L’importanza del controllo della gestione aziendale
Spesso il piccolo e medio imprenditore non pensa a programmare e controllare l’andamento della gestione della propria azienda. Nella migliore delle ipotesi si limita a chiedere al proprio consulente quali azioni intraprendere al fine di pagare meno imposte. Tanta è l’avversione alle imposte che il consulente viene giudicato più o meno capace in base a quanto l’imprenditore pagherà all’erario, come se ciò dipendesse dalla volontà del consulente stesso. Addirittura alcuni imprenditori sono disposti, a sostenere una spesa concretamente inutile di 100 pur di risparmiarne 40 di imposte, ciò nella convinzione che sia la scelta migliore.
Questo atteggiamento è più diffuso di quanto si possa immaginare anche in imprese di non piccole dimensioni. E’ ovvio che alcune scelte possono avere ripercussioni di natura fiscale e possono portare ad un risparmio di imposte ma non è questo il punto. Occorre cambiare mentalità e comprendere che prima di tutto è necessario produrre ricchezza, poi ci si deve preoccupare di come dividerla tra i vari soggetti che hanno contribuito a produrla, compreso lo Stato che pretende le imposte.
Per produrre ricchezza è necessario non lasciare nulla al caso. Occorre programmare la gestione aziendale, fare piani di lungo e di breve periodo e controllare costantemente l’andamento della gestione. Occorre prevenire la crisi di liquidità a cui spesso le imprese vanno incontro e non occuparsene ansiosamente nel momento in cui il problema si presenta, a volte anche improvviso e dirompente.
Un check up aziendale consente di tenere sotto controllo la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica della propria azienda così da abbinare in modo equilibrato liquidità e redditività. Non occorre essere grandi manager per fare ciò, occorre semplicemente conoscere alcuni concetti fondamentali di economia aziendale ed alcune semplici procedure tecniche da seguire. Naturalmente l’aiuto di un esperto non guasta ed in questo modo si potrà coinvolgere il consulente aziendale per chiedere chiarimenti e suggerimenti, così facendo si indurrà anche il consulente a cambiare mentalità ed a non restare confinato solamente in ambito fiscale.
A Cura di Antonio Schirripa,
Autore di “Il Check Up Aziendale”
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Gennaio 29th alle 14:30 pm
Ciao Antonio,
sono d’accordo con quello che dici. Avevo un amico commercialista che mi raccontava proprio questi fatti, di imprenditori che pur di risparmiare qualcosa acquistavo oggetti inutile per la loro attività anziché preoccuparsi di produrre ricchezza.
Cmq il tuo articolo è molto chiaro anche per chi, come me, non si occupa di consulenza aziendale.
In bocca al lupo.
Francesco
Gennaio 29th alle 14:44 pm
Una sapiente programmazione per obiettivi dovrebbe costituire una valida guida gestionale per tutte le imprese.
Molte, invece, mi riferiao opratutto alla realtà italiana, si lasciano andare troppo spesso ad uno stile gestionale improvvisato, vivendo all’insegna del giorno per giorno, senza rendersi conto che in questo modo è facile trovarsi, anche all’improvviso, in situazioni gravi e di non facile risoluzione.
Molte volte, non a caso, le problematiche aziendali riescono ad essere affrontate, nel migliore dei modi, semplicemente prevedendole e quindi evitandole per tempo, piuttoto che affrontandole quando si presentano, e sperando che non abbiano mai a concretizzarsi.
In tal senso, sopratutto dopo “Basilea”, ai tradizionali coefficienti economici, volti ad analizzare la redditualità aziendale, si sono affiancati, in termini d’importanza, sopratutto quelli sulla liquidità, e non a caso anche l’attuale crisi ha, tra i suoi temi principali, proprio una carenza di liquidità.
Molti analisti, prima dell’attuale crisi, sottovalutavano questo elemento, ma basta pensare al livello di leva finanziaria, utilizzata da diverse imprese bancarie, sopratutto USA, per compiere le proprie operazioni.
All’improvviso il giocattolo si è rotto, e la visione di molti analisiti e funzionari, all’insegna del “tanto cosa vuoi che succeda?” ha mostratto tutti i suoi limiti.
Sia pur in misura minore, rispetto alle degenerazioni della cosiddetta finanza creativa, anche le nostre tradizionali imprese industriali hanno troppo spesso tralasciato l’importante aspetto della liquidità, magari cercando di provvedervi quando già i problemi si stavano presentando.
Non è un caso che certe operazioni, dalla riconversione del debito verso il medio-lungo termine, alla più generale ricerca di linee di credito, ma anche iniezioni di liquidità provenienti da aumenti di capitale sociale, piuttosto che da emissioni obbligazionarie, siano preferibili in tempi non ancora di crisi, non fosse altro che per le diverse situazioni dei mercati finanziari, certo non molto favorevoli, ad esempio, ad aumenti di capitale sociale, per l’andamento stesso dei titoli, o alla ricerca di nuovi finanziamenti, anche per l’ovvia situazione di restrizione del credito stesso.
Ma basterebbe pensare, anche solo in chiave statistica, al peggioramento relativo alle cosiddete centrali rischi, tipico di una fase di crisi, per rendersi conto della frequente scelta sbagliata, di diverse imprese, sulla tempistica legata a certe operazioni.
Quanto poi al discorso sulla fiscalità societaria e, più in generale, aziendale, si arriva talora all’assurdo.
