negoziazione

3 Trucchi per presentare il prezzo di un prodotto in modo efficace

Lunedì, Gennaio 9th, 2012

Marco GermaniAbbiamo visto in un precedente post che, in una negoziazione commerciale, il prezzo non è quasi mai il solo fattore che ne determina il buono o cattivo esito. C’è sempre almeno un altro fattore, insieme al prezzo, che influisce in maniera determinante sull’esito finale, in altre parole, se l’unico ostacolo alla conclusione positiva della trattativa è il prezzo, nella maggior parte dei casi le due parti trovano un accordo. Vediamo ora tre modi per presentare al meglio il prezzo del nostro prodotto, per massimizzare le nostre possibilità di concludere positivamente la vendita:

1) Mai parlare di prezzo, prima di aver spiegato il valore.
Le persone odiano che gli sia venduto qualcosa, ma amano comprare. Per questo c’è una grande proliferazione di centri commerciali nelle nostre città, in questi posti abbiamo infatti la sensazione di poter scegliere liberamente cosa comprare, senza che un venditore, magari usando qualche subdola tecnica, ci manipoli. Inoltre, ogni articolo in vetrina ha ben in vista un cartellino con il suo prezzo, quindi possiamo immediatamente attaccare una quotazione economica a quello che vediamo e valutare istantaneamente se quella quantità di denaro preferiamo tenerla in tasca (o in banca) o scambiarla per il piacere o l’utilità che il prodotto in esposizione ci può dare. Nel caso di una vendita diretta, dove si richiede la competenza e l’abilità di un venditore professionista, il prezzo invece ha un altro ruolo. Il potenziale cliente, appena iniziamo a presentare il nostro prodotto, ha spesso in mente una sola domanda: “quanto costa ?”. Comunicare il prezzo troppo presto nella presentazione, è un errore molto comune dei venditori inesperti. La priorità, infatti, deve essere sempre quella di comunicare e spiegare il valore del prodotto, prima di comunicare il suo costo. Se il cliente mi chiede troppo presto il prezzo di un prodotto che sto presentando, la mia risposta è la seguente: “il prezzo è la parte migliore di questo prodotto e te lo comunico tra poco, ma prima ti voglio spiegare perché questo prodotto  potrebbe risolvere questo tuo problema, migliorarti la vita, ecc.”, riportando quindi il discorso sul valore del prodotto e i benefici che il potenziale acquirente ne può trarre, prima di parlare di prezzo.

2) Scomporre il prezzo quanto più possibile
Lo stesso prezzo può essere comunicato in modi diversi ed avere un impatto completamente diverso su chi ascolta. Se sto presentando, ad esempio, un programma nutrizionale del costo di 100 euro al mese, sarà mia accortezza, quando arrivo a comunicare il prezzo, che quel programma costa circa 3 Euro al giorno. In questo modo la mente del potenziale cliente si focalizza sul costo giornaliero, confrontandolo su quanto spende giornalmente ad esempio per nutrirsi, piuttosto che sulla spesa totale dei 100 euro. Non sto mentendo né cercando di manipolare l’altro, semplicemente presentando lo stesso dato in maniera diversa, che è esattamente l’oggetto dello studio della persuasione.

3) Spiegare e relativizzare il prezzo
Se devo vendere un corso di formazione del valore di 1.000 Euro, potrò affrontare il tema del prezzo nel modo seguente: “il costo di questo corso, ovvero quello che serve alla società che lo organizza per coprire le spese del materiale didattico, affittare la sala, pagare le persone che lavorano all’evento e lo speaker, è di 1000 Euro, ma il suo valore, è almeno 100 volte superiore. Se dovessimo far pagare questo corso per il suo valore, avremmo un prezzo talmente alto che se lo potrebbero permettere pochissime persone. E’ come nel caso di un libro: il prezzo scritto sulla copertina è solo quello che serve all’editore per coprire i costi di stampa, la catena logistica per portarlo in libreria e garantire alle persone coinvolte un minimo profitto, il suo valore invece è estremamente più alto”. Se la persona mi obietta che 1000 euro per un corso di formazione sono troppi, posso relativizzare il prezzo con il seguente ragionamento: “Facciamo il caso che tu guadagni 1000 Euro al mese, probabilmente guadagni di più, ma mettiamoci in questo caso. Se una persona di tua assoluta fiducia ti segnalasse un titolo in borsa di sicuro valore, che può darti una rendita sicura, saresti disposto ad investire ogni mese il 10% di quanto guadagni  su questo titolo ? ecco, se non lo sai, ti comunico che investire su te stesso può darti una rendita infinitamente superiore al miglior titolo di borsa in circolazione. Tu a quanti seminari o corsi di formazione partecipi ogni anno ? (se la persona mi ha fatto l’obiezione del prezzo, la risposta quasi sempre è zero) . Se decidi di investire solo il 10% del tuo guadagno mensile, in meno di un anno, hai messo da parte la cifra che serve per questo seminario”.

