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Il Kaizen per il miglioramento del controllo aziendale

Quando vado in alcuni tipi di azienda a fare consulenza  a volte mi ritrovo a parlare e suggerire  di applicare il KAIZEN, metodo giapponese  che si intende “Miglioramento Continuo  Passo Passo,”

In sostanza puoi  pensare ad un atteggiamento col quale ogni cosa che stai realizzando, la puoi fare meglio.
Il Kaizen a me è piaciuto come filosofia gestionale poiché coinvolge tutti i livelli aziendali spingendoli a programmare e lavorare assieme per il successo.

Per fare questo  occorre coinvolgere i dipendenti; i lavoratori devono sentirsi ispirati nell’esecuzione  delle loro mansioni, devono sentirsi fieri del loro lavoro ed apprezzare l’apporto che offrono all’azienda.

Se i dirigenti imparano ad ascoltare i lavoratori nel luogo di lavoro e a fornir loro il supporto adeguato, il  “punto di produzione, il luogo dove avvengono i fatti” diventa il luogo dove nascono il buon senso ed i miglioramenti a basso costo.

Perché Questo? Perché con questo metodo tutti sono chiamati a dare suggerimenti sui miglioramenti da attuar…

Patrizio ma stai fantasticando? Assolutamente no sono convinto di quanto dico!

E’ vero, queste sono filosofie gestionali giapponesi che hanno contribuito al successo per esempio della TOYOTA, ma queste dottrine  gestionali vanno applicate alle nostre imprese adattandole anche al nostro modo di ragionare.

Per esempio possiamo adottare il metodo delle 5S una delle attività che ha contribuito a fare il successo del Kaizen. Le 5S sono indicate per grosse fabbriche ma, se ci fai caso, puoi applicarle in qualsiasi impresa, infatti sono:

1. Separazione (Seiri): bisogna suddividere ciò che è necessario e ciò che non lo è e scartare quest’ultimo;
2. Ordine (Seiton): bisogna collocare gli oggetti necessari dove occorrono;
3. Pulizia (Seiso): bisogna eliminare sporco nelle macchine e nell’ambiente;
4. Standardizzazione (Seiketsu): bisogna sistemare i reparti e impianti nelle condizioni migliori;
5. Disciplina (Shitsuke):  bisogna essere in grado di utilizzare con autodisciplina  i quattro punti di cui sopra.

Sembrano cose scontate ma se andiamo ad analizzarle non è poi sempre così, per esempio:

1) Ti sei mai trovato in un ufficio e l’addetto per trovare un certificato che era finito in mezzo a vecchi documenti ha dovuto perdere un sacco di tempo e di conseguenza te lo ha fatto perdere anche a te?

2) Hai mai visto  due o più lavoratori sprecare un bel po’ di tempo in cerca di un trapano poiché non riuscivano più a trovarlo, in quanto un loro compagno lo aveva utilizzato e non lo aveva più rimesso al suo posto e questo ha comportato il ritardo dal cliente?

3) Ti è mai capitato che nel pulire dei macchinari l’addetto alla manutenzione si accorgesse che lo sporco di grasso copriva dei bulloni e dadi allentati e grazie a ciò si è evitato guasti e guai peggiori?

4) Per mantenere ed evitare alcuni dei problemi descritti devi fare ed educare i collaboratori ad applicare costantemente le attività di cui sopra.

Queste sono domande nello stesso tempo sono esempi di cosa potrebbe significare non adottare  la metodologia delle 5S. Questo rappresenta un grosso costo che buona parte delle aziende pubbliche e private si trovano a sostenere spesso senza saperlo quantificare.

MasaaKi Imai leader mondiale del qualità management, autore del best seller Kaizen, nel libro “Gemba Kaizen“ afferma che un dirigente esperto può determinare il livello di una società in 5 minuti , ispezionando lo stabilimento e osservando gli sprechi e le 5S .

Scarsità di 5S nel luogo di lavoro significa inefficienza, presenza di spreco significa insufficiente autodisciplina, morale basso, qualità scarsa, costi elevati e incapacità d soddisfare i termini di consegna.

Io trovo che questa è una materia assolutamente affascinante e che  proporzionandola alla nostra realtà si può adottare sin da subito. Naturalmente questi sono solo accenni e tu hai degli esempi da fare su questo argomento?

