comunicazione persuasiva

Come parlare in modo chiaro ed efficace

Sabato, Gennaio 1st, 2011

Non possiedo un intelletto che ragiona per postulati. Anzi, sospettando un leggero predominio dell’emisfero destro sul sinistro, mi sento di affermare che sono più affascinato dai territori inesplorati della fantasia che dalle operazioni matematiche. Eppure, dal punto di vista linguistico, mi trovo costretto a partire da un assioma: l’italiano, come qualsiasi altra lingua del globo, si può parlare come si vuole, ma l’importante è farsi capire.

Il parlare bene non aggiunge nulla al carisma e al prestigio personale di un individuo. Resta il fatto, però, che il cavarsela con disinvoltura nella lingua patria offre notevoli opportunità in qualsiasi ambiente. Essere padroni della propria lingua significa comunicaresaper comunicare vuol dire risultare persuasivi. Scusate se è poco.

Voce e linguaggio, a mio avviso, sono un binomio inscindibile quanto può esserlo lo strumento musicale e lo spartito di note. Essere un buon concertista significa avere accordato al meglio il proprio strumento e conoscere alla perfezione le tecniche, che consentiranno di tradurre in musica le note dello spartito. Allo stesso modo, per essere comunicativi al cento per cento è necessario conoscere da un lato le potenzialità della nostra voce per usarla al meglio delle sue capacità, dall’altro saper esprimerci con proprietà di linguaggio.

Non è qui il luogo per una rassegna delle nequizie linguistiche dovute ai gerghi corporativi, dal burocratese al politichese, ma anche all’informatichese, medichese, avvocatese e via discorrendo. Ne troverete ampi esempi nei miei scritti. Senza dimenticare poi coloro che parlano esclusivamente per assonanze linguistiche, tipo: “Ho un forno a microbombe che cuoce il pollo in due minuti” oppure “L’altra domenica in campagna mi sono imbattuto in un branco di cavalli allo stato ebraico” oppure ancora, detta da un assessore di un piccolo comune: “Attenti, le decisioni che prendiamo a tamburo radente, possono tornarci indietro come un bungalow!”.

Tuttavia, ammettiamolo: tutti, più o meno, commettiamo errori. Molto spesso, l’ansia e l’insicurezza sono cattive consigliere e, pur non volendolo, escono dalla nostra bocca sfondoni grammaticali che mai ci riterremmo capaci di enunciare. Volete qualche esempio?

Siete sicuri al cento per cento che l’articolo che si accompagna alla parola pneumatico sia “il” o non piuttosto “lo”? È giusto dire nel contesto di un periodo: più deteriori, più eterni, più perfetti? Si dice ginocchi ginocchiaorecchi orecchie? Se parliamo di vini, è più corretto centellinare un barberauna barbera”? Com’è più corretto dire: è grandinatoha grandinato?

Sono tanti i dubbi che ci assalgono quando vogliamo esprimerci “in punta di rebbi”. Sono tante le piccole o meno piccole incertezze che feriscono la nostra sensibilità e il nostro orecchio, salvo che noncuranza, superficialità o ignoranza non ci rendano completamente sordi.

Voglio ribadire una verità che ho già confessato altre volte, ma che non è male ribadire: non sono un grammatico e neppure un linguista e tanto meno un teorico di glottologia. Mi ritengo un pragmatico della lingua: parlo e scrivo per professione. Ho approfondito determinati aspetti della lingua parlata e scritta per contingenze professionali e ciò che leggete e leggerete è il risultato della mia esperienza trentennale di comunicatore televisivo.

Ciò che scrivo sull’argomento, com’è ovvio, non possiede virtù taumaturgiche, grazie alle quali saremmo certi di non commettere più sbagli di pronuncia o di sintassi. Ha, tuttavia, lo scopo di tentare almeno di superare quelle innumerevoli incertezze con le quali ci scontriamo ogni giorno quando intratteniamo rapporti con il pubblico attraverso il microfono di una radio o di una tivù, attraverso un comune apparecchio telefonico, in una conferenza o, molto più semplicemente, conversando con amici intorno a un desco o in un salotto.