Adattando questi tre fattori al tuo prodotto o servizio, puoi incrementare notevolmente le tue possibilità di chiudere una vendita, ammesso sempre che tu abbia da proporre un prodotto di valore a un prezzo centrato di mercato e che il tuo obiettivo primario sia sempre quello di aiutare le persone, piuttosto che di guadagnare una commissione !

A cura di Marco Germani

3 Trucchi per prepararti prima di una vendita

Sabato, Novembre 5th, 2011

Marco GermaniUn atleta professionista non si sognerebbe mai di iniziare una competizione importante a freddo, senza il minimo riscaldamento, rischierebbe di vedere drasticamente ridotta la sua performance e di farsi male. Allo stesso modo, un venditore professionista, non dovrebbe mai iniziare un importante appuntamento di vendita, senza l’adeguato “riscaldamento“.

Quello che si fa nei 10-15 minuti precedenti all’incontro può determinare in maniera sostanziale l’esito dello stesso. La maggior parte dei venditori però, ignora completamente questo principio e spesso si presenta ad un appuntamento con un cliente, senza nessun tipo di preparazione, magari ascoltando la radio in macchina nel tragitto che lo separa dal luogo dell’incontro, riempendosi il cervello di pubblicità e musica di bassa qualità, quello che io definisco “chewing-gum per le orecchie”. Vediamo invece, riassunto in tre punti, cosa dovrebbe fare, un bravo venditore, nei minuti che precedono un appuntamento di vendita:

La prima regola, quando siamo di fronte a un cliente, è di non fargli nessuna domanda, la cui risposta può essere facilmente trovata da qualche altra parte. Ad esempio, se stiamo incontrando il responsabile di un’azienda, che ha un sito internet, sarà nostra premura, prima dell’incontro, visitare questo sito e acquisire le informazioni base sull’azienda e sui prodotti. Chiedere queste cose al cliente durante l’incontro è sintomo di scarsa preparazione e poca professionalità. Quanto più mostriamo al cliente che ci siamo preparati sulla sua azienda, sulle sue esigenze e sulla sua specifica situazione, quanto più daremo un’immagine di professionalità e serietà.

- Nei minuti immediatamente precedenti all’incontro, rivedere brevemente il proprio materiale di vendita (presentazioni, eventuali campioni da mostrare, ecc.) per assicurarsi che tutto sia in ordine. Riassumere mentalmente gli obiettivi dell’incontro, fare il punto dei precedenti contatti avuti con quel cliente fino a quel momento, avere chiara la “scaletta” dell’incontro e la conclusione attesa.

- Poco prima di iniziare l’incontro, mettersi in uno stato d’animo positivo. Visualizzare il migliore scenario possibile, in cui tutto va come previsto e la vendita si conclude nel migliore dei modi, con grande beneficio per tutte le parti coinvolte. Questa attitudine positiva sarà percepita dal cliente, che capirà di avere di fronte un professionista della vendita, preparato, sicuro e pronto ad aiutarlo a prendere la migliore decisione, nel suo interesse.

Questi semplici tre step, se eseguiti diligentemente prima di un appuntamento di vendita, possono influenzare in maniera determinante l’andamento. Molto spesso mi capita di sentire venditori lamentarsi di quanto sia difficile “portare a casa” una vendita, o quanto i clienti siano difficili e non pronti a completare l’acquisto dei beni o servizi che gli vengono proposti. Ma se non fanno la preparazione descritta sopra, sarebbe come se una squadra di calcio, appena arrivata allo stadio dove deve disputare una gara, senza il minimo riscaldamento si schierasse in campo e iniziasse la partita, contro un’altra squadra che invece ha completato un adeguato riscaldamento ed è pronta all’azione. Ci sono buone possibilità che nei primi 15-20 minuti, la squadra “fredda” vada sotto di un paio di goal, che sono poi molto difficili da recuperare prima della fine della gara. La preparazione è l’80% del successo, non dobbiamo scordarcelo mai !

