Archive for the ‘Aziende’ Category

Come ampliare il mercato di riferimento dei propri prodotti tramite un diverso posizionamento: l’esempio degli ebook reader (seconda parte)

Martedì, Agosto 24th, 2010

Gian Piero TurlettiNel precedente articolo, abbiamo visto il possibile diverso posizionamento del prodotto ebook reader nel mondo concertistico. Ma non si pensi che l’ebook reader conosca dei nuovi sviluppi solo in ambito prettamente culturale.

Basta considerare la diffusione dell’ebook reader come concreta risposta a esigenze di supporto tecnico del personale aziendale, così sviluppandosi un ulteriore, diverso posizionamento di questo prodotto.

In tal senso, in occasione della riparazione di un sistema d’allarme, si può talora notare che il tecnico non consulta manuali cartacei degli schemi elettronici e delle istruzioni degli antifurto, ma usa, ancora una volta, un ebook reader.

Il perché è presto detto.

Si sono immessi i manuali in formato pdf dei vari sistemi d’allarme in un unico ebook reader.
Una soluzione che agevola molto, considerando che un tecnico può aver necessità di verificare una serie di elementi tecnici anche per molti sistemi d’allarme diversi e, quindi, l’alternativa sarebbe quella di portarsi dietro non poca documentazione cartacea.

Certo, oggi molti sistemi antifurto sono programmati tramite il pc, su cui pure potrebbero essere archiviati documenti pdf, ma spesso sorge proprio la necessità di confrontare documenti di supporto, mentre si esegue la programmazione al computer e, quindi, un ebook reader agevola il compito, evitando l’incombenza di portarsi dietro due pc.

Ecco, quindi, come un diverso utilizzo dell’ebook reader può aprire nuove prospettive sul suo posizionamento e sui possibili contesti e mercati di riferimento.

Tali circostanze stanno peraltro favorendo un uso dell’ebook reader quotidiano, e questo, a sua volta, non potrà che favorire un’ulteriore diffusione anche della cultura dell’ebook.

A cura di Gian Piero Turletti
Autore di Progetto Azienda

Come chiedere l’aumento di stipendio (prima parte)

Venerdì, Agosto 20th, 2010

Marco GermaniUna statistica relativa al mercato del lavoro negli USA, ma probabilmente riconducibile anche a quello del nostro paese, dice che il 95% circa dei lavoratori dipendenti, durante la loro intera carriera professionale, non chiede mai alla propria azienda un aumento di stipendio.

Una mia ovvia considerazione su questo dato è che il restante 5% dei dipendenti, guadagna in media cifre molto più alte degli altri! “Chiedete e vi sarà dato” recita un noto passo della Bibbia, ma nel campo del lavoro pochi chiedono, spesso perché non sanno COME e QUANDO chiedere e, privi di una adeguata preparazione, temono un rifiuto che potrebbe quantomeno complicare, se non compromettere in modo serio, la loro futura permanenza in azienda.

Riassumendo qui di seguito i principali consigli di molti esperti di sviluppo personale, tra cui Brian Tracy, Zig Ziglar e Jay Abraham, ecco quali sono a mio giudizio le informazioni più rilevanti relative alla richiesta di un aumento di stipendio. Ho diviso il post in due parti, oggi vedremo CHI e QUANDO, la prossima settimana vedremo COME.

1) Chi può chiedere
Specialmente in questo periodo, chi ha un posto più o meno fisso in azienda si considera fortunato e non vede motivo per cui dovrebbe “tentare la fortuna” andando a chiedere ai propri superiori un aumento di stipendio.

Questa mentalità da perdente è purtroppo molto diffusa oggi tra i lavoratori dipendenti, che preferiscono lamentarsi del capo, dei colleghi o dell’azienda alla macchinetta del caffè piuttosto che concentrarsi su come possono creare maggiore valore all’azienda stessa tramite un maggiore impegno in quello che stanno facendo. Queste persone, evidentemente, hanno un atteggiamento e probabilmente una performance che non giustifica alcuna richiesta di aumento e farebbero bene a non avanzarla.

Coloro invece che sono costantemente focalizzati sullo svolgere in maniera efficace e rapida i compiti che gli vengono assegnati dai superiori, lavorano sulla propria formazione per poter creare più valore all’azienda e non sono spaventati dall’assumersi nuove responsabilità, dovrebbero periodicamente valutare se il salario che gli viene attualmente corrisposto è in linea con il loro reale valore di mercato e, in caso contrario, decidere di chiedere un aumento di stipendio.

Molte persone ritengono che l’azienda stessa, vedendo il loro grande impegno e i loro grandi risultati, decida di sua spontanea volontà di aumentare il loro compenso nei giusti tempi. Questo avverrebbe se vivessimo in un mondo completamente equo e giusto, ma sappiamo che non è sempre così e per questo bisogna imparare a chiedere.

