Archive for the ‘Aziende’ Category

Come acquisire dalla case history di un intermediario un insegnamento per imprese, professionisti e privati

Mercoledì, Marzo 10th, 2010

Gian Piero Turletti Qualche tempo fa, ho avuto occasione di occuparmi del caso di un intermediario, caso dal quale si possono trarre utili suggerimenti per imprese e professionisti, anche da un punto di vista personale.

Quest’intermediario si occupa di ricerca di linee di credito per le imprese, maturando delle provvigioni a fronte dei risultati ottenuti nei confronti delle imprese, ma, talora, anche nei confronti di enti finanziari con in quali abbia siglato una convenzione.

L’intermediario mi ha chiesto un consiglio su una questione, relativa al mancato riconoscimento, da parte di uno di questi enti, di talune provvigioni.

Nello specifico caso, era stato stipulato un contratto di factoring tra un suo cliente e una società finanziaria, che però non aveva riconosciuto quanto, secondo l’intermediario, gli sarebbe spettato.
Cos’era successo?

Detto molto semplicemente, e non dilungandomi in inutili tecnicismi, la società di factoring aveva sì stipulato con il suo cliente un contratto, ma questo contratto, per tutta una serie di ragioni, non rientrava nel cosiddetto domestic factoring, di cui si può parlare quando tutti i soggetti interessati hanno sede in Italia.

E, guarda caso, la convenzione tra la società di factoring e l’intermediario riconosceva a quest’ultimo delle provvigioni, ma limitatamente all’ipotesi di factoring cosiddetto domestico.

Feci notare questo all’intermediario, ma cos’era successo?

Molto semplicemente, l’intermediario, che aveva già in passato stipulato convenzioni con altre società di factoring, aveva erroneamente dato per scontato che tali atti fossero sempre uguali o analoghi.

Quale insegnamento si può trarre da tutto ciò?

Evidentemente che gli strumenti giuridici che servono a regolare i rapporti tra privati, ma anche tra imprese o tra professionisti, hanno un peso rilevante nella disciplina degli aspetti economici di tutti questi soggetti.

E’ quindi bene non dare mai nulla per scontato e analizzare attentamente diversi aspetti.

Se poi il contratto è troppo specialistico o complesso, può convenire la consulenza di un esperto.
Certo, si sostengono costi aggiuntivi, rispetto all’ipotesi di far tutto da soli, ma può senz’altro valerne la pena, soprattutto per evitare “brutte sorprese” successivamente alla stipulazione di atti e contratti.

E voi, cosa ne pensate?
Lasciatemi un commento sul blog, del quale vi ringrazio sin d’ora.

A cura di Gian Piero Turletti
Autore di Progetto Azienda

Come diventare consapevoli per mettersi in proprio (parte prima)

Sabato, Marzo 6th, 2010

Francesco Filippi Riprendiamo ora il primo giorno della guida Creare Oggetti di Design che riguarda “La buona formazione degli obiettivi”.

Alla fine del capitolo descrivo la necessità di sapere dove si è per decidere dove andare; parlo della consapevolezza, quella sensazione interiore che ci fa percepire se stiamo procedendo nella direzione giusta nella vita, incluse le scelte professionali.

So che può sembrare strano affrontare questo argomento nel decidere di auto-produrre i propri oggetti, ma quando affronterete questa attività, lo farete per un grande numero di anni, che cambierà la vita a voi e alle persone che collaboreranno con voi; e sarà il modo in cui lo farete che farà la differenza.

Non pensate che sia una stravaganza fare un percorso di crescita personale per compiere un passo nel mondo come imprenditore; sono percorsi intimamente legati, anche se i meccanismi che li regolano sono ancora poco conosciuti nella nostra cultura.

Il motivo che potrebbe spingervi a farlo è che un percorso simile potenzia le vostre doti, ve ne crea di nuove, con un notevole riflesso sulle vostre capacità creative, di apprendimento e professionali.