A cura di Marco Germani

Come offrire dei saldi onesti e convenienti per soddisfare il cliente

Mercoledì, Novembre 10th, 2010

Promozioni!”, “Sconti!”, “Saldi!” Ecco arrivato il tanto atteso momento dei saldi di fine stagione. Innanzi tutto ricordiamo che i saldi devono avvenire in momenti particolari dell’anno, non diventare la norma!

Nulla è così poco interessante come un negozio che ogni giorno propone l’occasione. La rarità deve essere tale, i saldi reali e convenienti, altrimenti il cliente ne sarà deluso. Lo sconto deve arrivare in un lampo e poi sparire, non fermarsi per settimane. La promozione deve essere un’occasione irripetibile da cogliere al volo.

Come fare in pratica:

Sono sufficienti poche indicazioni volutamente artigianali. Ad esempio, basta scrivere su un cartoncino improvvisato “Ultimi capi rimasti al 50%!” per dare l’idea dello sconto repentino. Chi legge il cartello deve avere l’impressione di un’offerta da cogliere subito. In questo modo il cliente penserà: “Ieri, quando sono passato, era tutto normale, questo cartello non c’era, vuol dire che veramente sono di fronte a un’occasione! Meglio approfittarne subito!”.

Siate onesti. L’articolo offerto in saldo deve essere veritiero, non un avanzo di magazzino di poco valore, non sarebbe corretto nei confronti della clientela. Non dimentichiamo che il rapporto tra cliente e venditore deve continuare nel tempo, oltre il momento dei saldi, ed essere profittevole per entrambi.

In tempi di saldi anche la vetrina deve fare la sua parte, deve cioè proporre gli articoli scontati onestamente. Non mettete in vetrina oggetti interessantissimi a prezzi da favola, se poi in negozio non ci sono!

Quello che esponete in vetrina lo dovete avere anche in negozio: se l’articolo è esaurito, se non è scontato, non ha senso usarlo per attirare i clienti. Se l’oggetto è l’ultimo rimasto, basta segnalarlo chiaramente, altrimenti rischiate di prendere in giro la vostra clientela, la quale, non a torto, si sentirà ingannata. L’assortimento di negozio deve mantenere le promesse fatte dalla vetrina.

Mettetevi nei panni del cliente che entra in negozio per comprare proprio quello che ha visto in vetrina a prezzo scontato: voi non l’avete, e magari cercate di dirottarlo su un altro articolo… una manipolazione classica da negoziante. I vostri clienti aspettano i saldi sperando di fare affari, sta a voi cercare onestamente di renderli felici!

A cura di Alessandro Muscinelli e Laura Tentolini
Autori di Dalla Vetrina al Magazzino

Come chiedere l’aumento di stipendio (seconda parte)

Giovedì, Settembre 30th, 2010

Marco GermaniAndiamo ora a vedere operativamente come formulare una richiesta di aumento di stipendio al tuo superiore o responsabile aziendale, dopo aver valutato se sei nella posizione di chiedere un aumento ed averci preso un appuntamento, come abbiamo visto nel post precedente.

Ecco come procedere, diviso in tre semplici step:

1) PREPARAZIONE

La preparazione è tutto, arrivare ad un incontro di negoziazione preparati può fare la differenza, specialmente se, come in questo caso, molto probabilmente il tuo responsabile non investirà del tempo a prepararsi a sua volta. Nel tuo caso, la preparazione consiste nel raccogliere quanti più dati OGGETTIVI possibili relativi ai risultati che hai prodotto per la tua azienda nei passati 12 mesi, o meglio a partire dal tuo ultimo aumento di stipendio.

Idealmente, sintentizza i punti più importanti in un breve documento di Word o di Power Point dove, in modo schematico, evidenzi i risultati concreti che hai generato con il tuo lavoro.

Il secondo campo su cui ti devi preparare sono le retribuzioni medie offerte dal mercato per posizioni simili alla tua. Se sei già al top della retribuzione in quella posizione, ovviamente avrai un potere di negoziazione inferiore rispetto ad uno scenario in cui sei al di sotto. L’importante è fornire dati oggettivi, citando le fonti (basta cercare su internet e ci sono molti siti che offrono questo tipo di informazioni, uno su tutti: www.quantomipagano.com).

Con questa preparazione sei ora pronto ad affrontare il tuo superiore!