2) Quando chiedere
Il timing, nella richiesta di un aumento di stipendio, è fondamentale e può determinare in larga parte la riuscita dell’operazione. La strategia migliore è senza dubbio quella di prendere un appuntamento con il tuo superiore (è importante che parli direttamente con la persona in grado di prendere questa decisione, o quantomeno di esercitare la maggiore influenza presso il vero “decision maker”, se questo non è fisicamente disponibile ad un incontro con te) e dirgli semplicemente che desideri fare un punto della situazione generale sul tuo lavoro, senza entrare in troppi dettagli.

Una mezz’ora di tempo sarà sufficiente. Il superiore, di fronte a questa inusuale richiesta, specie se sei un “top performer” dell’azienda (e se non lo sei potrebbe non essere appropriato prendere questo appuntamento in primo luogo, come spiegato al punto precedente), inizierà probabilmente a preoccuparsi del fatto che vuoi dare le dimissioni, quindi arriverà all’incontro con una certa apprensione, che ti darà un certo potere negoziale.

A questo proposito, Donald Trump racconta che uno dei suoi migliori manager, decise di chiedergli un aumento di stipendio in una giornata in cui Donald aveva avuto una seria discussione con un suo Contractor e in cui si capiva lontano un chilometro che fosse estremamente nervoso e irritabile. Ovviamente il manager fu allontanato in malo modo e Donald si domanda come una persona così valida professionalmente possa avere fatto un errore così banale, chiedendo al momento sbagliato. Per la cronaca questo manager ottenne poi il suo aumento, mesi dopo quando lo chiese nella giusta occasione.

(Continua…)

A cura di Marco Germani
Autore di I Meccanismi della Persuasione e Business con la Cina

Come ampliare il mercato di riferimento dei propri prodotti tramite un diverso posizionamento: l’esempio degli ebook reader (prima parte)

Mercoledì, Agosto 11th, 2010

Gian Piero TurlettiSolitamente, si pensa che per acquisire nuove nicchie o segmenti diversi di mercato, si debba necessariamente implementare una strategia di diversificazione dei propri prodotti/servizi.

Questo, pur potendo rappresentare un’interessante strategia aziendale, non è sempre necessario.

Talora potrebbe bastare modificare il posizionamento di un prodotto, inteso come offerta di quel prodotto ad un certo segmento di mercato, e legato alla risposta a determinate esigenze. Infatti, non dimentichiamoci che marketing significa risposta alle esigenze del cliente/utente.

Ecco un esempio in tal senso, che riconduce al tema degli ebook reader.

Solitamente, si pensa all’ebook reader come a un utile strumento di lettura di ebook, alternativo al più tradizionale pc, ma si stanno diffondendo nuovi usi professionali prima impensati, che hanno consentito la possibilità, evidentemente, di sviluppare, non a caso, quelle che potremmo considerare nuove nicchie di mercato.

In pratica, cosa hanno pensato di fare alcune imprese?
Si sono rivolte ad un diverso contesto di riferimento, pensando a utilizzi dell’ebook reader, diversi dal solito.

Qualche tempo fa, ebbi modo di assistere ad un concerto di musica classica, e notai che il concertista non usava tradizionali spartiti cartacei, ma un ebook reader.

Il motivo è evidente: una serie di sicuri vantaggi, rispetto all’utilizzo degli spartiti su carta, che vanno dal non doversi portare dietro una montagna di spartiti soprattutto durante tours concertistici, all’evitare il rischio di perderli, oltre al fatto di evitare il tipico deterioramento della carta.

Evidentemente, il processo di digitalizzazione ha consentito il riferimento a una nicchia di mercato potenzialmente molto promettente, quella della pubblicazione digitale degli spartiti, così posizionando questo prodotto diversamente dal solito.

Si tratta, quindi, di una strategia di diversificazione dell’utilizzo di un prodotto, che apre nuove possibilità di mercato, tramite un suo diverso utilizzo, ma anche con riferimento a un possibile diverso posizionamento del prodotto rispetto alla domanda e al segmento di mercato, e in tal senso vedremo un’altra applicazione di questo strumento e di questa strategia nella seconda parte dell’articolo.

A cura di Gian Piero Turletti
Autore di Progetto Azienda

Come raggiungere il successo tramite l’atteggiamento

Martedì, Agosto 3rd, 2010

Chiarissimo ColacciOggi, in un mercato globale, una organizzazione per vincere la concorrenza deve puntare sull’unico vantaggio competitivo che può avere: le risorse umane.

