Borsa

Come individuare movimenti esplosivi dei prezzi in Borsa

Lunedì, Settembre 13th, 2010

Nicola D'AntuonoLa Borsa può vivere i suoi alti e bassi come condizione fisiologica di un ciclo economico ma, nella sua instabilità e isterica ricerca di un punto di equilibrio, resta pur sempre un luogo dove è possibile rastrellare un bel po’ di quattrini individuando quei titoli potenzialmente in grado di effettuare movimenti direzionali esplosivi.

Difficile che ciò avvenga sui titoli a larga capitalizzazione (large caps), in quanto caratterizzati da elevato flottante e bassa volatilità. Allora, dove è possibile trovare le grandi opportunità senza far troppo caso ai movimenti degli indici generali di mercato? La risposta risiede nei titoli a bassa capitalizzazione (small caps), che presentano un basso volume di scambio medio ed elevata volatilità.

Premetto subito che questi titoli vanno trattati con la massima attenzione, in quanto sono pur sempre titoli junk (“spazzatura”) con una quotazione inferiore a un euro e in molti casi inseriti nella black list della Consob (bassa trasparenza nella corporate governance, eccessivi debiti, bilanci in profondo rosso, etc.). L’ideale è lavorare questi titoli in un’ottica di brevissimo periodo con lotti di negoziazione davvero irrisori, addirittura investendo una cifra compresa tra 500 euro e 1000 euro.

Sebbene possa sembrare un capitale eccessivamente basso per ottenere un profitto degno di nota, bisogna tener conto che i titoli a bassa capitalizzazione sono in grado di compiere movimenti in doppia cifra, anche del 50%, del 100% (o anche più) nel giro di pochi giorni o settimane. A questo punto è necessario sapere come individuare questi titoli.

Nell’ebook Trading a Capitali Ridotti spiego due strategie che, se combinate per questa tipologia di titoli, possono produrre risultati al dir poco sorprendenti nel giro di poco tempo. Si tratta delle compressioni della volatilità e del 3 Wakeup Call. L’idea di fondo è ricercare un insolito aumento dei volumi all’interno di un trading range predefinito che si manifesta a seguito della comparsa di una candela molto grande che apre in prossimità dei minimi e chiude vicino ai massimi. A quel punto si può inserire un ordine d’acquisto al breakout del massimo della congestione oppure del massimo del 3 Wakeup Call (prerogativa dei trader più aggressivi).

Contestualmente non bisogna assolutamente dimenticare di inserire lo stop loss protettivo sotto il minimo del 3 Wakeup Call. L’eventuale mancato inserimento di quest’ordine di liquidazione (nel caso in cui le cose non dovessero andare per il verso giusto) potrebbe provocare perdite non previste inizialmente!

Volendo fare un esempio, andiamo ad analizzare il grafico di Olidata (small cap quotata alla Borsa di Milano, simbolo di negoziazione: OLI). I prezzi sono rimasti ingabbiati all’interno di un box (trading range) per due mesi. All’inizio di agosto 2010 si forma un 3 Wakeup Call con volumi eccezionali (ben undici volte la media dei volumi giornalieri). I prezzi si avvicinano così al breakout della soglia psicologica di 0,40€. A seguito della rottura rialzista di questo livello, i prezzi effettuano un movimento del 150% circa nel giro di un mese.

Sebbene negli anni d’oro della Borsa, tra il 2005 e il 2006, questa strategia contava per più del 60% della mia operatività, oggi consiglio (soprattutto ai meno esperti) di utilizzare queste tecniche per una percentuale molto più bassa (compresa tra il 5% e il 10%) della propria operatività in Borsa, in quanto la crisi finanziaria ha reso molte small caps ancor più speculative accentuando le difficoltà legate all’eccesso di debito accumulato negli anni precedenti. In linea generale, questa strategia permette di ottenere profitti eccezionali a fronte di un rischio tutto sommato contenuto.

