già da qualche puntata, almeno pari al numero di possibili tipologie contrattuali che si possono applicare alla materia.
Vediamo alcune principali ipotesi.

Un determinato business può essere stato gestito da un ramo d’azienda, o da impresa, che fa parte del medesimo gruppo imprenditoriale.
E’ quindi evidente, dopo un certo avviamento della stessa, la possibilità di affittarla ad altri, tramite i contratti di affitto di ramo d’azienda, piuttosto che di affitto di tutta l’azienda.

Alternativamente, è possibile la cessione dell’impresa o del ramo d’azienda.
La holding che la detiene può così realizzare delle rendite, in caso di affitto, o delle capitalizzazioni, in caso di cessione, smettendo, anche solo temporaneamente, di gestire delle imprese in prima persona.

Non mi occupo, in questa sede, delle varie problematiche tecnico-legali, connesse all’argomento.
L’imprenditore può facilmente risolverle, caso per caso, rivolgendosi ad un legale o commercialista esperto in materia, e, più semplicemente, intendo soffermarmi sui vantaggi delle operazioni dianzi indicate.

Vendere un ramo d’azienda, piuttosto che un’impresa, o un pacchetto societario della medesima, consente, sostanzialmente, di capitalizzare quanto realizzato in quel determinato segmento di mercato.

Un’impresa può, infatti, decidere di investire più risorse finanziarie nel suo business tradizionale e, soprattutto quando ritenga di non ricorrere a finanziamenti, ad emissioni obbligazionarie, piuttosto che ad eventuali aumenti di capitale, allora la cessione di un’impresa, o di un ramo della propria azienda, operativa in un business diverso, può agevolmente consentire l’acquisizione di tali risorse.

Quale ulteriore alternativa, si potrebbe ritenere di concentrare le proprie risorse ed energie in un determinato business, ma solo temporaneamente, per riprendere poi a gestire personalmente tutti i business.
In questo caso, si può pensare, ad esempio, all’affitto del ramo d’azienda, che tratta business diversi da quelli che ci interesano al momento.

Per completezza, ricordo che possono esserci altri strumenti, che ci consentono una rendita o una capitalizzazione dell’impresa o dell’azienda o rami d’azienda, riconducibili agli strumenti della cessione e dell’acquisto di usufrutto.
Ma, anche per non complicare troppo le cose, rinvio per questi ed altri temi connessi, al mio ebook Progetto Azienda, dove ne parlo approfonditamente ed articolatamente.

A Cura di Gian Piero Turletti
Autore di “Progetto Azienda”

Come sviluppare fatturato ed entrate parte 7

Domenica, Giugno 7th, 2009

Esaminiamo in questa puntata il caso dello sviluppo aziendale tramite business non complementari.

L’impresa può infatti decidere di entrare in determinati segmenti di mercato, non perché tra loro sinergici e complementari, ipotesi che abbiamo considerato nella precedente parte di questo articolo, ma semplicemente perché i dati in possesso evidenziano trattarsi di business in fase di sviluppo.

Se, ad esempio, la holding di una casa costruttrice di autoveicoli decide di entrare nel segmento dei gioielli, sarà ovviamente difficile evidenziare delle sinergie, delle complementarietà tra i due segmenti.
Nonostante ciò, questo tipo di strategia può essere ugualmente utile, sotto diversi profili.
Intanto, diversificare le proprie aree di attività torna spesso utile in situazioni di crisi.
Sopratutto in Italia, queste ultime non riguardano mai, indifferentemente, tutti i settori, essendoci quelli in recessione e quelli in crescita, anche nella stessa fase economica.
Quando poi la situazione sia comunque positiva, entrare in settori con maggior redditività, comporta ovvi vantaggi.

La strategia dell’ingresso in nuove aree di business deve soprattutto osservare una regola fondamentale, in chiave di marketing: è importante non sovrapporre marchi, loghi ed, in sintesi, un brand, con settori che non centrano nulla l’uno con l’altro.
Se l’impresa si è ben posizionata, in termini di brand, di immagine, e di quota di mercato, in un determinato segmento, utilizzare lo stesso per business diversi potrebbe provocare qualche problema d’identificazione, da parte della clientela.
Meglio sviluppare brand, loghi e marchi diversi.