E’ compito di un leader, quindi, gestire le risorse in modo da ottenere da esse la massima collaborazione. Il leader che ha questo compito, dovrà avere caratteristiche ed atteggiamenti tali da soddisfare le esigenze di queste persone.

Ma cos’è l’atteggiamento? Da Wikipedia: “Con il termine atteggiamento si indica la disposizione di ogni persona di produrre risposte, determinate dall’ambiente familiare o sociale, riguardo a situazioni, gruppi o oggetti. L’atteggiamento esprime ciò che ogni persona è disposta a fare”.

“A quello va tutto bene. Beato lui!” Quante volte lo hai pensato vedendo una persona positiva? E’ tutto merito della sua fortuna? Certo se uno ce l’ha non guasta. Ma sicuramente il suo atteggiamento positivo è stato un fattore importante per il suo successo.

Oggi, nel mondo del lavoro, il vero Leader ha sempre un atteggiamento, un modo di comunicare e di ascoltare che determina negli altri la disponibilità a collaborare.

In questo la comunicazione con i collaboratori è un fattore molto importante. Continuamente devi dire loro cosa ti aspetti da essi. Informali su ogni argomento che potrà essere utile durante la loro attività. Ed in particolare illustra la filosofia della tua organizzazione, gli obiettivi e le strategie definite.

Mettili anche nelle condizioni di comunicare apertamente con te, in modo da tenerti informato su quello che accade in ciascun settore della tua azienda. Favorisci eventuali richieste e suggerimenti particolari. A questo scopo, crea dei piccoli gruppi e fissa degli incontri per discutere e scambiare opinioni e proposte. Tenere sempre informate e aggiornate le persone, è un modo per coinvolgere maggiormente i collaboratori.

E’ l’atteggiamento che conta…

Il successo o il fallimento di molti obiettivi aziendali si fonda sull’atteggiamento che il Leader ha nei confronti delle persone che lo circondano. Secondo un’antica credenza è l’atteggiamento, non necessariamente la competenza, che permette di raggiungere obiettivi importanti.

L’atteggiamento positivo di un Leader è uno dei fattori di successo di una organizzazione.

A cura di Chiarissimo Colacci
Autore di  L’impresa Efficiente, Il Team Vincente e Leader si diventa

Come analizzare un sistema logistico: logistica distributiva e reverse logistic (seconda parte)

Sabato, Luglio 17th, 2010

Andrea CattaneoCome abbiamo visto nella prima parte di questo articolo, la logistica  essere percorsa in due direzioni, ed essere quindi una logistica distributiva (ramo discendente), oppure di una logistica di ritorno (reverse logistic; ramo ascendente).

Reverse logistic o logistica di ritorno:
Il ramo discendente della logistica si occupa di recuperare i resi (cioè gli invenduti) dalla rete di vendita, e di trattarli per recuperare valore per l’azienda.

Questo ramo logistico è generalmente considerato di minore importanza, in quanto di solito si dà maggiore peso al servizio fornito al cliente; tuttavia esso rappresenta, soprattutto in determinati campi, una importante opportunità di recuperare valore, dalle materie prime o dalla commercializzazione secondaria dei beni.

In genere include le fasi fondamentali di:
- recupero e concentrazione degli invenduti in un unico magazzino di lavorazione (fase di raccolta e trasporto);

- controllo di coerenza tra il reso dichiarato e il reso effettivo: questo poiché la rete di vendita potrebbe avere vantaggi nel dichiarare rese quantità maggiori dell’effettivo, ad alimentazione del “mercato nero” (problematica presente sia nel caso di rete di vendita interna, sia in quello di rete esterna, in franchising o con agenti);

- reimmissione, a seguito del controllo e di eventuali altre lavorazioni, nella rete distributiva (sotto forma di promozioni o sconti) o tramite cessione a terzi. E’ possibile anche l’alienazione dei beni, sotto forma di materie prime, tramite vendita a grossisti, nel caso di incidenza elevata della materia prima sul valore del bene (ad esempio nel caso di metalli, plastiche da riciclo, carta, ecc.)

Dunque in questo ramo logistico il parametro di servizio più importante è quello relativo alla qualità del controllo. Inoltre, la capacità di effettuare lavorazioni che permettano di rendere nuovamente appetibile dal mercato un prodotto che già una prima volta è rimasto invenduto.

Dal punto di vista dell’efficienza, anche in questo ramo ascendente della logistica, i parametri di produttività e di costo unitario di lavorazione sono fondamentali, soprattutto perché incidono direttamente sul valore netto recuperato dai beni.

A cura di Andrea Cattaneo
Autore di Logistica Efficiente

Come prepararsi a un colloquio di selezione

Lunedì, Luglio 12th, 2010
Riuscire, oggi, a trovare un posto di lavoro é impresa molto difficile e, pertanto, laddove si avesse la fortuna di essere convocati per un colloquio di selezione, bisognerà cercare assolutamente di non commettere errori con gli addetti alla selezione del personale.