A Cura di Patrizio Gatti
Consulente di direzione aziendale
Autore di “Amministrare l’Azienda”


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20 risposte a Il Kaizen per il miglioramento del controllo aziendale

  • In giappone c’è una dedizione al lavoro molto serie, appunto grazie allo sviluppo del Kaizen. Come hai detto tu nell’articolo la Toyota ha adottato questa filosofia nella propria azienda, in primis sulla produzione delle macchine. Se prendi ad esempio una macchina come la Yaris, una prodotta in Giappone e l’altra in Francia ( dove attualmente la producono ) ti accorgi di quanto sia migliore quella prodotta nel paese del Sol levante. Basta vedere la cura con cui è assemblata. Mi sono sempre chiesto se la stessa filosofia possa essere adottata qui in Europa, in particolar modo in Italia. Purtroppo qui c’è una mentalità differente. E’ possibile farlo, ma bisogna cambiare prima la classe dirigente e politica del nostro paese, e lì che bisogna adottare la filosofia del Kaizen. Nella Aziende Italiane, bisogna invece far capire al lavoratore una miriade di cose.

  • Ottimo articolo, Patrizio.

    Pur utilizzando una terminologia diversa dalla giapponese, i principi da te indicati sono stati alcuni di quelli da me utilizzati per analisi di problematiche aziendali e formulazione delle eventuali soluzioni.

    Con l’occasione di un saluto, ecco alcuni degli esempi, che ci inviti a fare.

    Per ovvi motivi, ometterò nome dell’impresa e delle persone coinvolte.
    Mi richiamo ai cinque punti da te elencati.

    1) SEPARAZIONE
    un’impresa presentava un numero di consulenti veramente eccessivo, a fronte delle sue dimensioni ed esigenze.
    Qualcuno era effettivamente utile, ed anzi necessario, ma qualcuno…..
    L’incarico al secondo tipo di consulente era stato conferito più sulla base delle paure del titolare, convinto di doversi premunire contro qualsiasi tipo d’imprevisto e di dover, conseguentemente, avere a continua disposizione, in azienda, un certo tipo di figura.

    SOLUZIONE
    riorganizzazione delle relative funzioni sulla base del sistema “tempi e metodi di lavoro”.
    Si è trattato di far notare quanti di quegli imprevisti temuti si erano EFFETTIVAMENTE verificati in un certo periodo di tempo, ed i conseguenti costi eccessivi per una serie di professionalità, che quindi non dovevano essere necessariamente presenti in modo continuativo.
    E’ stato quindi ridotto il numero delle consulenze ed il relativo costo.

    2) ORDINE
    Un’impresa aveva un certo ordine nella disposizione delle cose……ma questo si rivelò insufficiente.
    Tra l’altro, trattandosi d’impresa nella quale assumevano particolare rilievo i rapporti con terze persone, si poneva il seguente problema.
    Si doveva, ogni volta, andare a cercare nei fascicoli delle pratiche, quali fossero le presone da contattare….ogni volta.

    SOLUZIONE
    una semplice riorganizzazione dei fascicoli contribuì a far risparmiare tempo.
    Sul ogni frontespiszio di ogni fascicolo, vennero individuate le persone coinvolte.
    Non solo.
    Suggerii di formulare un data- base delle persone, in modo da consentire non solo di risalire dalla pratica alle persone, ma anche il contrario.

    3) PULIZIA
    Si sente spesso dire che in quella certa impresa si dovrebbe fare pulizia.
    Ma questo non va inteso solo nel senso letterale del termine.
    Lo sporco aziendale può essere anche considerato come l’insieme di tutte quelle componenti negative, che remano contro gli obiettivi prefissati.
    Per fare un esempio, si può trattare di quella parte di personale, che non ama adeguarsi ai tempi e rimane indietro, anche sotto il profilo professionale.
    Di qui l’esigenza, come capita in davvero molte imprese, non solo di riqualificare professionalmente i dipendenti, con corsi e strumenti di formazione, ma anche di definire una precisa strategia di motivazione e di coinvolgimento.
    Ancora una volta, quindi, una

    SOLUZIONE
    improntata ai principi da te indicati, cioè fare una sorta di pulizia sotto il profilo del coinvolgimento e della preparazione.