Le diverse arre di business, potranno comunque essere ricondotte ad un comune “cappello”, costituito da una holding, o da un marchio comune.

Se Rolex decidesse di dedicarsi al segmento degli orologi “per tutti”, piuttosto che all’immobiliare, certo farebbe male a sovrapporre il suo attuale marchio e logo.
La cosa potrebbe essere controproducente anche per l’attuale segmento, in quanto gli attuali clienti potrebbero veder sminuita l’immagine di qualità del prodotto, sinora acquistato.

Infine, un cenno sugli aspetti organizzativi, per ricordare che, per realizzare le strategie di diversificazione, si possono costituire appositi settori ed imprese, o rilevare quelle già operative nel settore.
Nel caso di business numericamente al di sotto di certi livelli quantitativi, ad esempio in termini di fatturato, un’unica impresa potrà agevolmente occuparsi delle varie aree di business, strutturando diversi settori aziendali, eventualmente diverse direzioni.
Al di sopra di certi livelli, spesso diviene opportuno costituire apposite imprese, o società, partecipate da una holding, posta al vertice dell’organizzazione complessiva.

A Cura di Gian Piero Turletti,
Autore di “Progetto Azienda”

Come sviluppare fatturato ed entrate - parte 6 -

Venerdì, Maggio 22nd, 2009

Lo sviluppo dell’impresa per linee orizzontali.

Un’efficace strategia d’impresa consiste nello svilupparla per linee orizzontali.

Ma cosa significa questo?
Molto semplicemente, possiamo dire che l’impresa in questo caso entra in nuovi business, affiancandoli a quelli tradizionalmente gestiti.
In termini di marketing questa strategia, tradizionalmente, si suddivide nelle due tipologie:

  • Nuovo mercato-nuovo prodotto
  • Vecchio mercato-nuovo prodotto.

Si tratta, infatti, di entrare in nuovi segmenti di mercato, sotto il profilo dell’offerta, ma questo si può realizzare sia rivolgendosi a clienti già acquisiti, se interessati alla nuova tipologia di prodotto/servizio offerta, sia a clienti ancora da acquisire.

Rispetto a questa classica bipartizione, se ne possono però considerare altre, che meglio di quella tradizionale consentono di evidenziare eventuali vantaggi per l’impresa, soprattutto dal punto di vista dello sviluppo del fatturato e, più in generale, delle entrate.

Una fondamentale distinzione è quella tra business sinergici e complementari e business che non hanno tali caratteristiche.
Sviluppare business sinergici e complementari significa occuparsi di prodotti o servizi, che sono complementari a quelli tradizionali dell’impresa.
La sinergia si sviluppa nel senso che i prodotti tradizionali favoriscono lo sviluppo del fatturato anche sui nuovi, e la stessa cosa avviene per i nuovi grazie a quelli tradizionali.

Alcuni esempi chiariranno meglio i concetti esposti.
Pensiamo, innanzi tutto, al business assicurativo, che spesso si affianca ai prodotti finanziari.
Chi è interessato a sottoscrivere una polizza assicurativa spesso è interessato, infatti, anche a prodotti finanziari, sotto il profilo dell’investimento.
Tipico il caso della polizza vita, che costituisce un prodotto già di per sé finanziario, anche se con spiccate caratteristiche previdenziali.
L’esigenza del cliente, infatti, è soprattutto quella di garantirsi un certo reddito-capitale, e può quindi essere ricondotta ad altre tipologie di prodotto, più spiccatamente finanziarie.

Ma pensiamo anche alle polizze dei rami danni.
Chi vuol garantirsi una certa sicurezza contro possibili imprevisti, è di solito interessato anche a prodotti rivolti alle esigenze finanziarie, e simmetricamente dicasi per il sottoscrittore di prodotti finanziari.
Lo sviluppo di questi ultimi, peraltro, può affiancarsi anche a prodotti non rivolti all’investimento, ma a chi, invece, necessita di un finanziamento.