Conoscere le tecniche ed i metodi, che  i selezionatori usano per decidere quale candidato assumere, può aiutarci a capire quali ostacoli si dovranno superare durante il colloquio di selezione. Il processo di selezione ha l’obiettivo di individuare quel candidato che, in possesso di un profilo molto aderente a quello necessario per il ruolo da ricoprire, dovrebbe essere la persona da assumere.

Questo, di norma, comporta che, prima di effettuare qualunque selezione, l’azienda abbia elaborato il profilo del ruolo che interessa in quel momento. Il colloquio di selezione viene, appunto, condotto per verificare se le conoscenze, le capacità ed i comportamenti espressi dal candidato nelle sue precedenti esperienze di vita e di lavoro sono coerenti con quelli richiesti dalla mansione/ruolo da svolgere.

Quali sono le verifiche importanti che, generalmente, gli addetti alla selezione del personale compiono?

Verificano cosa il candidato conosce dell’azienda, poiché le sue risposte possono fornire utili indicazioni su diversi aspetti; se il candidato ha raccolto molte informazioni, utilizzando diversi mezzi, ciò è dimostrativo di un interesse specifico, di spirito d’iniziativa, di voglia di ben figurare. L’esatto opposto fa sorgere il sospetto su quanto la persona sia effettivamente interessata al posto di lavoro per il quale si è candidato.

Un secondo sondaggio viene proposto per verificare quali vantaggi e quali svantaggi il candidato ha trovato nelle sue precedenti esperienze di lavoro. L’analisi serve agli addetti alla selezione del personale per comprendere se, cambiando impresa, sarà o no in grado di eliminare o diminuire gli elementi d’insoddisfazione; non è certo consigliabile assumere un candidato che, inserito nella nuova azienda, si troverà a dover gestire gli stessi problemi avuti con i suoi precedenti datori di lavoro.

Quando il colloquio di selezione é rivolto a un candidato che ha già un lavoro, ma vorrebbe cambiare azienda, gli sarà certamente domandato quali fattori lo inducono a lasciare la sua attuale azienda; dalle risposte si può capire se compie un’analisi realistica o se rimane su concetti teorici talvolta anche contraddittori e, di conseguenza, verrà valutata la sua capacità di giudizio e sincerità.

Viene spesso richiesto ai candidati di compilare una scheda rilevazione dati, anche se si é già mandato un CV. Un buon selezionatore, con corrette domande, può ricavare da questa scheda molti dati utili, per meglio comprendere il profilo del candidato.

L’approfondimento delle informazioni sulla famiglia, sugli studi, sulle precedenti esperienze, sugli hobby permette di delineare alcune caratteristiche della persona come ad esempio: il piano di studi è utile per valutare il senso di responsabilità e la tenacia del candidato, controllando se e in quanto tempo ha raggiunto l’obiettivo formativo, se si è reso più o meno indipendente dalla famiglia, se ha cambiato istituti, trasferendosi in sedi notoriamente più tolleranti; le precedenti esperienze di lavoro sono interessanti, di là dall’accertare i risultati ottenuti, per capire l’affidabilità, l’iniziativa e il grado di coerenza della persona.

Molta attenzione viene posta, quando il candidato ha frequentemente cambiato azienda, in una relativamente breve unità di tempo. Ciò non è negativo in senso assoluto, ma lo diventa se i cambiamenti non sono motivati da situazioni contingenti o da miglioramenti professionali. Si possono nutrire, in questo caso, ragionevoli dubbi sulla capacità di giudizio della persona; informazioni sugli hobby e sulle relazioni sociali possono aiutare gli addetti alla selezione del personale a definire l’aderenza del profilo del candidato con quello del ruolo in discussione.

Provate a pensare quante probabilità di successo può avere, come venditore, una persona che non ama viaggiare, che non ha avuto, da giovane, una seppur minima esperienza sociale, che ha come unici hobby la lettura e il teatro. Egli sarà pure una degnissima persona, ma molto probabilmente più adatta ad una mansione di sede che non di campo. Si possono, dunque, trarre segnali sulla capacità di relazione, sulla socievolezza e sulla leadership del candidato.

Queste brevi note dimostrano quanto è importante prepararsi con molta cura ai colloqui di selezione, esaminando con estrema attenzione i propri punti di forza e debolezza, in funzione del profilo, associato al posto di lavoro per il quale ci si sta candidando.

A cura di Pier Paolo Sposato
Autore di Valutazione e Selezione del Personale, Capi non si nasce e Come Gestire i Conflitti