Perdono e benessere psico-fisico
Molto spesso quando parliamo di benessere psico-fisico, di serenità, di atteggiamenti improntati su positività ed ottimismo, ci soffermiamo a considerazioni e riflessioni che hanno come presupposto l’essere disposti a cambiare il nostro modo di pensare, di agire, di rapportarci alle persone e agli eventi della vita, al fine di recuperare benessere psico-fisico e serenità. Solo raramente ci soffermiamo ad evidenziare determinati argomenti che ancora prima di questi, sono essenziali per aprirci nuovamente la strada alla riconquista del buonumore e del buon vivere.
Uno di questi argomenti è senz’altro rappresentato dalla capacità di superare le difficoltà e le sofferenze del passato con l’aiuto del potere e della capacità di perdonare. Ebbene, si, il perdono quale primaria virtù dell’essere umano per tornare a star bene con noi stessi, con le altre persone, e conseguentemente riappropriarci del nostro prezioso benessere psico-fisico. Ritengo che la forza di una persona risponda a questa mirabile virtù umana. Perdonare significa anche dimenticare le ferite del passato, e nel contempo essere più tolleranti con noi stessi e con gli altri.
Solo se sapremo disincagliarci dalle sofferenze del passato causate da vecchi rancori, da offese ricevute in passato, potremo riportarci sulla strada di un autentico benessere.
Il perdono, e più precisamente la capacità di perdonare, ha il potere magico di farci star bene e di riaprire in modo sereno e armonico i rapporti con le altre persone, e di prevenire tutta una serie di malesseri e patologie di tipo Psicosomatico. D’altra parte chi di noi in passato non ha mai subito torti e ingiustizie?
Perdonare non va inteso come molti pensano come atto di debolezza, viceversa come dicevo è una pregevole e forse oggi più che mai, anche rara virtù. Ma è anche e soprattutto un formidabile strumento che ci consente di aprire un ponte che ci permette a sua volta di abbandonare la via del malessere per intraprendere quella più ambita di un completo benessere e di una ritrovata piena armonia tra mente, corpo ed ambiente esterno.
In tal modo riusciremo senz’altro a star bene, per riappropriarci di pace e serenità, requisiti essenziali che riaprono le porte al benessere completo della persona. Difatti che prospettive ci si presentano quando si rimane ostaggi di odio, rancore, ostilità?
Se ci soffermiamo un attimo riflettere su questo punto, scopriremo che è davvero necessario liberarci da questi tormenti mentali per riorientarci sulla via del ben-essere e del buon-vivere.
Il passo successivo sarà quello di modificare ulteriormente il corso dei nostri pensieri e riacquisire benessere e felicità, e dispensando buon umore e perché no, anche apprendere un modo di gestire i pensieri improntato ad un sano ed equilibrato ottimismo.
Ritengo oltremodo importante l’argomento di oggi, e direi che lo potremo ascrivere nel ben più ampio contesto del recupero della Psicologia del benessere.
D’altra parte se non si è disposti a fare un cambiamento di rotta che comunque richiede un atto di volontà, che comporta in primis il fatto di liberarci una volta per tutte di pesanti e negative zavorre mentali, nonché operare una radicale reimpostazione dei nostri comuni modi di pensare e rapportarci alle altre persone, come riusciremo a ritrovare il gusto di vivere con gioia e serenità la nostra avventura della vita ?
Queste considerazioni ci riportano su un argomento che mi sta molto a cuore : il rapporto psiche- soma, o se vogliamo, mente corpo. A tale proposito ricordo quanto scritto in un saggio libro, in quarta di copertina, dal noto medico ed endocrinologo Dr. Deepak Chopra dal titolo “Benessere totale”:
“Il benessere totale risulta dalla perfetta armonia tra corpo e mente che sono tra loro interagenti, riproponendo un concetto della fisica quantistica in cui materia ed energia sono realtà intercambiabili.”
Considerazioni che condivido pienamente.
Come si può pensare di star bene ed in piena armonia se si è imprigionati da vecchie ferite, torti subiti, rancori, ecc?
Ecco perché la capacità di perdonare rappresenta una sorta di liberazione e purificazione di corpo e mente, e che avvertiamo a livello di ritrovata pace del cuore, una pace che ci aiuta a toglierci quelle tensioni che ingabbiano il nostro benessere, i nostri sentimenti, le nostre intime emozioni.
Desidero ora suggerire cinque semplici consigli che, con l’aiuto della forza del perdono, ci possono far riacquistare un prezioso stato di benessere psico-fisico e di serenità :
– Dimenticare i torti del passato e focalizzarsi sul presente
– Diventare maggiormente tolleranti con sé stessi e con gli altri
– Sapersi assolvere dai complessi di colpa
– Saper essere più concilianti anche con le persone che in passato ci
hanno procurato torti ed offese
– Aprirsi amorevolmente alle altre persone, ascoltando maggiormente la
Voce del cuore
Riuscire a perdonare, infine significa riaprire le porte alla pace e all’armonia del cuore e della mente, ritornando a vivere con serenità ed equilibrio, al fine di poter progredire nel cammino della vita.