A cura di Nicola D’Antuono
Autore di Trading nel Forex e Trading a Capitali Ridotti

Come investire in prodotti finanziari

Martedì, Luglio 6th, 2010

Fausto SaldiIn queste settimane stiamo vivendo un nuovo periodo di instabilità sui principali mercati finanziari, con le quotazioni in rapido peggioramento. Non è la prima volta che viviamo una situazione simile negli ultimi anni. Anzi, per un insieme di ragioni economiche generali la ‘telluricità’ dei corsi azionari, e non solo, sembra diventata la regola.

In realtà l’economia, inclusa la sua derivazione finanziaria, è instabile per definizione.

Nessuna impresa o attività economica va a gonfie vele eternamente, nessun settore è in perenne boom. Le svolte negative (o positive) sono sempre in agguato e spesso avvengono quando meno ce le si aspetta e magari quando la maggioranza degli esperti delle varie discipline economiche vaticina in direzione ad esse opposta.

Com’è possibile quindi per un normale risparmiatore orientare i propri investimenti finanziari in un quadro tanto aleatorio?
A mio avviso e sulla base della mia esperienza, le armi segrete con cui affrontare i mercati finanziari con maggiori possibilità di successo sono due.

La prima ‘arma segreta’ è costituita dal metodo.
‘Metodo’ significa acquistare un prodotto finanziario di una certa tipologia solo al verificarsi di determinate condizioni teoricamente favorevoli e preliminarmente stabilite come parti essenziali del metodo. Significa anche poi vendere quello stesso prodotto all’occorrenza di altre situazioni speculari prefissate.

Di strategie di posizionamento e uscita dai prodotti finanziari ne sono state nel tempo sviluppate in numero altissimo e ciascuna contiene punti di forza e di debolezza.

L’importante è che il metodo adottato sappia fornire nel tempo un maggior numero di operazioni con esito positivo (o di maggior valore positivo) rispetto a quelle con esito negativo.

Nessun ‘metodo’, per quanto ben studiato e congegnato, è infallibile. Sicuramente potranno crearsi situazioni in cui seguirlo causa comunque una perdita, sulla singola operazione o anche su più d’una.

Generalmente, un metodo di trading si basa sul principio di ‘tagliare le perdite e lasciar correre i profitti‘. Così detta, sembra la cosa più semplice del mondo, ma… c’è un ma!

Quel ‘ma’ siamo noi, o, per meglio dire, la nostra intrinseca incapacità di continuare a seguire e applicare il ‘metodo’ qualora si produca, o pare si stia per produrre, una perdita.

In tale evenienza, infatti, può ben avvenire di essere colti dal panico del ’si salvi chi può’ gettandosi dalla nave senza attendere che vengano calate le scialuppe.

Finanziariamente parlando, l’abbandono improvviso e casuale del ‘metodo’ può ben portare al rovesciamento del principio sopra espresso del ‘tagliare le perdite e lasciar correri i profitti’ tramutandolo a livello pratico in quello suicida di ‘tagliare i profitti e lasciar correre le perdite’.

Da questa considerazione si origina l’individuazione della seconda ‘arma segreta’ da utilizzare negli investimenti finanziari, ossia l’auto-disciplina (col suo corollario di ‘santa’ pazienza), intesa come nostra capacità di applicare veramente il ‘metodo’ senza cedere all’emotività psicologica: atteggiamento di coerenza certo non facile, ma sicuramente essenziale, se si desidera operare con maggiori chance di successo in ambito finanziario.

A cura di Fausto Saldi
Autore di Fondi Comuni d’Investimento

Come guadagnare con lo Scalping Intraday

Giovedì, Giugno 3rd, 2010

Fare previsioni in Borsa è sempre difficile. Lo sanno bene i tantissimi investitori di lungo termine che sono ancora in perdita. La crisi finanziaria degli ultimi anni ha aumentato l’incertezza nei mercati, sebbene essi abbiano recuperato dalle perdite dai minimi.

