Come scegliere il campo di battaglia: Market e Stock picking

Ben ritrovati cari lettori di questo blog. E’ un bel po’ che non scrivo per voi, ma ricordate che sono sempre rintracciabile sul mio sito qualora avesse delle perplessità o dei quesiti da propormi. I mesi che ci siamo appena lasciati alle spalle sono stati davvero caratteristici per i mercati finanziari.

Abbiamo attraversato il centro di una tormenta in piena regola, siamo arrivati a toccare il fondo della recessione, per poi assistere ad un timido rinvigorimento del mercato, ma da qui a parlare di ripresa ancora ce ne vuole. Rimango fedele alla mia analisi fatta ad inizio primavera, secondo la quale la resurrezione dei “tori” vera e propria non si avrà prima dell’inizio del 2010.

La recessione ha scatenato tutta la sua potenza dopo la grande caduta delle borse dandoci un assaggio della sua forza attraverso periodi di fortissima volatilità. Quest’ultimi sono stati momenti di grande gioia per molti trader e momenti di grande tristezza per altri. Il grande trasferimento di ricchezza, una delle ragioni d’essere della recessione, è già avvenuto.

Attraverso un buon uso delle opzioni è stato possibile tirar su dei guadagni da capogiro, ma nulla di così semplice. Infatti coloro che sono usciti vittoriosi da questa fase di mercato non potevano che essere degli investitori altamente competenti e motivati, non certamente dei principianti.

Questo è stato anche uno dei motivi per cui non ho scritto in questi ultimi mesi, proprio perché non era assolutamente opportuno invogliare delle persone inesperte a gettarsi nel mercato, nel vortice della recessione. Perché se pur sia vero che le opportunità di guadagno ci sono state, e anche vero che ci sono stati collassi patrimoniali veri e propri. Insomma un clima non favorevole ad una persona che da poco ha acquistato un ebook e che desidera, spinto da uno spirito avventuroso, confrontarsi a seguito della fresca informazione acquisita.

La recessione è ancora in atto, è ancora più che mai nell’economia, ma non possiede lunga vita. Questo è il momento più opportuno per studiare e apprendere, nonché effettuare delle simulazioni, in maniera tale che il clima meno ostile della futura ripresa sarà una grande opportunità di guadagno anche per coloro che non hanno fatto del trading il loro pane quotidiano.

Dopo questa dovuta introduzione diamo un senso a questo post. Cercheremo di rispondere ragionevolmente alla domanda:-“Che caratteristiche dovrebbe possedere un titolo per essere lavorato con le opzioni?”.

Per un uso proficuo delle opzioni è necessario operare in un mercato sufficientemente liquido e sufficientemente volatile. Il mercato azionario soddisfa pienamente queste due qualità. Ma vediamo in dettaglio in che cosa consistono queste due qualità, che poi corrispondono alle stesse qualità che ogni titolo dovrebbe possedere per essere scelto (stock picking) e diventare parte della nostra lista “preferiti”.

La liquidità rappresenta la rapidità da parte di un contratto di essere convertito in moneta. La liquidità è un indice fondamentale di efficienza di un mercato, perché in un certo senso misura la libertà che un operatore possiede di compiere incondizionatamente le proprie azioni di compravendita, il che è importantissimo. La liquidità è strettamente correlata a due variabili, una sono i volumi di scambio, che a sua volta dipendono dal numero degli operatori attivi nel mercato e dal volume del flottante che le aziende detengono tra i pubblici investitori. L’altra variabile è costituita dalla capitalizzazione delle imprese trattate nel mercato.

Alla luce di tutto ciò è semplice intuire che maggiori sono i volumi e la capitalizzazione di un titolo o contratto e altrettanto maggiore è la sua liquidità. Un titolo liquido è perciò maggiormente adatto alla speculazione. La seconda grande qualità di un titolo è la sua volatilità. La volatilità è una grandezza che esprime l’ampiezza delle oscillazioni del prezzo di un titolo. Per intenderci un mercato volatile si muove in verticale, mentre un mercato in congestione si muove orizzontalmente.

E’ semplice, per guadagnare attraverso la speculazione mobiliare dobbiamo scegliere titoli che si muovono. Persino le opzioni possiedono un valore in base alla quantificazione della volatilità su di un titolo. La volatilità è strettamente dipendente da tre variabili: il prezzo unitario, i volumi di scambio ed il leverage del titolo.

Il prezzo influenza molto la volatilità, infatti maggiore è il prezzo e maggiore risulta essere l’escursione dei valori. Il prezzo a sua volta dipende da altri due fattori fondamentali, ossia il P/B ed il P/E. Il P/B (price to book) qualifica il prezzo in relazione alla consistenza del patrimonio di un’impresa, mentre il P/E (price to earnings) qualifica il prezzo in relazione al volume degli utili prodotti. Per quanto concerne i volumi siamo ora di fronte ad una specie di correlazione inversa. In realtà non esiste alcuna correlazione biunivoca ufficiale tra volatilità e volumi, ma nella maggior parte dei casi una diminuzione dei volumi comporta molto spesso un “allargamento” degli spread ed un aumento di volatilità, quest’ultima infatti oscillerà in maniera molto difficile da prevedere. Infine il leverage. Maggiore è il leverage di un’impresa e maggiore è la sua instabilità, dovuta al suo stato di indebitamento, quindi risulta essere estremamente suscettibile e sensibile alla psicosi di mercato.

