amicizia

Come mettere fine ad un’amicizia in armonia

Lunedì, Ottobre 12th, 2009

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Ho sempre pensato che la fine di un’amicizia sia paragonabile alla fine di una storia d’amore: scelta da uno per lo più, subita dall’altro, è sempre un evento doloroso, che passa attraverso una serie di sentimenti diversi: collera, odio, depressione, risentimento.  Chi viene deluso, ferito o tradito da un amico vive l’accaduto come una deriva personale, perché vede fallire un legame nel quale aveva investito emotivamente, in cui credeva e che magari durava da tempo.

Un elemento essenziale per non essere troppo vittime dell’evento è la comunicazione, che permette di dare un senso a quello che si sta vivendo. L’ideale, insomma, sarebbe parlare con l’amico che sta diventando sempre più ex. Ma se questi si chiude nel silenzio e rifiuta di incontrarci, non bisogna esitare a confidarsi: con altri amici, con i familiari, con qualcuno che ha già vissuto l’esperienza, per iniziare ad acquisire un certo distacco e darne una spiegazione logica.
Strano ma vero, riuscirà a vivere meglio questa rottura quella persona che nell’infanzia è riuscita a separarsi dal legame fusionale con la madre in modo fiducioso, imparando le strategie di separazione positive. Di conseguenza, quando si accorgerà che un’amicizia non funziona più, ne prenderà atto senza sminuirsi, poiché valuterà se stessa come persona indipendente e autosufficiente.
Le ostilità che continuano nel tempo, indicano invece la difficoltà a recidere del tutto il rapporto, e ciò rivela un legame di dipendenza. Prima o poi bisogna infatti perdonare, anche se è difficilissimo e ci vuole tempo, perché l’altro magari è stato una carogna nei nostri confronti. Si tratta però dell’unico modo per rendergli quello che gli appartiene, liberandosi dal rancore o dal desiderio di vendetta che trattengono il dolore e il legame.
Questo perché la reazione peggiore, dopo aver tagliato i ponti con un amico, è proprio quella di colpevolizzarsi, cadendo in una crisi di autosvalutazione.
Bisogna invece accettare l’idea del cambiamento
come una prova del fuoco, che ci afferra e ci trasforma, mettendoci su un nuovo cammino, più conforme a quello che siamo in profondità.
Un’occasione per avviare un processo di maturazione personale, costruito sulla fiducia in sé, uscendo dall’idea della colpa e della colpevolezza, per entrare in quella di esperienza condivisa. Che si è conclusa per lasciare spazio ad altre nuove esperienze, invitandoci comunque a dimenticare la sconfitta.
Ma non la lezione che ci è stata impartita.

A cura di Marina Roveda
Autrice di “Le Regole dell’Amicizia”

Come essere ricercati e benvoluti da tutti

Lunedì, Ottobre 5th, 2009

Avete mai notato che ci sono persone sempre apprezzate, desiderate, invitate, mentre altre rimangono loro malgrado al palo? Vi siete mai chiesti qual è la ragione che rende così desiderabile la loro compagnia?

Se pensate che ciò riguardi l’aspetto fisico, il carisma o il talento, vi sbagliate. La realtà è che queste persone possiedono un interessante mix di attitudini interiori, che non sono necessariamente innate, ma che con un po’ di buona volontà si possono benissimo imparare. Vediamole insieme.

Capacità di ascolto. Chi è ricercato dagli altri sa ascoltare e capire i propri interlocutori prima di intervenire, facendoli sentire accolti, compresi e liberi di esprimersi. Dimostra apertura e interesse nei loro confronti, capisce cosa esprime il loro corpo e lo asseconda: magari il tono di voce con cui sta parlando è troppo alto, e crea imbarazzo alla controparte, dunque lui vi pone rimedio.

Atteggiamento rilassato. La persona ricercata e benvoluta possiede un profondo equilibrio interiore in grado di rasserenare chi ha davanti. Affronta i problemi in maniera risoluta, ma senza mai drammatizzare. Si interessa agli altri senza invaderli, dice loro cosa pensa ma non li mette in imbarazzo, li coinvolge ma non li opprime.

Flessibilità. Pur senza accettare il comportamento altrui in maniera acritica, chi si rapporta correttamente con gli altri ha la forza e l’intelligenza di fare un passo indietro se la situazione lo richiede, specie quando capisce che la propria condotta non contribuisce a creare un clima disteso, sereno e positivo.

Positività. Un’altra caratteristica delle persone che hanno più successo nelle relazioni sociali sono quelle che vedono sempre il bicchiere “mezzo pieno”, lasciando quello “mezzo vuoto” a chi preferisce disperarsi. Così facendo, grazie al loro esempio e alla loro energia, riescono ad aiutare agli altri a compiere un piccolo passo in avanti verso la loro realizzazione.