Purtroppo siamo stati educati ad apprendere ma non a strutturare ciò che gestisce la conoscenza e il modo con cui la si usa, che riguarda in modo diretto l’etica, che potremmo definire come: “La ricerca di uno o più criteri che consentano all’individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri”. (Wikipedia)

Assodata l’importanza dell’etica, mi preme sottolineare che il periodo che stiamo attraversando è contraddistinto da una profonda recessione economica, riflesso diretto di una grande carenza di consapevolezza, coscienza ed etica nella politica, nel mondo del lavoro, nel business, nell’individuo.

È quindi assolutamente indispensabile che correttezza e consapevolezza diventino le parole d’ordine per una società più evoluta e più giusta.

Perché questo accada dobbiamo rispettare il sistema. Se lo rispettiamo, quando siamo in difficoltà, questo si prende cura di noi, in quanto facciamo parte di un network indivisibile. Se non lo rispettiamo, questo reagisce e si autoregola fino a quando l’equilibrio non si è ristabilito anche a costo di “eliminarci”.

E così, se buchiamo l’ozono, non siamo più protetti dai raggi cosmici; se avveleniamo l’ambiente, mangiamo cibi avvelenati; se produciamo armi, prima o poi queste verranno usate contro di noi; se siamo scorretti nel business, veniamo estromessi.

A seconda delle situazioni, questa “ricalibrazione” avviene in un numero di anni indefinito, secoli in alcuni casi, e le nostre capacità conoscitive sono così limitate che non ci accorgiamo che ne siamo stati noi la causa. Ecco allora l’importanza di essere consapevoli: riconoscere che tutto fa parte di un enorme mosaico, che include la responsabilità personale di unire piuttosto che separare in tutti i contesti.

Quando ad esempio siamo padri di famiglia, diventiamo responsabili di tutte le persone che sono all’interno di un cerchio ideale tracciato intorno a noi, che rappresenta il nostro ruolo.

Quando diventiamo imprenditori o dirigenti, il cerchio che rappresenta il nostro ruolo è più ampio e include più persone che dipendono da noi. Solo se diventiamo consapevoli di ciò, possiamo diventare responsabili delle persone all’interno del cerchio.

Siamo partiti da un oggetto da produrre e ci ritroviamo ad essere responsabili del buco dell’ozono e a dovere fare un percorso di crescita?

Sì, perché ciò che avviene là fuori è un riflesso di ciò che noi siamo senza eccezioni e ne siamo responsabili.

Nel prossimo articolo parlerò in generale dei corsi di crescita personale, ma posso dirvi sin da ora che costano molto poco in relazione ai benefici che producono e innescano un processo evolutivo che rappresenta un “punto di non ritorno” rispetto alla vostra vita, con la conseguenza che finalmente riuscite a “godervi l’attimo”!

Grazie a tutti!

A cura di Francesco FIlippi
Autore di Creare Oggetti di Design

Come creare collaboratori autonomi

Lunedì, Marzo 1st, 2010

Chiarissimo Colacci È l’obiettivo di ogni leader: avere collaboratori in grado di svolgere il loro ruolo in completa autonomia.
Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario:

1. che il leader sia disponibile ad assumere un ruolo di completa collaborazione con le persone che lo circondano;

2. che le persone cambino il loro atteggiamento, passando da una situazione di esecuzione ordini ad una gestione delle proprie azioni in piena responsabilità.

Ma per far assumere ai collaboratori un ruolo di maggior iniziativa è necessario pianificare e perseguire un processo di apprendimento continuo.

Ho avuto modo di verificare, in occasione di progetti di miglioramento dell’efficienza produttiva, che entrambe le azioni, cioè la disponibilità del leader ad abbandonare il ruolo di comando-controllo ed una formazione adeguata dei collaboratori, danno risultati eccellenti.