2) L’INCONTRO

E’ importante presentarti all’incontro sicuro di te e rilassato, sei ben preparato e stai portando un alto valore per la tua azienda, quindi sei in una posizione di potere. Molti hanno difficoltà a chiedere e questo li rende nervosi, non deve essere il tuo caso!

Inizia dicendo che vuoi fare un punto della situazione relativa al tuo lavoro e che, a tale scopo hai preparato un documento che riassume i tuoi risultati. Lo commenti con il tuo capo e gli chiedi quali sono, a suo giudizio, i tuoi punti di miglioramento. Ora, dato che il tuo capo probabilmente non si è preparato, a meno che non ci sia qualcosa di grave ed evidente, è probabile che rimanga impreparato di fronte a questa domanda e non riesca a dire nulla di particolarmente rilevante, il che non fa che aumentare il tuo potere di negoziazione in vista della richiesta.

Puoi procedere citando una fonte autorevole (un sito internet, un head hunter, ecc.) a riguardo del livello medio di retribuzione per la tua posizione che è superiore a quanto stai percependo tu e finalmente fai la tua richiesta, precisa, chiara, espressa in percentuale rispetto al tuo stipendio lordo annuo. ” Credo sarebbe appropriato rivedere il mio stipendio incrementandolo del 15%….”. A questo punto, è fondamentale rimanere in silenzio ed attendere la reazione del capo, che può essere positiva o negativa.

3) IL FOLLOW-UP

Nel caso di risposta positiva, è importante che definisci le modalità e le tempistiche esatte con le quali l’aumento ti sarà attribuito. A partire da quale busta paga? Ci sarà una comunicazione ufficiale ? Entro quanto tempo? se il tuo capo dovesse dirti che ritiene giusto che il tuo compenso sia aumentato ma, per motivi contrattuali, non si può modificare il tuo RAL, cercate insieme una formula che porti allo stesso risultato: un premio, un bonus, ecc., l’importante è la sostanza.

Se il tuo capo dovesse dirti che non ritiene opportuno che ti sia aumentato lo stipendio, chiedi dettagliatamente i motivi, cercando di farlo focalizzare sulla tua performance. Molto spesso le motivazioni addotte sono del tipo: “il collega Tizio guadagna lo stesso, se aumento a te dovrei aumentare anche lui”, una spiegazione del genere, ovviamente non sta nè in cielo nè in terra, dato che sta considerando un parametro “sociale” non legato alla tua performance.

Ad ogni modo, se il tuo capo è veramente motivato a non darti l’aulmento, puoi fare la seguente domanda: “Cosa dovrebbe succedere perchè mi sia concesso un aumento del 15% ?”. A questo punto il tuo capo è costretto a definire una condizione oggettiva, al raggiungimento della quale, automaticamente otterrai l’aumento.

Se sei un venditore (che lavora comunque con un fisso) potrà trattarsi di un certo fatturato generato per l’azienda, se sei un addetto alla qualità, un numero minimo di reclami da parte dei clienti dell’azienda, e così via. In qualunque caso, ora hai un obiettivo preciso e, se non è completamente irrealistico, raggiungere l’aumento di stipendio a cui aspiri dipende solo da te!

Non ti resta che provare. Ricordati che se non chiedi difficilmente ti sarà dato e che un NO potrebbe solo essere un NON ANCORA. Se invece pensi di non essere nella posizione per chiedere, impegnati di più nel tuo lavoro e focalizzati sul produrre maggiori risultati, fino a quando sarai nella posizione per chiedere un aumento di stipendio.

A cura di Marco Germani

Autore di I Meccanismi della Persuasione e Business con la Cina

Come raggiungere il successo tramite l’atteggiamento

Martedì, Agosto 3rd, 2010

Chiarissimo ColacciOggi, in un mercato globale, una organizzazione per vincere la concorrenza deve puntare sull’unico vantaggio competitivo che può avere: le risorse umane.

E’ compito di un leader, quindi, gestire le risorse in modo da ottenere da esse la massima collaborazione. Il leader che ha questo compito, dovrà avere caratteristiche ed atteggiamenti tali da soddisfare le esigenze di queste persone.

Ma cos’è l’atteggiamento? Da Wikipedia: “Con il termine atteggiamento si indica la disposizione di ogni persona di produrre risposte, determinate dall’ambiente familiare o sociale, riguardo a situazioni, gruppi o oggetti. L’atteggiamento esprime ciò che ogni persona è disposta a fare”.