Potete quindi fermarvi un attimo a riflettere, pensando anche alle persone che non si sono comportate bene nei vostri confronti. Potete decidere di essere più tolleranti, di perdonare, di lasciar correre i torti del passato.
Perdonare significa sanare le ferite del passato, riallineando così la vostra intima energia, lasciando che essa sprigioni tutto il proprio potere terapeutico. Perdonare significa in definitiva ritornare a vivere con maggior serenità, equilibrio e completo benessere psico-fisico.
Un saluto a tutti
A Cura Giovanni Raimondi,
Autore di “Il Potere dell’Ottimismo”
![]() |
Tutto questo e' in Il Potere dell'Ottimismo: il Corso di Formazione in formato Ebook ricco di Informazioni, Strumenti Pratici ed Esercizi di Immediata Applicabilita' per la Tua Crescita... Il Potere dell'Ottimismo Alla Ricerca di una Vita più Serena ed Equilibrata ![]() |












Post corposo ed interessante, con molti spunti di riflessione.
A partire dall’ultimo, sul rapporto psiche-soma, direi che è ormai scontata questa interrelazione, ed indubbiamente la psiche può provocare effetti positivi o negaativi sull’organismo, come dimostra anche la medicina psicosomatica.
Sul perdono, osservo che in effetti è anche un atto rivolto a se stessi, non solo a beneficio del perdonato.
Se non si perdona, si continua a star male, in quanto ci si considera vittima di un torto, di un qualcosa che ci è stato tolto.
Perdonare significa anche considerare che quel che ci è stato tolto, a fronte del torto subito, non era poi così importante, e consente quindi di ritrovare la pace con se stessi.
Purtroppo, a parte le questioni personali, non è sempre possibile mettere in atto il principio del perdono.
Mi riferisco sopratutto alle gestioni aziendali, dove l’imprenditore non può, sopratutto in periodi come questo, fare tutto quel che gli pare, perchè le stesse norme dell’ordinamento gli impongono determinate responsabilità, che arrivano anche a consideare ipotesi di bancarotta, anche nel caso di rinuncia a far valere propri diritti verso altri.
Per fortuna, almeno personalmente, si può decidere di “chiudere” certe partite, per ripartire in pace con se stessi e con gli altri.
Concordo pienamente!
Perdonare significa canalizzare le proprie risorse sul presente e sul futuro!
Il perdono è luce che squarcia le tenebre. Ma è possibile umanamente perdonare in tutte le occasioni o occorrerebbe qualcosa di più forte dell’umana buona volontà?
Il perdono è un iper-dono. Ma per perdonare è necessario, innanzitutto, donare. O meglio, saper donare… Il che è difficile. E poi noi siamo schiavi del passato e del futuro. L’oggi non sappiamo nemmeno cosa sia (anche se vogliamo vivere alla giornata, godere l’attimo… solo parole, niente fatti!). E come ben sappiamo, lo schiavo odia sempre (sotto sotto) il padrone (e tutti noi siamo schiavi di qualcosa…).
Come ben dice Nietzsche (in Così parlò Zarathustra – “Dell’amore del prossimo”): “Più elevato dell’amore del prossimo è l’amore del remoto e futuro…”. Se noi amassimo l’oggi (e soprattutto, lo vivessimo!) e, ancor più, amassimo il passato (il ‘seme’ di quel che siamo oggi) – senza rancore e sensi di colpa o di vendetta – e il futuro, come ‘raccolta’ di quel che ‘siamo’ oggi, allora sapremo anche perdonare indiscriminatamente e incondizionatamente. Perché saremo padroni delle ‘situazioni’ e di noi stessi.
Se siamo certi del ‘valore’ del nostro passato – come “stato necessario” – e del nostro futuro – come “stato desiderato” – allora, per dirla ancora alla ‘nicciana’, il futuro e ciò che sta in remota lontananza saranno la causa del nostro oggi. E quindi, stando nello ‘stato’ di ben-essere e di bon-vivere, che necessità c’è di ‘giudicare’ e, conseguentemente, di non perdonare?
E’ la prima volta che sento parlare di “perdono” in zona, per così dire “laica”.
Ho fatto esperienza di “operazioni-perdono” in contesti di gruppi di preghiera; tipo “guarigione dell’albero genealogico” dove si faceva esercizio di perdono per tutti gli antenati.
C’era, c’è anche un libro interessante “Fino alle radici” che sviluppa questo tema.