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Come stabilire il giusto livello di indebitamento

Mercoledì, Aprile 7th, 2010

Antonio Schirripa Molti imprenditori credono che l’indebitamento aziendale debba essere considerato sempre in modo negativo. In realtà, prima di giungere a qualsiasi conclusione, occorre esaminare tre aspetti e precisamente:

- Il rendimento del capitale investito in azienda;

- Il costo dei nuovi capitali presi a prestito;

- Il livello di indebitamento complessivo.

Il rendimento del capitale investito è un dato che non è influenzato dal livello di indebitamento. In altri termini, gli interessi passivi pagati dall’azienda per ottenere capitali in prestito non incidono sul rendimento del capitale investito. Questo dato si ottiene, infatti, dal rapporto tra il reddito operativo (Ro) e il capitale investito (Ci) e gli oneri finanziari sono ininfluenti sul reddito operativo.

Il rendimento ottenuto dagli investimenti deve poi essere ripartito tra i finanziatori e l’imprenditore. Minore è la remunerazione dei capitali prestati dai finanziatori e maggiore è di conseguenza la remunerazione del capitale dell’imprenditore.

In altri termini, volendo semplificare il concetto, si può affermare che se il capitale investito in azienda rende in termini operativi supponiamo il 12% ed il capitale preso a prestito costa ad esempio il 7%, allora vi è convenienza a indebitarsi.

Nell’esempio sopra indicato, risulta evidente che per ogni 100 euro presi a prestito se ne pagano 7 di interessi e gli altri 5 (la differenza tra 12 di rendimento e 7 di costo) contribuiscono ad aumentare il rendimento del capitale investito in azienda dall’imprenditore. Questo effetto si chiama effetto leva finanziaria.

Occorre però evitare di giungere a conclusioni sbagliate. Se ci si limitasse a considerare solamente questo aspetto, allora ogni volta che il rendimento del capitale investito risultasse superiore al costo dei nuovi finanziamenti si giungerebbe alla conclusione che converrebbe indebitarsi, anzi più ci si indebita maggiore risulta essere il rendimento del proprio capitale investito.

Invece non è così in quanto occorre considerare anche un altro aspetto importate: il livello complessivo di indebitamento. Il grado di dipendenza finanziaria, o livello di indebitamento, non deve superare un certo limite altrimenti l’azienda dipenderebbe in modo eccessivo dai terzi e questa situazione sarebbe estremamente pericolosa.

Si tenga inoltre presente che i finanziatori tendenzialmente sono portati ad aumentare il costo dei capitali prestati all’aumentare del grado di indebitamento aziendale e il graduale aumento del costo dei finanziamenti potrebbe portare ad un effetto leva negativo modificando il giudizio iniziale.

Da non trascurare, inoltre, che i finanziatori, oltre un certo limite di indebitamento, non sono più disposti a finanziare l’azienda. In conclusione, occorre trovare il giusto equilibrio tra redditività ed indebitamento.

A cura di Antonio Schirripa
Autore di Il Check Up Aziendale

Guadagnare in Borsa con le compressioni di volatilità

Venerdì, Novembre 7th, 2008

Una delle migliori strategie per fare trading a basso rischio è certamente quella di ricercare le compressioni di volatilità sulle azioni. Infatti, la volatilità può essere paragonata a un elastico: se viene allungato troppo alla fine schizza. Questo effetto-elastico è molto ricorrente in Borsa sui titoli che, a seguito di un’eccessiva contrazione della volatilità, effettuano poderose escursioni di prezzo offrendo contestualmente ottime opportunità di guadagno.

Nel mio e-book Trading a Capitali Ridotti, in uscita il prossimo 28 novembre, ho dedicato molto spazio a questa metodologia spiegando nei minimi particolari il modo in cui è possibile scovare queste condizioni favorevoli (con il relativo codice dell’indicatore sul software di analisi tecnica ProRealTime.com), ma soprattutto come sfruttarle per ottenere guadagni interessanti senza rischiare molto.

Ad esempio, stamattina (4 novembre 2008, mentre scrivo…) ho avuto la possibilità di lavorare un titolo appartenente all’indice S&P/Mib40, Seat Pagine Gialle, che mostrava una netta contrazione della volatilità. Inoltre, da qualche seduta, i prezzi si trovavano ingabbiati in un box molto stretto al di sotto di una soglia psicologica importante (0,07€). Analizzando la volatilità media del titolo a 50 giorni (superiore all’80%, che ti assicuro è davvero molto elevata) e quella di brevissimo periodo, era molto probabile che i prezzi avrebbero effettuato un violento movimento direzionale proprio in virtù della summenzionata caratteristica della volatilità.

Il grafico giornaliero (daily) in alto è molto significativo e mostra come i prezzi si trovavano all’interno di una congestione di breve periodo molto stretta (vedi linee tratteggiate).

Ora è così possibile aprire il grafico a 5 minuti e intervenire sul breakout dell’ND Point (0,07€), come preventivato a seguito dell’analisi effettuata sul grafico giornaliero. Nel mio e-book sono spiegati minuziosamente tutti i passaggi da compiere, dall’analisi del titolo a mercati chiusi fino all’operatività pratica. Vediamo come è andata…

Non appena è avvenuto il breakout dell’ND Point (evidenziato dalla linea orizzontale sul grafico a 5 minuti), i prezzi sono letteralmente partiti a razzo realizzando ben 20 tick in pochi istanti. Se l’intenzione è quella di lavorare in un’ottica giornaliera, il cosiddetto day-trading “puro” (come ho fatto io in questo caso), era possibile prendere profitto a seguito di questo fortissimo movimento iniziale verso l’alto lucrando la differenza positiva tra il punto di ingresso e quello di uscita. Ecco i miei eseguiti.

Mi sono bastati soltanto 3 minuti per portare a casa 76 euro al lordo delle commissioni. Una volta sottratte le fees, il guadagno netto diventa 68 euro. Mica male in 3 minuti! Senza contare il rapporto rischio-rendimento molto favorevole 2:19, considerando lo stop loss sul minimo di seduta al momento del breakout (0,0698€). Praticamente ho rischiato 2 tick per guadagnarne 19!

Infine, una nota sul capitale utilizzato. La cifra è stata bassissima (2.800 euro), tra l’altro senza nemmeno ricorrere alla leva finanziaria. Infatti, il recente divieto sullo short selling (vendite allo scoperto) ha portato anche al blocco - in alcune piattaforme di trading - della leva finanziaria fino al prossimo 31 dicembre a causa delle eccessive turbolenze attuali dei mercati finanziari. Dunque, se potevo utilizzare la leva 10 offerta dal mio broker, il mio esborso in questa operazione era di soli 280 euro con un ritorno sull’investimento del 25% in 3 minuti. Questo è Trading a Capitali Ridotti!!!

A cura di Nicola D’Antuono,
Autore di Trading a Capitali Ridotti”