Come stabilire il giusto livello di indebitamento
Molti imprenditori credono che l’indebitamento aziendale debba essere considerato sempre in modo negativo. In realtà, prima di giungere a qualsiasi conclusione, occorre esaminare tre aspetti e precisamente:
- Il rendimento del capitale investito in azienda;
- Il costo dei nuovi capitali presi a prestito;
- Il livello di indebitamento complessivo.
Il rendimento del capitale investito è un dato che non è influenzato dal livello di indebitamento. In altri termini, gli interessi passivi pagati dall’azienda per ottenere capitali in prestito non incidono sul rendimento del capitale investito. Questo dato si ottiene, infatti, dal rapporto tra il reddito operativo (Ro) e il capitale investito (Ci) e gli oneri finanziari sono ininfluenti sul reddito operativo.
Il rendimento ottenuto dagli investimenti deve poi essere ripartito tra i finanziatori e l’imprenditore. Minore è la remunerazione dei capitali prestati dai finanziatori e maggiore è di conseguenza la remunerazione del capitale dell’imprenditore.
In altri termini, volendo semplificare il concetto, si può affermare che se il capitale investito in azienda rende in termini operativi supponiamo il 12% ed il capitale preso a prestito costa ad esempio il 7%, allora vi è convenienza a indebitarsi.
Nell’esempio sopra indicato, risulta evidente che per ogni 100 euro presi a prestito se ne pagano 7 di interessi e gli altri 5 (la differenza tra 12 di rendimento e 7 di costo) contribuiscono ad aumentare il rendimento del capitale investito in azienda dall’imprenditore. Questo effetto si chiama effetto leva finanziaria.
Occorre però evitare di giungere a conclusioni sbagliate. Se ci si limitasse a considerare solamente questo aspetto, allora ogni volta che il rendimento del capitale investito risultasse superiore al costo dei nuovi finanziamenti si giungerebbe alla conclusione che converrebbe indebitarsi, anzi più ci si indebita maggiore risulta essere il rendimento del proprio capitale investito.
Invece non è così in quanto occorre considerare anche un altro aspetto importate: il livello complessivo di indebitamento. Il grado di dipendenza finanziaria, o livello di indebitamento, non deve superare un certo limite altrimenti l’azienda dipenderebbe in modo eccessivo dai terzi e questa situazione sarebbe estremamente pericolosa.
Si tenga inoltre presente che i finanziatori tendenzialmente sono portati ad aumentare il costo dei capitali prestati all’aumentare del grado di indebitamento aziendale e il graduale aumento del costo dei finanziamenti potrebbe portare ad un effetto leva negativo modificando il giudizio iniziale.
Da non trascurare, inoltre, che i finanziatori, oltre un certo limite di indebitamento, non sono più disposti a finanziare l’azienda. In conclusione, occorre trovare il giusto equilibrio tra redditività ed indebitamento.
A cura di Antonio Schirripa
Autore di Il Check Up Aziendale
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Aprile 7th alle 13:01 pm
Ciao Antonio,
Ottimo articolo.
Come ho detto spesso, ci vorrebbe che molti piu’ imprenditori entrassero nel blog per imparare questi concetti (importanti). Tutti ci guadagnerebbero… e gratis.
Aprile 7th alle 15:35 pm
Partendo dall’ultimo punto dell’articolo, sicuramente occorre osservare che, oltre un certo livello d’indebitamento, si superano limiti che i finanziatori non sono, di solito, disponibili ad accettare.
In particolare, secondo diversi orientamenti, l’indebitamento complessivo di un’impresa non dovrebbe superare un terzo del proprio fatturato, e livelli eccessivi sono considerati motivo di tensione finanzaria, che quanto meno potrebbe causare una richiesta di maggiori tassi, proprio a fronte di una situazione considerata di maggior rischio per i creditori.
Altra considerazione, ovviamente, riconduce all’autonomia gestionale dell’impresa.
Sopratutto nei casi, in cui l’indebitamento riconduca a poche e ben precise situazioni, i creditori potrebbero divenire i veri proprietari dell’impresa, imponendo scelte che, se non ottemperate, da parte del management aziendale, potrebbero determinare, ad esempio, una richiesta di rientro da parte di istituti bancari.
Diversa, ovviamente, la situazione nel caso in cui l’indebitamento sia ripartito su un gran numero di singoli, piccoli creditori.
Quanto alla componente reddituale, sopratutto modelli econometrici, di origine anglosassone, tendono ad indentificare il vero valore d’impresa, o fair value, con la differenza tra componente reddituale, denominata nopat, e WACC, o costo medio ponderato del capitale.
Il nopat rappresenta, invece, il reditto operativo, calcolato al netto dell’imposizione fiscale.
Il costo medio ponderato del capitale considera tutti le componenti costituenti il capitale, dal capitale proprio a quello di debito, e si devono considerare i rendimenti delle diverse componenti.
Ne deriverebbe il vero valore aziendale, nel senso che un risultato positivo di Nopat-Wacc riguarderebbe tutte le imprese che generano valore, mentre distruggerebbero valore quelle caratterizzate da un risultato negativo.
Varie critiche, comunque, sono state rivolte a tale modello, a partire proprio dalle considerazioni esposte nell’articolo, con riferimento al livello d’indebitamento ed al rischio di una diminiuta autonomia aziendale.