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3 segreti per diventare più bravi nella conversazione

Lunedì, Gennaio 23rd, 2012

Angela FoiChissà, magari l’avrete letta anche voi, poiché è una storiella che gira in internet.
L’avaro del paese cadde nelle acque del lago.
“Aiuto, aiuto! Non so nuotare!” Gridava a squarciagola, annaspando nell’acqua.
I paesani accorsero per salvarlo.
“Dammi il braccio che ti tiro fuori!” Gli urlò un ragazzone.
“Dammi la mano che ti salvo!” Gridò un altro.
“Dai, vai sotto, punta un piede e spingiti verso di me!” Disse un altro ancora.
Ma l’avaro non aveva mai saputo andare verso qualcuno e nemmeno dare ad altri e anche questa volta non sapeva dare né mano né braccio.
Arrivò un uomo che gli si rivolse nel suo stesso linguaggio: “Prendi la mia mano che ti porto in salvo!”
Immediatamente l’avaro afferrò la mano dell’uomo e fu salvato.

Perché questa storiella?
Per sottolineare l’importanza delle parole, che possono salvare oppure ferire come lame affilate!
La più grande differenza è data dalla consapevolezza nel loro uso, perché troppo spesso infliggiamo ferite senza accorgerci né volerlo, e non sappiamo invece cosa dire quando vorremmo portare sollievo, con l’esito di ottenere l’esatto contrario di quello che avremmo desiderato.

Inoltre, al di là delle parole, nella comunicazione o nella più semplice conversazione sono davvero tanti i fattori che possono rendere il nostro intervento positivo, piuttosto che negativo e, oltre alle consapevolezze sono necessari atteggiamenti, abilità e tecniche.

Tutti conversiamo, ma in pochi lo sanno fare con consapevolezza, pensiero veloce e parola sciolta. Il bello, però, è che si può imparare!

Qualche segreto?

Partiamo dagli atteggiamenti, citandone solo il più importante secondo me: la capacità di ascolto, o ancora meglio il desiderio di ascoltare davvero.
Questo lo si dimostra non solo aprendo le orecchie, ma anche il cuore al nostro interlocutore e facendoglielo capire con gli occhi che lo guardano, la testa che assente e la postura volta verso di lui e ancora con qualche domanda in merito ogni tanto, a dimostrazione che stiamo seguendo quanto ci viene raccontato.
Tra gli atteggiamenti, per citarne solo qualcun altro, è importante l’essere assertivi, per sapere esprimere le proprie idee senza ansia né aggressività, capaci di difendere i propri diritti senza violare quelli altrui. È inoltre un grande punto di forza il credere che tutti siamo portatori di valori e che da tutti possiamo imparare. E anche il mettere al bando ogni desiderio di manipolazione, e questo non per moralismo, ma per puro interesse! Nessuno darà mai più credito, infatti, al manipolatore che si tradisca anche una sola volta!

Anche le abilità richieste non sono poche.
Per esempio saper fare buon uso della voce, che è il nostro personale strumento musicale! Saper controllare la nostra gestualità e la mimica facciale, occhi per primi. Saper atteggiare la nostra postura.  Saper fare buon uso dello spazio, poiché è ben diverso sussurrare attaccati a un orecchio che non parlare alla distanza di un braccio.

Per finire, rimangono le tecniche ma questo è già un discorso per iniziati!

Quello che mi piace dirvi in conclusione è che, nonostante la comunicazione sia un discorso complesso, si può davvero migliorare e anche in fretta, se lo si desidera, con un po‚ di esercizio guidato e con gli atteggiamenti sintetizzati nell’acronimo “DISCO”: Determinazione, Impegno, Strategie, Chiarezza di Obiettivi.

A cura di Angela Foi

3 Trucchi per Gestire la tua Squadra

Venerdì, Gennaio 13th, 2012

Gianluca PistoreUno dei ruoli più importanti nella Comunicazione Politica e nelle Campagne Elettorali lo riveste la tua Squadra. I membri del tuo team andranno gestiti al meglio e motivati a dare risultati eccellenti, esattamente come se fossi un manager d’azienda.