A cura di Alberto Lori
Autore di Parla Come Mangi,L’Arte della Comunicazione,La Formula Vincente per Comunicare in Modo Eccellente,Voce da Speaker,Dalla PNL alla Quantistica,Riequilibra le Tue Emozioni

Come chiedere l’aumento di stipendio (seconda parte)

Giovedì, Settembre 30th, 2010

Marco GermaniAndiamo ora a vedere operativamente come formulare una richiesta di aumento di stipendio al tuo superiore o responsabile aziendale, dopo aver valutato se sei nella posizione di chiedere un aumento ed averci preso un appuntamento, come abbiamo visto nel post precedente.

Ecco come procedere, diviso in tre semplici step:

1) PREPARAZIONE

La preparazione è tutto, arrivare ad un incontro di negoziazione preparati può fare la differenza, specialmente se, come in questo caso, molto probabilmente il tuo responsabile non investirà del tempo a prepararsi a sua volta. Nel tuo caso, la preparazione consiste nel raccogliere quanti più dati OGGETTIVI possibili relativi ai risultati che hai prodotto per la tua azienda nei passati 12 mesi, o meglio a partire dal tuo ultimo aumento di stipendio.

Idealmente, sintentizza i punti più importanti in un breve documento di Word o di Power Point dove, in modo schematico, evidenzi i risultati concreti che hai generato con il tuo lavoro.

Il secondo campo su cui ti devi preparare sono le retribuzioni medie offerte dal mercato per posizioni simili alla tua. Se sei già al top della retribuzione in quella posizione, ovviamente avrai un potere di negoziazione inferiore rispetto ad uno scenario in cui sei al di sotto. L’importante è fornire dati oggettivi, citando le fonti (basta cercare su internet e ci sono molti siti che offrono questo tipo di informazioni, uno su tutti: www.quantomipagano.com).

Con questa preparazione sei ora pronto ad affrontare il tuo superiore!

2) L’INCONTRO

E’ importante presentarti all’incontro sicuro di te e rilassato, sei ben preparato e stai portando un alto valore per la tua azienda, quindi sei in una posizione di potere. Molti hanno difficoltà a chiedere e questo li rende nervosi, non deve essere il tuo caso!

Inizia dicendo che vuoi fare un punto della situazione relativa al tuo lavoro e che, a tale scopo hai preparato un documento che riassume i tuoi risultati. Lo commenti con il tuo capo e gli chiedi quali sono, a suo giudizio, i tuoi punti di miglioramento. Ora, dato che il tuo capo probabilmente non si è preparato, a meno che non ci sia qualcosa di grave ed evidente, è probabile che rimanga impreparato di fronte a questa domanda e non riesca a dire nulla di particolarmente rilevante, il che non fa che aumentare il tuo potere di negoziazione in vista della richiesta.

Puoi procedere citando una fonte autorevole (un sito internet, un head hunter, ecc.) a riguardo del livello medio di retribuzione per la tua posizione che è superiore a quanto stai percependo tu e finalmente fai la tua richiesta, precisa, chiara, espressa in percentuale rispetto al tuo stipendio lordo annuo. ” Credo sarebbe appropriato rivedere il mio stipendio incrementandolo del 15%….”. A questo punto, è fondamentale rimanere in silenzio ed attendere la reazione del capo, che può essere positiva o negativa.

3) IL FOLLOW-UP

Nel caso di risposta positiva, è importante che definisci le modalità e le tempistiche esatte con le quali l’aumento ti sarà attribuito. A partire da quale busta paga? Ci sarà una comunicazione ufficiale ? Entro quanto tempo? se il tuo capo dovesse dirti che ritiene giusto che il tuo compenso sia aumentato ma, per motivi contrattuali, non si può modificare il tuo RAL, cercate insieme una formula che porti allo stesso risultato: un premio, un bonus, ecc., l’importante è la sostanza.