Sono assolutamente da evitare, invece, l’eccessiva insistenza nella richiesta di attenzioni con provocazioni gratuite o esibizionismi, che possono allontanare gli altri, nonché l’abitudine di far sentire in colpa o a disagio chi ci parla con musi, bronci, lamenti o capricci infantili. In questa maniera, anziché rendere desiderabile la propria compagnia, si ottiene l’effetto esattamente contrario.

Siete d’accordo con me? Aspetto un vostro commento!

A cura di Marina Roveda

Autrice di “Le regole dell’amicizia”

Come tenersi gli amici

Lunedì, Agosto 31st, 2009

Molte persone hanno grossi problemi quando si tratta di far durare a lungo le proprie amicizie. Forse perché l’amicizia richiede tempo, attenzione, affetto e favori da restituire, dunque è fondata su uno scambio reciproco: si dona per avere indietro qualcosa, ed è proprio questo dare e ricevere che permette di tessere una relazione.

Nell’epoca dell’usa e getta, però, non sempre questi sforzi vengono affrontati volentieri, di conseguenza si tende a cambiare amico con la stessa facilità con cui ci si cambia d’abito.

Questo perché si vuole fuggire da ogni impegno affettivo per paura delle emozioni che potrebbe suscitare, come il senso di soffocamento, l’abbandono o la dipendenza. Le personalità narcisistiche sono le prime a soffrire di questo disagio nei rapporti interpersonali, essendo troppo centrate su se stesse per capire i bisogni degli altri. Seguono le personalità dipendenti, che possono anche donare molto, ma con il solo scopo di ricevere di più: l’amico si sente allora manipolato, e finisce con l’allontanarsi.

Persino coloro che si dichiarano “indipendenti”, vantandosi di “non dovere niente a nessuno”,  in realtà hanno più di un problema a tenersi gli amici, perché il loro gusto per l’autonomia è spesso soltanto un pretesto per dissimulare la fatica a “fare legame”.

Non è nemmeno da trascurare la propria storia personale, che riveste sempre una certa influenza: se le prime grandi amicizie si sono rivelate negative, oppure mamma e papà non hanno posato su di noi uno sguardo rassicurante, l’impronta lasciata diventa indelebile, per cui vivere i legami in modo superficiale diventa un mezzo inconscio per difendersi dalle ferite del passato.
Mettere fine in modo sistematico ai legami significa dunque ripetere il meccanismo di “abbandono” che si è proprio malgrado subito, alimentando un profondo senso di delusione.

Ma ecco alcuni suggerimenti per superare questa difficoltà a relazionarsi con gli altri:
* Fai una lista delle tue priorità, scrivendo che cosa ritieni davvero importante perché la tua vita possa essere giudicata “felice”: fare carriera? Costruirti una famiglia? Coltivare delle amicizie soddisfacenti? Dopodiché calcola il tempo settimanale che ti serve per raggiungere questi obiettivi. Così facendo potrai trovare il giusto equilibrio fra i tuoi interessi, e il tempo che dedichi loro.
* Organizzati, fissando un “piano d’azione relazionale”. Ciò significa trovare qualche ora ogni settimana da dedicare ai tuoi amici, senza aspettare che siano loro a fare il primo passo: è donando attenzione che la si riceve.
* Confessa i tuoi punti deboli, magari dicendo: “In genere non mi faccio sentire molto, ma questo non significa che io non tenga alla nostra amicizia…”. Svelare questo aspetto di te stesso è una prova di fiducia che potrà arricchire il tuo legame, a patto di non servirtene puntualmente per defilarti.
* Definisci un progetto comune senza correre dietro al tuo nuovo amico, perché potresti rischiare di farlo fuggire. Cerca piuttosto di condividere con lui un hobby, o diventare il suo confidente per un argomento preciso: questo potrebbe essere un buon mezzo per rafforzare il vostro rapporto.
Tu cosa ne pensi? Aspetto il tuo commento!

A Cura di Marina Roveda,
Autrice di “Le Regole dell’Amicizia”

Come dare una seconda chance

Mercoledì, Agosto 26th, 2009

E’ un dato di fatto: viviamo in una società narcisistica che non tollera smagliature e difetti, dove si è persa la capacità di accomodare, di riparare, di aggiustare le cose. Tutto dev’essere nuovo al punto di accordare le proprie preferenze solo a oggetti intatti e scintillanti. Ma questa capacità andrebbe recuperata e incoraggiata, soprattutto nell’ambito dei rapporti di amicizia.
Il rammendo è un’arte antica e saggia, tanto che il suo alto valore simbolico risale alla mitologia greca. Le tre Moire, divinità artefici del destino degli uomini, erano sarte che con ago, filo e forbici tessevano le sorti della vita. Un mito che è stato ripreso anche nelle fiabe moderne, come La Bella Addormentata nel bosco, dove la felicità della principessa dipende dalle bacchette magiche di tre fate tessitrici, e nell’Ago da rammendo di Hans Christian Andersen.
Buttare via i ricordi, anche se spiacevoli, e allontanare un amico che ci ha fatto del male, non aiuta a riscattare i sentimenti feriti. Ripararli con cura, invece, consente di “fare ammenda” degli sbagli commessi e di  perdonarsi certe fragilità. Il primo passo da compiere per guarire, in questi casi, è fare indietreggiare il nostro rancore, senza giudicare gli altri dal dolore che ci provocano, ma dalla loro abilità di riparare gli strappi.