Nel tuo team devi fare una prima distinzione tra le persone della tua Segreteria Politica che lavorano per te e quindi ricevono un compenso economico e gli attivisti che lavorano gratis per te. Entrambi - a differenza di impiegati normali - non potranno avere orari di lavoro ben definiti, perché una delle regole non scritte della politica è che non esiste un orario di lavoro. Si può fare una riunione all’1 di notte e la tua squadra dovrà essere pronta ed energica.

Come è possibile motivare delle persone, soprattutto se attivisti, a dedicare impegno, tempo e passione a te? Come è possibile motivarli a dare il meglio in occasioni in cui gli viene richiesto molto sforzo come possono essere riunioni notturne o orari di lavoro massacranti?

In politica come nelle imprese le persone non si sentono ricompensate solo dal denaro. Quello che dovrai imparare a fare è ciò che fa la differenza tra un comune manager ed un manager di grande successo. Sto parlando del capire le leve di motivazione delle persone che appartengono alla tua squadra.

Per fare ciò puoi seguire 3 semplici trucchi che stravolgeranno i tuoi rapporti con la squadra:

1) chiarire che tu sei il leader. Questo non significa dire: “hey ragazzi, io sono il capo!”; ma significa che quando si prende una decisione loro devono sapere che va seguita, può essere discussa, ma è fondamentale che sia chiaro chi indica la strada da seguire.

2) chiarire gli obiettivi. Ho personalmente sperimentato che quando una squadra non ha un obiettivo da seguire si sgretola ed inizia a creare problemi. Bisogna condividere gli obiettivi con la propria squadra e fare in modo che ognuno si senta responsabile del successo nel risultato.

3) lodare sempre. La nostra società ci ha cresciuti in un sistema, a partire da quello scolastico, dove se siamo bravi non veniamo affatto lodati, anzi è solo normale quello che facciamo. Se invece sbagliamo veniamo massacrati di punizioni e messi in ridicolo. Inverti il processo e loda sempre i membri del tuo staff.

Quest’ultimo punto a mio avviso è importantissimo. Pochi giorni fa mi è capitato di dover presentare un nuovo membro nella mia squadra e per farlo l’ho elogiato avanti a tutti, e poi nel presentargli tutti i membri della squadra l’ho fatto dicendo la qualità più grande che aveva ognuno di loro. Il risultato è che si sono immediatamente amalgamati e che la riunione è stata una delle più produttive che io abbia mai fatto!

A cura di Gianluca Pistore

10 regole per una presentazione coi fiocchi

Mercoledì, Gennaio 11th, 2012

Simone CasadeiA volte bastano pochi ritocchi per trasformare una presentazione dotata di potere soporifero in una capace di tenere gli ascoltatori con gli occhi spalancati e le orecchie tese: una presentazione persuasiva.

Proviamo a scrivere una specie di “decalogo”.

(1) Crea una struttura. Prepara una lista di argomenti che intendi affrontare e attribuisci a ciascuno un “punteggio” sulla base dell’importanza. Se la tua presentazione fosse troppo lunga, saprai facilmente cosa tagliare.

(2) Evita gli effetti speciali. Anche se tanto Keynote quanto PowerPoint ti mettono a disposizione animazioni ed effetti sonori, evita la tentazione di ricorrervi e, se proprio non puoi farne a meno, fallo con moderazione. Il fatto che esista un tool non vuol dire che tu debba utilizzarlo per forza.

(3) Usa saggezza nella scelta dei colori. Si sa: i colori trasmettono significativi, aiutano a mettere in evidenza un passaggio. Ci sono alcune combinazioni di colore che, di norma, funzionano meglio: il viola su fondo giallo, il bianco sul nero, il blu o il verde sul rosso. Ma prova a vedere l’effetto che fa un blu scuro o un grigio scuro su un fondo color panna: ogni tanto, semplicità e eleganza vanno di pari passo.

(4) Usa gli elenchi puntati. Chi ti ascolterà non dovrà essere costretto a leggere tutto ciò che vuoi dire. Se dovrà farlo, sappi che concentrerà la sua attenzione sulla lettura e, rapidamente, si dimenticherà di te.

(5) Presenta grafici e diagrammi. Le immagini parlano più delle parole: non dimenticarti mai di inserire grafici nelle tue presentazioni.