Se il tuo capo dovesse dirti che non ritiene opportuno che ti sia aumentato lo stipendio, chiedi dettagliatamente i motivi, cercando di farlo focalizzare sulla tua performance. Molto spesso le motivazioni addotte sono del tipo: “il collega Tizio guadagna lo stesso, se aumento a te dovrei aumentare anche lui”, una spiegazione del genere, ovviamente non sta nè in cielo nè in terra, dato che sta considerando un parametro “sociale” non legato alla tua performance.

Ad ogni modo, se il tuo capo è veramente motivato a non darti l’aulmento, puoi fare la seguente domanda: “Cosa dovrebbe succedere perchè mi sia concesso un aumento del 15% ?”. A questo punto il tuo capo è costretto a definire una condizione oggettiva, al raggiungimento della quale, automaticamente otterrai l’aumento.

Se sei un venditore (che lavora comunque con un fisso) potrà trattarsi di un certo fatturato generato per l’azienda, se sei un addetto alla qualità, un numero minimo di reclami da parte dei clienti dell’azienda, e così via. In qualunque caso, ora hai un obiettivo preciso e, se non è completamente irrealistico, raggiungere l’aumento di stipendio a cui aspiri dipende solo da te!

Non ti resta che provare. Ricordati che se non chiedi difficilmente ti sarà dato e che un NO potrebbe solo essere un NON ANCORA. Se invece pensi di non essere nella posizione per chiedere, impegnati di più nel tuo lavoro e focalizzati sul produrre maggiori risultati, fino a quando sarai nella posizione per chiedere un aumento di stipendio.

A cura di Marco Germani

Autore di I Meccanismi della Persuasione e Business con la Cina

Come chiedere l’aumento di stipendio (prima parte)

Venerdì, Agosto 20th, 2010

Marco GermaniUna statistica relativa al mercato del lavoro negli USA, ma probabilmente riconducibile anche a quello del nostro paese, dice che il 95% circa dei lavoratori dipendenti, durante la loro intera carriera professionale, non chiede mai alla propria azienda un aumento di stipendio.

Una mia ovvia considerazione su questo dato è che il restante 5% dei dipendenti, guadagna in media cifre molto più alte degli altri! “Chiedete e vi sarà dato” recita un noto passo della Bibbia, ma nel campo del lavoro pochi chiedono, spesso perché non sanno COME e QUANDO chiedere e, privi di una adeguata preparazione, temono un rifiuto che potrebbe quantomeno complicare, se non compromettere in modo serio, la loro futura permanenza in azienda.

Riassumendo qui di seguito i principali consigli di molti esperti di sviluppo personale, tra cui Brian Tracy, Zig Ziglar e Jay Abraham, ecco quali sono a mio giudizio le informazioni più rilevanti relative alla richiesta di un aumento di stipendio. Ho diviso il post in due parti, oggi vedremo CHI e QUANDO, la prossima settimana vedremo COME.

1) Chi può chiedere
Specialmente in questo periodo, chi ha un posto più o meno fisso in azienda si considera fortunato e non vede motivo per cui dovrebbe “tentare la fortuna” andando a chiedere ai propri superiori un aumento di stipendio.

Questa mentalità da perdente è purtroppo molto diffusa oggi tra i lavoratori dipendenti, che preferiscono lamentarsi del capo, dei colleghi o dell’azienda alla macchinetta del caffè piuttosto che concentrarsi su come possono creare maggiore valore all’azienda stessa tramite un maggiore impegno in quello che stanno facendo. Queste persone, evidentemente, hanno un atteggiamento e probabilmente una performance che non giustifica alcuna richiesta di aumento e farebbero bene a non avanzarla.

Coloro invece che sono costantemente focalizzati sullo svolgere in maniera efficace e rapida i compiti che gli vengono assegnati dai superiori, lavorano sulla propria formazione per poter creare più valore all’azienda e non sono spaventati dall’assumersi nuove responsabilità, dovrebbero periodicamente valutare se il salario che gli viene attualmente corrisposto è in linea con il loro reale valore di mercato e, in caso contrario, decidere di chiedere un aumento di stipendio.