    4) STANDARDIZZAZIONE-LIVELLO QUALITATIVO
    Con queta terminologia, si possono intendere anche tutti gli standard normativi e qualitativi, che un’impresa deve adottare.
    Il non recepirli può portare a gravi conseguenze.
    Ricordo, ad esempio, il caso di un ‘impresa addirittura coinvolta in procedimenti legali sanzionatori, penali ed amministrativi, per il mancato rispetto della normativa in materia ambientale ed antinfortunistica.
    Certo, sarebbe stato preferibile “prevenire che curare”, ma…..
    Per fortuna (dell’impresa), ancora una volta si trovarono alcune

    SOLUZIONI
    Per le problematiche legali, alcuni “cavilli” consentirono all’azienda di uscire completamente indenne da ogni procedimento.
    Quanto agli interventi sulla struttura, furono previste riorganizzazioni, tali da renderla conforme agli adempimenti normativi.

    5) DISCIPLINA
    Vorrei dire che non solo la disciplina dovrebbe essere intesa, in ambito aziendale, quale equilibrata e coordinata applicazione dei quattro principi dianzi considerati, ma anche quale forma mentis di dirigenti ed imprenditori, i quali troppo spesso lasciano “incancrenire” un problema, che a sua volta genera altri problemi.
    E’ stato il caso di un’impresa, nella quale certi dipendenti abusavano della loro posizione, o meglio…facevano un po’ quello che avevano voglia e, come si dice, una mela marcia……..
    La titolare dell’impresa l’aveva avuta in eredità, ma senza le capacità di leadership e, appunto, di disciplina, di polso, che occorre possedere per gestire con efficacia ed efficienza una realtà di questo tipo, ma ecco la…

    SOLUZIONE
    Si potevano intravvedere, in talune fattispecie di comportamento, i presupposti legali anche per un licenziamento per giusta causa e, in altre, quelli per il licenziamento per giustificato motivo.

    Venne però consigliata una soluzione più contenuta, meno drastica.
    In sintesi, licenziare solo nei casi più gravi, così da poter sperare in un miglioramento del comportamento degli altri dipendenti, che in effetti cambiarono atteggiamento.
    Solo nel caso in cui l’esempio del licenziamento dei colleghi, che si erano comportati peggio, non avesse sortito risultati, si poteva pensare, in un secondo tempo, ad un’estensione del ricorso ad iniziative legali ma, appunto, non ce ne fu bisogno.

    Ancora un saluto ed un augurio per i tuoi progettti.

  • Anna Boggero Prin scrive:

    Caro Patrizio,
    ciao e ancora un saluto dopo sabato. Mi piacciono tantissimo questi cinque punti (non è mai abbastanza quello che sappiamo) e penso che li userò anche in classe per cercare di migliorare lo standard dei miei allievi non tanto come prestazioni ma in riferimento alla profondità ed alla validità del loro apprendimento. Ti dirò poi se questa è una ricaduta possibile.
    Ciao

  • Patrizio Gatti scrive:

    @ Ciao Francesco grazie per il commento. E’ chiaro che non si può adottare in Italia il Kaizen con la solita disciplina giapponese , occorre adattarlo al ns modo di pensare e di agire .Dal kaizen può trasformarsi in “produzione snella” evitando gli sprechi e giustamente per poter avere una “squadra che lavora bene “ occorre che a dare l’esempio siano proprio i dirigenti .
    Ciao Patrizio

  • Patrizio Gatti scrive:

    @ Ciao Giampiero come al solito puntuale e preciso.

    Naturalmente tu avendo una competenza nelle aziende hai fatto degli ottimi esempi -Grazie per questo .
    L’unica cosa che mi piacerebbe discutere un po’ più a fondo con te è sul punto 3 (Pulizia) . Effettivamente pulizia non si intende solo pulire in terra si intende fare in maniera di controllare mantenendo più pulito confortevole possibile l’ambiente che ci circonda , evitando per esempio di trascurare macchinari ed impianti anche nelle manutenzioni , (esempio anche impianti non illuminati)
    Laddove ho implementato e parlato di Kaizen non ho mai di pensato di inserire in questa categoria il personale che non ama adeguarsi ai tempi .Sicuramente come in ogni cambiamento c’è chi rema contro e di qui come giustamente dici c’è l’esigenza di educare i dipendenti al cambiamento cosa che deve arrivare dalla Dirigenza , magari sarebbe utile un’analisi del “clima aziendale”.

    cosa ne pensi? un saluto ciao Patrizio

  • Patrizio Gatti scrive:

    Ciao Anna , che piacere avere un tuo commento.
    Le 5S Sono semplici punti che sembrano scontati ma se riesci ad educare i tuoi allievi ad eliminare gli sprechi , a utilizzare il più possibile quello che hanno senza pensare di ricomprare sempre e tutto e subito il nuovo , a evitare di far perdere tempo a chi ti paga e ti aspetta ,a mantenere ordinato il loro posto etc… credo che sia un’ottima educazione . Io l’ho provata in azienda con apprendisti operai dirigenti e ti assicuro che mi ha dato soddisfazione .

    ciao Patrizio

  • Ciao, Patrizio, ancora complimenti per il tuo articolo ed auguri per le tue attività.