Ma pensiamo non solo al cliente singolo, privato, ma anche all’impresa.
Tradizionalmente, chi ha offerto una polizza di copertura di rischio del credito alle imprese, ha poi trovato agevole proporre eventualmente anche un servizio d’intermediazione, collegato alla ricerca di finanziamenti per la stessa.
Essenzialmente, possiamo quindi parlare di business sinergico sopratutto se, rivolgendosi alla stessa tipologia di clientela, possiamo soddisfare esigenze diverse di quest’ultima, tramite l’offerta di prodotti/servizi diversi da quelli tradizionali.

Se gli esempi dianzi indicati sono evidenti, talora un rapporto sinergico può svilupparsi tra aree di business, solitamente considerate nettamente differenziate.

Pensiamo, ad esempio, al settore automotive ed a quello assicurativo.
Eppure, la connessione può esserci, e talora permette al fatturato davvero di decollare.
E’ anche la strategia seguita, anni fa, dalla FIAT.
Chi acquista un veicolo deve, intanto, sottoscrivere una polizza RC auto, obbligatoria per legge.

Ecco, quindi, che l’offerta anche di tale servizio al medesimo cliente costituisce una strategia integrata e sinergica, che può portare ad ulteriori sviluppi.
Una volta acquisito tramite il prodotto RC auto, il cliente può poi essere visitato da un consulente assicurativo, che gli potrebbe offrire una serie di prodotti integrativi, dalla copertura per la casa, a polizze vita, sino ad arrivare a prodotti finanziari.

Ma lo sviluppo può riguardare anche un cliente impresa.
Questa può essere acquisita quale cliente, cui vendere il parco autoveicoli, e di qui il passo è breve, per arrivare alla copertura assicurativa dei medesimi e, ovviamente, per coperture assicurative sull’impresa.
All’imprenditore, ancora una volta, si potranno poi offrire prodotti integrativi, che lo riguardano come privato.

La prossima volta, esamineremo il caso offerto da business non complementari.

A Cura di Gian Piero Turletti,
Autore di “Progetto Azienda”

Come sviluppare fatturato ed entrate - parte 5-

Venerdì, Maggio 15th, 2009

Se nella precedente parte di quest’articolo abbiamo esaminato talune ipotesi di sviluppo delle funzioni di un prodotto, utilizzate tramite diverse tipologie contrattuali, la cui elaborazione si affianca allo sviluppo tecnico che consente le modifiche di un ebook, piuttosto che di un software, vediamo ora un concetto fondamentale, che ha dato e può continuare a dare significativi sviluppi di marketing.

Marketing, abbiamo detto, è la risposta alle specifiche esigenze del cliente.
Ed allora, cosa c’è di meglio che personalizzare un prodotto/servizio?

In fondo, gli esempi della precedente parte hanno evidenziato un sempre maggior avvicinarsi alle esigenze di determinati segmenti di mercato, ma sempre in modo predefinito.

Se, ad esempio si acquista un software, lo si può anche eventualmente modificare e personalizzare, con una certa tipologia di licenza d’uso, ma il discorso si ferma lì.

Può esserci, invece, l’esigenza di un prodotto completamente diverso, per arrivare al quale potrebbe essere impossibile passare da un prodotto già esistente.

Ecco, quindi, che si è sviluppata quest’ulteriore frontiera del marketing, per il momento essenzialmente negli USA, dove non solo si stanno diffondendo le diverse tipologie di licenza, già esaminate nei precedenti miei interventi, ma addirittura si pone al servizio del cliente un servizio di creazione di un prodotto su misura.

Il cliente non ha un suo prodotto, ed autonomamente non riesce a realizzarlo?
Ebbene, c’è chi lo crea per lui.
In tal modo, non solo il cliente potrà acquistare una licenza, che gli consente di trasformare un prodotto già esistente (tipicamente un ebook o un software), facoltà solitamente non consentita, dai normali diritti d’autore, ma potrà anche avere un prodotto suo, appositamente progettato e realizzato secondo i suoi desideri.

Ovviamente, questi sviluppi di marketing hanno consentito, e consentiranno sempre di più, di sviluppare rilevanti fatturati.
E’ infatti evidente che maggior personalizzazione del prodotto/servizio offerto, significa anche maggior prezzo unitario del medesimo, avendo ovviamente un valore intrinseco superiore rispetto alle altre alternative, in cui è invece presente un grado di maggior standardizzazione.

A Cura di Gian Piero Turletti,
Autore di “Progetto Azienda”