Molte persone ritengono che l’azienda stessa, vedendo il loro grande impegno e i loro grandi risultati, decida di sua spontanea volontà di aumentare il loro compenso nei giusti tempi. Questo avverrebbe se vivessimo in un mondo completamente equo e giusto, ma sappiamo che non è sempre così e per questo bisogna imparare a chiedere.

2) Quando chiedere
Il timing, nella richiesta di un aumento di stipendio, è fondamentale e può determinare in larga parte la riuscita dell’operazione. La strategia migliore è senza dubbio quella di prendere un appuntamento con il tuo superiore (è importante che parli direttamente con la persona in grado di prendere questa decisione, o quantomeno di esercitare la maggiore influenza presso il vero “decision maker”, se questo non è fisicamente disponibile ad un incontro con te) e dirgli semplicemente che desideri fare un punto della situazione generale sul tuo lavoro, senza entrare in troppi dettagli.

Una mezz’ora di tempo sarà sufficiente. Il superiore, di fronte a questa inusuale richiesta, specie se sei un “top performer” dell’azienda (e se non lo sei potrebbe non essere appropriato prendere questo appuntamento in primo luogo, come spiegato al punto precedente), inizierà probabilmente a preoccuparsi del fatto che vuoi dare le dimissioni, quindi arriverà all’incontro con una certa apprensione, che ti darà un certo potere negoziale.

A questo proposito, Donald Trump racconta che uno dei suoi migliori manager, decise di chiedergli un aumento di stipendio in una giornata in cui Donald aveva avuto una seria discussione con un suo Contractor e in cui si capiva lontano un chilometro che fosse estremamente nervoso e irritabile. Ovviamente il manager fu allontanato in malo modo e Donald si domanda come una persona così valida professionalmente possa avere fatto un errore così banale, chiedendo al momento sbagliato. Per la cronaca questo manager ottenne poi il suo aumento, mesi dopo quando lo chiese nella giusta occasione.

(Continua…)

A cura di Marco Germani
Autore di I Meccanismi della Persuasione e Business con la Cina

Come interpretare la persuasione secondo Alfio Bardolla

Lunedì, Luglio 19th, 2010

Marco GermaniHo recentemente partecipato a Roma ad una bella serata in teatro con il formatore italiano più celebre e preparato, per quanto riguarda i temi della ricchezza ed indipendenza finanziaria: Alfio Bardolla.

Tra i preziosi contenuti condivisi con noi durante la serata, Alfio ha dato la sua definizione di persuasione applicata alla vendita. Ai fini del nostro costante studio su questo argomento, è sicuramente utile prendere in considerazione il pensiero di una persona che, partendo praticamente da zero (anzi, da centinaia di migliaia di Euro di debiti, come lui stesso afferma) dichiara attualmente di avere oltre 20 fonti di reddito passive, un patrimonio netto di svariati milioni di Euro e che conduce uno stile di vita che la maggior parte delle persone in Italia può solo sognare.

Alfio ha definito la persuasione (nel suo esempio applicata alla vendita) come:

trovare un modo di presentare il nostro prodotto o la nostra proposta nel modo più semplice e comprensibile possibile per l’altra persona“.

Essere abili venditori e negoziatori è considerata da Alfio una delle caratteristiche principali dei ricchi e ciò che più conta, secondo la sua definizione, è quindi la flessibilità nel presentare il nostro prodotto o servizio in maniera leggermente diversa, in base alla persona che abbiamo di fronte, per permettergli di capirlo ed apprezzarlo meglio secondo il SUO punto di vista.

Alfio ha quindi proseguito facendo un esempio: se un uomo va dalla sua donna, per dimostrargli il suo amore con un mazzo di fiori, il suo messaggio potrebbe non essere efficace se la donna in questione ha bisogno di ASCOLTARE le parole “ti amo”.

Nell’ottica di questo uomo, il gesto di portare i fiori può essere la sua massima espressione di amore, proprio perchè lui, secondo la SUA percezione, la interpreta così. Per la persona che ha di fronte, in questo caso la sua donna, la modalità è diversa e per massimizzare la sua efficacia in questa “vendita” dovrà prendere in considerazione quello che funziona maggiormente per lei.