Senza ovviamente far nomi, comunque ci sono imprenditori che in effetti, pur di cercare non dico forme di evasione, ma anche solo di semplice elusione fiscale, non si rendono conto che, a fronte di una precisa disamina dei flussi economico-finanziari di certe operazioni, alla fine tale operazione non è conveniente.
Questo, comunque, senza nulla togliere all’importanza di una disamina delle opzioni sotto tutti i profili, non ultimo quello fiscale.
Alla fine, però, si dovranno considerare, per ogni possibile opzione, tutte le relative variabili, in termini economico-finanziari, legali, fiscali, e via dicendo.
Termino il mio intervento, con una considerazione generale , relativa alla cultura d’impresa.
Qualunque consulente lavorerebbe sicuramente meglio, per la propria impresa cliente, e quest’ultima si avvantaggerebbe molto di più dell’opera del professionista, se alla cultura del contingente si sostituisse una più autentica cultura d’impresa, volta a programmare nel breve, medio e lungo termine.
Anche solo l’attuale fase economica evidenzia invece, purtroppo, consulenti che stanno facendo anche i “salti mortali”, pur di evitare gravi ripercussioni alla propria impresa.
Un esempio su tutti:
ancora una volta, senza farnomi, ovviamente, per motivi, anche legal, di privacy e risevatezza.
Mi riferisco ad un’impresa, addirittura corteggiata dalle banche, sino al periodo precrisi, per cercare di convincerla a “prendere ” dele linee di credito.
Quest’ultima, confidando invece in una sempiterna fortuna delle proprie vicende, sopratutto in termini di fatturato e, più in generale, di entrate di vario tipo, ha sempre respinto tali offerte, nonostante commercialisti e consulenti l’avessero consigliata diversamente.
Ora la situazione è invece drammaticamente mutata, ed addirittura quest’impresa non ce la fa a rispettare diverse scadenze anche fiscali…da cui la decisione di un ricorso, probabilmente fondato sotto l’aspetto formale-procedurale, ma finalizzato, nelle intenzioni dell’iimprenditore, più che altro a prendere tempo.
Sicuramente, una diversa gestione della politica finanziaria, attuata nella dovuta tempistica, avrebbe evitato simili…pensate.
Gennaio 29th alle 15:13 pm
Dimenticavo…ma lo davo un po’ per scontato: è appunto ovvio che controllo e programmazione vanno a braccetto.
Una volta definiti gli obiettivi dell’impresa, sia generali, che relativi ai diversi settori, è indispensabile verificare l’andamento aziendale, e considerare quindi gli scostamenti, sia èpositivi che negativi, rispetto ai parametri considerati ottimali, che forniscono preziosissime informazioni.
Si dovranno quindi analizzare le cause sia degli sconsamenti positivi, che di quelli negativi.
Delle prime si farà tesoro, per valutare se sia possibile replicarne l’operatività in futuro, mentre le seconde andranno posiilmente eliminte o, quanto meno, attenuate.
Gennaio 29th alle 15:24 pm
PAGARE LE IMPOSTE E’ SEMPRE UN PO’ ANTIPATICO ,MA LE TUE IDEE CHE RIPORTI CON PERIZIA NEL TUO EBOOK MI STANNO AIUTANDO A TENERE SOTTO CONTROLLO LA MIA PICCOLA ATTIVITA’, CERTO CI VA PAZIENZA E REGOLARITA’ MA FACENDO IN QUESTO MODO NON’HO L’ANSIA DELLE IMPOSTE, MI SFORZERO’ ORA A PRODURRE RICCHEZZA,CON IL TUO METODO E’ POSSIBILE;-C
Gennaio 29th alle 16:46 pm
Ciao Antonio, mi trovi daccordissimo su quanto dici .Quello che dici essendo buona parte del mio lavoro mi trovo quasi giornalmente a scontrarmi con questa realtà.
Il bello è poi quando ci si trova di fronte alle banche a chiedere i finanziamenti senza gli utili ne le garanzie , qualche imprenditore si accorge forse che chi fa programmazione e controllo di gestione a volte ha ragione.
Ciao Patrizio
Gennaio 31st alle 11:42 am
Ciao Antonio,
molto interessante e tutto vero quello che dici. In fin dei conti il Controllo di Gestione è uno degli strumenti principali per poter gestire e guidare un’azienza. Senza di esso la si guida ad occhio e senza controllare dove si sta andando.
Ciao
Gennaio 31st alle 12:37 pm
Caro Antonio,
anche in momenti di crisi legati al decremento del mercato e dalla crisi di liquidita’ un sistema di controllo di gestione e’ dovuto per tutte le aziende.
Passare dal controllo alla programmazione oggi operativamente e’ tecnicamente facile anche con il supporto dell’IT.
Occorre secondo me ancora un processo di formazione-educazione legato a concetti semplici ma evidenziando che poi le procedure avviate diventano routine di alto valore aggiunto sia per la direzione che per gli addetti a tutte le mansioni aziendali.
Lo so che e’ stato Detto ridetto riscritto e tritato da anni, ma occorre insistere con perseveranza verso gli imprenditori….
Ciao
Febbraio 2nd alle 0:51 am
Assurdo è sostenere spese inutile per ottenere un risparmio tassabile. Ci sono molti consulenti d’avvero pietosi, con una mentalità talmente chiusa da non vedere che oggi le opportunità per “risparmiare” veramente, ed anche dal punto di vista fiscale, ci sono, sono valide ed etiche..
A presto!