“A quello va tutto bene. Beato lui!” Quante volte lo hai pensato vedendo una persona positiva? E’ tutto merito della sua fortuna? Certo se uno ce l’ha non guasta. Ma sicuramente il suo atteggiamento positivo è stato un fattore importante per il suo successo.

Oggi, nel mondo del lavoro, il vero Leader ha sempre un atteggiamento, un modo di comunicare e di ascoltare che determina negli altri la disponibilità a collaborare.

In questo la comunicazione con i collaboratori è un fattore molto importante. Continuamente devi dire loro cosa ti aspetti da essi. Informali su ogni argomento che potrà essere utile durante la loro attività. Ed in particolare illustra la filosofia della tua organizzazione, gli obiettivi e le strategie definite.

Mettili anche nelle condizioni di comunicare apertamente con te, in modo da tenerti informato su quello che accade in ciascun settore della tua azienda. Favorisci eventuali richieste e suggerimenti particolari. A questo scopo, crea dei piccoli gruppi e fissa degli incontri per discutere e scambiare opinioni e proposte. Tenere sempre informate e aggiornate le persone, è un modo per coinvolgere maggiormente i collaboratori.

E’ l’atteggiamento che conta…

Il successo o il fallimento di molti obiettivi aziendali si fonda sull’atteggiamento che il Leader ha nei confronti delle persone che lo circondano. Secondo un’antica credenza è l’atteggiamento, non necessariamente la competenza, che permette di raggiungere obiettivi importanti.

L’atteggiamento positivo di un Leader è uno dei fattori di successo di una organizzazione.

A cura di Chiarissimo Colacci
Autore di  L’impresa Efficiente, Il Team Vincente e Leader si diventa

Come interpretare la persuasione secondo Alfio Bardolla

Lunedì, Luglio 19th, 2010

Marco GermaniHo recentemente partecipato a Roma ad una bella serata in teatro con il formatore italiano più celebre e preparato, per quanto riguarda i temi della ricchezza ed indipendenza finanziaria: Alfio Bardolla.

Tra i preziosi contenuti condivisi con noi durante la serata, Alfio ha dato la sua definizione di persuasione applicata alla vendita. Ai fini del nostro costante studio su questo argomento, è sicuramente utile prendere in considerazione il pensiero di una persona che, partendo praticamente da zero (anzi, da centinaia di migliaia di Euro di debiti, come lui stesso afferma) dichiara attualmente di avere oltre 20 fonti di reddito passive, un patrimonio netto di svariati milioni di Euro e che conduce uno stile di vita che la maggior parte delle persone in Italia può solo sognare.

Alfio ha definito la persuasione (nel suo esempio applicata alla vendita) come:

trovare un modo di presentare il nostro prodotto o la nostra proposta nel modo più semplice e comprensibile possibile per l’altra persona“.

Essere abili venditori e negoziatori è considerata da Alfio una delle caratteristiche principali dei ricchi e ciò che più conta, secondo la sua definizione, è quindi la flessibilità nel presentare il nostro prodotto o servizio in maniera leggermente diversa, in base alla persona che abbiamo di fronte, per permettergli di capirlo ed apprezzarlo meglio secondo il SUO punto di vista.

Alfio ha quindi proseguito facendo un esempio: se un uomo va dalla sua donna, per dimostrargli il suo amore con un mazzo di fiori, il suo messaggio potrebbe non essere efficace se la donna in questione ha bisogno di ASCOLTARE le parole “ti amo”.

Nell’ottica di questo uomo, il gesto di portare i fiori può essere la sua massima espressione di amore, proprio perchè lui, secondo la SUA percezione, la interpreta così. Per la persona che ha di fronte, in questo caso la sua donna, la modalità è diversa e per massimizzare la sua efficacia in questa “vendita” dovrà prendere in considerazione quello che funziona maggiormente per lei.

Questo concetto, ampiamente sviluppato dalla PNL, si colloca perfettamente all’interno della nostra definizione di persuasione efficace: per essere dei buoni persuasori, dobbiamo curare approfonditamente il MODO con cui presentiamo la nostra proposta o il nostro prodotto. La riflessione che ci fa fare Alfio è che, in questo processo, conoscere il “linguaggio preferenziale” del nostro interlocutore, può darci una grossa mano !

A cura di Marco Germani
Autore di I Meccanismi della Persuasione e Business con la Cina