Chi ci ha fatto soffrire ha intaccato il tessuto del rapporto, ma non è detto che la trama sfilacciata non si possa recuperare con un paziente lavoro di ricostruzione (e per rammendo, in questo caso, s’intende la volontà di mettere da parte l’aggressività e il risentimento che ci avvelenano l’esistenza).

Peccato però che quest’arte di riallacciare i legami appartenga solo a chi è adulto, e ha superato brillantemente tutte le tappe della crescita interiore. Chi si rifiuta di crescere, invece, crede che un rapporto che s’incrina sia finito per sempre, e che non ci si possa mettere nessuna “pezza” dopo una lite. Preferisce allora troncare il legame, perché ha paura di “pungersi” con l’ago da rammendo.

Non vuole, cioè, individuare le proprie responsabilità nel fallimento del suo rapporto di amicizia, che è senz’altro un percorso faticoso, ma è anche l’unica via per addomesticare i sensi di colpa e vincerli.
Basta pensare che la capacità di accomodare e risanare in natura è fisiologica: nel corpo umano si realizzano ogni ventiquattr’ore ben 1.300 attività riparatrici contro virus, batteri, tagli ed escoriazioni. Questo dimostra che dopo ogni guerra si può ricostruire.

E tu, hai mai utilizzato lo psico-rammendo per prenderti cura dei tuoi sentimenti feriti? Fammelo sapere con un commento al mio post!

A Cura di Marina Roveda,
Autrice di “Le Regole dell’Amicizia”

Quando gli amici cambiano con noi

Mercoledì, Agosto 12th, 2009

Avete mai fatto caso che tutti i vostri amici sono diversi tra di loro? Se la risposta è sì, vi siete chiesti il perché?

La risposta è che si tratta di una faccenda piuttosto sottile, su cui a volte riflettiamo poco. Il fatto è che noi, in primis, non siamo mai identici a noi stessi, perché nemmeno la vita lo è: come sosteneva Eraclito, il filosofo del divenire e del “tutto scorre” (panta rei), nessuno può bagnarsi due volte nelle acque dello stesso fiume. Inoltre, ognuno di noi si forma e si modella in base alle esperienze che vive, alle circostanze che in alcuni casi lo portano a chiudere un ciclo per aprirne ineluttabilmente un altro, trovando in se stesso la forza di ricominciare. Gli amici risentono di tutto ciò e, di conseguenza, cambiano.

Ci sono quelli storici, quelli “circostanziati”, quelli che restano tali solo per un tratto di strada. E con ognuno di loro, anche se non ce ne rendiamo conto, siamo diversi, e ci poniamo in modo diverso.
Gli amici del cuore, per esempio, sono quelli che resistono nel tempo, alla lontananza fisica, al cambio di città, alle metamorfosi a cui spesso siamo costretti per sopravvivere. Sono quelli della giovinezza, dei banchi di scuola, della grande avventura di crescere insieme. Fanno parte di noi perché sono noi stessi, sangue, ossa, pensieri ed emozioni. Persino quando le rispettive strade si dividono per scelte personali, lavoro, successi e insuccessi, basta una parola, una battuta, ed è come se il tempo non fosse trascorso mai. E spesso qualcuno di loro diventa un buon amico anche quando entriamo nell’età adulta.

Gli amici circostanziati sono invece quelli del dopo, quando ormai si è diventati grandi e si è più cauti, più sospettosi, meno portati agli slanci improvvisi, amicizia inclusa. In questi casi la scintilla può scattare perché si condivide uno stile di vita, per motivi professionali,  per un hobby o perché si pratica insieme uno sport. Può bastare anche un identico stato anagrafico: l’essere single, oppure in coppia con figli. Queste persone ci permettono di esprimere una parte della personalità di cui magari non siamo ancora consapevoli, ma che è già pronta ad emergere. Quindi il loro compito è facilitare la nostra crescita.
Gli amici che vanno e vengono, infine, sono quelli che appaiono e scompaiono, magari perché la loro vita si è caricata  di altre novità, passioni, affetti. Con loro abbiamo una buona intesa, che resta però confinata nella sfera della superficialità, nonostante ci sia un fondamento di affetto profondo. Il legame può interrompersi quando vogliamo incanalarli in un contesto meno anarchico, ritmato da incontri precisi, perché nulla spegne il piacere di vedersi e sentirsi come l’obbligo, il dovere, i sensi di colpa. L’amicizia, infatti, va coltivata e alimentata dalla libertà,  da quel bellissimo ed emozionante scegliersi reciprocamente ogni volta.
L’intermittenza fisica, insomma, conta poco: conta piuttosto la presenza, comunque e in ogni caso, nel nostro cuore.
Provate a riflettere su quanto vi ho appena detto e, se vi fa piacere, lasciatemi un commento. Alla prossima.