(6) Rifuggi da contributi audio e video. Sì, nelle tue presentazioni puoi inserire anche video e contributi audio ma fallo solo quando è strettamente necessario. Ricordati: l’esecuzione di audio/video può rallentare il computer e non è da escludere che il sistema vada in crash. Tieni presente questo rischio e, se hai messo elementi multimediali nella tua presentazione, sappi che le prove di stabilità non saranno mai abbastanza.

(7) Fai pratica con la tua presentazioni. Come quando gli attori vanno in scena, anche tu dovrai fare prove e prove, prima di “andare in scena”. Dovrai conoscere il “copione” e quindi dovrai essere in grado di presentare il tuo lavoro anche se qualcuno, per scherzo, ti dovesse bendare, rendendoti impossibile vedere ciò che il tuo computer proietta per il tuo pubblico.

(8) Controlla (e ricontrolla) grammatica e ortografia. Un refuso è un refuso, non un peccato mortale. Ma vederlo a grandezza cubitale proiettato su un muro può compromettere la tua reputazione.

(9) Se stai impiegando più tempo del previsto, devi “tagliare”. Chi ti ascolta (nella stragrande maggioranza dei casi) non ha pagato un biglietto per ascoltarti, e il loro tempo è importante tanto quanto il tuo.

(10) Alla fine, non ricapitolare. Nella tua presentazione, evita di chiudere con un riassunto degli argomenti affrontati. Chi ti ascolta non soffre, con buona probabilità, di amnesie improvvise e non ha quindi bisogno che, prima di congedarsi, tu ricapitoli loro tutto ciò che hanno appena sentito.

A cura di Simone Casadei

3 Trucchi per presentare il prezzo di un prodotto in modo efficace

Lunedì, Gennaio 9th, 2012

Marco GermaniAbbiamo visto in un precedente post che, in una negoziazione commerciale, il prezzo non è quasi mai il solo fattore che ne determina il buono o cattivo esito. C’è sempre almeno un altro fattore, insieme al prezzo, che influisce in maniera determinante sull’esito finale, in altre parole, se l’unico ostacolo alla conclusione positiva della trattativa è il prezzo, nella maggior parte dei casi le due parti trovano un accordo. Vediamo ora tre modi per presentare al meglio il prezzo del nostro prodotto, per massimizzare le nostre possibilità di concludere positivamente la vendita:

1) Mai parlare di prezzo, prima di aver spiegato il valore.
Le persone odiano che gli sia venduto qualcosa, ma amano comprare. Per questo c’è una grande proliferazione di centri commerciali nelle nostre città, in questi posti abbiamo infatti la sensazione di poter scegliere liberamente cosa comprare, senza che un venditore, magari usando qualche subdola tecnica, ci manipoli. Inoltre, ogni articolo in vetrina ha ben in vista un cartellino con il suo prezzo, quindi possiamo immediatamente attaccare una quotazione economica a quello che vediamo e valutare istantaneamente se quella quantità di denaro preferiamo tenerla in tasca (o in banca) o scambiarla per il piacere o l’utilità che il prodotto in esposizione ci può dare. Nel caso di una vendita diretta, dove si richiede la competenza e l’abilità di un venditore professionista, il prezzo invece ha un altro ruolo. Il potenziale cliente, appena iniziamo a presentare il nostro prodotto, ha spesso in mente una sola domanda: “quanto costa ?”. Comunicare il prezzo troppo presto nella presentazione, è un errore molto comune dei venditori inesperti. La priorità, infatti, deve essere sempre quella di comunicare e spiegare il valore del prodotto, prima di comunicare il suo costo. Se il cliente mi chiede troppo presto il prezzo di un prodotto che sto presentando, la mia risposta è la seguente: “il prezzo è la parte migliore di questo prodotto e te lo comunico tra poco, ma prima ti voglio spiegare perché questo prodotto  potrebbe risolvere questo tuo problema, migliorarti la vita, ecc.”, riportando quindi il discorso sul valore del prodotto e i benefici che il potenziale acquirente ne può trarre, prima di parlare di prezzo.