A molti le quotazioni attuali sembrano gonfiate” rispetto alla realtà economica, che presenta invece ancora molte problematiche, in primis il livello di disoccupazione. Ecco come l’operare in borsa in giornata potrebbe riservare dei vantaggi. Chiudendo le posizioni prima del termine delle contrattazioni possiamo evitare di trovarci già in pesante perdita il mattino successivo.

Guadagnare con brevi operazioni nell’arco della giornata non è però semplice. Se non si possiede la necessaria esperienza si potrebbe incappare in una serie di insuccessi, per giunta aumentati dalle commissioni per gli eseguiti. Diventa fondamentale la presenza “fisica” davanti ai monitor del pc per studiare i movimenti dei grafici e le correlazioni che intercorrono tra i vari titoli e gli indici. Nel nostro FTSE MIB “pesano” molto Unicredit ed Eni. Guardiamo sempre cosa fanno.

Bisogna sfruttare gli “eccessi” di questi movimenti, in un verso o nell’altro. È possibile guadagnare anche al ribasso, con l’operatività “short”, scommettendo in pratica che il prezzo del titolo scenda. Solitamente le prime due ore di contrattazione sono le più volatili, sfruttiamole!

Se un titolo è particolarmente acquistato e registra ad esempio un + 3,5% già ai primi scambi, consiglio di non fare la vendita allo scoperto, ma di acquistare. Se il titolo va forte ci sarà qualche motivo! Alla rottura verso l’alto del massimo di giornata, personalmente continuo ad acquistare

Una volta ottenuto un gain soddisfacente dopo un trade portiamo a casa il risultato, non trasformiamo un guadagno in una perdita. Utilizziamo la media mobile giornaliera, acquistando quando il prezzo si trova al di sopra di essa e vendendo quando è sotto di essa.

Il segreto per operare con successo con l’operatività intraday è studiare, studiare e ancora studiare. Con il tempo il metodo si affinerà e verrà fuori anche l’istinto, fino a ottenere dei risultati strepitosi!!!
Buon Trading a tutti voi!!

A cura di Guido Di Domenico
Autore di Scalping Intraday, Grandi Trades per Piccoli Traders, Come Scegliere il Mutuo

Come guadagnare con il trading di giornata senza investire grosse cifre

Giovedì, Maggio 27th, 2010

Guido Di DomenicoDelle volte si pensa che per operare in borsa servano dei capitali ingenti. Non è così. Specie nel trading intraday, non è necessario disporre di molti soldi per ottenere dei guadagni.

Inoltre, ricordiamoci che investendo molti soldi è vero che si può guadagnare tanto, ma è anche vero che si possono ottenere delle perdite molto pesanti!

Studiando i movimenti del prezzo dei titoli nell’arco di una seduta borsistica è possibile riconoscere dei particolari momenti in cui le oscillazioni sono solitamente caratterizzate da una forza maggiore. Un bravo trader sa che i primi scambi delle contrattazioni hanno una buona volatilità. Il prezzo oscilla più facilmente di alcuni ticks. Ecco che investendo anche dei capitali ridotti si può sfruttare questo movimento a nostro vantaggio.

Quindi dobbiamo “intuire” il primo movimento e seguirlo. Chiudiamo l’operazione non appena abbiamo ottenuto un guadagno che ci ricopra dalle commissioni dell’eseguito. Leggiamo l’agenda macroeconomica della giornata. In concomitanza della diffusione di dati importanti il mercato solitamente reagisce in un certo modo. Attendiamo questi dati, vediamo come il prezzo si muove ed entriamo, sempre pronti a uscire.

Alle 15,30 (ora italiana) c’è l’apertura dei mercati americani. Il Dow Jones è il punto di riferimento per tutti i traders. Aspettiamo la reazione dopo questa apertura e prendiamo posizione. Possiamo anche guadagnare con lo “short”, ossia vendendo allo scoperto. Più il prezzo scende e più guadagniamo. Evitiamo inutili operazioni!

