ambiente

Come riconoscere la realtà che ci circonda

Sabato, Febbraio 19th, 2011

La realtà è continua?

La fisica classica prevede eventi perché presagisce una continuità di eventi. Se la mia auto viaggia a 100 km/h e la strada è libera, arriverò a destinazione tra un’ora. Sto quindi prevedendo la continuità di qualcosa.

Noi siamo newtoniani, quindi, se ho provato a fare qualcosa e non ce l’ho fatta, ho provato ancora e non ce l’ho fatta, finirò col determinare il prossimo effetto. A quel punto, una volta che ho la certezza matematica che non ce la faccio, proverò ancora? No, tanto so che non ce la farò. Che fisica sto usando?

Sto usando le leggi della fisica newtoniana, per cui su 4 tentativi, 4 andati a male, è inutile farne altri, tanto non cambierà nulla. Questa è la continuità. Il problema, invece, è che il mondo non è continuo, ma discontinuo. Quindi, quello che in questo spazio/tempo sono, non è detto che lo sarò anche in quest’altro. È il modello che mi ricorda chi sono, fa sì che io mantenga la continuità, ma non è reale. È comodo, ma a chi fa comodo? Alla sopravvivenza. Quindi, è comodo al mammifero.

Il metodo scientifico newtoniano non può descrivere l’intera porzione di realtà per il semplice fatto che è soggetto al controllo, anche perché nella vita entrano in gioco sempre più variabili, non tutte ripetibili, almeno non con i nostri strumenti, a meno che nel frattempo non si siano inventati nuovi strumenti di misura, di controllo, per ripetere l’esperimento.

Tutto ciò che ha a che fare con la psiche è più difficile da studiare. Per esempio, se corro contro un muro, chi può pronosticare quello che accadrà? Se usi le leggi newtoniane, il risultato è prevedibile: una massa non può passare attraverso un’altra massa. Nessuno potrà credere che io possa passare indenne attraverso un muro di mattoni. Sono tutti concordi in questo. Ma se dico che Roberto Re mi piace, è una bella persona, piacerà a tutti?

No, non va così. A me piace, a qualcuno non piace, a qualcun altro piace moltissimo e così via. Dove sta in questo caso l’oggettività? Dov’è la regola per la quale se tu ed io corriamo contro un muro, alla fine ci bloccheremo perché sappiamo bene che non possiamo passarci in mezzo, mentre invece se andiamo nello psicologico il mondo diventa soggettivo? Dov’è la regola? Che cosa è successo alla ripetibilità? Come facciamo ad applicare quel metodo in un ambiente dove quelle regole non hanno valore?

Il metodo comincia ad essere il problema. Prima andava bene. Cambiamo ambiente e quelle regole non funzionano più. Se andiamo sott’acqua le regole sono diverse che se ci troviamo sulla terraferma. Nell’ambiente emotivo, nell’ambiente psicologico, non possono valere le stesse regole dell’ambiente del corpo. Se io arrivo al successo seguendo un mio metodo e voglio trasmetterlo ad un amico perché arrivi ai miei stessi risultati, perché è molto probabile che lui non raggiunga il mio stesso successo?

L’imprevedibilità nella scalata al successo è una grossa variabile. “È inutile provarci, tanto non ce la farò!” Ma chi te l’ha detto? Stai usando una legge valida per un ambiente, ma non per questo in particolare. Perché non dovresti farcela? È come dire che tante persone hanno provato, ma non ce l’hanno fatta, quindi è inutile provarci.

Il risultato non è prevedibile in quest’ambiente, la regola non è applicabile. La legge newtoniana è applicabile alla materia, alla massa, non alla psiche. La fisica classica non spiega chi guida il mio cervello, il mio corpo. Non riesce a spiegarlo. Le leggi newtoniane e relativistiche non spiegano chi guida. Se voglio capire chi guida, devo poter contare su altre leggi.