Questo concetto, ampiamente sviluppato dalla PNL, si colloca perfettamente all’interno della nostra definizione di persuasione efficace: per essere dei buoni persuasori, dobbiamo curare approfonditamente il MODO con cui presentiamo la nostra proposta o il nostro prodotto. La riflessione che ci fa fare Alfio è che, in questo processo, conoscere il “linguaggio preferenziale” del nostro interlocutore, può darci una grossa mano !

A cura di Marco Germani
Autore di I Meccanismi della Persuasione e Business con la Cina

Come comprendere il potere della persuasione (secondo Tony Robbins)

Martedì, Maggio 25th, 2010

Marco GermaniNel suo programma audio The power to influence, Tony Robbins da una interessante definizione di persuasione: l’abilità di fare associare agli altri i loro migliori sentimenti e stati mentali al tuo prodotto.

Quando Tony era solo un adolescente squattrinato, cacciato di casa dalla sua famiglia e da scuola perché troppo “intenso”, si avvicinò al mondo della formazione grazie al grande Jim Rohn e decise di iniziare a vendere dei suoi audio corsi motivazionali.

Si trattava di prodotti molto costosi per l’epoca e, in quegli anni più che oggi, far capire a qualcuno che avrebbe dovuto pagare centinaia di dollari per un corso motivazionale in audiocassetta, che lo avrebbe aiutato nella sua crescita personale, era un’impresa alquanto ardua.

Se a farlo poi era un ragazzo di sedici anni con la faccia piena di brufoli, che dormiva in macchina perché non poteva permettersi una dimora fissa ed era costretto a rubare nei supermercati per non morire di fame, l’impresa poteva sembrare quantomeno proibitiva.

Eppure Tony, in pochi mesi, divenne il venditore di maggior successo di tutta l’organizzazione di Jim, ottenendo risultati assolutamente straordinari, semplicemente applicando quanto scritto sopra a riguardo della persuasione.

Tony ricorda che, quando si recava da un potenziale cliente con la sua vecchia Wolkswagen, che era costretto a parcheggiare lontano dalla casa del suo prospect perché la sola vista di quella macchina avrebbe minato seriamente le sue possibilità di successo nella vendita, trascorreva tutto il percorso in autostrada, gridando da solo al massimo della sua voce la frase seguente:

Comando ora alla mia mente subconscia di guidarmi, darmi tutte le risorse necessarie, il coraggio, lo humor, la determinazione per far capire a questa persona il valore del mio prodotto e cambiare radicalmente la sua vita acquistandolo”.

Tony ricorda che la sua autosuggestione derivante da questa pratica era talmente potente che, non appena arrivava a casa del potenziale cliente, era assolutamente convinto che questo avrebbe effettuato l’acquisto. Il SUO stato d’animo, infatti, era talmente orientato in quella direzione, che era molto semplice trasferirlo al cliente e renderlo entusiasta a riguardo del prodotto.

La frase di apertura della presentazione, per Tony in quel periodo era: “Buongiorno, tu ora comprerai questo prodotto e adesso io ti spiego perché!”. Per quanto questa tecnica possa sembrare bizarra o fuori dalle righe, funzionava alla grande e, solo trasferendo all’altra persona uno stato d’animo così intenso, riferito ad un prodotto comunque di assoluto valore (chi di voi ha già ascoltato un audio corso di Jim Rohn sa esattamente di cosa sto parlando !), Tony riusciva a chiudere un numero impressionante di vendite.

Non a caso, oggi Tony Robbins è diventato il formatore n. 1 al mondo e al suo prossimo seminario di Giugno a Roma ci saranno 5.000 persone da 45 paesi diversi.

Applicando questo concetto, di associare un forte stato d’animo positivo al prodotto o alla proposta che vogliamo presentare agli altri, prima di presentarla, sicuramente vedremo le nostre possibilità di successo aumentare enormemente.

A cura di Marco Germani
Autore di I Meccanismi della Persuasione e Business con la Cina