Come osservare il risultato delle proprie azioni: Cosa funziona/ cosa non funziona. (Articolo 4)

Eccoci arrivati al quarto articolo della guida “Creare oggetti di design” in cui prendo in considerazione il punto c) della “Buona formazione degli obiettivi”. L’argomento è l’osservazione del risultato delle proprie azioni nel conseguimento di un obiettivo, cercando di individuare cosa funziona e cosa non funziona.
Ricordiamone i quattro punti:

a) Conoscere il proprio obiettivo; (Articolo 2)

b) Avere un piano/strategia per raggiungerlo; (Articolo 3)

c) Osservare il risultato delle proprie azioni - cosa
funziona/cosa non funziona; (Articolo di oggi)

d) Essere flessibili con il proprio comportamento e
modificarlo fino al raggiungimento dell’obiettivo.

Può sembrare scontato capire se un’azione ha funzionato o non: “Basta guardare il risultato!”, si potrebbe dire. Non è altrettanto facile capire quali, tra i parametri operativi scelti, hanno creato il risultato positivo e quali quello negativo o addirittura, capita ancora, che solo un certo mix di parametri da risultati mentre presi singolarmente non producono nessun risultato

Per chiarire questo argomento distinguiamo tra due grandi categorie di risultati:
1) risultati che dipendono dalle conoscenze tecniche/ operative;
2) risultati che dipendono dal comportamento dell’individuo.

Se parliamo di mettersi in proprio ci sarà l’imprenditore e gli eventuali soci che dovranno sorvegliare cosa funziona e cosa non.

E’ importante sottolineare che se sei in un’azienda, normalmente, è il responsabile del personale e, subito dopo, il responsabile della tua posizione che ti valuta suggerendoti cosa e come imparare, come gestire i nuovi incarichi e ti aiuta capire a che punto sei della tua preparazione, sia tecnica che comportamentale. Qui invece ci sei solo tu e la tua energia imprenditoriale. Le iniziative sono prese esclusivamente da te e dai soci, così come il giudizio che dai alle tue azioni.

a) Risultati che dipendono da conoscenze tecniche/ operative.
Se si è preparati tecnicamente lo si sa a priori con o senza laurea o esperienza sul campo. Per ovviare alla preparazione tecnica/ operativa bisogna ricorrere a un professionista, sia per il conto economico, che per il marketing, logistica, design, grafica e così via. Infine studiare accuratamente se si vogliono apprendere competenze diverse dalla propria.

b) Risultati che dipendono dal comportamento dell’individuo.
Questo punto è molto delicato da trattare perché riguarda la sfera personale e quello che ciascuno crede di sé stesso.
A questo proposito emergono subito due considerazioni importanti:

1) Decidere di essere responsabili al 100% per tutto ciò che accade.

2) Chiedersi cosa si può fare per correggere i propri errori.

Decidere di essere responsabili – A volte si crede che il fallimento sia responsabilità di altri; che in alcuni casi risieda nella sfortuna o nel caso ma sia sempre in minima parte propria.

E’ vero che le azioni degli altri possono modificare un risultato, noi non siamo certo onnipotenti, ma solo se si decide di prendersi la responsabilità del fallimento anche totale, pur virtualmente, allora si riesce a correggere un risultato verso il successo a patto che si decida di operare nel proprio dominio.

Osservate le trasmissioni in cui intervengono i politici: spesso gli atteggiamenti più utilizzati sono: screditare l’avversario, negargli i successi ottenuti, addebitargli i fallimenti dei governi passati, interpretazione discordante dei dati in loro possesso spesso opposti, offendere la persona.
Osserviamo in una sola trasmissione un campionario significativo dell’incapacità di essere responsabili e di non riuscire a capire cosa ha funzionato e cosa non, in modo da correggere i propri errori verso un interesse collettivo.
Chi osserva tali fenomeni a sua volta li critica disgustato, senza essere consapevole che anche lui ha avuto la responsabilità di delegare, a chi non conosceva, il compito di rappresentarlo, senza informarsi, senza partecipare, senza capire e di non averlo “delegittimato” al momento giusto.

La responsabilità personale e i domini in cui si opera, sono gli ingredienti forse più importanti della vita di una persona e nella società; fallimenti aziendali, fine di amicizie, separazioni tra partner, incomprensioni con i figli, litigiosità tra politici, tra Nazioni, fino alle guerre, dipendono sempre dalla mancata presa di responsabilità di entrambe le parti e dal dominio in cui ciascuno ha cercato di operare: definendo come dominio uno spazio personale sul cui confine, estendere la propria libertà verso l’esterno significa limitare la libertà dell’altro.

Responsabilità e domini sono temi trasversali alla vita dell’individuo e della società, molto vasti e complessi che cercherò di affrontare in un prossimo articolo insieme a quello di come correggere i propri errori attraverso strumenti specifici.

Attendo i vostri commenti, e buon lavoro a tutti!

A Cura di Francesco Filippi
Autore di Creare Oggetti di Design

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4 Commenti a “Come osservare il risultato delle proprie azioni: Cosa funziona/ cosa non funziona. (Articolo 4)”

  1. Gian Piero Turletti

    Articolo realmente corposo, e ricco di spunti significativi.
    Sottolineo quindi i due, che personalmente ho trovato più interessanti.
    Dominio
    apprendimento dai propri errori.