    Quanto alle problematiche del personale:
    talora sono le più difficili da affrontare.
    Naturalmente, a differenza di quanto indicavo in merito al punto 5), non indicavo necessariamnte il termine “pulizia” nel senso di disfarsi del personale.
    Questo potrebbe costituire anche un grave errore.
    Infatti, per quanti limiti possa avere il personale attuale di un’impresa, evidentemente esso rappresenta anche un’importante risorsa.
    Prima di arrivare, nel caso di personale nuovo, a conoscerlo bene, ma anche a far sì che esso raggiunga lo stesso livello di preparazione di quello eventualmente sostituito, ci vuole un po’ di tempo.

    Ho quindi usato il termine “pulizia” nel senso psicologico e mentale, cioè con riferimento ad iniziative di riqualificazione e formazione, per cercare di far crescere il personale già presente in azienda.
    Potrebbe essere comunque utile un programma di motivazione più generale, che sappia coinvolgerlo con una pluralità di strumenti, tra i quali:
    - condivisione e comunicazione degli obiettivi aziedali
    -definizione di obiettivi generali e di settore, magari legati a qualche premio, in caso di loro raggiungimento
    -sopratutto per imprese di una certa dimensione, possibilità di coinvolgimento anche extralavorativo, con attività dopolavorative, onde costruire un rapporto di possibile empatia, che vada al di là del puro rapporto formale.

    A tale riguardo, anche per imprese piccole e medie, ho notato un maggior convolgimento ed attaccamento all’azienda, da parte di taluni responsabili, che erano stati coinvolti in pranzi periodici…ma le idee, per cercare di coinvolgere il personale possono essere tante.

    Si tratta, in sintesi, di cercare di far venire meno quelle resistenze culturali e psicologiche ai necesari cambiamenti, resistenze che spesso costituiscono pesanti freni alle possibilitò di sviluppo aziendale.
    E tutto questo si può definire una sorta di pulizia mentale, cioè pulizia di quelle resistenze e di quei disvalori, che a volte il personale possiede e che, almeno in parte, si può cercare di far venire meno.

    Come peraltro opportunamente da te sottolineato, è molto importante anche la pulizia ed il comfort dell’ambiente in senso stretto.
    Questo favorisce il conseguimento di una serie di obiettivi, tra i quali:
    -prevenire problemi anche in relazione alle normative sull’ambiente di lavoro
    - migliore rendimento del pesonale
    -miglior immagine aziendale e conseguente opinione positiva da parte degli altri.

    Ciao ed ancora auguri

  • Patrizio Gatti scrive:

    Bene grazie Giampiero del tuo chiarimento servirà sicuramente ad evitare equivoci soprattutto ,a mio avviso , per chi non è dentro alla materia . Sei stato molto chiaro .
    Sono d’accordo con te nel fatto che è importantissimo il coinvolgimento del personale .
    Rimango in attesa di altri tuoi articoli e commenti ciao e grazie ancora.

    Patrizio

  • Ottimo questo tuo articolo, Patrizio!

    xFrancesco: a dire il vero, in Italia il gruppo FIAT ha già cominciato ad adottare questa filosofia da 3-4 anni e i risultati infatti non si stanno facendo attendere!

  • A dimenticavo: per non parlare della Ferrari! Soprattutto nel team sportivo di F1!!! ;)

  • Patrizio Gatti scrive:

    Grazie Roberto di questa tua precisazione e del commento . E’ vero il moglioramento continuo lo stanno adottando soprattutto i grandi es. anche aziende multinazionali . Comunque stà prendendo campo in qualsiasi ambito . Non sarebbe male vederlo applicato anche alla pubblica amministrazione . Cosa ne dici o meglio cosa ne dite ?