Alcune sedute sono semplici da interpretare. Se la spinta al rialzo è forte, lasciamo aperta la posizione, lasciamo correre il titolo. Stessa cosa al contrario. Se vediamo che il mercato spinge al ribasso entriamo short e teniamo. Non dobbiamo avere la presunzione di ricercare i minimi e i massimi di giornata, accontentiamoci e portiamo a casa il guadagno e basta.

Non tutti i trades possono essere positivi, l’importante è che a fine giornata abbiamo ottenuto un guadagno, sempre tenendo conto dei costi sostenuti per le commissioni. Dobbiamo studiare e prepararci bene per affrontare il trading intraday…

Buon trading a tutti!

A cura di Guido Di Domenico
Autore di Grandi Trades per Piccoli Traders, Come Scegliere il Mutuo, Scalping Intraday

Come sfruttare la correlazione inversa tra Borsa e Yen

Giovedì, Maggio 20th, 2010

Il mercato valutario è lo specchio dell’economia reale e dei mercati finanziari in generale. Esistono alcune divise particolarmente sensibili ai movimenti degli indici di Borsa grazie alla loro funzione di “valuta rifugio” (safe haven), che acquisiscono questo status soprattutto in contesti di mercato piuttosto volatili e quando si alterna di continuo l’avversione al rischio (risk aversion) all’appetito per il rischio. Una delle valute più sensibili all’andamento delle Borse è sicuramente lo Yen giapponese.

La valuta del Paese del Sol Levante è una divisa particolarmente interessante da vendere allo scoperto nei periodi più floridi dell’economia o quando regna la voglia matta di asset più rischiosi (azioni, commodities, derivati, real estate), in virtù di tassi di interesse storicamente pari a zero che facilitano la messa in atto di carry trade e di operazioni in leva finanziate in Yen grazie proprio ai tassi nipponici inesistenti.

Tuttavia, quando il contesto macroeconomico inizia a vacillare o soffiano venti di recessione il panico da vendite sugli asset più rischiosi crea fenomeni molto pericolosi tra cui il deleveraging (letteralmente “riduzione della leva”) e lo smontamento improvviso delle posizioni di carry trade. Situazioni del genere si traducono in clamorosi apprezzamenti della valuta giapponese, i cui movimenti direzionali possono fare la fortuna di coloro che sono in grado di cogliere questi meccanismi.

La correlazione inversa tra andamento delle Borse e Yen è riscontrabile non solo nel medio-lungo periodo (basta osservare alcuni grafici mensili di cross rate come Aud/Jpy o Gbp/Jpy per rendersi conto delle performance delle valute a maggior rendimento), ma anche su orizzonti temporali molto brevi.

Faccio subito un esempio pratico di un trade short aperto sull’Euro/Yen nella seduta di martedì 27 aprile 2010 proprio cercando di sfruttare questo particolare meccanismo. Si parte con la visualizzazione dei primi scambi degli indici azionari europei più importanti (Dax30, Cac40 e FTSE Mib40) per rendersi subito conto dell’intonazione del mercato in mattinata. Osservando l’indice italiano FTSE Mib si può notare la presenza di due candele ad ampio range ribassiste che vanno a perforare il minimo del giorno prima (prima ellisse gialla sul grafico).

L’Euro/Yen, grafico a 5 minuti, aveva tagliato a fette una flag ma stava rintracciando verso le resistenze dinamiche della EMA20 (media mobile esponenziale a 20 periodi). A questo punto prendo posizione short a 125,50 con stop loss iniziale sopra 125,63, cioè il massimo swing negativo appena effettuato.

In questo modo si può anticipare anche l’ingresso short che altrimenti avverrebbe sulla rottura ribassista dell’ND Point (identificato sull’hourly chart) di 125,05. Il proseguimento ribassista delle Borse facilita l’apprezzamento dello Yen e a questo punto c’è soltanto da capire come gestire al meglio il trade per spuntare il maggior profitto possibile. L’ideale è liquidare la posizione su una nuova importante area di supporto presente su un grafico orario o a 240 minuti, nella fattispecie 124,20.