    Iniziando dal secondo, verrebbe da dire che si dovrebbe realmente vivere due volte, con una seconda vita, in cui ricordarsi degli errori della prima.
    Quanto oggetto di apprendimento tecnico e tecnologico può spesso essere sufficiente, per districarci nelle varie problematiche, che possono porsi, ma spesso, a parte il non essere esperti in tutto, la varietà di situazioni che si presentano, sia in ambito esistenziale, personale, che aziendale, rendono davvero difficili le scelte.

    Spesso interagiscono diversi elementi, nella realizzazione di certi eventi, che prescindono dalla nostra volontà e capacità di comprensione dei fenomeni.
    Mi viene in mente l’eterna lotta tra costruttori di antifurto e ladri.
    Col senno del poi, tanti costruttori avrebbero preso determinate misure antifurto, ma spesso il ladro è stato così capace, da superare tutto quello che il costruttore aveva previsto.
    Questo, per dire che, nonostante la nostra conoscenza di eventi e situazioni, certo ci può sempre essere in agguato l’imprevedibile, a porci il bastone tra le ruote.

    Diamo quindi per scontato che, nonostante i nostri sforzi, qualcosa vada storto.
    Proprio per questo è indispendabile capire cosa abbia funzionato e cosa no.
    Tecnicamente, rispondere a tale interrogativo è certamente più agevole, mentre il compito si presenta decisamente più arduo, se riferito a problematiche generali e che lasciano ampio margine di discrezionalità, quanto a mix di scelte, inerenti a strategie e strumenti, finalizzati al conseguimento di determinati obiettivi.

    Quanto sopra mi offre anche l’occasione per affrontare l’interessante tema del dominio, intendendo attribuire a tale termine un significato cognitivo.
    Dominio, quindi, come sfera di esperienza e di conoscenza.

    Il dominio, intelettivamente inteso, puù quindi consentirci, non dico di evitare le circostanze avverse ai nostri progetti, ma di meglio affrontarle, quanto meno mitigandone le conseguenze….

    Solo la continua sperimentazione, l’esercizio reiterato e prolungato di una sufficiente dimensione cognitiva, puà farci apprendere dai nostri errori, o comunque dalle esperienze negative, e per chi ritenga che tutto si possa prevenire e prevedere a priori, ricordo che anche l’intelligenza artificiale parte dal presupposto dell’errore, della fallibilità dell’esperienza.

    E se ciò vale per le forme d’intelligenza artificiale, di cui si occupa la cibernetica, a maggior ragione vale per l’essere umano.

  2. Francesco Filippi

    Ciao Gian Piero, sempre ricchi e appropriati i tuoi commenti, grazie!

    A proposito della tua riflessione sui domini, mi preme sottolineare che ne esistono di più tipi.

    Il primo che prendo in considerazione nell’articolo è quello della libertà che ha a che fare direttamente con il prossimo: dove inizia la mia libertà finisce la tua; il secondo, non meno importante, è quello personale della consapevolezza che si estende verso l’esterno mano a mano che facciamo esperienze.

    Maggiori esperienze facciamo e più estendiamo i confini di questo dominio.

    All’interno di questi confini “siamo noi stessi”, all’esterno “sperimentiamo nuove identità”. La rottura di questi confini è la sperimentazione dell’ignoto dove possono subentrare stati emotivi opposti: dal coraggio, all’ansia; ed è qui che abbiamo la possibilità di fare gli errori più grandi.

    Se rimaniamo invece in quella che si chiama la “comfort zone” rimaniamo in uno stato neutrale di non-ansietà che pur portandoci verso valori elevati di conoscenza può non portarci verso altrettanto elevati valori di consapevolezza.

    La “prevedibilità” degli errori, che tu citi nel tuo commento, a parer mio, invece ha a che fare sia con la conoscenza che con la consapevolezza. Noi pensiamo che le cose siano “imprevedibili” nella misura in cui crediamo di sapere tutto. Appena il nostro livello di conoscenza e consapevolezza aumenta ci rendiamo conto immediatamente che siamo noi stessi che abbiamo creato l’errore e quello che credevamo fosse imprevedibile all’improvviso ci appare gestibile.

    L’errore esiste nella misura in cui crediamo di non esserne responsabili e che tutte le cose siano separate.

    E’ ancora questo il campo della crescita personale dove il percorso che viene svolto dal partecipante conduce l’individuo, negli anni, a stadi di consapevolezza sempre più elevati fino a quando, diventato totalmente responsabile degli errori che prima credeva fossero esterni, si rende conto man mano che tutto è interconnesso e che quelli che credeva errori sono solo frutto della convinzione che ciò che è esterno a noi non ci riguarda.

    E così inquiniamo l’ambiente, progettiamo antifurti sempre bypassati dal ladro, invadiamo altri paesi, ci disinteressiamo della povertà di altri popoli, pensiamo che non saremo mai coinvolti dai conflitti di altre nazioni, trattiamo male le persone.

    Individui più consapevoli conducono verso un mondo più etico.

    Grazie ancora Gian Piero per avermi dato lo spunto per approfondire questi argomenti!

  3. Massimo D'Amico

    Ciao Francesco,
    Bell’articolo! ;-)

    Come dico sempre, l’obiettivo è la prima cosa da pianificare. Poi durante tutto il percorso del proprio business diventa importante l’analisi dei risultati a breve, medio e lungo periodo.

  4. Francesco Filippi

    Grazie Gian Piero e Massimo per la vostra costante presenza sul blog!

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