A Cura di Marina Roveda,
Autrice di “Le Regole dell’Amicizia”

Come coltivare delle amicizie soddisfacenti

Mercoledì, Agosto 5th, 2009

In linea generale, le grandi amicizie nascono sempre quando noi, interiormente, siamo pronti ad accoglierle: una parola, uno sguardo d’intesa, una risata che all’improvviso ci rivela che quella persona è simpatica, interiormente ricca, pronta a dare e a ricevere, ed è fatta. Abbiamo compiuto il primo, fondamentale passo in avanti che ci permette di entrare in relazione con gli altri. Ma questo è sufficiente? No, perché poi occorrono spazio e tempo per coltivare il rapporto che è appena nato. Cosa peraltro sempre più difficile, visto che molti di noi conducono esistenze con l’acceleratore a tavoletta. Riuscirci, comunque, non è impossibile. Basta metterci tanta buona volontà, oltre a conoscere e applicare alcuni segreti. Ve li svelo uno a uno.
Tolleranza= questo è un sentimento da usare su tutti i fronti, dalla sfera pratica a quella emotiva. Chi è rigido e inflessibile, difficilmente può costruire buone amicizie. D’altronde gli amici servono anche a questo: a offrirci nuove occasioni per cambiare, trovando quel nuovo equilibrio dentro di noi che nasce dal confronto con opinioni e atteggiamenti diversi da quelli che ci caratterizzano.

Empatia= significa calarsi nel ruolo dell’altro, immaginarsi quello che lui sta vivendo. Condividere la sua gioia, se è nel bel mezzo di un’appassionata storia d’amore, o se ha appena ricevuto una promozione. Dargli il nostro appoggio quando sta attraversando un momento delicato. Oppure camminare per tre lune nei suoi mocassini prima di giudicarlo, come recita un motto degli indiani d’America.

Lealtà= vuol dire trovare il coraggio di parlare apertamente quando c’è qualcosa che non funziona, o se il nostro amico fa delle scelte che con condividiamo, pur restando comunque dalla sua parte. Essere sempre d’accordo, infatti, è impossibile, anche se questo non intacca l’affetto che proviamo nei suoi confronti. Quanto ai conflitti, si possono smorzare se si comprende che le differenze di idee raramente riguardano ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma sono un riflesso di ciò che siamo come individui.Perché sono proprio le amicizie a darci ciò di cui abbiamo disperatamente bisogno: qualcuno che ci accetti per quello che siamo.

Disponibilità= essere amici di qualcuno significa mettere da parte il nostro irrefrenabile bisogno di scaraventare addosso all’altro tutti i nostri problemi, parlando solo di noi durante gli incontri o le telefonate: dei problemi di coppia, del collega che non sopportiamo più, della macchina che non funziona, e forse dovremo comprarne una nuova e così via. L’amico ascolta, e certo l’ascolto empatico è importantissimo in un legame d’amicizia. Ma se questo accade puntualmente, allora il rapporto diventa sbilanciato, a senso unico, perché lo scambio e il confronto non esistono più.
Allegria= la risata è il contesto ideale per l’amicizia, per questo condividerla è straordinario: ci permette di divertirci nei momenti buoni, e ci dà un po’ di forza in quelli negativi, spingendoci a sdrammatizzare. Una risata condivisa con gli amici è sempre più dolce.

come scrivo anche nel mio ebook, le amicizie totali, possessive, in cui nessuno dei due può mantenere gli spazi per i propri hobby e nemmeno frequentare altre persone, rispondono alle fasi evolutive dell’adolescenza. Poi, da adulti, i legami devono essere più elastici, perché è proprio la libertà che rende possibile la continuità. In caso contrario, c’è il rischio di sentirsi in gabbia e di fuggire quanto prima a gambe levate.
dopotutto, il dono più grande che possiamo farci reciprocamente è quello di “esserci”, specie quando l’altro è in crisi.
E voi, cosa ne pensate? Fatemi sapere le vostre esperienze!

A Cura di Marina Roveda,
Autrice di “Le Regole dell’Amicizia”