A cura di Nicola D’Antuono
Autore di Trading nel Forex e Trading a Capitali Ridotti

Come guadagnavo il 70% quando gli altri perdevano il 50%

Martedì, Aprile 20th, 2010

Patrizio Messina Lo scorso anno abbiamo assistito ad un vero e proprio crollo delle Borse, che ha portato il principale indice azionario del mondo (il Dow Jones) a passare nell’arco di soli 18 mesi da 14.000 a meno di 7.000 punti.

In pratica, in questi 18 mesi gli investitori di Borsa più sprovveduti hanno perso mediamente oltre il 50% del capitale. Nello stesso identico periodo sono riuscito a guadagnare il 70% (del capitale investito in azioni) grazie ad una “facile” grande teoria: l’analisi ciclica.

La strategia che ho applicato è appunto molto semplice: ho dapprima individuato il momento in cui il mercato ha cambiato definitivamente trend passando a ribassista (nel periodo iniziale della crisi), poi, ho individuato il momento in cui il mercato ha risvoltato iniziando il nuovo periodo rialzista (inizio della ripresa) e ho quindi fatto le operazioni necessarie per sfruttare tali informazioni.

Per reperire le informazioni corrette, ho praticamente utilizzato i 3 indicatori fondamentali dell’analisi ciclica, il più importante dei quali è la Media Mobile. Grazie alla media mobile e a un ETF short sul Dow Jones leva a 2 (un fondo azionario che replica l’indice DJ permettendo di investire sul ribasso con effetto leva a due), ho sfruttato tutto il ribasso moltiplicando per due l’escursione.

Con la media mobile ho individuato il punto di inizio effettivo del ribasso quando l’indice quotava 13.000 punti circa (3 mesi dopo l’inizio reale del ribasso), investendovi 10.000 €, successivamente ho chiuso la posizione in due tempi: la prima in concomitanza del minimo teorico del ciclo di Borsa, il secondo sfruttando nuovamente la media mobile.

Per la teoria dei cicl, esistono alcuni cicli molto forti dal punto di vista delle tempistiche e questi sono il ciclo a 54 mesi, quello a 36 anni e quello a 72 anni e nel marzo del 2009 tutti e tre questi cicli dovevano creare teoricamente un minimo. Visto che concordavano tutte e tre i cicli forti ho deciso di prendere un rischio e ho disinvestito metà delle quote ETF comprate a gennaio 2008 cercando di “indovinare” il minimo assoluto e non riuscendoci per soli 4 giorni…

In pratica, ho disinvestito le quote comprate con i primi 5.000 € e li ho rivendute a 9.500 € circa con un ricavo di 4.500 € (lordi). La parte rimanente delle quote le ho vendute quando la media mobile mi ha indicato che stava iniziando il nuovo periodo rialzista (circa 5 mesi dopo) quando l’indice era risalito a 9.300 punti a poco meno 8.000 € con altri 3.000 € di ricavo. Totale un ricavo di circa 7.000 € su 10.000 € investiti che fanno appunto il 70%.

Quando ho chiuso l’investimento ribassista (con la vendita delle ultime quote a 9.300 punti), ho investito nel stesso tipo di fondo ma di tipo long (rialzista) ed adesso è a circa 11.000 punti e quindi sono in attivo del 40% (sempre per l’effetto leva a 2). Negli stessi mesi ho effettuato anche gli investimenti sfruttando il ciclo trimestrale sempre sfruttando la teoria dell’analisi ciclica, ma questa è un altra storia…

Per concludere l’articolo, vi posso dire che ho sfruttato l’analisi ciclica anche nel mio fondo pensione (come spiegato anche nel libro “Autoconsulenza Finanziaria”) tramutando le quote azionarie del fondo in obbligazionarie nel febbraio 2008 e riportandole tutte in azionario nel settembre 2009, riuscendo quasi a raddoppiare il controvalore del piano pensione in circa un anno e mezzo.

A cura di Patrizio Messina
Autore di Guadagnare con i Cicli di Borsa e Autoconsulenza Finanziaria