A cura di Alberto Lori
Autore di Dalla PNL alla Quantistica, Voce da Speaker, L’Arte della Comunicazione, Parla come Mangi, La Formula Vincente per Comunicare in Modo Eccellente, Riequilibra le tue Emozioni, L’Arte del Discorso.

Come sapere che casa è giusta per te

Mercoledì, Settembre 1st, 2010

Danilo CesanaTutti gli esseri umani puntano alla felicità, è una condizione e una necessità di ogni persona. Tutti sono alla continua ricerca di felicità, del perfetto equilibrio tra gli aspetti della vita che ci faccia sentire bene.
Una componente importantissima, nella vita e nella felicità di tutti i giorni, è la qualità degli spazi che viviamo.

Anche se spesso questa componente viene tralasciata, trascurata o quasi dimenticata, essa è una condizione essenziale per la qualità della nostra vita. È ampiamente dimostrato, infatti, che la qualità delle città dove viviamo, delle case dove alloggiamo e degli ambienti lavorativi dove produciamo migliora la salute, abbatte lo stress ed aumenta la produttività. In pratica migliora la nostra vita e ci rende più felici.

L’ambiente su cui tutti possiamo intervenire in questo senso è la casa che ognuno abita. La nostra casa può diventare esattamente ciò che vogliamo: un rifugio dove isolarci dal caos di tutti i giorni, il focolare domestico centro della nostra vita famigliare, la nostra vetrina da esibire ad amici e conoscenti. Il problema però diventa: cosa vogliamo? Nel senso, cosa vogliamo veramente per noi?

Spesso, anzi troppo spesso, si vedono ambienti domestici che non sono esattamente come vorrebbe chi li abita. Il risultato? Chi abita questi spazi non si sente perfettamente a suo agio, non è continuamente stimolato da essi, si stanca velocemente e vorrebbe cambiare.

Questo aspetto viene accentuato, paradossalmente, quando si chiedono consulenze che guidino alla realizzazione della propria casa. Quasi sempre architetti e arredatori, nel consigliare, si dimenticano di ascoltare. Questo perché non vengono affatto aiutati nel loro lavoro dai committenti.

Il vero problema è che le persone non sanno realmente quello che vogliono, quasi sempre perché non se lo sono mai chiesti. Si è soliti passare all’azione anziché effettuare la giusta analisi preventiva. Il risultato a tutto questo è capire che casa si vuole veramente, che stile piace, che spazi si amano, che atmosfere, che colori, che profumi ecc.

Per fare questo ogni persona se lo deve chiedere, si deve analizzare, deve lavorare su se stessa per arrivare a comprenderlo. Solo così riuscirà a realizzare, da sola o con la supervisione di un consulente, ciò che realmente desidera. Solo noi sappiamo cosa è giusto per noi, dobbiamo solo scoprirlo.

Quindi sedetevi, concentratevi, cercate di immaginare in che ambiente vi sentireste a vostro agio. Che colori ha questo ambiente? Che legni ha questo ambiente? Che pavimenti? Che luce? Ha degli arredi imbottiti? Che forme hanno? Che sensazioni provate? Ora scrivete esattamente cosa avete immaginato e che impressioni (sensazioni fisiche, emozioni, ecc.) avete avvertito. Continuate così la vostra analisi.

Per fare questo ho messo a punto un metodo semplice, ma molto potente, che sta alla base del mio libro “Creare la casa perfetta” edito da Bruno Editore. Tale metodo porta ogni individuo attraverso un percorso di indagine molto profonda che passa attraverso tutti i nostri cinque sensi, alla scoperta dello spazio perfetto per noi. Attraverso tale percorso tutti riusciranno ad ottenere la casa che veramente vogliono, quella che è la nostra identità, il nostro vestito. La casa che aderisce perfettamente a noi e/o ai componenti della nostra famiglia: questo è il risultato a cui tutti dovrebbero aspirare.

A cura di Danilo Cesana
Autore di Creare la Casa Perfetta