Chiarisco il concetto con un esempio, che per motivi di spazio sarà semplificato.
Una PMI decide di ridurre i costi di produzione applicando un metodo che prevede la gestione delle attività di manutenzione da parte degli operatori addetti alla conduzione degli impianti.

Come prima attività del progetto si rese necessaria la formazione delle persone operative e dei loro responsabili.
Una volta iniziata l’applicazione del metodo, si verificarono alcune situazioni molto interessanti. Le persone operative si sentirono maggiormente responsabili dell’efficienza dei loro impianti e iniziarono a pretendere dai loro manager una pianificazione migliore della produzione che permettesse loro di effettuare interventi tecnici mirati a prevenire i potenziali guasti.

Per poter soddisfare queste richieste i manager furono costretti a cambiare il loro atteggiamento. Si trovarono a passare da una situazione del tipo “comando-controllo” ad una di maggior collaborazione con i loro subordinati.
Risultato: l’efficienza produttiva migliorò e i costi di produzione furono ridotti sensibilmente.

Dopo sei mesi dall’inizio del progetto, la Direzione Aziendale fece il punto della situazione e giunse alla conclusione che il fattore di successo della riduzione dei costi era l’atteggiamento responsabile e propositivo del personale addetto alla gestione degli impianti.

Quindi, per avere collaboratori autonomi è necessario sviluppare in loro le competenze che favoriscono l’assunzione di responsabilità. Per sviluppo delle competenze non si intende soltanto quelle tecniche, ma anche quelle basate sulle convinzioni, sui bisogni e sul desiderio di sentirsi artefice del successo aziendale.

Ovviamente, i manager devono lasciar agire i collaboratori in completa autonomia nelle decisioni di ogni giorno, sostenerli con fiducia, fornire le risorse necessarie e stimolarli a dare il meglio di sè stessi.

Grazie per il commento che vorrai lasciarmi!

A cura di Chiarissimo Colacci
Autore di L’Impresa Efficiente, Il Team Vincente e Leader si Diventa

Come crearsi velocemente un secondo reddito (che potrebbe diventare il primo)

Mercoledì, Febbraio 24th, 2010

Emanuele Giordani Alla base d’ogni azione pubblicitaria c’è un mezzo (medium) che ha l’obiettivo di veicolare a sé più occhi e orecchie possibili, che sono i futuri consumatori.

Perché una persona decida di seguire questo mezzo deve averne un motivo, deve cioè essere attratta da esso per qualche ragione, che solitamente consiste in servizi che gli vengono offerti.

Per questo obiettivo le varie emittenti televisive o radiofoniche offrono intrattenimento, informazione, cultura ecc.. e così ogni mezzo di comunicazione propone più servizi in grado di attirare a sé il pubblico che diverrà consumatore per i suoi inserzionisti e sponsor.

A questo punto la domanda è scontata: come posso fare pubblicità alla mia o ad altre aziende se non mi appoggio ad uno di questi mezzi?
E la risposta è: ne creo uno che, oltre a offrire pubblicità, è in grado di fidelizzare la clientela e incentivare le vendite.

Per creare questo nuovo mezzo e/o sistema promozionale utilizziamo il vecchio principio “l’unione fa la forza”.

Infatti se riunisco assieme 200 piccoli poli d’attrazione, per esempio negozi, i quali sono visitati ognuno in media da 1000 persone al giorno e se ciascuno di essi promuove gli altri 199, otterrò che ognuno dei 200 poli è stato conosciuto da 200.000 persone.
Quindi, questo principio lo possiamo utilizzare per creare dei circuiti (gruppi di attività) composti da un determinato numero di piccoli poli d’attrazione, che si pubblicizzano a vicenda.

Con questa azione, abbiamo ottenuto il primo obiettivo che ci eravamo prefissati, e cioè abbiamo moltiplicato gli occhi puntati su ogni componente di questo circuito.

