Come gestire le amicizie imparando dal poker (prima parte)

Si tratta del gioco per antonomasia, perché riesce a coniugare strategia, astuzia e rischio trasformandosi in un ottimo “brain trainer”, capace di sviluppare l’intelligenza e insegnando a guardare le cose da altri punti di vista.

Stiamo parlando del poker, la cui reputazione resta ancora ambigua ma, se giocato senza eccessi, può diventare una disciplina appassionante, ricca di insegnamenti che possono tornare molto utili nei rapporti di amicizia, talvolta complicati e difficili da gestire.

Un’autentica goduria per lo spirito, dunque, ma non solo, perché il tavolo da gioco si configura come una “scena terapeutica” dove ci si mette in discussione e ci si confronta anche con il fallimento. Questo non impedisce però di continuare a rischiare, visto che le gioie dell’amicizia valgono comunque la possibilità di essere fraintesi o feriti.

Ecco perché il poker viene considerato da alcuni psicologi sia come una metafora del mondo contemporaneo, sia come uno strumento di sviluppo personale, che permette di coltivare abilità intellettuali ma anche di gestire le proprie risorse.

Guardiamolo dunque da vicino, per carpirne gli insegnamenti e cercare di applicarli con chi ci sta intorno.

Lezione 1 – Non si finisce mai di imparare

Una delle prime cose che si scoprono quando si comincia a praticarlo, è la necessità di essere pazienti e riflessivi per gestire un flusso di informazioni complesse che vanno dal calcolo statistico all’interpretazione della mimica e della gestualità dell’avversario per anticiparne le mosse.

E tutto questo per giungere a una decisione che ha tre possibilità: starci, rilanciare o andarsene.

Lo stesso accade quando conosciamo una nuova persona, e la studiamo per capire se potrà o meno diventare nostra amica. Nel caso le impressioni che ricaviamo sul suo conto siano positive, le concediamo la nostra fiducia, altrimenti rivolgiamo la nostra attenzione altrove – ma possiamo anche scegliere di tenerla in standby prima di introdurla nella cerchia di coloro che frequentiamo abitualmente.
Continua…

A cura di Marina Roveda
Autrice di Le Regole dell’Amicizia


11 Commenti a “Come gestire le amicizie imparando dal poker (prima parte)”

  1. Elisabetta Furlan

    Attendo con impazienza il seguito. Mi attira l’idea di non scoprirmi prima di aver capito abbastanza dell’altro che mi sta di fronte.

  2. Gian Piero Turletti

    Ciao Marina, non sapevo fossi un’appassionata di poker.

    In effetti, condivido quello che dici: il poker è, in gran parte, psicologia, e quindi aiuta, quale palestra di vita.

    In fondo, è la stessa cosa nell’amicizia: molto dipende dalla psicologia, anzi, dalle psicologie dei soggetti interessati dal rapporto di amicizia.

  3. nicola divietro

    ciao marina
    è interessante questo argomento,anche se non ho mai giocato a pocker.
    Mi piace molto studiare chi ho di fronte e non scoprire subito le mie carte per mantenere il fascino del mistero,aspetto con ansia la continua…..

  4. Marina Roveda

    Chiarisco che neppure io ho mai giocato a poker. Ho letto però un libro su questo gioco inteso come metafora della vita che mi ha appassionato. Di conseguenza, mi è venuto spontaneo pensare di applicare le sue regole nel campo delle amicizie.

  5. Alessandro Viti

    brava Marina,
    io sono appassionato di poker e sostengo da anni che le strategie vincenti funzionano anche nel sociale…
    ottimo articolo e grande intuizione nell’applicazione…

  6. Marina Roveda

    Grazie Alessandro!

  7. Massimo D'Amico

    Ciao Marina,
    Trovo un po’ strana l’associazione “Amicizia - Poker”… in quanto ci sono molte componenti diversi (a mio parere).

    Non credo che “Astuzia, furbizia, barare, freddezza” che fanno grande parte del poker possano essere rapportate all’amicizia. Sbaglio?

  8. Marina Roveda

    Guarda, so benissimo che il poker è un gioco individualistico ed esigente, un vero e proprio simbolo della lotta per il proprio spazio vitale (non a caso viene usato dai manager per sviluppare le capacità di analisi delle strategie aziendali). C’è addirittura chi sostiene che al tavolo da gioco si possono imparare la politica, gli affari e anche la diplomazia internazionale…per quanto mi riguarda ho preferito “volare più basso”, prendendo ad esempio solo alcuni dei suoi aspetti che a mio parere possono fornire degli insegnamenti nel campo dell’amicizia…e che non hanno nulla a che vedere con la freddezza, il barare o l’astuzia per fare le scarpe all’altro. Te ne accorgerai leggendo il seguito del mio post. Ciao!

  9. Massimo Di Renzo

    Ciao Marina,
    bella questa associazione. Essendo autore di un libro sul poker e di uno sulla gestione delle emozioni non potevo non lasciare il mio commento.

    Come per il poker, molte persone non conoscono le giuste strategie per costruire una bella amicizia.

    Nel poker devi giocare all’attacco, poggiare le fiches sul tavolo senza paura prima di poter raccogliere il piatto e se perdi una mano ricominciarne un’altra come se niente fosse successo.

    Nell’amicizia devi essere pronto a cogliere l’opportunità che ti pone una nuova conoscenza, dare per primo senza pensare cosa te ne tornerà indiertro e se un amico ti tradisce guardarsi intorno per cercarne uno nuovo ricominciando da capo.

    Le regole sono semplici e se seguite con convinzione non possono che portare alla vittoria

  10. Massimo D'Amico

    OK Marina,
    Sono curioso…

    Per ora, mantengo la mia posizione riguardo ad un’improbabile associazione “Poker - amicizia” ma vediamo se sbaglio. ;-)

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