2) Scomporre il prezzo quanto più possibile
Lo stesso prezzo può essere comunicato in modi diversi ed avere un impatto completamente diverso su chi ascolta. Se sto presentando, ad esempio, un programma nutrizionale del costo di 100 euro al mese, sarà mia accortezza, quando arrivo a comunicare il prezzo, che quel programma costa circa 3 Euro al giorno. In questo modo la mente del potenziale cliente si focalizza sul costo giornaliero, confrontandolo su quanto spende giornalmente ad esempio per nutrirsi, piuttosto che sulla spesa totale dei 100 euro. Non sto mentendo né cercando di manipolare l’altro, semplicemente presentando lo stesso dato in maniera diversa, che è esattamente l’oggetto dello studio della persuasione.

3) Spiegare e relativizzare il prezzo
Se devo vendere un corso di formazione del valore di 1.000 Euro, potrò affrontare il tema del prezzo nel modo seguente: “il costo di questo corso, ovvero quello che serve alla società che lo organizza per coprire le spese del materiale didattico, affittare la sala, pagare le persone che lavorano all’evento e lo speaker, è di 1000 Euro, ma il suo valore, è almeno 100 volte superiore. Se dovessimo far pagare questo corso per il suo valore, avremmo un prezzo talmente alto che se lo potrebbero permettere pochissime persone. E’ come nel caso di un libro: il prezzo scritto sulla copertina è solo quello che serve all’editore per coprire i costi di stampa, la catena logistica per portarlo in libreria e garantire alle persone coinvolte un minimo profitto, il suo valore invece è estremamente più alto”. Se la persona mi obietta che 1000 euro per un corso di formazione sono troppi, posso relativizzare il prezzo con il seguente ragionamento: “Facciamo il caso che tu guadagni 1000 Euro al mese, probabilmente guadagni di più, ma mettiamoci in questo caso. Se una persona di tua assoluta fiducia ti segnalasse un titolo in borsa di sicuro valore, che può darti una rendita sicura, saresti disposto ad investire ogni mese il 10% di quanto guadagni  su questo titolo ? ecco, se non lo sai, ti comunico che investire su te stesso può darti una rendita infinitamente superiore al miglior titolo di borsa in circolazione. Tu a quanti seminari o corsi di formazione partecipi ogni anno ? (se la persona mi ha fatto l’obiezione del prezzo, la risposta quasi sempre è zero) . Se decidi di investire solo il 10% del tuo guadagno mensile, in meno di un anno, hai messo da parte la cifra che serve per questo seminario”.

Adattando questi tre fattori al tuo prodotto o servizio, puoi incrementare notevolmente le tue possibilità di chiudere una vendita, ammesso sempre che tu abbia da proporre un prodotto di valore a un prezzo centrato di mercato e che il tuo obiettivo primario sia sempre quello di aiutare le persone, piuttosto che di guadagnare una commissione !

A cura di Marco Germani

3 Trucchi per gestire al meglio la tua classe

Sabato, Gennaio 7th, 2012

Rossella Di MariaGestire una classe di alunni difficili, in particolare adolescenti, mette a dura prova il sistema nervoso degli insegnanti. A molti miei colleghi e lo ammetto anche a me, è successo di avere serie difficoltà nella gestione dello stress, ecco perché voglio darti alcuni suggerimenti utili per fronteggiare alcune situazioni.

Come puoi  riuscire a far lavorare i tuoi allievi in modo produttivo?
Il cooperative-learning, cioè “lavorare in gruppo” su svariati argomenti, è un valido metodo di conduzione della classe, che aiuta nell’affrontare l’apprendimento delle discipline.
E’ positivo e utile solo se: coinvolgi i ragazzi nella tematica che vuoi affrontare;pianifichi il lavoro scrivendo alla lavagna ciò che gli alunni devono fare; li dividi in gruppetti di 4 o 5 ragazzi; assegni i diversi ruoli rispettando le loro inclinazioni. Ho utilizzato il lavoro cooperativo durante la lezione di geografia e ti assicuro che i risultati sono stati gratificanti. In un processo di problem solving gli obiettivi sono stati raggiunti con il contributo di tutti.

Come utilizzare invece, la metodica del tutoring?
La puoi utilizzare quando il problema insiste solo su un alunno. A questo punto lo puoi affiancare a un compagno “esperto”(tutor) e affidarglielo per l’apprendimento di piccole lezioni.
Come si procede? Individui un giovane tutor, con funzione di docente e un tutor, con funzione di alunno e poi segui alcune regole.
Esponi chiaramente ai ragazzi gli obiettivi da perseguire; valuti l’abilità degli alunni; formi sull’argomento da trattare il tutor; decidi la durata del progetto e quella delle sessioni, o lezioni settimanali; infine fai un monitoraggio e una verifica finale del progetto.