Il passo successivo è quello di creare una motivazione che induca i clienti di ciascun polo d’attrazione, (per restare all’esempio, ciascun negozio) a ricercare gli altri poli che fanno parte del circuito.
Questo interesse lo otteniamo solo se questo comporta per loro un vantaggio, come per esempio un premio.

Infatti, la soluzione sta nel creare un concorso a premi incentrato sulla raccolta punti, dove, a differenza dei soliti concorsi, i premi vinti non si scelgono da un catalogo o da una lista predefinita, ma si ricevono direttamente dagli altri affiliati al circuito, ossia dagli altri poli d’attrazione.

In questo modo, spingo il consumatore a cercare e a visitare tutti i partecipanti al circuito perché il premio vinto sarà diverso in base alla categoria merceologica d’appartenenza dell’affiliato che gli consegnerà il premio.

A questo punto abbiamo ottenuto i seguenti risultati:

1) pubblicità attraverso la promozione reciproca
2) fidelizzazione grazie alla raccolta punti creata da ogni affiliato
3) incentivo alla vendita alimentato sia dal fatto che più il consumatore spende e più punti ottiene, sia dal fatto che il cliente, a parità di servizio, si reca dall’attività che è affiliata al circuito perchè gli offre la possibilità di risparmiare grazie allo sconto vinto come premio.

Organizzare un circuito simile con tutti gli strumenti necessari per essere sviluppato (fidelity cards, locandine, flight, ecc..) è fattibile anche in poco tempo e soprattutto con costi di start up molto contenuti, e soprattutto permette di fornire agli affiliati un sistema promozionale molto economico e a noi di avere delle entrate derivanti dal costo di affiliazione.

È ovvio che la dimensione del circuito la decidiamo noi, può essere composto da 10 attività come da 100, dipende solo da quanto tempo vogliamo dedicargli e da quanto vogliamo guadagnare…

A cura di Emanuele Giordani
Autore di Marketing Punti & Sconti

Come scegliere l’agenzia di pubblicità

Domenica, Febbraio 21st, 2010

Eliana PavoncelloA meno che non siate un’azienda multinazionale, con sedi in tutto il mondo e un budget pubblicitario a parecchi zeri, prima di intraprendere una azione pubblicitaria o di comunicazione dovreste porvi alcune domande.

Ad esempio: come scegliere l’agenzia di pubblicità? Meglio un consulente solo o una struttura? E quale struttura, il nome famoso che colleziona premi ai festival di settore o un piccolo gruppo di giovani rampanti?

Rispondere a queste domande è essenziale non solo per mettere solide basi al vostro investimento pubblicitario attuale, ma anche per costruire una relazione stabile, che vi permetta di rendere redditizia la vostra pubblicità anche a lungo termine. Esistono delle precise regole da seguire per fare la scelta giusta, ma prima di esporvele vorrei sgombrare il campo da due falsi miti.

Primo falso mito: “Perchè dovrei pagare qualcuno solo per fare un disegno o scrivere una frase? Posso benissimo farlo da solo, o chiedere a mio cognato, che ha appena scaricato photoshop sul computer”.

Il fai da te
, il risparmio facile, in questo caso non paga, anzi può trasformarsi in un costo ulteriore. Come voi siete esperti nel vostro specifico campo di attività, così lo sono i professionisti della comunicazione. Se voi producete, poniamo, succhi di arancia in bottiglia, delle arance e delle bottiglie conoscete tutti i trucchi e i segreti per offrire il prodotto migliore. Così i pubblicitari nel loro settore.

Secondo falso mito: “Solo le grandi agenzie internazionali e pluripremiate possono darmi il servizio che merita il mio prodotto”.

Cercate di essere realisti: se siete agli inizi, o se la vostra è una piccola impresa, in una grande agenzia sarete solo un cliente da affidare a qualche junior. Una piccola struttura, seria e preparata, sarà invece più che felice di darvi il miglior servizio possibile (tra l’altro ad un costo molto più contenuto).

