divisa

Come creare un’ immagine riconoscibile del vostro negozio: la divisa

Mercoledì, Dicembre 8th, 2010

A tutti sarà capitato di passare, ad esempio, dal ferramenta a comprare qualcosa. Entrare e chiedere a un signore trovato lì se ha i tasselli da 8 per il legno con la punta dedicata, e sentirsi rispondere “Purtroppo io non sono del negozio, sto cercando il manico di una vanga, provi a chiedere al commesso”.

Oppure, in un bel negozio di calzature, vi sarà capitato di chiedere alla commessa se ha lo stesso modello di scarpe che tenete in mano, ma con la cucitura bianca e misura 42, per sentirvi rispondere: “Anche mio marito sta cercando proprio lo stesso modello! Guardi, la commessa è quella signora bionda con gli occhiali, là in fondo”.

Che cosa è successo dal punto di vista della comunicazione non verbale? Che cosa succede in queste occasioni? Perché ignari clienti sono scambiati per commessi? Cosa nel loro abbigliamento o atteggiamento trae tanto in inganno? Semplice, chi entra in negozio non sa a chi rivolgersi, non è chiaro chi siano gli addetti alle vendite. I clienti, quando entrano per la prima volta in negozio, non distinguono assolutamente “chi è chi” e quindi tentano di indovinare a chi rivolgersi. Vi sembra bello?

Ma allora, perché non facciamo in modo che tutti i nostri collaboratori siano riconoscibili al primo sguardo, e che rappresentino l’azienda, oltre che con l’atteggiamento, anche con un abbigliamento sponsorizzato dal negozio? La scelta più semplice è una T-shirt, una felpa, una camicia con il logo o il nome del negozio. Lasciamo spazio alla fantasia su come vestire i nostri collaboratori, su quali astuzie e idee simpatiche inventare per identificare subito “la squadra”. L’importante è rispettare le seguenti tre regole fondamentali:

  • l’uniforme va scelta con i collaboratori.
  • una volta scelta, essa deve essere indossata sempre.
  • L’abbigliamento deve essere fornito e sostituito a spese dell’azienda.

Il materiale scelto per la camicia, la T-Shirt o/e i pantaloni deve essere di qualità. Bei tessuti, niente acrilico per spendere poco. Le fibre sintetiche sono sgradevoli da indossare, pizzicano e generalmente non lasciano traspirare. Materiali resistenti da indossare tutti i giorni, che calzino bene, e nessun lamento da parte dell’imprenditore, ad esempio: “Ma quanto mi fate spendere!”: sono briciole rispetto al budget di negozio!

Non solo, ma la cura nella scelta della divisa è un’occasione per gratificare le persone che lavorano per voi, per dimostrare il vostro apprezzamento. Il ritorno sarà un senso di appartenenza all’azienda rafforzato e un’immagine di serietà, qualità e organizzazione percepita dalla clientela che entra in negozio.

Adottare una divisa in negozio permette al cliente di identificare subito gli addetti alle vendite, è un grande aiuto, un sollievo e un riferimento immediato molto gradito, oltre a dare valore all’attività. Presentarsi sin da subito come squadra agli occhi della clientela dà al negozio una connotazione di maggiore organizzazione, serietà e uniformità. Un colore comune, una cravatta, un cartellino con il nome, un berrettino, un giubbino senza maniche, ecc. costano poco ma il ritorno d’immagine sarà sicuramente molto alto!

A cura di Alessandro Muscinelli e Laura Tentolini
Autori di Dalla Dalla Vetrina al Magazzino

Come sfruttare la correlazione inversa tra Borsa e Yen

Giovedì, Maggio 20th, 2010

Il mercato valutario è lo specchio dell’economia reale e dei mercati finanziari in generale. Esistono alcune divise particolarmente sensibili ai movimenti degli indici di Borsa grazie alla loro funzione di “valuta rifugio” (safe haven), che acquisiscono questo status soprattutto in contesti di mercato piuttosto volatili e quando si alterna di continuo l’avversione al rischio (risk aversion) all’appetito per il rischio. Una delle valute più sensibili all’andamento delle Borse è sicuramente lo Yen giapponese.

La valuta del Paese del Sol Levante è una divisa particolarmente interessante da vendere allo scoperto nei periodi più floridi dell’economia o quando regna la voglia matta di asset più rischiosi (azioni, commodities, derivati, real estate), in virtù di tassi di interesse storicamente pari a zero che facilitano la messa in atto di carry trade e di operazioni in leva finanziate in Yen grazie proprio ai tassi nipponici inesistenti.

Tuttavia, quando il contesto macroeconomico inizia a vacillare o soffiano venti di recessione il panico da vendite sugli asset più rischiosi crea fenomeni molto pericolosi tra cui il deleveraging (letteralmente “riduzione della leva”) e lo smontamento improvviso delle posizioni di carry trade. Situazioni del genere si traducono in clamorosi apprezzamenti della valuta giapponese, i cui movimenti direzionali possono fare la fortuna di coloro che sono in grado di cogliere questi meccanismi.

La correlazione inversa tra andamento delle Borse e Yen è riscontrabile non solo nel medio-lungo periodo (basta osservare alcuni grafici mensili di cross rate come Aud/Jpy o Gbp/Jpy per rendersi conto delle performance delle valute a maggior rendimento), ma anche su orizzonti temporali molto brevi.

Faccio subito un esempio pratico di un trade short aperto sull’Euro/Yen nella seduta di martedì 27 aprile 2010 proprio cercando di sfruttare questo particolare meccanismo. Si parte con la visualizzazione dei primi scambi degli indici azionari europei più importanti (Dax30, Cac40 e FTSE Mib40) per rendersi subito conto dell’intonazione del mercato in mattinata. Osservando l’indice italiano FTSE Mib si può notare la presenza di due candele ad ampio range ribassiste che vanno a perforare il minimo del giorno prima (prima ellisse gialla sul grafico).

L’Euro/Yen, grafico a 5 minuti, aveva tagliato a fette una flag ma stava rintracciando verso le resistenze dinamiche della EMA20 (media mobile esponenziale a 20 periodi). A questo punto prendo posizione short a 125,50 con stop loss iniziale sopra 125,63, cioè il massimo swing negativo appena effettuato.

In questo modo si può anticipare anche l’ingresso short che altrimenti avverrebbe sulla rottura ribassista dell’ND Point (identificato sull’hourly chart) di 125,05. Il proseguimento ribassista delle Borse facilita l’apprezzamento dello Yen e a questo punto c’è soltanto da capire come gestire al meglio il trade per spuntare il maggior profitto possibile. L’ideale è liquidare la posizione su una nuova importante area di supporto presente su un grafico orario o a 240 minuti, nella fattispecie 124,20.

A cura di Nicola D’Antuono
Autore di Trading nel Forex e Trading a Capitali Ridotti