    Nel 2003 stavo facendo docenza a Massa in un corso di formazione per apprendisti ed io parlavo di organizzazione aziendale .Seppur in maniera molto semplice , mentre per tutti era novità ,un giovane che lavorava presso un’officina meccanica di un concessionario della Toyota alza la mano e mi dice che presso l’officina dove lavorava , si eran recati consulenti da fuori città ad insegnare al personale questi sistemi.

    Io l’ho insegnato e implementato in piccole imprese . Quindi qualcosa si stà muovendo .

    Ciao Grazie

    Patrizio

  • GIOVANNI D'ERRICO scrive:

    Salve, sono uno studente dell’Università Federico II di Napoli.
    Sto elaborando una tesi di laurea proprio sul Kaizen come miglioramento continuo, mi sono state molto di aiuto tutte le informazioni di questo interessante Blog, ma mi trovo ora ad affrontere un caso aziendale di un’impresa che attua questo metodo e non so proprio quale azienda potrei prendere in considerazione.
    Mi potete aiutare?
    Grazie
    Giovanni

  • Patrizio Gatti scrive:

    Ciao Giovanni ,
    intanto complimenti per lo stimolate argomento che ti sei scelto .Ti assicuro che anche a me ha affascinato molto. Purtroppo di solito ad applicarlo sono le grandi imprese , anche se io in qualche piccola impresa l’ho applicato in
    effetti non è facile trovare chi lo vuole applicare e soprattutto mantenere.

    ====

    Ti consiglio di prendere contatto con Officine meccaniche o concessionari di case madri nipponiche della tua zona infatti riprendo un precedente commento che puoi trovare nel link sotto

    “Nel 2003 stavo facendo docenza a Massa in un corso di formazione per apprendisti ed io parlavo di organizzazione aziendale .Seppur in maniera molto semplice , mentre per tutti era novità ,un giovane che lavorava presso un’officina meccanica di un concessionario della Toyota alza la mano e mi dice che presso l’officina dove lavorava , si eran recati consulenti da fuori città ad insegnare al personale questi sistemi.”

    http://www.giacomobruno.it/index.php/2008/09/23/il-kaizen-per-il-miglioramento-del-controllo-aziendale/

    ciao Grazie del commento e fammi sapere come è andata

    PS.: se ti può essere utile puoi contattarmi anche tramite mail tramite il blog che trovi sul mio nome
    Ciao Patrizio

  • Patrizio Gatti scrive:

    ohps !!!!! : scusate può succedere , mi son sbagliato ,non serviva rimettere il link a questo post , bastava dire di andare qualche commento sopra .
    ciao perdono…
    Patrizio

  • Giovanni:
    come detto, sopra, Fiat e Ferrari, ad esempio.

  • Silvia Alongi scrive:

    salve, sono una studentessa di Palermo.

    Devo elaborare una tesi su questo argomento. Pertanto vorrei chiedervi se mi potete consigliare qualche libro da leggere per documentarmi meglio sull’argomento.

    grazie.

  • Ad esempio il seguente
    Il segreto del Kaizen. Guida operativa per il successo nel miglioramento aziendale
    Autori e curatori: Minoru Tanaka
    Frqnco Angeli editore

  • Patrizio Gatti scrive:

    Ciao Silvia , a me è piaciuto molto il libro di

    MasaaKi Imai “Gemba Kaizen“ .

    Ciao Patrizio Gatti

  • Giulia Montecchi scrive:

    Ciao a tutti,1
    complimenti a Patrizio innanzitutto per l’interessante blog.
    Anche io sono una studentessa di Firenze che vorrebbe elaborare la tesi su questo argomento. Nell’azienda fiornetina di credito al consumo per cui lavoro già da qualche anno abbiamo iniziato ad applicare questo metodo da diversi mesi ed è così, oltre che allo studio, che sono venuta in contatto con questa interessante materia. Mi sono segnata i libri che avete segnalato e che inizierò a leggere. Mi piacerebbe un aiuto da parte vostra nell individuare un argomento specifico di tesi che possa coinvolgere anche l’ azienda appunto per cui lavoro…si sa, una tesi non è un racconto, ma un lavoro critico, un’analisi che non sai mai dove può portarti…e giungere a considerazioni troppo negative sicuramente non sarebbe vantaggioso per il mio percorso professionale.
    Grazie mille a tutti quanti e buono studio o lavoro!
    Giulia

  • Giulia Montecchi scrive:

    trovo peraltro molto interessante da approfondire il tema dell “clima aziendale” nella discussione tra Patrizio e Giampiero. Potrebbe essere questo un argomento da considerare no?
    Grazie

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