Una volta sgombrato il campo dai falsi miti, ecco una sintesi delle buone regole da seguire per scegliere il consulente o l’agenzia giusta per voi.

Innanzitutto, delineate quali sono le vostre esigenze: il settore della comunicazione è diventato molto articolato e si sono create molte specializzazioni, a tutto vantaggio dei clienti. Quindi sapere se vi serve solo un logo o se dovete lanciare un nuovo prodotto vi orienterà nella scelta: nel primo caso vi basterà un bravo grafico, nel secondo dovreste cercarvi una agenzia specializzata in campagne di comunicazione.

A questo punto, cercate su Internet studi e agenzie con il profilo e la dimensione giusta per le vostre necessità, chiedete in giro referenze, poi selezionate una rosa di 3 -4 possibili candidati. Non di più. Un numero maggiore potrebbe disorientarvi e darvi falsi parametri di giudizio.

Quindi, incontrate candidati, parlate con loro per capire se sono sulla vostra lunghezza d’onda e chiedete di provarvi come lavorano: non presentando lavori già fatti per altri, ma proprio su un progetto vostro, anche piccolo.

In ultimo, usate il vostro intuito, quello che vi ha portato ad avere una attività di successo: i consulenti pubblicitari che state per scegliere diventeranno presto i vostri migliori alleati. Meglio avere a che fare con qualcuno che vi piace e di cui sentite di fidarvi davvero.

A cura di Eliana Pavoncello

Autore di Pubblicità Redditizia per la Tua Azienda

Come applicare un principio di leadership

Martedì, Febbraio 16th, 2010

In passato sono stato chiamato da un imprenditore a collaborare con lui su un problema che egli riteneva fosse la causa dell’inefficienza aziendale.

”I miei dipendenti non collaborano tra di loro. Questo è, a mio avviso, il problema più grande che abbiamo” mi disse l’imprenditore. “Ho bisogno del suo aiuto per un programma di formazione finalizzato  a far collaborare di più le persone tra di loro. Può aiutarmi?”

Accettai l’incarico e cominciai a valutare la situazione.

In effetti riscontrai una mancanza di collaborazione tra i vari dipendenti e una ostinata riluttanza a parlarsi tra di loro. Continuando a fare domande venne fuori che questo comportamento era dovuto al fatto che l’imprenditore in ogni circostanza metteva i propri collaboratori in competizione tra di loro. 

Non c’era occasione in cui non metteva in evidenza il fallimento di qualcuno. Si aspettava la collaborazione ma in realtà era lui stesso che con il suo comportamento la impediva.

Per fargli capire che doveva cambiare lui per primo, che doveva passare da un sistema di rimprovero ad uno di gratificazione della collaborazione, gli raccontai la storia di un allenatore che, per incrementare la collaborazione nella sua squadra, aveva messo in palio un premio per il giocatore che effettuava più passaggi, anziché premiare chi faceva più goals.

Cioè l’applicazione del principio “vinci tu - vinco io” “il tuo successo è il mio successo“.

L’imprenditore capì che doveva modificare il suo comportamento. Doveva dare la precedenza ad una leadership proattiva rispetto ad un comportamento da duro manager, come  aveva fatto sino a quel momento. Si rese conto che non si era mai dedicato ad acquisire ed esercitare un ruolo di leader.

Infatti un vero leader non biasima mai le persone.

Dopo alcuni mesi l’imprenditore mi confessò che aveva sofferto nel cambiamento, ma aveva perseverato ed ora era convinto di essere diventato un leader. Si era impegnato nell’acquisire le caratteristiche di un leader.

Come ho illustrato nel mio nuovo ebook Leader si Diventa, tutti possono imparare gli atteggiamenti  e le tecniche per migliorare la propria vita e crescere nel proprio lavoro.

Grazie per il commento che vorrai lasciarmi!

A cura di Chiarissimo Colacci

Autore di L’impresa Efficiente, Il Team Vincente e Leader si Diventa