Vedrai che, come è successo a me, se fai lavorare una coppia che si “incastra” bene , perché compatibile, ottieni risultati insperati. Il metodo non è autoritario, ma è profondamente educativo e il rapporto fra coetanei dà ad entrambi sicurezza e crea legami solidi, sviluppando l’autostima di entrambi.

Come puoi agevolare la comunicazione con i tuoi alunni problematici?
Segui i seguenti obiettivi: devi promuovere la tua autodisciplina, devi affinare la tua sensibilità, devi sviluppare il senso dell’umorismo di tutti i tuoi ragazzi.

E ricorda che usare il sarcasmo è negativo, così come umiliare e offendere i tuoi allievi. Otterrai risultati positivi se valorizzerai anche i piccoli successi, gratificando e permettendo così alla comunicazione di fruire liberamente fra te e i tuoi alunni.

A cura di Rossella Di Maria

Migliora la qualità della tua vita ridendo!

Venerdì, Gennaio 6th, 2012

Mauro TurriniSì, con lo Yoga della risata. E sorprenderai te stesso e quanti stanno attorno a te. Niente di più semplice. Di più divertente. E di notevolmente utile! Con l’ebook lo Yoga della Risata facilità ed efficacia sono la via per tornare a rivivere emozioni che sembravano perse per sempre.

Come? Imparando un metodo che ti apre la strada a fare della felicità una scelta. Da filosofo ho incontrato tante idee e teorie, ma mai avevo sospettato che si potesse ridere a partire dal corpo e non dalla mente.

Normalmente si crede che per ridere serva l’umorismo. Barzellette,  clown, film e commedie sono stati fino ad ora la nostra strada alla risata. Ricordi belli, ma anche episodi rari.

Con lo Yoga della risata invece la vita può arricchirsi di una risorsa piacevole proprio nella nostra quotidianità, quando si ha più bisogno di qualcosa che rilassi e dia sensazioni di benessere. La nostra risata E’ un supporto sempre disponibile  per restare centrati nel buonumore.

Possibile? Eccome! Basta scoprire i segreti della risata che parte dal corpo e il gioco è fatto. Da quando insegno lo Yoga della risata, dopo aver conseguito la certificazione di Teacher del Laughter Yoga International direttamente dal dr. Madan Kataria, assisto di continuo alle meraviglie della risata senza motivo.

Si intende la risata senza il motivo fornito dall’umorismo e che ha la sua origine precisamente nella giocosità infantile: la risata cioè come emozione generata dal corpo che si muove e si diverte in esercizi gioiosi. E mentre si gioca nessun pensiero è toccato da preoccupazioni e paure. La risata è un colpo mortale allo stress e all’ansia.

Di più,  lo Yoga della risata Ë una strategia pratica di benessere per il corpo e per la mente dove tutto è semplice, divertente ed efficace. Oltretutto è un metodo  economico, il che non guasta. Migliorare la qualità della propria vita attraverso l’abitudine alla risata è dunque un’opportunità originale e che pure ben si può affiancare ad altre di pari serietà e scientificità.

Ci sono tre ottimi motivi per imparare le tecniche dello Yoga della risata.

Primo: La documentazione scientifica a sostegno della risata terapeutica è ormai solida. Il riso è però anche preventivo e con esso si ha il rilascio nel nostro organismo degli ormoni del benessere. E’ accertato ormai che ridere 15-20 minuti al giorno apporta notevoli vantaggi fisici e psicologici.

Secondo: Nel mondo normale non è sempre opportuno ridere di cuore o, come si dice, sguaiatamente: al contrario, porta invece grandi benefici ridere di pancia, usando il diaframma. Imparando le tecniche dello Yoga della risata ti appropri di un metodo per ridere dove e quando vuoi.

Terzo: Se facciamo dipendere le nostre risate da motivi e condizioni dettati dalla realtà quotidiana, dobbiamo constatare che spesso non troviamo ragioni per ridere. Con lo Yoga della risata impari invece a ridere in modo incondizionato: la tua risata dipende solo da te.

A cura di Mauro Turrini