Da sottolineare che a tutte queste variabili che influenzano la liquidità e la volatilità di un titolo va aggiunta la grande variabile psicologica caratteristica dell’irrazionalità dei mercati.

Perciò veniamo alla fine del discorso dicendo che il titolo o il mercato ideale deve possedere un’alta liquidità, anzi più è alta e meglio è. Lo stesso però non può essere detto per la volatilità. Infatti la volatilità deve attestarsi su valori medio-alti. Una volatilità bassa non permette grandi profitti, ma anche un’altissima volatilità può essere un problema, dal momento che riduce drasticamente la liquidità dei titoli, e quindi compromette seriamente il livello delle negoziazioni attraverso un allargamento degli spread, dando un carattere fortemente rigido all’intero sistema di compravendita.

Ora è possibile capire come è vantaggioso operare in mercati molto sviluppati come quello USA, dove è semplice far trading su una marea di titoli o contratti che rispettano le sopracitate qualità. Personalmente non opero nel mercato italiano per via della sua scarsa liquidità.

A sua volta ciò è dovuto principalmente alla scarsità di imprese altamente capitalizzate, al basso numero di operatori (sono già pochi nel mercato azionario, figuriamoci in quello dei derivati) e all’inconsistenza dei flottanti che nei casi più gravi non superano neanche il 50%, dando al mercato un carattere “chiuso”, molto simile ad un sistema feudale, dove le proprietà tengono ben strette avidamente le proprie quote senza renderle disponibili sul mercato, minando proprio per questo motivo anche le espansioni delle capitalizzazioni.

Il nostro mercato è talmente arretrato e chiuso a livello di governance e capitalizzazione rispetto al resto dei paesi super industrializzati, che la recessione, senza entrare nei particolari, appena ci ha sfiorato, come fossimo stati protetti da una specie di cuscinetto. Aprendo i telegiornali si sente della buona reazione del sistema italiano, ma in realtà non abbiamo sentito gran che il peso della recessione proprio per via dell’anelasticità del mercato nei confronti dei cicli economici internazionali.

Ovviamente il ridotto peso della recessione nei nostri confronti, dal punto di vista di consumatori e lavoratori, è una cosa positiva, ma scordatevi durante la ripresa, e oltre, di guadagnare in questo mercato quanto guadagnereste nel mercato USA, un mercato caratterizzato da un eccellente rapporto liquidità/volatilità, e quindi ricco di opportunità.

A Cura di Giovanni Romano,
Autore di “Il Professionista delle Opzioni”

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1 Commento a “Come scegliere il campo di battaglia: Market e Stock picking”

  1. Gian Piero Turletti

    Bentornato, innanzi tutto, su questo blog.
    E complimenti per l’articolo, denso di spunti davvero interessanti.

    Ognuno di questi meriterebbe qualche approfondimento.

    Ne scelgo due su tutti, il nostro sistema economico e la disputa sulla fine, o meno, della fase recessiva.
    Sul primo punto, certo occorre ricordare che il notro sistema economico è costituito sopratutto da piccole e medie imprese, non quotate in borsa.
    Conseguentemente, il nostro mercato azionario è effettivamente un po’ asfittico, costituito da una consistente presenza di imprese del settore finanziaro ed assicurativo e da pochi gruppi industriali di un qualche rilivevo, Fiat e Telecom su tutti.

    Questa scarsità del nostro listino determina vari problemi, a partire da quelli della scarsità di liquidiià e del dominio di possibili mani forti, per non parlare dei problemi che, su un mercato poco liquido, possono esserci con l’analisi tecnica.

    Da tali caratteristiche del nostro sistema economico è conseguita una corporate governance ed una serie di assetti societari, generalmente improntati a configurazioni di tipo patriarcale e familiare, dunque un capitalismo all’insegna del principio che la azioni si pesano, e non si contano, per ricordare l’ormai celeberrima frase di Enrico Cuccia.
    Non a caso, gran parte di quel capitalism è disceso proprio da accordi da salotto, che in molti casi videro protagonista proprio il banchiere siciliano.

    Sul secondo aspetto, mi pare che i mercati azionari abbiano ormai assunto una generale impostazione bullish di medio/lungo termine.
    Varie tecniche confermano questa interpretazione, a partire dalla rilevante figura di testa e spalle, che ha contrassegnato i mercati sin dallo scroso autunno.
    Se, quindi, come pare, questa è l’impostazione, considerando l’aspetto anticipatore delle borse, rispetto all’economia reale, possiamo con probabilità affermare che una ripresa non sia lontana.
    Certo, si potrebbe discutere anche di altri indicatori, ma a mio modesto avviso, le borse rimangono, tutto sommato, ancora uno degli indicatori più attendibili, per comprendere le svolte della fasi economiche reali.

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